Archivio mensile:luglio 2013

Tipi umani da giornalista scientifica / 9: il personaggio che non ti aspetti

Nei giorni scorsi mi sono trovata a parlare a lungo con due scienziati senior (con tutto il rispetto) di due discipline molto diverse tra loro. Diciamo uno scienziato della vita e uno delle scienze dure.
Abbiamo parlato di due storie apparentemente lontane tra loro ma con lo stesso schema narrativo e la stessa disperazione di fondo: il solito ciarlatano, i soliti giornalisti che si confondo, o che confondono artatamente* le cose, i soliti politici goffi o conniventi, qualche finanziamento che si sposta dalla scienza ufficiale al grande boh dell’alternativa mistica, un po’ di forconi medievali, un po’ di umana pietà a rendere tutto più difficile.
La cosa che mi ha colpito è che in entrambi i casi, pur essendo così distanti tra loro, è saltato fuori il personaggio che non ti aspetti (PCNTA).
Il PCNTA è uno che complica la vita di noi che facciamo comunicazione della scienza e che vorremmo farla bene. Noi che abbiamo la pretesa di capire le storie complesse, di imparare nomi e stereotipie della non-scienza peggiore. Ci complica la vita perché a volte si avvicina al tipo umano dello scienziato mitomane, ma spesso è più astuto e si camuffa dietro a un ciarlatano in un momento di confusione.
E poi lo trovi quasi sempre, ovunque girino soldi, sia che tu parli di medicina sia che tu parli di un paese che crolla.
Ma fa di peggio, di molto peggio che complicare la vita a noi e al nostro onesto mestiere.
Funziona così.

L’Italia è scossa da un fremito: abbiamo la soluzione, facile e alternativa, a un problema che con i noiosissimi e lentissimi metodi della scienza ufficiale non sapevamo risolvere. Né qui né all’estero. In genere l’estero ci guarda trattenendo le risa. Ma noi abbiamo la soluzione e andiamo avanti tra fanfare mediatiche, telegiornali, prime pagine, approfondimenti serali e a volte persino interrogazioni parlamentari, e giù giù verso il ridicolo più tragico che il ridicolo possa diventare.
La soluzione ci è proposta da uno che ha le sembianze del ciarlatano, il curriculum del ciarlatano, parla e si muove come un ciarlatano. Ed è un ciarlatano.
L’Italia impazzisce per lui: fate un giro su youtube e vi renderete conto.
Il ciarlatano riesce a convincere gente in buona fede, ingenui, poracci, ma anche politici (chissà perché, eh) e opinion leader di tutte le razze: si va dal giornalista impegnato, al cantante in pensione. Dal politico in genere sensato ma in questo momento troppo distratto dall’opportunismo che ha dovuto vestire in campagna elettorale, alla sexy flexy che mostra volentieri il proprio pettoruto impegno a favore dei più sfortunati.
Per qualche anno, il ciarlatano ha la sua fama fatta da movimenti di folle più o meno importanti, e visibilità. A volte fatta anche da discreti finanziamenti e sostegni economici più o meno manifesti da parte di privati e istituzioni. Ma prima o poi la sua celebrità comincia a scemare. La gente, anche la più entusiasta, comincia a rendersi conto delle panzane, magari non lo ammette pubblicamente ma piano piano abbandona il suo guru, ciao e grazie. Può darsi che di mezzo ci siano gli sbirri e i carabinieri. Può darsi che semplicemente alla terza, quarta, quinta profezia sbagliata sia saltato fuori un profeta migliore. Può darsi che semplicemente sia passata la moda.
Così alla fine il paese raccoglie i cocci.

Il PCNTA è stato dietro alle quinte fino a poco fa: è un accademico, uno con un’affiliazione seria, che spesso trae in inganno anche i giornalisti migliori (beh… in fondo non stiamo mica dando voce al ciarlatano… e poi la sua posizione è interessante…). Però ha preso posizioni ambigue travestite da sagge aperture prive di pregiudizi e anzi segno di grande disponibilità all’ascolto. Non si è mai sporcato le mani per (provare a) sputtanare il ciarlatano in pubblico, come hanno fatto i suoi animosi colleghi. È stato lì, e ha pensato: da tutto questo, che cosa ci posso guadagnare?
Una leggina nuova, che mi permetta di vendere questa cosina che ho brevettato tempo fa?
Un finanziamento a questa ricerchetta screditata da tutti i colleghi, ma su cui ho investito gli ultimi decenni della mia vita?
Un po’ di tv, e poi vediamo?
Così il PCNTA viene fuori con cose simili, ma ammantate da tutti i crismi della scientificità, a quelle tirate fuori dal ciarlatano. Sì, ok, ce n’erano già, di cose simili ammantate blablabla, ed erano scienza vera, ma vallo a spiegare a quello zuccone di giornalista.
E poi il PCNTA le sa proporre in modo diverso a seconda di chi ha davanti: terrà un contegno professorale di fronte al bravo giornalista scientifico, ma sarà empatico e ambiguo di fronte al giornalista che non conosce la scienza, e che pensa che non sia nemmeno tanto necessario conoscerla per intervistare uno scienziato. Saprà muoversi con astuzia accademica tra i colleghi, saprà muoversi con astuzia mediatica tra i giornalisti. Coi primi avrà un atteggiamento distaccato, i secondi li userà a suo vantaggio.
Lo troveremo per mesi e anni da tutte le parti, ma en souplesse: intanto rilascia interviste, precisa, sorride, telefona alle redazioni, si fa amici tra i giornalisti importanti, guadagna la loro stima. In ogni caso rimane uno scienziato, un bravo scienziato, uno scienziato della scienza ufficiale. Perché così gli conviene. E quando il ciarlatano di cui sopra sarà costretto a chiudere il suo baraccone, e noi, insieme ai bravi scienziati di questo paese (cioè la maggioranza), cominceremo a pensare di poter tirare un sospiro di sollievo, ci accorgeremo che il PCNTA da tutto quel casino sarà l’unico ad averci guadagnato. Per questo la vera sfida, per tutti, scienziati e giornalisti scientifici, è riconoscere il PCNTA e capire insieme come fermarlo in tempo.

 

* è una delle mie parole preferite, sì.

La sinistra è diventata di destra: scienza, politica e bandiere

Non so bene che cosa significhi essere di sinistra. Ho qualche idea sempre meno solida col passare degli anni, e dei giorni. Ma credo di essermi sempre sentita abbastanza di sinistra anch’io. Intendo: sono cresciuta in un mondo in cui di sinistra significava onesto, critico nei confronti dello status quo, attento ai più deboli, impegnato, aperto alle novità e disposto al cambiamento. Come facevo a non esserlo?
Però oggi vedo gente orgogliosamente di sinistra adottare comportamenti irrazionali e portarseli addosso come una bandiera. E vado in crisi. Per la sinistra e per la bandiera.
Perché per me l’irrazionalità è di destra: è l’affidarsi a qualcuno che ti dice che cosa pensare, è seguire le mode, è fare di tutta l’erba un fascio. E le bandiere sono di destra.
La scienza, invece, mi è sempre parsa costitutivamente di sinistra, perché fondata sul dubbio, sulla logica ma anche sulla condivisione e sulla partecipazione. Ma i suoi risultati no: i suoi risultati sono scienza e basta. Il protone, il mitocondrio, la cometa: non sono né di destra né di sinistra. L’atomo, la parete batterica, il Watt nemmeno. Eppure…

È di sinistra spendere un sacco di soldi per non-medicine che curano non-malattie e poi magari usare parole beffarde e ingrate per gli antibiotici? È di sinistra usare la parola chimica come peggiorativo? E naturale come aggettivo dall’incontrovertibile valore positivo? Tipo: qui dentro non ci sono sostanze chimiche, è tutto naturale! Come fa a essere una frase di sinistra, questa? Questa me la aspetto da uno che vuole turlupinarmi e tenermi nella mia ignoranza, come se non fosse tutto chimica. E come se le cose naturali non potessero essere cattivissime per noi: l’amanita falloide, la tossina tetanica, la zanzara tigre, il virus dell’epatite, l’aflatossina…
Cioè: la zanzara tigre è più naturale dello spray antizanzara, anche se sulla confezione dello spray c’è scritto naturale mentre sulla zanzara non c’è scritto niente.
Ed è di sinistra andare sempre alla ricerca di un cattivo da rappresentare con quelle solite tre o quattro categorie che, passati i diciotto anni, mi sarebbero anche venute a noia? Le multinazionali, il potere, la politica… Con tutte le varianti rappresentate dalle frasi che cominciano con servi di o schiavi di (non ho mai capito quale delle due versioni sia la peggiore). È di sinistra pensare tutto come in un western con indiani e cowboy? Scienziati indipendenti verso scienziati ufficiali.
E poi c’è la questione ambientale. È di sinistra l’ambientalismo? Sempre? E che cosa è diventato l’ambientalismo? L’orto del nonno era di sinistra? E adesso che cos’è?
Perché il nucleare è di destra? Perché le rinnovabili sono di sinistra?
Perché l’unica cosa che riesce a essere bipartisan in questo paese è il no alla ricerca sugli Ogm in campo agroalimentare che, nonostante ordinanze europee e appelli di scienziati e giornalisti scientifici, riesce ad avere l’unanimità alla Camera?
Ma soprattutto: perché la complessità non è più di sinistra?

Guardate questo articolo: pubblicato da un giornale di sinistra (della sinistra di Veronesi e Petrini), dice che negli ultimi dieci anni non si è osservato il riscaldamento del pianeta in barba a tutti i modelli climatici ma che il problema ambientale esiste e la catastrofe è vicina (tema ambientalista e quindi di sinistra).
Ora, i modelli climatici non dicono proprio questo. E la ricerca citata nel pezzo nemmeno.
La cosa istruttiva è che, a seguire, Libero (giornale di destra) abbia ripreso la notizia e ne abbia dato una lettura di destra mettendole un titolo apodittico e scorretto (Il riscaldamento globale non c’è) e aggiungendo l’occhiello malizioso Ambientalisti smarriti.
E poi non poteva mancare il Foglio di Giuliano Ferrara, con un catenaccio da novanta: Dopo anni passati a spiegarci che il clima cambia e la temperatura aumenta per colpa nostra, ora gli allarmisti cambiano idea. Il bello è che nessuno ha cambiato idea (mentre gli ambientalisti qui sono diventati allarmisti): questa è una risposta politica di un giornale di destra a un’affermazione confusa e imprecisa fatta da un giornale di sinistra. La scienza non c’entra più**.

A me successe una cosa del genere tanti anni fa (il 13 dicembre 2006, per la precisione).
Ero a Radio3 scienza e il giorno dopo Franco Carlini al microfono avrebbe parlato di una buffa tesi riportata da un giornale americano, opinabile e comunque sessista, di quelle che noi del giro chiamiamo Pop-Ep, cioè evoluzionismo per tutti, evolutionary psychology in salsa Pop.
Così scrissi il seguente comunicato stampa, chiaramente (credevo) ironico, a uso dei tamburini dei giornali: Titolo Wilma, la clava!
Testo: Il segreto del nostro successo? La casalinga. Secondo due antropologi americani, sarebbe stata la divisione dei compiti tra maschi e femmine a permettere all’Homo sapiens di conquistare il mondo. Mentre il tradizionalista Neandertal si estingueva per non aver saputo riconoscere che l’uomo è cacciatore e la donna si deve occupare della casa e dei figli**.
Il giorno dopo, ecco Il giornale (di destra):

Leggete la didascalia (se cliccate sull’immagine si ingradisce): vi ricorda qualcosa? Sì, è il mio comunicato stampa. Per la prima volta (e non mi è successo poi tante altre da allora, anzi) un mio pezzo finiva in prima pagina, solo un po’ aggiustato. Mi hanno preso sul serio.
Il giorno ancora dopo il Giornale (di destra) ribadisce. Guardate il titolo, orgogliosamente di destra.

E poteva mancare la risposta del giornale di sinistra?
Eccola qua: femminista quindi di sinistra.

E tutto questo su un’ipotesi di due antropologi americani, non verificabile e solo speculativa.

Vabbè, e chiudo. È anche per questo che mi mettono in crisi le cose di sinistra, ultimamente. Perché mi sembrano altrettanto cretine di quelle di destra, a volte persino di più. Perché mi sento tradita da una parte politica che (al di là delle questioni di politica interna ed economica…) vota per la sperimentazione di Stamina e a seguire contro la ricerca sugli Ogm. Perché sta seguendo gli stereotipi invece della razionalità e della complessità del pensiero che a me avevano sempre detto essere propria della sinistra. Perché si è dotata di bandiere che vanno dalle carote biologiche al fotovoltaico sul tetto delle case di Bolzano, e mi fa credere che basti così.

 

* una bella analisi scientifica della storia la trovate su Climalteranti

** ero giovane ed entusiasta e scrivevo sempre così, sì.

 

Le tribolazioni di una giornalistascientifica con la scienza*

Oggi va così: mi autopubblico un estratto del libro.
In genere nei libri si copiano i blog. Qui farò il contrario perché non ho tempo né ispirazione per scrivere qualcosa di originale sul blog. E poi perché copiare se stessi non è un problema, in Italia: c’è chi ci ha costruito intere carriere. E comunque io mi pago, per cui non è lavoro gratis: non è nemmeno un’autorecensione (recentemente ho sentito parlare di autorecensioni ma non ho capito bene che cosa si intendesse), né una marchetta perché il libro l’ho scritto io e qui a copiarlo sono io medesima (semmai una automarchetta ma si qui va sul difficile). È roba mia che vi regalo.
Spero che come disclosure basti. Spero anche che il frammento qui sotto vi diverta, almeno quanto ha divertito me nel farsi scrivere.
Si parla della vita tormentata di una che fa la giornalistascientifica in un paese come l’Italia (ed è stato scritto più di un anno fa, come vi sarà evidente alla fine).

C’è sempre qualcuno che mi chiede un parere oracolare, o che ritiene di provocarmi, o che vuole avere da me la risposta precisa che dal resto del mondo ovviamente non ha. Con gli amici in genere è piacevole. Con gli estranei a me e alla scienza, che ritengono che i principi del metodo scientifico galileiano siano opinabili da chiunque sgranocchiando una pizza al prosciutto, invece, le cose smettono di essere divertenti e mi trovo a pensare che potrei persino abbandonare la monomania a favore di un semplice pettegolezzo da dopocena: che cosa fai quest’estate? Come sta il figlio di tuo cugino? E invece niente.
Le domande che vanno per la maggiore sono le seguenti: ma tu sei pro o contro il nucleare? Ma tu sei favorevole o contraria agli antibiotici? (con la variante: ma tu sei favorevole o contraria ai vaccini?). Ma tu sei anti-Ogm o pro-Ogm?
C’è anche: certo che gli scienziati non sanno nemmeno prevedere i terremoti… e poi Hai visto che il bicarbonato cura il cancro?
C’è l’affermazione antiscientifica di sinistra: Fukushima… tragedia nucleare oppure L’esercito americano ci avvelena la terra! e anche Le multinazionali del farmaco pensano solo ai loro interessi per questo mi curo con l’omeopatia. E l’affermazione antiscientifica di destra: Perché deve decidere il padre se sospendere i trattamenti alla figlia in coma? È una vita, e chi la toglie è un omicida.
C’è poi l’affermazione antiscientifica sentimentale: mia nonna con la chemio è stata malissimo, poi un giorno ha smesso la terapia, è tornata a casa e per i due mesi successivi è stata molto meglio che in ospedale (dopo è morta, ndr), e ar mi’ bimbo do solo carote biologi’e coltivate in Alto Adige. E c’è l’affermazione antiscientifica misticheggiante: devi essere positiva, sentire la tua energia, e soprattutto il qualcosopata mi ha detto che mi servono dieci sedute di riallineamento del campo magnetico perché mi si è indebolito il sistema immunitario. Ci sono infine le affermazioni semplicemente fastidiose alle quali non do credito finché posso: no, grazie, sono intollerante alla carne di maiale, certi tipi di formaggio fresco mi fanno venire il prurito, ma per fortuna arriva il momento della frutta perché l’ananas scioglie i grassi. E quelle riferite a me, alla ricerca di zone oscure del mio io: perché non bevi caffè? Hai un problema con la caffeina? Ti sei chiesta se non sia una questione di socialità? Fino all’osservazione del cavo ascellare, con lo sai che se sudi così poco è perché non esterni le tue emozioni?
Qui sto per esplodere.
Al giorno d’oggi non puoi fidarti di nessuno, gli scienziati sono sempre un po’ presuntuosi, la scienza non può spiegare tutto, che male vi fanno gli scienziati non ufficiali, tutta ‘sta ricerca e non abbiamo ancora sconfitto il cancro
, se parti con l’idea che chi dice cose fuori dal coro sia un ciarlatano non troverai mai il prossimo Einstein…
Ho le mie frasi a effetto: come si fa a essere favorevoli o contrari a una cosa che esiste? Sono contraria ai sabati di pioggia e alle fragole che sanno di terra, allora. E poi: guarda che Einstein mica faceva esperimenti in garage! Era uno che rispettava le regole: voi lo chiamereste ortodosso.
Ma non sempre riesco a difendermi, lo ammetto.
In genere, da queste conversazioni esco sconfitta e scoraggiata.
Tipo sì, sì: intanto Paperoga l’aveva detto che stava arrivando il terremoto… Io: guarda che l’ha detto dopo. Lui: ma che dici? Ha detto dopo di averlo detto prima, perché prima non lo hanno ascoltato. Io: Ha detto dopo di averlo detto prima ma prima non ha detto proprio quello: ha detto “potrebbe arrivare un terremoto nei prossimi sei mesi in Italia”, un po’ generico… Lui: comunque quindi l’aveva detto prima, vedi? E dopo ha confermato che l’aveva detto prima. Io: ma è solo dopo che ha detto: guardate che prima avevo previsto… perché se non fosse successo niente, dopo, sarebbe stato zitto. Lui: ma invece dopo è successo! E lui prima lo sapeva che dopo sarebbe successo, no?!

Che poi anche a me la scienza ha dato alcune delusioni. Non lo nascondo.
La prima risale a trent’anni fa, quando qualcuno mi spiegò che la Terra è una sfera. L’umanità ci aveva messo secoli a fare pace con questa idea: a me si chiedeva di farlo a cinque anni.
D’accordo, mi correggo: l’umanità non ci aveva messo così tanto. La faccenda della Terra che si credeva piatta ai tempi di Cristoforo Colombo è un falso storico. La terra era già sferica per Aristotele e Pitagora ed era ovvio persino per i filosofi medievali padri della Chiesa. Però per me, a cinque anni, l’idea era inaccettabile.
Così risolsi il problema infilando tutto dentro la Terra, in una rassicurante cosmogonia che prevedeva che noi fossimo a spasso su una superficie piatta posizionata all’altezza dell’equatore, e, come in Albachiara, tutto il resto fuori.
Ma la spiegazione dei miei adulti, paziente e implacabile, proseguiva: no, noi non siamo dentro la Terra, ci siamo appoggiati sopra, perché la Terra è una palla di roccia. Figuriamoci. E che paura. Proprio no, non ci credevo.
Finché non mi hanno regalato un mappamondo. Avevano ragione i grandi, diceva il mappamondo, ma come facessero i signori dell’Australia a non cadere giù per me è rimasto a lungo un incomprensibile atto di fede.
Seconda, più grave, delusione. Avevo dodici anni. La professoressa di matematica e scienze delle medie (che io adoravo) ci aveva spiegato la pressione un paio di settimane prima. La pressione è il peso (vabbè) dell’oggetto diviso per la superficie su cui appoggia. E vai con Evangelista Torricelli.
Quel giorno lì, però, si faceva geometria e l’argomento era la sfera. Scrivete: la sfera tocca una superficie tangente solo in punto.
E no. Allora no. Non ci sto. Se la sfera tocca una superficie solo in un punto, lì la pressione quant’è: infinita?! Non è possibile.
Ero una discreta calciatrice, abbastanza da sapere che il Supertele con cui giocavo non sprofondava sotto terra a causa dell’enorme pressione su un unico punto.
La professoressa si difese balbettando qualcosa sul fatto che una cosa è la fisica e un’altra la geometria. Che il pallone non era davvero una sfera e che la descrizione matematica del mondo deve necessariamente approssimare le cose e così via. Profondamente delusa, ho semplicemente lasciato perdere. Per diversi anni.
Per non parlare delle strane malattie che ho avuto nei tempi passati, che venivano liquidate con un boh da parte di chi avrebbe dovuto spiegarne la causa e accelerarne la guarigione. Sono passate tutte, ma a volte mi guardo le cicatrici e penso che la mia fiducia nella scienza medica non sia del tutto giustificata, che forse i dottori Tato & Patatina facevano bene a prenderla poco sul serio**.
Solo che non è questo il punto. Il punto è che la scienza è come la democrazia. Imperfetta, per definizione. La democrazia ci ha regalato vent’anni di Berlusconi, e chissà adesso dove ci porterà. Ma sono convinta che qualsiasi alternativa alla democrazia, soprattutto di quelle che il paese ha vissuto in tempi non lontani, sarebbe stata comunque peggiore. E se in tanti anni non siamo riusciti a trovare di meglio, forse possiamo ammettere che i difetti sono più spesso dovuti alla fallibilità dei singoli che ci lavorano dentro, dentro alla democrazia come dentro alla scienza, piuttosto che alle asciutte regole del sistema.

 

* Ancora scottata dall’incomprensione per il titolo – plagio di Elsa Morante, vi dico subito che questo è un titolo – plagio da Jules Verne.
** Per scoprire chi sono i dottori Tato & Patatina vi toccherà comprare il libro.