Va’ avanti tu che a me viene da ridere: chi è che deve difendere la scienza?

Che poi una si trova a fare la giustiziera della notte.
E sono tutti lì, gente simpatica ma mai conosciuta di persona, a incitarti e a dirti: pensaci tu, vedi che cretinata, diglielo che cos’è un xxx! Tutti, tanti, via mail o sui social network.
Si riferiscono ad articoli un po’ zoppicanti, a roba che passa in tv priva di qualsiasi logica, a blog fuffari ma molto ben incorniciati. Tutto materiale giornalistico che tratta la scienza con la canna da pesca, un po’ a distanza e con un vago senso di livore: la scienza, che roba strana.
A volte gli autori, i giornalisti, sono anche amici miei, per cui mi imbarazzo pure.
A volte fanno errori persino in buona fede: unità di misura scazzate, parole confuse che trasferiscono interi ambiti lessicali su ambiti della ricerca diversi da quelli originari con effetti grotteschi, logiche che saltano, non sequitur ingenui… Su quelli in malafede, c’è poco da dire: esempi presi per dimostrare tesi strampalate, incomprensibili endorsement a comprensibili ciarlatani, fonti minoritarie e scienziati da garage…
E io lì, col vezzo di fare la ritrosa e a far notare ai miei scientisti* che non mi si può chiedere di parlare male dei colleghi. E che comunque anche gli scienziati hanno le loro sante colpe in tutta questa confusione (argomento che serve a sollevare la polvere mentre scappo). Poi ci sono le volte in cui decido che sì, sannamoadivertì, e cominciano le giostre.

Perché non è tutto uguale, santo cielo. Perché non ci sono due opinioni con pari dignità su tutto. Perché il mondo è pieno di ciarlatani che non vedono l’ora di dire la loro, e se di mestiere il mondo lo racconti devi saperlo e ti devi tutelare. Perché la storia delle due campane è una stronzata. Perché dopo vent’anni mi avete rotto le balle con la solite panzane: non sono più qui a occupare licei, non ci credo più, non credo più a chi ha la verità in mano, né a quelli che denunciano gli intrecci di potere, tantomeno a quelli che hanno visto la luce, a chi usa la parola servo e a chi usa la parola naturale, a quelli che siamo tanti e a quelli che tu così mi metti nei guai.
Il più delle volte lo terrei per me. Banalmente, perché sono una freelance senza nessun tipo di copertura e in un momento di fragilità professionale niente male.
Ma coraggio, dai, e cominciano le giostre.

Poi le giostre si fermano e io mi ritrovo con un sacco di nemici.
Ho scritto mail, ho lanciato appelli, ho fatto le pulci, ho indossato la penna rossa e impugnato la matita blu. Mi sono anche divertita e ho trovato gente interessante per la strada. Ma insomma. Ho anche perso un sacco di tempo con mail e telefonate private, di chiarimento e di spiegazione, mi sono dovuta difendere, per la seconda volta nella mia vita (la prima era un recupero crediti) ho dovuto chiamare un avvocato. Ho anche passato qualche notte a guardare il soffitto.
E lo so di non aver fatto la vendicatrice mascherata, non mi maschero nemmeno e tutti i miei recapiti sono facilissimi da trovare (pure troppo): mi assumo la responsabilità delle mie azioni. Ho ritagliato qualche ora al giorno (a volte nemmeno) per provare a raddrizzare le cose: ho solo fatto notare a un prepotente che la logica serve, eh, un pochino, e che, come diceva quello, è ora che si mettono a studiare. E lo so che, nel merito, io e i miei amici scientisti* abbiamo pure ragione. Lo sento anche un po’ come un dovere: in fondo, se faccio quella che parla di scienza è anche giusto che alzi il dito per difendere il mio mestiere, e il mio povero mercato.

Ma adesso ditemi. Amici scientisti. Voi farete lo stesso quando a sparare la panzana sarà il vostro collega scienziato?
Mi difenderete da lui dicendomi, chiaramente, è un corrotto e non fidarti del bollino di quell’istituto di ricerca o ha una cattedra ma non ne sa una mazza? Lo direte anche al mio collega in buona fede, ma un po’ meno smaliziato di me? O continuerete a lamentarvi con me, come se io di mestiere facessi il questurino?
E mi difenderete mandando voi una sana lettera di protesta al caporedattore se qualcuno l’ha sparata grossa e intanto se la sta prendendo con me?
Ci sarete alle mie spalle, porca vacca, o mi manderete avanti solo perché tu le cose le sai cantare chiaro? Sarebbe il mio mestiere, cantare chiaro, se solo mi pagassero per farlo. Solo che non posso farmi carico delle storture del mondo. Non ne ho nemmeno l’autorità.

Io ho un blog, col mio nome, una grafica spartana: me lo gestisco da me. Faccio qualche centinaia di contatti al giorno e un centinaio se non scrivo niente per lunghi periodi. Quando la imbrocco vado sui mille: un buon post può essere letto da tremila persone (ho fatto il record con un post da circa seimila contatti in due giorni e mezzo), ma i numeri sono questi. Piccini. E i miei lettori siete voi. Che non pagate, come è giusto che sia.
Mi diverto un sacco, lo ammetto. E mi dà anche il senso di un’utilità del mio lavoro di watchdog che ultimamente stavo perdendo, anche se lavoro non è.
Però non giochiamo al kamikaze.
Che quell’articolo di cui sopra fosse pieno di cazzate, o che quel servizio fosse strumentale a una tesi che non ha più dignità, lo abbiamo visto tutti.
Quindi adesso poche storie: siamo alleati o no? Avete voglia di provare a fare qualcosa di più che mettere un like su Facebook?
Cominciate col ripetere il mantra non dirò mai più che “i giornalisti sono ignoranti e sparano cazzate”, e mi darò da fare perché la comunicazione cambi rispettando i ruoli di ciascuno ma col contributo di tutti, compreso il mio. E quello della Bencivelli, che è una freelance notoriamente appartenente alla fascia alta dei morti di fame e niente di più.

Ciao,
la vostra (suo malgrado) capobranco**

 

*Prima che vi incazziate, sto prendendo in prestito la parola che usano gli altri per noi (voi, anzi), e lo faccio con (auto)ironia. Chiaro?
** Definzione non mia, ovviamente. È l’autoironia di cui al punto *.

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19 pensieri su “Va’ avanti tu che a me viene da ridere: chi è che deve difendere la scienza?

  1. Brava! E’ quello che ho pensato io quando un paio di anni fa facemmo un po’ di casino per la questione del vicepresidente del CNR creazionista. Ma i professori, i ricercatori dove sono? Cosa dicono?

  2. Luca:

    Pure i ricercatori CNR, all’epoca, si indignarono non solo per il vicepresidente creazionista, ma anche per le pubblicazioni “gonfiate” del presidente, un tale FabioPistellquarcosa. Ma sai, il tempo libero a loro disposizione ormai è ben poco, visto che con il precariato predominante e i tagli continui ai fondi, passano metà del tempo a lavorare e l’altra metà a cercare di trovare fondi e di farsi approvare progetti (nazionali, internazionali, europei) che gli permettano di CONTINUARE a lavorare. :p

    Almeno non sono “obbligati” ad insegnare, pure, come succede nelle università.

  3. so benissimo che non si può chiedere a te, e a quelli come te, più di tanto, per tante ragioni che sappiamo bene… e che molto di più dovrebbe essere chiesto a tanti miei “colleghi” che invece pensano molto ad evitare di esporsi…
    Ma se non si riesce a lavorare insieme temo che si ottenga proprio poco, perchè pregi e difetti sono completamente complementari…
    Ma dai che (forse) qualcosa riusciemo ad ottenere.. (anche se io fin’ora pubblicamente non ho fatto niente di significativo)

  4. Ho sempre preso questo blog per quello che ritengo sia, uno svago, un passatempo, un momento di relax.
    Se scrivi qualcosa che “bastona” il ciarlatano di turno, meglio. Diventa più divertente leggerti. Ma se, per vari motivi, ti limiterai a finire il decalogo dei “Tipi umani da giornalista scientifica”, non per questo smetterò di leggerti.
    Capisco un po’ chi ti “insegue” chiedendo un parere su qualcosa o qualcuno, ma (IMHO) esiste San Google che può venire in aiuto. Inseguendo le paranoie di questo o quel ciarlatano si possono allargare i propri orizzonti e scoprire cose nuove. O meglio, siti nuovi, che già trattano scientificamente quell’argomento torturato dal genio di turno. Senza dover tirare per la giacca chi lo fa per svago, come te.

    P.S. Spero che i problemi legali non siano legati a £$%&**/. Girano strani figuri in quel mondo, molto gelosi del proprio orticello di gonzi.

  5. Solidarietà a tutte le vittime di questo popolo che ha sempre bisogno di eroi da seguire, per poi dare la colpa a loro se qualcosa va storto. Il coraggio della verità in Italia si paga con una grande solitudine.

  6. Siamo coscritte, abbiamo lo stesso nome, e anche la stessa incazzatura, anche se per ora non ho ancora dovuto assumere avvocati e non faccio la giornalista.
    Oltre a una generica solidarietà, e a una irrazionale fiducia nel domani nonostante tutto, non ho altro da condividere. Abbracci.

  7. Sapessi quante ne ho scritte di lettere di protesta a vari giornali e capiredazione e direttori e cosi` via, ma il problema e` che io sono nessuno, e per quanto rompa le scatole, non smuovo una virgola. Chi dice “diglielo tu” magari non e` perche` “cosi` non glielo devo dire io” ma perche` “se glielo dici ANCHE tu magari ascoltano”. Se poi non ascoltano, pazienza, si vive di illusioni anche senza credere alle scie chimiche.

    Comunque – sara` il caso – sullo stesso tema di “la storia delle due campane è una stronzata” (applausi) proprio questa settimana ho letto un altro articolo – ad alto contenuto di turpiloquio, come lui stesso dichiara – sostanzialmente in sintonia: ti metto il link, fatti due risate (amare) http://verbasequentur.wordpress.com/2013/11/09/tutti-dottori-post-ad-altissimo-contenuto-di-turpiloquio/

  8. Ottimo il servizio sul “complottismo” nel nuovo numero di Focus… Mi ha sfatato qualche leggenda metropolitana, ben fatto come al solito…

  9. Cara Silvia, complimenti per questo articolo…qualche giorno fa è uscito un editoriale di Nature Neuroscience, che parla della situazione italiana..sicuramente l’avrai letto, (il link qui http://www.nature.com/neuro/journal/v16/n12/full/nn.3595.html ) il concetto che mi colpisce è la responsabilità anche di chi fa “Scienza”..ovvero la responsabilità di non saper comunicare i propri risultati e le proprie scoperte..un pò quello che dicevi anche tu, “armiamoci e partite”. Ecco, volevo solo dirti che ho deciso che farò anche io un blog, cercando per quanto possibile di “divulgare” la ricerca scientifica. Ecco..non so che risultato avrò, dovrò imparare a scrivere in italiano 🙂 ma ci provo, per mettere un piccolo sassolino nel cambiamento…Grazie per quello che fai 🙂

  10. BUONASERA DOTTORESSA,
    COME MAI HA MESSO UNA NUOVA IMMAGINE COME SFONDO PER IL BLOG?
    ANZI, COME MAI PROPIO UNO SCAFFALE DI VERDURE IN BARATTOLO?
    Fà PUBBLICITà PER N NUOVA ATTIVITà?
    IL SANO LAVORO MANUALE?
    O FORSE è UN VIRUS DEL MIO COMPUTER …

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