Perché non sono voluta andare alle Iene a parlare di Stamina

Dopo la pubblicazione delle dieci domande alle Iene*, scritte da sei giornalisti scientifici (me compresa) su blog e giornali online, le Iene hanno cominciato a propormi un’intervista.
Ora, in realtà due giorni dopo la pubblicazione di quelle domande c’è stata la conferenza stampa della Stamina Foundation: in quella occasione ho preso la parola e ho posto alcune domande a presidente e vicepresidente della fondazione. Come è mio vezzo, mi sono addentrata nel tecnico e ho chiesto cose molto dettagliate dal punto di vista scientifico (tipo un’immunoistochimica, sai mai) o clinico (tipo una precisazione su alcune malattie che erano state elencate tra le curabili con il metodo Stamina), ma non ritenendo di aver ricevuto risposte soddisfacenti, e onestamente senza aver capito bene quale altro tipo di risposte avrei invece potuto ricevere, l’ho chiusa lì. Ho anche pensato che fosse arrivato il momento di smettere di dare credito, quantomeno scientifico, a una storia che di scientifico non ha più molto. Ho pensato che forse adesso è ora che se ne occupino i colleghi della cronaca, o della giudiziaria. E quindi non ne ho scritto.
Perciò la coincidenza temporale tra le dieci domande e la figura della furbetta in conferenza stampa non mi permette di ricostruire il trigger che ha scatenato le Iene a proporre un’intervista proprio a me.

Proprio a me, nel senso che non voglio fare la finta modesta: ho scritto un’articolessa di tutto rispetto per le Scienze di ottobre, poi (poco prima delle dieci domande) ho pubblicato un altro infinito articolo di riflessione su Strade online, con cui ha fatto un paio di decine di migliaia di contatti in una settimana (e il giornale era nuovo nuovo). Però in tanti altri se ne sono occupati e in tanti lo hanno fatto davvero molto bene.
Qui vi precedo: sì, hanno anche sentito gli scienziati ma, insomma, ecco, i nostri scienziati sono stati un po’ presi nel sacco (omissis) e poi non c’è niente di male se si invitano i giornalisti scientifici che in fondo di mestiere osservano la scienza in questo mondo, e sono anche parecchio più bravi in tv.

Comunque sia andata, e qualunque sia stata la motivazione per pescare proprio me tra i tanti, dopo un mese di telefonate con le Iene, di mail e di discussioni, ho deciso di dire loro di no. Non andrò da loro a raccontare perché penso che la vicenda Stamina sia una storia ben diversa da quella passata in tv, cioè una storia di malati traditi dal sistema sanitario nazionale e di una terapia miracolosa che potrebbe guarire tutti se solo il ministro accettasse di pagarla con le nostre tasse.
Attenzione: telefonate, mail e discussioni con le Iene sono state tutte cordiali e persino amichevoli. In un certo senso, siamo quasi colleghi. E so bene anch’io come funzionano certe cose e persino su che cosa si basino certe scelte (per esempio, quelle legate a un’ospitata in tv: non prendiamoci in giro).

Ho scelto di dire loro di no per una serie di ragioni che voglio elencare qui prima della puntata di stasera, che è l’ultima della serie delle Iene.
Intanto questa: è l’ultima della serie. Mi sono chiesta se, andando, non avrei dato loro modo di parlare anche stasera di Stamina. Perché non condivido affatto il modo con cui lo hanno fatto e non avrei proprio voluto essere la pedina che permette loro di avere qualche motivo per tornare sul tema. Mi spiego: se stasera non ci sarà niente su Stamina mi prenderò il mio momento di presunzione e penserò che un po’ è anche merito mio. Il mio successo, qui, sta nel silenzio. E vediamo.
Del resto, come ho scritto in un secondo articolo su Strade, il mio proverbiale ottimismo è tornato a galla e mi ha portato a pensare che, forse, la questione sia davvero agli sgoccioli. Almeno dal punto di vista mediatico (e anche un po’ grazie al fatto che questa è l’ultima puntata della serie delle Iene). Adesso davvero se ne occupino i colleghi della cronaca, e lo facciano in caso di notizie per i loro denti, come questa.
Poi, proprio all’ultima puntata avrei forse permesso alle Iene di dire “vedete, ascoltiamo tutte le campane!”, con me nel ruolo della campana.
Ma io, come ho già detto e ridetto, non credo che esistano due campane, di certo non su temi in cui esiste chi ha competenza e chi, semplicemente, non ce l’ha.

Infine una questione un po’ più meschina, ma dal mio punto di vista molto importante.
Io sono una freelance: non sono nemmeno iscritta all’ordine dei giornalisti, non ho nessuna copertura legale e sono consapevole di avere una propensione pericolosa a comportarmi da Giovanna d’Arco. Perché espormi tanto?
Alcune mie colleghe (donne, e anche qui non facciamo i finti tonti) hanno ricevuto insulti, offese e persino qualche spintone: tutti noi che ci siamo occupati della vicenda ci siamo sentiti chiamare venduti, siamo stati accusati di crudeltà, insensibilità, ottusità, e ci siamo sentiti augurare brutti mali, anche a suon di grida in faccia. Perché dovrei rischiare, oltre a tutto questo, anche una querela? O perché dovrei rischiare un montaggio non proprio del tutto rispettoso del mio pensiero?

Per qualche attimo mi sono poi ricordata che il pubblico, il pubblico potrebbe anche avere qualcosa dalle mie parole. Che non sono snob, io: sono stata educata a pensare al rispetto di tutti i pubblici. Sono una democratica, diamine. Mi hanno anche insegnato a prendermi la reponsabilità delle mie azioni e io di azioni qui ne ho fatte, eccome.
Per cui in certi momenti ho anche vacillato e sono anche stata lì per pensare: va bene, vado e parlo onestamente, dopo aver studiato un po’ come farmi capire. E mi è toccato sentirmi dire: ah, ma capisco che sia lusinghiero andare in tv di fronte a milioni di persone a far vedere quanto sei carina e quanto sai parlare bene… Come se non avessi già messo la faccia in tv e sperimentato di conseguenza stalker e persecutori di vario ordine e grado: proprio una bella soddisfazione, sì.
Solo che se lo fai per lavoro, e hai i tuoi margini di creatività e il sapore di una crescita professionale, lo stalker lo consideri un effetto collaterale trascurabile e sai che tutti i lavori ne hanno. Insomma: pazienza, vi farò ridere raccontandoveli una sera che ceneremo insieme. Ma se ti ci trovi per aver risposto in maniera incauta, in un momento di difficoltà, dopo una telefonata da un’ora con una Iena, capisci che invece di fare la Giovanna d’Arco stai di nuovo facendo il San Sebastiano.
E allora no che non ci sto più.

 

* No, mai ricevuto risposta. E sì: anche questo ha influito sulla mia scelta.

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14 pensieri su “Perché non sono voluta andare alle Iene a parlare di Stamina

  1. Secondo me hai fatto bene anche per un altro motivo.
    Nell’ipotesi che il montaggio del servizio distorcesse il contenuto del tuo messaggio, o, peggio, che tentassero di farti apparire impreparata (che fosse un tentativo di sputtanarti, insomma!), essendo l’ultima puntata non avresti avuto possibilità di replica, se non su mezzi che hanno una visibilità molto minore di quella di una puntata delle iene.

  2. Buonasera Silvia,
    è un gran peccato che lei non sia andata alle Iene, avrebbe avuto l’opportunità di spiegare al “grande pubblico” le sue ragioni fondate sulle risultanze scientifiche, e non sul sensazionalismo mediatico.

    Ma capisco le sue ragioni. Purtroppo il pensiero unico per cui su qualsiasi cosa debbano esistere necessariamente due o più campane (in scienza come in storia o più quotidianamente nella cronaca politico-giudiziaria) è di quanto più sbagliato possa esserci per una divulgazione corretta. Nel “caso Stamina” questo è ancora più vero, dove si stanno raggiungendo livelli da teorie del complotto, degni dei più agguerriti sciachimisti.

    Continui a svolgere il suo lavoro come sempre, anche se qualche volta immagino che porti all’ingrossamento del fegato 🙂

    Un suo lettore.

  3. Da un lato mi dispiace perché saresti stata finalmente una voce fuori dal “loro” coro, dall’altro capisco che il tuo intervento sarebbe stato in qualche modo strumentalizzato per alimentare la “loro” campagna mediatica pro-stamina.

  4. Anche secondo me hai fatto bene…. spero solo che non sfruttino la cosa a loro vantaggio con le solite loro pernacchiette da oratoriani sfigati facendo notare come “tu non ti sia presentata”….

  5. cara Silvia per quello che può servire la mia opinione penso che tu abbia preso le decisione migliore sotto ogni punto di vista; la televisione credo sia sempre meno il luogo del confronto razionale e sempre più la fiera delle chiacchere e delle banalità (forse lo è da sempre!), ci sono altri luoghi da cui ricominciare: per esempio la scuola. E poi ‘sta storia delle due campane, del politically correct, degli equilibri acrobatici delle opinioni (ma che c’entrano poi le opinioni coi dati scientifici?!)… ci ha francamente rotto gli zebedei

    per aspera ad astra
    un abbraccio

  6. Curiosità, Massimo: perché chiedere a lei quando puoi verificare tu stesso scorrendo il sito de “Le Iene” sul quale viene pubblicata l’ultima puntata e tutti i servizi singolarmente? Ok, non è bello incrementare il traffico del sito de “Le Iene” ma se è per un buon motivo… 😀
    No, non ne hanno parlato. Con il mio compagno, constatandolo, ci siamo scambiati uno sguardo complice ed esclamato all’unisono: “Merito della Benci!”
    Hai fatto stra-bene per tutte le ragioni che hai esposto, sarebbe stato controproducente avallare quel modo di presentare la questione, nessuna cosa che potevi dire avrebbe avuto in quel contesto spazio e senso. Per un attimo mi sono immaginata le tue parole inframezzate dai loro tipici suonini e dai continui tagli ed un brivido mi ha percorsa.
    Grazie per averci fornito un punto di vista equilibrato e chiaro in tutti questi mesi, è stato fondamentale per mantenere la sanità mentale!

  7. Saggia decisione evitare le iene, brava Silvia.
    Se hai letto l’ordinanza del tar ti sei accorta che si menziona almeno tre volte il e non Vannoni, non capisco se è dovuto alla trascrizione del sole24ore o se è stato realmente scritto cosi dai giudici.
    Il pdf tar_stamina deriva da un file word stamina.doc il cui autore è DELPAO00 creato il 4 dicembre alle 13.12.58 da ghostscript.
    Sergio Zanatta

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