Per fare tutto, ci vuole un neurone. Tra Sergio Endrigo e Jim Watson, domani in Tv

Non c’è pace quaggiù:


Dice: Può capitare di pensare che la doppia elica del Dna sia stata pubblicata nel 1974 invece che nel 1953. Può capitare.
Va bene: sono ventuno anni di differenza e in ventun’anni la biologia ha fatto un sacco di altre cose. E quei due il Nobel lo hanno preso nel 1962, quindi che quella fosse una scoperta grossa lo si era realizzato da un po’, nel 1974. Ma può capitare. (E comunque Crick era inglese, non americano).
E poniamo che nemmeno su Wikipedia ci sia qualcosa sul tema.

Però allora uno dice: Endrigo cantava nel 1973, mentre la doppia elica (vedi al punto 1) è stata scoperta (ma scoperta o pubblicata?) nel 1974 (dicevamo che può capitare). Allora Endrigo ha potuto cantare che per fare un fiore basta il seme perché non erano arrivati gli aridi manichini del sapere a rovinare la poesia del seme. Il che significa, penso io, che si sta sostenendo che dopo Watson e Crick le cose siano cambiate tra semi e fiori.
Ma che cosa c’entra la struttura della doppia elica con la brevettazione delle specie vegetali?

Poco, o niente: un pomeriggio su Facebook e arrivano un sacco di amici a spiegarti che ci sono posti dove si brevetta la specie di pianta indipendentemente dal Dna, che le brevettazioni e le registrazioni delle piante (che poi la questione legale è complicatissima, ma insomma) avvengono dagli anni Trenta, e che Endrigo è del ’33. Che (questo lo copincollo): “brevetti (o registri) un genotipo cioè una nuova combinazione di geni che dà origine a un fenotipo che sia Distinguibile dagli altri, Uniforme e Stabile (acronimo DUS)”. Stop.
Puoi anche dire: eh, vabbè, ma senza gli studi degli anni cinquanta (ci siamo confusi, ma tenete duro) non si sarebbe arrivati all’ingegneria genetica di oggi. Ed è vero. Ma allora perché non prendersela con l’inventore del microscopio o con qualche altro perfido scienziato alle prese con la manipolazione della natura ma anche, per dire, con Lavoisier e Avogadro? Perché poi questa roba si accumula, eh, e nel tempo si scoprono sempre cose nuove e pe-ri-co-lo-si-ssi-me.

Comunque, poniamo che tutto il problema della proprietà delle specie viventi sia cominciato da Watson e Crick: Endrigo, dopo di loro, e oggi, dovrebbe cantare che per fare un seme ci vuole un brevetto. E siccome il brevetto è male*, Watson e Crick hanno inaugurato una china pericolosa.
Ora, a me Watson sta anche antipatico, e poi c’è tutta la storia della Franklin che non mi va giù, ma qui mi fermo. Che cosa stiamo cercando di sostenere? Oh, niente di esplicito. Tra le righe, sembra però di capire che gli scienziati hanno permesso lo sviluppo di un sistema di mercato malvagio.

Dice: Vabbè, su, ma continua a leggere. Negli anni settanta… settemila, l’un per cento, settantasei, cinquantatré…
Anche qui, mi aiutano i blog e mi aiuta Facebook: “Il post di Report è una serie di non sequitur. Prima c’erano tante ditte sementiere, oggi molte meno. So what? Prima c’erano tanti produttori di motori, oggi molti meno. I brevetti non c’entrano un fico, c’entrano la complessità le economie di scala, e via discorrendo”.
E poi, geniale: “La canzone di Sergio Endrigo era protetta dal diritto d’autore. Negli anni ’30 solo l’1% delle canzoni era protetto da diritti d’autore, oggi il 56% dei diritti d’autore sono in mano alle prime 3 Major, il 78% sono di proprietá dei primi dieci distributori e di queste il 54% vendono musica orrenda che inquina le nostre giovani generazioni”. Giusto. “E nel 1975 Modugno può cantare “piange il telefono” in italiano perché a Meucci non era ancora stato riconosciuto il brevetto dell’invenzione del telefono. Data la tua sagacia potrai obiettare: ma c’era il brevetto di Bell del 1876. Sì, però quello era su territorio USA e la SIP era ancora dello Stato Italiano, prima di essere svenduta agli amici degli amici”**.

Se tutto questo sia sostenibile o no, non lo so. Io ho sempre la bandierina della scienza in mano, e finisco anche per sentirmi un po’ ridicola.
Solo che qui è sbagliato persino il testo della canzone di Sergio Endrigo.
E (porcavacca mi cade tutto il sillogismo) anche l’anno! Lalbum Ci vuole un fiore è stato pubblicato nell’ottobre del 1974. Adesso come la mettiamo con Watson e Crick?

 

AGGIORNAMENTO: un giorno dopo la pubblicazione di questo e altri post e soprattutto dopo la pubblicazione su Facebook di quel testo con relativo thread di allegre bisbocce, la redazione di Report ha pubblicato quello che segue (e che non commenterò):

 

* È male, evidentemente, tranne che se lo si cerca di ottenere rubando dati e fotografie altrui.
** Sono battute, si capisce, vero?

(Grazie ad Andrea Cossu per le segnalazioni)

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15 pensieri su “Per fare tutto, ci vuole un neurone. Tra Sergio Endrigo e Jim Watson, domani in Tv

  1. Scusa Silvia non capisco dove vuoi andare a parare, ma soprattutto da dove parti. Forse perchè non ho visto il servizio di report o perchè non ho letto altro che il piccolo post di Facebook riportato qui, ma al di là dell’errore sulla scoperta del DNA non leggo nel post di report una critica alla scienza o alla ricerca.
    Mi sembra una premessa ad un servizio/articolo di critica sul controllo del mercato da parte di pochi. Senza ulteriori info mi sembra arduo leggere qualcosa più di questo.
    Forse tu hai maggiori info ma non le condividi nel tuo blog.

    Massimiliano

    1. parto da uno status fb dalla bacheca ufficiale di fb.
      e lo leggo.
      semplicemente lo leggo.
      la data sulla scoperta della struttura a doppia elica del dna è sbagliata (non è la scoperta del dna, è la scoperta della sua struttura nelle nostre cellule), ma sbagliata di vent’anni. nel 1975 (a volte si legge 1974: è un errore che si propaga via wikipedia) si riunì un’importante conferenza (ad asilomar) che viene considerata la data d’inizio ufficiale dell’ingegneria genetica (in realtà, il primo ogm era già stato bell’e che prodotto). la confusione sulla data nasce probabilmente da questo.
      non mi pare un errore da poco: una ricerca alla base della nostra biologia (e nemmeno l’unica, eh) e l’inizio delle biotecnologie.
      ma diciamo che è una svista (insomma: prova a farla tra gli umanisti, una svista così…).
      il vezzo dell’attacco di questo post è di mettere in relazione causale e cronologica due eventi (la canzone di endrigo e la pubblicazione della struttura a doppia elica del dna) che purtroppo non hanno quella relazione cronologica.
      e, ahimè, nemmeno quella relazione causale.

      diciamo che è una svista anche questa.
      capita.
      (ma perché capita?!)
      il seguito non chiarisce molto quale sia la reale critica al mercato di pochi, anche perché ci sono diversi errori pure lì che non chiariscono la cosa. per esempio, non esistono copyright sulle specie vegetali (http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/11/scova-lerrore-di-report/).

      alla fine, questa critica risulta un po’ complicato considerarla una critica complessa, strutturata, fondata, chiara.
      certo, dici tu.
      è il lancio di un servizio.
      ma di un servizio giornalistico e il lavoro giornalistico prevede il controllo delle proprie affermazioni.
      qui di controllo ce n’è poco.

      dopodiché, non mi muovo da queste considerazioni.
      dico solo che da lì non si capisce un tubo.
      ed è assai bizzarro leggere i castigatori del mercato annunciare urbi et orbi un servizio in cui si fa giustizia delle distorsioni del mercato, se questo mercato lo si presenta così.
      no?
      tu riesci a fidarti ancora?

  2. Bellissima l’analogia con la canzone.
    Qualcuno migliore di me con la prosapoesia, può fare un analogo sul fatto che la RAI non è possibile vederla all’estero?
    Sal dito dell rai. Anche se si è italiani, anche se il canone non posso pagarlo anche volendo.

  3. Credo che a volte l’ironia sia controproducente, perchè alleggerisce troppo l’argomento e molti siano portati a pensare: “bè, che male c’è a sbagliare una data?”
    Mi spiace che ci sia gente che non riesce a capire la portata del problema. E neanche l’ironia, se è per quello…

  4. Ormai mi avete messo curiosità con ‘sto servizio di Report, solo che su youtube è l’unico non (ancora?) caricato, per vederlo sul sito della RAI dovrei scaricarmi Microsoft Silverlight (ma io c’ho Ubuntu e comunque Silverlight è una chiavica) e anche facendolo molto probabilmente non potrei vedere il video sul sito della RAI (been there, done that) perché il mio indirizzo IP non è italiano… alla faccia dell’open source 😉 (ma lo scoverò ‘sto servizio prima o poi).

  5. @pb grazie 😀
    Ho visto oggi il servizio all’ora di pranzo, ci sono molte cose che a livello proprio ideologico non mi convincono (su quello scientifico non mi pronuncio, perché sono un chimico e non un biotecnologo). Però ho mandato una mail a Report sul kamut e il glutine perché secondo me è passata l’idea che il kamut possa essere consumato da noi poveri sfigati celiaci, cosa falsissima!

  6. Sono d’accordo con le critiche, ma per favore prendetevela con il giornalista interessato (Riccardi). Non con tutto il programma e la povera redazione.
    Report è fatto da tanti giornalisti molto diversi tra loro. Alcuni decisamente bravi altri decisamente meno.
    Saluti

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