Archivio mensile:agosto 2012

Fusione fredda: non sparate sul pianista. Firmato, il pianista

Pronti? Via! Fu-Sio-Ne-Fre-Dda. Scatenate l’inferno – Scatenate l’inferno – Scatenate l’inferno (tanto la Bencivelli ha un buon carattere). E comunque: ho detto FUSIONE FREDDA, avete sentito?
E giù di sms, mail, contatti Fb più o meno intrusivi, proposte più o meno garbate, promesse di video segretissimi che svelano il Grande Complotto Energetico, insulti, allegri e vivaci contatti, anziani scienziati fuori dai giochi e giovani entusiasti pronti a credere al Bau Bau, mail strampalate, complottismi, domande furbette e di nuovo insulti e insulti. A me. Me. Me?!
Ragazzi, ma io di mestiere faccio domande: non potete rompermi troppo le scatole se le risposte non vi piacciono. Mi verrebbe da dire. E invece rispondo, rispondo, rispondo. Finché non mi sorge un dubbio: ma perché tanta animosità?

Abbiamo parlato di fusione fredda alla radio: era arrivata la notizia della morte di Martin Fleischmann, quello che nel 1989 dette l’annuncio clamoroso della scoperta di qualcosa che prometteva di essere una fonte di energia pulita e infinita, e invece, diciamoci la verità, si sbagliava. La storia è stata forse ingenerosa con lui e il collega Stanley Pons, ma presentare una cosa così in conferenza stampa, cioè davanti ai giornalisti, prima di averne parlato coi colleghi scienziati, era stato un gran bell’azzardo da parte loro. E certe cose si pagano.
Negli anni sono state fatte prove e controprove del suo esperimento, tutti buchi nell’acqua, lui stesso ha ammesso errori e imprecisioni, e adesso, mi pare di aver capito, la linea della comunità scientifica è la seguente: qualcosa da studiare nello strano esperimento di Fleischmann e Pons c’è, ed è giusto continuare a farlo, ma non aspettiamoci che quella roba possa tirarci fuori dai nostri problemi energetici. Punto. Ci tocca continuare a bisticciare tra picco del petrolio, incentivi al fotovoltaico, giapponesi del nucleare e così via.
Bella storia, istruttiva: vale la pena ricordarla in occasione della scomparsa di Martin Fleischmann, ci siamo detti in redazione.
C’è da dire anche che ultimamente sulla fusione fredda si sono scaldati molti animi. E che ci sono due propaggini moderne di questa faccenda, tutte italiane, che negli ultimi mesi hanno fatto molto discutere. Bene, allora raccontiamo anche quelle.

La prima è la storia dell’E-Cat, vista e rivista, letta e riletta in rete, di certo non una novità. C’è un ingegner Rossi, già ribattezzato dalle cronache sceicco della Brianza per i suoi trascorsi di reati ambientali a base di idrocarburi più una serie (56) di processi per truffa, frode, riciclaggio e così via, che sostiene di avere una macchina con cui un giorno potremmo produrci energia in casa a costo zero. Un giorno. Per ora sono state fatte sperimentazioni che gli scienziati (gli scienziati ufficiali, la maggioranza di quelli delle universtà, intendo) hanno dichiarato insufficienti e insoddisfacenti. (Io non so: di mestiere faccio solo domande, non esperimenti di fisica, ma leggo e cito i giornali).
Io che tendo a essere una che degli scienziati si fida, al momento quell’oggetto non me lo comprerei. Va detto che nemmeno nessuna delle persone che mi ha scritto gridando (o suggerendo) di informarmi meglio lo ha comprato (il modello in vendita, al momento, sembra essere solo quello industriale, se ho capito bene). Dunque né io né loro sappiamo davvero se la cosa funzioni oppure no. Aspettiamo, qualcuno più e qualcuno meno fiducioso. Potremmo fare un patto: per il momento io non dico che non funziona, in cambio loro non dicono che funziona. Tanto nessuno di noi ancora lo sa.
Nel frattempo però mi chiedo perché siano tanti, e tra loro tanta gente per bene (almeno apparentemente), i convinti fautori di una tecnologia che ancora non ha acceso una lampadina, che risulta essere in via di perfezionamento e che è stata sviluppata da un personaggio da cui, per come è stato descritto dalla stampa, pochi acquisterebbero una bicicletta usata (magari sbagliandosi, eh).
Perché? Cioè: quando mi insultavano per aver intervistato uno sull’omeopatia e le prove di efficacia, almeno si trattava di gente che aveva investito soldi in pillole di zucchero e che, in un certo senso, difendeva il proprio investimento proponendomi di non parlarne male pubblicamente (e vabbè… diciamo così…). Ma qui?

Secondo aspetto, il piezonucleare. Qui c’è uno scienziato messo dal precedente governo a dirigere un ente di ricerca che appoggia gli studi su un’altra presunta fonte di energia derivata dalla fusione fredda che, a sentire gli scienziati che rispondono al telefono quando li chiamo, insomma, non esisterebbe. Ci sono però diversi aspetti folkloristici della vicenda che la rendono quasi divertente: gli scienziati che lavorano a quelle ricerche dichiarano il loro “un laboratorio cristiano a maggioranza cattolica”, ci sono gli appoggi di politici non esattamente vicini alla fisica nucleare, come l’onorevole Scilipoti, ci sono video in cui la reazione piezoelettrica viene associata alla possibilità di prevedere terremoti, c’è un famoso post del direttore delle Scienze che ha fatto le pulci al c.v. del primo fautore di questa energia (quello messo a dirigere l’ente di ricerca) che accosta certi titoli di studio del professore alla laurea patacca di Renzo Bossi (a me non risulta che sia stato smentito: lo leggo e lo archivio tra i dettagli singolari della faccenda, con tutto il beneficio del dubbio, sia chiaro). E soprattutto c’è una petizione che ha girato online e ha raccolto più di mille firme di scienziati (tra cui quattro Nobel e cinquanta ricercatori dell’ente di cui sopra) che chiede al Governo italiano di ritirare i fondi per quella ricerca. Sì: scienziati che chiedono di non finanziare una ricerca. La notizia, per noi, c’è.
E anche qui, si scatena il putiferio (ma in misura minore). Saranno tutti amici-elettori di Scilipoti? Il mio mestiere è quello di fare domande, lo dicevo prima.

Non sono una fisica (però ho tanti amici…). Non posso dire funziona o non funziona né ha senso che mi azzardi a farlo, e poi il mio mestiere è, insisto, quello di fare domande. Le mie idee personali sull’e-cat, sulla carota bio e sulla qualcosoterapia non dovrebbero interessare a nessuno. Però posso provare a trovare una sintesi di quel che è successo in questa settimana: se volete spendere qualche migliaio di euro (quando sarà possibile farlo) in una tecnologia X che vi garba e vi garba proprio tanto, fatelo con tutto il vostro slancio, ma nel frattempo, non rompete le scatole al mondo. Vi prometto che il giorno che non saranno più necessari petrolio, centrali, accrocchi sui tetti, mulini a vento e dinamo della bicicletta, scenderò in piazza a festeggiare con voi.

Please, call me Sir: la mia laurea patacca in ingegneria informatica

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Darwin non l’ha mai detto. Storia di una bufala, con morale

Tenetevi fermi. Seduti. Respirate.
Darwin, Charles, quello lì, quello con la barba bianca, non ha mai pronunciato la seguente frase: Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento. Mai.
Non l’avrebbe nemmeno sottoscritta, probabilmente, perché fa pensare a di una volontarietà nell’adattamento che, insomma, in biologia non va bene.
A noi che non siamo biologi, e che la biologia la conosciamo anche poco, quella frase piace tanto perché se sostituiamo la parola specie con persona (che è molto più semplice da capire) ci torna un sacco. Almeno a una lettura superficiale, perché poi che cosa è l’intelligenza (tra noi uomini) se non la capacità di adattarsi (alle situazioni umane)? Letta così, con più calma, quella frase perde di senso due volte. A meno che per adattamento non si intenda furbizia, e allora proprio in tempi di crisi non dovrebbe piacerci più.
Eppure è stracitata, su Google la trovi da tutte le parti, soprattutto in documenti e articoli che parlano di economia e di marketing (attenzione). Non solo: io l’ho sentita in bocca anche a gente in gamba e comunque spesso ci sono cascati anche gli accademici.

C’è chi dice che quella frase se la sia inventata un avvocato americano di nome Clarence Darrow, famoso per le frasi famose e per i processi famosi. Soprattutto, per chi è un po’ del giro, famoso per aver difeso John Scopes, il professore americano che nel 1925, ventiquattrenne, fu portato in tribunale per aver insegnato la teoria dell’evoluzione ai suoi alunni del Tennessee. Lo chiamarono Il processo delle scimmie: il prof. fu dichiarato colpevole, lasciò gli Stati Uniti e dedicò il resto della sua vita alle estrazioni di petrolio in Venezuela. Altro che Pussy Riot.
Darrow faceva l’avvocato, appunto, e nel 1988 qualcuno attribuisce la frase a lui con precisione: succede in un libro tecnico, sulla salute degli anziani di colore in America. Ma vattelappesca se è vero. Anzi, probabilmente è un falso anche questo.
Anche perché si trovano citazioni precedenti a quella del 1988, riferite (erroneamente) a Darwin, nei soliti articoli sul business e sulla competition, un po’ americani. Chi ha fatto ricerche serie (tanto da essere premiate dall’università di Cambridge), avanza l’ipotesi che l’origine della bufala sia da cercare in un appunto fantasioso preso da uno studente un po’ troppo appassionato ma distratto durante le lezioni di un certo Leon Megginson, oppure un travisamento delle parole scritte da Megginson stesso in un libro e poi tramandate con troppa approssimazione.
Ora, che cosa insegnava Megginson? Marketing. Sì, marketing. Certo, se insegni marketing, prima di citare Darwin sarebbe bene dare una letta a due cose veloci, anche su internet. E vabbè, nel 1963 internet non c’era, ma il telefono sì. Non ce l’aveva un amico? Intendo un amico vero, capace di dirgli, col cuore in mano, Leon, lascia stare la biologia: non la conosci… e poi pensa se ti prendono sul serio, dai… quella frase un po’ ambigua finirà per girare su facebook per mesi… per non parlare delle presentazioni in power point, tutte con quella roba all’ultima diapositiva prima dei ringraziamenti… dai, su. Parla di marketing ché è meglio.

Questa storiella ci insegna un sacco di cose. Intanto, ma ce lo dicevano anche da piccoli, è bene evitare di parlare di cose che non si conoscono. Poi, se vogliamo, che a parlare di cose che non si conoscono si possono buggerare tante persone, ma spesso, in fondo, non succede niente di grave. Mi verrebbe da dire che essere ricordato come quello che si inventò la panzana non dev’essere il massimo, ma per qualcuno essere dimenticati è di certo peggio: siamo pari. Si può anche riflettere sul telefono senza fili dell’umanità, fucina di leggende metropolitane e bufale per tutti i gusti. O su quanto siano affascinanti le scienze biologiche, tanto che per dire una cosa da iperliberista americano c’è chi chiama in causa Darwin. Si potrebbe anche osservare come, anche chi iperliberista non è, si sia trovato a citare una frase del genere convinto di dire una cosa di sinistra.
A me però fa pensare ancora una volta che prima di citare frasi di altri forse conviene verificare che gli altri le abbiano dette davvero. Altrimenti è meglio inventarsele da sé.

Riassunto di mezza estate – cose strane che sono successe e che appunto in disordine

1. Sono tornata in conduzione dopo nove mesi di lontananza dal microfono. I primi dieci secondi mi sono emozionata, poi ho corretto il tiro. Non sono state due settimane perfette ma ci siamo divertiti.
Si registra il record di sms degli ascoltatori per la puntata incendi boschivi, a seguire per il terribile punteruolo rosso ha distrutto le palme delle nostre città. Pochi per estraggono il petrolio e lasciano tutto sporco, anche in Basilicata e pochi anche per ci hanno fatto fare il test di scienze per darci l’accesso a un altro esame e poi un altro… e tutto per farci diventare prof tra dieci anni, ma poi si è scoperto che i test erano sbagliati. C’è sempre da imparare, appunto.
Si registra un calo del 98% degli insulti ricevuti via sms tra il primo e l’ultimo (decimo) giorno di conduzione: va detto che molti di quelli della prima puntata erano imputabili alla stessa persona (che si firma) con cui ho avuto un chiarimento personale. Boh. Ma magari è solo un caso.
Il premio sms della settimana della settimana scorsa va a l’unica dopata qui è lei, riferita a me che stavo intervistando un medico sportivo sulla cinesina nuotatrice dai tempi record. Mentre questa settimana va a questa conduttrice è proprio cretina, quasi più cretina di C, laddove la conduttrice sarei io e C è una mia amica che, prontamente informata della graduatoria, si è detta certa che potrò un giorno superarla in cretineria. Che cara.

2. Mi hanno proposto il lavoro più bislacco e (probabilmente) divertente della mia vita. Ho detto di sì perché non vedo l’ora di poterlo scrivere sul cv. Per adesso però è strettamente embargato e proprio proprio proprio devo mantenere il segreto. Mi dispiace. E quanto mi piacerebbe poterlo dire in giro, potermi pavoneggiare….
Mi pagano? chiederete voi, giustamente sensibili all’argomento. Eh, boh. Alla prossima mail magari provo a proporre il tema. La vera grande domanda diventa allora: se non mi pagano come faccio a dire di no?! Ma dovrò farmi forza e declinare. Ho una regola stretta e non contravvengo: gratis nemmeno l’aceto.

3. E’ da metà luglio che penso continuamente a tre amici miei che, in modi e tempi diversi, sono stati fregati dall’università italiana. Me lo hanno raccontato via mail, ciascuno con il suo stile, tra l’arrabbiato e il depresso. E anche le reazioni sono state diverse: c’è chi, dai e dai, ha gettato la spugna e ha deciso di emigrare, chi si inventa strategie trimestrali, e passa più tempo a fare quello che a lavorare, e chi ha saputo di non avere proprio più possibilità e deve mettersi a cercare altro. Ho promesso a due su tre (e scommetto che me lo avrebbe chiesto anche la terza) di non entrare nei dettagli delle loro storie, non ancora. Peccato, perché racconterebbero tanto del nostro paese.

4. Dal 30 luglio trotto per una Roma incandescente perché, dopo la conduzione a Radio3, mi sposto in via Teulada, dove ho cominciato a lavorare per Presa Diretta. Ho già fatto 8374627854645 telefonate e, appena sarà passato il sonno ferragostano, comincerò a girare per l’Italia e un po’ anche di mondo. Bello, sono contenta. Ho anche avuto un paio di idee carine e, sudandomele, le sto studiando con attenzione. Spero. Ma spero davvero. Che funzionino. Come spero che funzioni l’articolo (o gli articoli) che devo scrivere e il libro che devo chiudere, per non parlare di un altro lavoro segreto che… Perché mettere insieme tutto è faticoso e comincio a pensare che forse anche ciascuna di queste cose, presa da sola, potrebbe essere faticosa il giusto. Io però sono bulimica e forse anche un po’ lenta di comprendonio.

5. Driiiinnn… Ciao Silvia, mi dai una mano per questa ricerca che sto facendo… Sto cercando qualcuno che ci parli di quanto sono pericolose queste cose (nel mio giro, notoriamente innocue, ndr) e ho trovato questo nome XXX… Googlata rapida: sembra proprio un ciarlatano! Io: ehm… guarda, fammi telefonare a una scienziata di cui mi fido che…
Driiiiinnnn… Salve, mi chiamo Silvia, ci siamo già sentite… Stavolta la chiamo per avere un consiglio su quelle strane ricerche su quelle cose (nel mio giro, notoriamente innocue, ndr). Per esempio, lei conosce il dott.proff.granduff. XXX perché una coll…
Scienziata: Quello?! Ma quello è uno che vende aggeggi che, dice lui, in malafede, proteggono da quelle cose (nel mio giro, notoriamente innocue, ndr) e la gente ci crede, perché figuriamoci se la gente non cerca sempre di trovare un cattivo come nelle fiabe, si fa fregare e li paga fior di soldoni! Lasciate perdere: quella è gente che dice che la scienza ufficiale ha conflitti di interesse e legami loschi con le ditte di chissà che tipo, e poi fa affari d’oro sulle paure dei più deboli!
Scienziata, I love you.

Qui fa davvero molto caldo ma la carretta va tirata avanti lo stesso.