Darwin non l’ha mai detto. Storia di una bufala, con morale

Tenetevi fermi. Seduti. Respirate.
Darwin, Charles, quello lì, quello con la barba bianca, non ha mai pronunciato la seguente frase: Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento. Mai.
Non l’avrebbe nemmeno sottoscritta, probabilmente, perché fa pensare a di una volontarietà nell’adattamento che, insomma, in biologia non va bene.
A noi che non siamo biologi, e che la biologia la conosciamo anche poco, quella frase piace tanto perché se sostituiamo la parola specie con persona (che è molto più semplice da capire) ci torna un sacco. Almeno a una lettura superficiale, perché poi che cosa è l’intelligenza (tra noi uomini) se non la capacità di adattarsi (alle situazioni umane)? Letta così, con più calma, quella frase perde di senso due volte. A meno che per adattamento non si intenda furbizia, e allora proprio in tempi di crisi non dovrebbe piacerci più.
Eppure è stracitata, su Google la trovi da tutte le parti, soprattutto in documenti e articoli che parlano di economia e di marketing (attenzione). Non solo: io l’ho sentita in bocca anche a gente in gamba e comunque spesso ci sono cascati anche gli accademici.

C’è chi dice che quella frase se la sia inventata un avvocato americano di nome Clarence Darrow, famoso per le frasi famose e per i processi famosi. Soprattutto, per chi è un po’ del giro, famoso per aver difeso John Scopes, il professore americano che nel 1925, ventiquattrenne, fu portato in tribunale per aver insegnato la teoria dell’evoluzione ai suoi alunni del Tennessee. Lo chiamarono Il processo delle scimmie: il prof. fu dichiarato colpevole, lasciò gli Stati Uniti e dedicò il resto della sua vita alle estrazioni di petrolio in Venezuela. Altro che Pussy Riot.
Darrow faceva l’avvocato, appunto, e nel 1988 qualcuno attribuisce la frase a lui con precisione: succede in un libro tecnico, sulla salute degli anziani di colore in America. Ma vattelappesca se è vero. Anzi, probabilmente è un falso anche questo.
Anche perché si trovano citazioni precedenti a quella del 1988, riferite (erroneamente) a Darwin, nei soliti articoli sul business e sulla competition, un po’ americani. Chi ha fatto ricerche serie (tanto da essere premiate dall’università di Cambridge), avanza l’ipotesi che l’origine della bufala sia da cercare in un appunto fantasioso preso da uno studente un po’ troppo appassionato ma distratto durante le lezioni di un certo Leon Megginson, oppure un travisamento delle parole scritte da Megginson stesso in un libro e poi tramandate con troppa approssimazione.
Ora, che cosa insegnava Megginson? Marketing. Sì, marketing. Certo, se insegni marketing, prima di citare Darwin sarebbe bene dare una letta a due cose veloci, anche su internet. E vabbè, nel 1963 internet non c’era, ma il telefono sì. Non ce l’aveva un amico? Intendo un amico vero, capace di dirgli, col cuore in mano, Leon, lascia stare la biologia: non la conosci… e poi pensa se ti prendono sul serio, dai… quella frase un po’ ambigua finirà per girare su facebook per mesi… per non parlare delle presentazioni in power point, tutte con quella roba all’ultima diapositiva prima dei ringraziamenti… dai, su. Parla di marketing ché è meglio.

Questa storiella ci insegna un sacco di cose. Intanto, ma ce lo dicevano anche da piccoli, è bene evitare di parlare di cose che non si conoscono. Poi, se vogliamo, che a parlare di cose che non si conoscono si possono buggerare tante persone, ma spesso, in fondo, non succede niente di grave. Mi verrebbe da dire che essere ricordato come quello che si inventò la panzana non dev’essere il massimo, ma per qualcuno essere dimenticati è di certo peggio: siamo pari. Si può anche riflettere sul telefono senza fili dell’umanità, fucina di leggende metropolitane e bufale per tutti i gusti. O su quanto siano affascinanti le scienze biologiche, tanto che per dire una cosa da iperliberista americano c’è chi chiama in causa Darwin. Si potrebbe anche osservare come, anche chi iperliberista non è, si sia trovato a citare una frase del genere convinto di dire una cosa di sinistra.
A me però fa pensare ancora una volta che prima di citare frasi di altri forse conviene verificare che gli altri le abbiano dette davvero. Altrimenti è meglio inventarsele da sé.

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13 pensieri su “Darwin non l’ha mai detto. Storia di una bufala, con morale

  1. Re: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento”.

    Confesso (e faccio pubblicamente mea culpa) che, pur essendo biologo, ho usato anch’io una volta la frase citata che, come noti tu, se presa letteralmente, descriverebbe la teoria confutata dell’evoluzione di Jean Lamarck e con Darwin non avrebbe nulla a che fare.

    http://en.wikiquote.org/wiki/Charles_Darwin

    Tuttavia, sono convinto che se restringessimo il nostro campo d’indagine alla società umana e, soprattutto se ci concentrassimo su un periodo che parte dagli anni 80 ed arriva sino ad oggi – modificando la frase originale in “Non è l’individuo più forte o più intelligente a sopravvivere ma quello che si adatta meglio al cambiamento”, avremmo modo di verificare che – perlomeno per quanto concerne gli esseri umani, cioe’ l’uomo e, per estensione, le aziende – e’ senz’altro vero (e verificabile) che, nel mercato del lavoro odierno, sopravvive la persona/azienda piu’ adattabile, piu’ veloce ad accettare l’ineluttibilita’ del cambiamento – inteso come elemento di modifica profonda e reale – e, quindi, a poterne sfruttare i potenziali vantaggi che ne derivano.

    Per quanto concerne invece la frase di Darwin che postula “the survival of the fittest”, la sopravvivenza del piu’ ‘forte’ o meglio del piu’ ‘idoneo’, e’ opportuno ricordare che quest’espressione riguarda il successo riproduttivo di un individuo; in altre parole, la fitness e’ direttamente correlata al numero di prole misurata e questo significa che un individuo che ha 3 figli e’ piu’ “fit”, piu’ idoneo di un’altro con solo 2 figli e che questo secondo individuo ha una fitness doppia rispetto ad un altro individuo che ha un unico figlio.

  2. Lei “La Evoluzione della Specie” la ha mai letta?

    No, Vero.

    Appunto.

    Sottoscrivo soilo una cosa che lei ha scritto:

    “è bene evitare di parlare di cose che non si conoscono.”.

    Questa sacrosanta massima… Lei la applica mai a SE STESSA?

  3. Caro Fabio,
    ma come siamo polemici!

    Se interpreto bene quanto scrive lei sostiene la frase “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento”.

    Allora io mi chiedo Lei ha mai letto “Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita”?

    Cioe’ quello che lei chiama “La evoluzione della specie”.

    Il libro parla di “Origine” e lei argomenta “L’evoluzione”.

    cordiali Saluti

    daniele

  4. Da neo lettore del blog, mi permetto di suggerire una lettura, che a mio modesto avviso, è la migliore per comprendere a pieno evoluzionismo, darwinismo, ecc.

    L’orologiaio cieco di Richard Dawkins.

    A mio avviso è illuminante.

  5. Quoto Fabio Castellucci tutta la vita. E con orrore, perchè la cosa triste (o comunque di cui discutere, come prova a fare Silvia nel suo post) non è se tizio o caio abbiano detto questo o quello, bensì il tremendo meccanismo, alimentato dalla superficialità e dal giornalismo ammiccante e un pò fighetto che raccoglie, amplifica e diffonde ogni singola scemenza.

  6. In compenso Darwin ha detto che “è quasi certo che in breve tempo le specie più civili stermineranno e si sostituiranno a quelle più selvagge”…

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