Scienziati-fino-a-un-certo-punto e Bacone che piange: ma io che cosa ci posso fare?

Disclaimer: Esco da un paio di settimane assai pesanti per via di un’inattesa popolarità conquistata parlando di £%&$**#. Siccome vorrei evitare di trovare altre minacce e insulti nelle mie caselle di posta, e siccome mi potrebbe capitare di accennare di nuovo a £%&$**#, da oggi in poi userò il seguente insieme convenzionale di segni grafici per riferirmi a £%&$**# senza dire £%&$**#: £%&$**#. Chiaro?

Ho notato uno strano fenomeno.
Ci sono scienziati, rigorissimi e molto bravi nel proprio ambito disciplinare, che perdono completamente la Trebisonda quando si tratta di argomenti distanti dai propri. Fino a comportarsi da non-scienziati.
Galileiani di ferro dentro casa, dubitabondi viaggiatori della realtà fuori dal portone.
Io li chiamo Scienziati fino a un certo punto: il loro punto.
Del tipo: esistono fisici che quando hanno il raffreddore si comportano come se Amedeo Avogadro non fosse mai nato. E che quando vanno al supermercato fanno acquisti tra i banchi ortofrutta guidati da principi salutistici mai provati, e mai messi in discussione. Esistono ovviamente anche biologi che leggono l’oroscopo e medici che non sono del tutto convinti che i terremoti non si possano prevedere.
Gli Scienziati fino a un certo punto sono prima di tutto esseri umani e di fronte a certe paure, come in tanti altri casi, non sono affatto diversi dalla signora Marisa del piano di sotto. Loro tendono a pensarla un po’ ignorante, la Marisa del piano di sotto, ma dovrebbero ricordarsi che tutti lo siamo, quando trattiamo cose che non conosciamo. E che tutti, chi più chi meno, abbiamo la tendenza ad affidarci a qualche pensiero magico e consolatorio a cui attribuire i problemi del mondo.

In genere lo schema è questo: c’è un problema.
Un problema che ci tocca di persona o che ci sconvolge particolarmente: bambini che soffrono, catastrofi naturali, malattie ineluttabili.
Non c’è un colpevole e spesso nemmeno la soluzione.
Cerchiamoci un colpevole e/o la soluzione.
Il colpevole: la cosa più facile è inventarcelo lontano e generico: la politica, le multinazionali (in genere del farmaco o dell’energia), la Nasa, il potere…
Attenzione: questo vale anche per cose molto precise, problemi molto circoscritti, e per narrazioni giornalistiche semplicistiche, le più efficaci. E in genere questo passaggio mette d’accordo tutti, Scienziati fino a un certo punto e Marise del piano di sotto.
La soluzione. Qui le cose si fanno più complesse perché potremmo volerci affidare alla giustizia oppure volerci svincolare dalle cose ufficiali (ricordiamo: sinonimo recente di cattivo, in contrapposizione a naturale, sinonimo recente di buono) e fare come quella che al TgR ha spiegato di curarsi con limone e peperoncino. Come ci sono diverse sfumature di colpevolezza, reale o magica, ci sono anche diverse sfumature di soluzioni, dalla più razionale e magari comprensibile a quella completamente fuori di melone. Solo che qui si agisce: si comprano pasticche di zucchero o si va dall’avvocato. A volte si combinano guai. E anche questo vale per la Marisa come per lo Scienziato fino a un certo punto.

L’esperienza degli ultimi giorni mi ha però aperto una prospettiva nuova. Ci sono persone, non poche, magari anche socialmente orientate e per altri versi sensate, che cercano un colpevole anche se il problema non c’è.
Cioè seguono il procedimento inverso: ho un colpevole, mi invento la colpa.
(E intanto Bacone piange).
Per me, che sono una scettica che ormai non crede più a nulla e tra un po’ comincerà a difendere i poteri forti solo perché si è rotta le balle di sentir attribuire loro più colpe di quelle che certe donne danno alla triade (mestruazioni + tempo + finta intolleranza alimentare)*, per me questa è la cosa più difficile da capire. È come voler soffrire a tutti i costi, come inventarsi una malattia che non si ha, come credere che qualcuno mi voglia davvero morta mentre a nessuno interessa un fico di quello che faccio.
Siccome poi questo colpevole può cambiare da una persona all’altra (poniamo che a me stiano antipatici gli americani, a un altro i cinesi), e siccome risalendo dal colpevole a una colpa indefinita si possono aggiungere dettagli per tutti i gusti (dagli alieni agli Ogm, dai terremoti all’energia nucleare), procedendo in questo modo si possono inventare storie per tutti i gusti.
Tipo: i portoghesi tramano per diffondere Ogm capaci di scatenare terremoti proiettando energie cosmiche lungo le coste attraverso il controllo del baccalà… e così via. Inventatevi la vostra storia.
Poi cercate su Google: può darsi che ci sia già chi la propala a mezzo web.

Ora, posto che io di mestiere scrivo per la signora Marisa e per lo Scienziato fino a un certo punto (che, abbiamo detto, dal punto di vista percettivo sono quasi sempre la stessa cosa), ma ahimè anche per quelli che ragionano colpevole -> colpa, come mi devo comportare?
Per di più oggi tu scrivi un articolo e la gente ti manda una mail, personale, per commentare. Oppure ti twitta. E, oh, ti tocca rispondere. Almeno quasi sempre, diciamo una volta su due. È come aprire uno sportello elettronico disagi vari, senza che però nessuno ti dia i 5 cents di Lucy. A quelli che fanno piangere Bacone devo rispondere? Serve? Fa parte del mio lavoro o, almeno, della mia missione su questo pianeta? (Come quale pianeta? Sto parlando di Nibiru, è ovvio).
E allo Scienziato fino a un certo punto che cosa devo dire? Mi ci devo arrabbiare?
Alla fine, mi capirete, la mia preferita è sempre la signora Marisa. Soprattutto perché la signora Marisa non sa come rintracciarmi su Facebook.

(Ah: sono arrivata fin qua senza scrivere £%&$**#. Sono soddisfazioni).

 

* Adesso mi aspetto che qualcuno mi dia della misogina e poi siamo a posto. Lo dico perché, essendo donna anch’io, raccolgo confidenze di altre donne e noto la tendenza di attribuire un sacco di colpe a quella triade là. Ma a volte anch’io lo faccio, eh. Certo. Eh.

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34 pensieri su “Scienziati-fino-a-un-certo-punto e Bacone che piange: ma io che cosa ci posso fare?

  1. Cara Silvia, non vuoi continuare ad essere minacciata se parli di £$%&**.
    Però vedo, da Le Scienze, che sei passata a parlare di Stamina! Allora dillo che cerchi la rissa!! 🙂

  2. Ho provato ad inventare storie. Come nota Silvia, una rapida ricerca su Google mostra invariabilmente che sono arrivato secondo (se va bene).

    Ed inventori di storie non ci si improvvisa, la concorrenza è altissima, chi l’ha fatto prima di voi l’ha fatto molto meglio, con una storia più bella, e soprattutto è pure riuscito a farci su dei soldi.

  3. Ciao Silvia, ho seguito con divertimento prima e con un po’ di preoccupazione dopo il susseguirsi degli articoli e delle reazioni di £%&$*isti “indegni-indegnati”.
    Tu dici “scienziati-fino-a-un-certo-punto”, ma la scienza a mio parere è prima di tutto una scelta di vita. Un medico, un fisico e un professore di matematica non sono per definizione scienziati, ma addestrati a una disciplina scientifica. Esattamente come si può essere pittori senza arte, o preti senza fede, o architetti senza creatività e fare dannatamente bene il proprio dovere. Dobbiamo accettare l’inaccettabile e continuare a evangelizzare chi crede che il percorso della conoscenza passi solo da Wikipedia e da YouTube.

  4. Ecco, fin qui hanno risposto solo uomini. E un po’ mi dispiace, perché allungo la lista di uno. Oh, d’altra parte sei misogena, anche se non è colpa tua. E’ che tutti noi siamo fino-a-un-certo-punto. La cosa fastidiosa degli scienziati non è mica che sono-scienziati-fino-a-un-certo-punto, ma che fanno una fatica incredibile a: a) rendersene conto; b) ammetterlo; c) capire che non è per questo che sono meno scienziati – nel loro campo. Insomma, gli scienziati tendono a essere un pelo meno consapevoli dei propri limiti di quanto non lo sia la signora Marisa. E questo – io, che sono piombinese-ma-fino-a-un-certo-punto, quindi con i miei limiti – c’ho messo parecchio per accettarlo.

    Gli altri, i colpevoli–> colpa, sono ancora piu’ arroccati sulla difensiva. Si fanno un castello intorno, si proteggono in tutti i modi. Le colpe degli altri sono il loro nido. Uscirebbero di casa se accettassero di essere responsabili delle loro scelte. Dato il clima culturale e politico, secondo me, non c’è modo né di schiodarli di lì né che si estinguano entro poco. D’altra parte si vive nell’epoca della magia, per cui dall’effetto si risale alla causa in un colpo di bacchetta.

    Ah, dimenticavo: anche noi tutti, come anche gli scienziati-fino-a-certo-punto, ogni tanto cadiamo nel gruppo dei “colpevoli –> colpa” … essere spietati con se stessi costa fatica ed equilibrio. Anzi, quasi quasi esco a comprare una bacchetta magica 😀

    ciao, stefano

  5. Beh, guarda il lato positivo: io (e credo anche altri) prima che tu parlassi di £%&$**# non sapevo nemmeno chi fossi, ora non perdo neanche un post. 😀

    Quoto Michele Brami e aggiungo che la scienza, in un mondo ideale, dovrebbe essere “a pacchetto”, prendere o lasciare.
    Non credi nei vaccini? Perfetto: niente antibiotici, dentista, viaggi aerei e Internet; qualche anno e ci pensa Darwin, altro che £%&$**#.

    PS. A proposito di post: c’è un motivo per il quale non posso commentare i tuoi post in Facebook?

  6. Gli scienziati fino ad un certo punto: non mi aspetterei altro. Per imparare una forma di pensiero critico l’università arriva troppo tardi; trovo incredibile che non ci sia un’educazione base all’uso del cervello (per come lo conosciamo) *da piccoli*.
    Per un bambino molti bias cognitivi e/o trucchi dialettici (con corrispondenti difese) sarebbero probabilmente più facili e divertenti da imparare rispetto a molte cose tendenzialmente più noiose e difficili che vengono insegnate effettivamente oggi. Eppure nelle scuole dell’obbligo *non esiste* un corso di pensiero critico! (o comunque lo si voglia chiamare: neppure l’*idea* di cosa sia il pensiero critico è sufficientemente diffusa!)
    Storia, grammatica o matematica non si lasciano imparare al piccolo primate basandosi esclusivamente su predisposizione, casi fortunati, interesse personale. Invece per una cosa più basilare, cioè l’imparare ad imparare, filtrare le informazioni, tenere bene o male le redini del proprio pensiero magico, è proprio così: nel 21o secolo ci si affida ancora totalmente al caso.
    Per me lo scienziato boccalone è la punta, l’iceberg è l’*umano* boccalone; intanto perchè mi pare potenzialmente non difficile far sì che il panettiere medio di domani sia meno prono alla superstizione dello scienziato medio di oggi. Ma soprattutto perchè essere prede inconsapevoli di bias cognitivi e sociali non riguarda solo gli scienziati, nè solo la scienzain senso strett; riguarda le scelte personali e interpersonali, la politica, la convivenza in generale.
    Mi chiedo perchè le tante persone e/o associazioni con potere ed interesse adeguati non facciano lobby per introdurre un semplice corso di pensiero critico nelle scuole dell’obbligo. Non l’ho certo inventato io, ho letto qua e là pedagogisti scienziati giornalisti scettici suggerirlo… ma è una cosa assolutamente fondamentale, o sbaglio qualcosa? Dalle energie totali spese sull’argomento, si direbbe di no.
    (A proposito di no, diciamo NO! al baccalà ogm portoghese.)

  7. “esistono fisici che quando hanno il raffreddore si comportano come se Amedeo Avogadro non fosse mai nato.” questa mi ha fatto sbellicare 😀
    Concordo col post e c’è il rovescio della medaglia, cioè la “sindrome di Veronesi”. La sindrome di Veronesi è quella malattia che attanaglia da anni la popolazione italiana (ancora non so se si sia diffusa o fosse già presente all’estero) per cui uno scienziato famoso è uno scienziato del tutto. Veronesi viene sempre chiamato a dire la sua, che si debba far partire un reattore nucleare o che si debba fecondare un coniglio, il prof. Veronesi deve essere consultato. Questa sindrome spesso arriva perfino all’interno dei nuclei famigliari. Quando studiavo, ma anche adesso, temevo la domanda che iniziava con “tu che sei un chimico…” e finiva nei modi più disparati, dal funzionamento dell’acchiappacolore alla diagnosi della malattia delle zucchine.
    A me piacerebbe che non solo noi, che ne abbiamo un disperato bisogno, capissimo di non essere tuttologi, ma che anche fuori si capisse che forse Veronesi non sa come si misurano le emissioni dell’ILVA e che forse io non so perché le zucchine di mio padre hanno la peste (che poi, si dice zucchine o zucchini?). Insomma già sappiamo poco del nostro e niente del resto, in più se ci mettete la strizza che invece dovremmo saperlo perché ecchecavolo-che-t’ho-mandato-a-studiare-a-fare poi facciamo gli strafalcioni che più strafalcioni non si può.
    Io penso, per provare a rispondere alle tue domande, che il tuo lavoro sia quello di far capire le cose a quelli un po’ ignoranti ma curiosi. Per gli altri, quelli che questa curiosità non ce l’hanno e anzi si cercano il nemico a tutti i costi (che siano i rettiliani o gli alieni) temo ci sia un altro professionista, più adatto di te, si chiama psicoterapeuta.

      1. Scusami Marzia, ma lo “scienziato” che ha scritto questo articolo, dovrebbe quanto meno imparare prima un po’ di grammatica, non ti pare? 🙂

        “L’evidente inconsistenza di una pratica del genere è talmente palese che anche gli stessi fautori di questa cosiddetta “medicina alternativa” ammettono tranquillamente che in effetti, nelle famigerate boccettine omeopatiche, di molecole di principio attivo non c’è n’è traccia.” (tratto da: http://www.darsch.it/?pg=sphere&postid=896)

        una sola domanda: perché in Italia, l’omeopatia può essere praticata solo dai medici, se è roba da stupidottipoveriignorantiecreduloni?

      2. Perché l’omeopatia può essere praticata solo da medici?
        – Perché è un atto medico. Non puoi curare con NESSUN metodo, reale o fantasioso, se non sei medico.
        – Perché così si limita il danno. Si spera che un medico sappia quando NON usare l’omeopatia (quando la malattia non guarisce da sé comunque).
        – Perché i politici sono cittadini come gli altri, e se gli elettori vogliono l’omeopatia e ci sono medici che la praticano concediamoglielo.

        @Giulio: Cosa c’entra Avogadro? Ha le risposto a domande tipo: quante molecole di stricnina ci stanno in una boccetta di tintura madre di Nux Vomica? Quante diluizioni successive devo fare perché nella boccetta ce ne arrivi una sola? Se diluisco quest’ultima in 1 milione di boccette, quante molecole finiranno tipicamente in ciascuna di esse?

      3. No, mi scusi, non funziona così in ambito scientifico, che dovrebbe avere anche una propria deontologia! E’ l’Ordine che dovrebbe stabilire i termini tra ciò che è deontologicamente coerente con il Pensiero scientifico e ciò che non lo è.
        Che vuol dire “Perché i politici sono cittadini come gli altri, e se gli elettori vogliono l’omeopatia e ci sono medici che la praticano concediamoglielo”. Condiamoglielo a chi? ai medici! mica ai cittadini. Guardi che i cittadini non hanno avuto nessuna concessione particolare, sono i medici italiani che sono stati accontentati nell’avere il monopolio. Prima dell’attuale normativa, l’omeopatia non era fuorilegge, ma semplicemente la praticavano e la consigliavano tutti coloro che la conoscevano e ci credevano.
        Nei Paesi Nordeuropei, coerentemente con la loro convinzione in merito all’omeopatia e a tutte le cosiddette pratiche “alternative”, l’omeopatia viene praticata da chiunque, anche da chi non è medico.
        Coerentemente!
        Non crede che sia un paradosso o quantomeno, non crede che si dovrebbe chiarire una volta per tutte, da parte dell’Ordine, questa confusione in merito alle pratiche “magiche” che dovrebbero, COERENTEMENTE al pensiero scientifico, essere bandite, e cacciare altrettanto celermente i professionisti che le utilizzano? è come se si scoprisse che un medico toglie il malocchio, non credo proprio che l’Ordine se ne starebbe lì tranquillo a guardare e a soffrirne!
        infine, in Italia, fino a poco meno degli anni Novanta, i rimedi omeopatici potevano essere venduti in erboristeria, come pure in farmacia, dopo non più. Solo ed esclusivamente in farmacia. Come mai? cosa c’entra la Chimica con le “pallinedizuccheromangiasoldi”?

      4. Chiedo scusa per la forma sgraziata e piena di errori. Non me ne vogliano gli accademici della Crusca! 🙂

  8. In effetti è vero che non si insegna a valutare le informazioni. E neanche a cercare le informazioni che servono avendo a disposizione uno dei migliori strumenti per la ricerca di informazioni, a saperlo usare.
    C’è un sacco di gente che perde tempo appresso a stupidaggini come £%&$**# ma nessuno che fa una indagine seria. Ad esempio, si parla di scatolette di tonno radioattive perché il tonno è stato pescato vicino al Giappone ma nessuno si prende la briga di fare una misurazione di questa radiazione, visto che la strumentazione ormai costa qualche centinaio di euro.

    @giulio,
    penso sia un chiaro riferimento alla omeopatia e le diluizioni dei suoi preparati.

    @Michele Brami,
    ho colleghi Scienziati-fino-a-un-certo-punto che sono ricercatori con tanto di pubblicazioni. Non riesco a capacitarmene.

  9. Complimenti Silvia!
    sia per quello che scrivi, ma soprattutto per come scrivi.
    Dopo i complimenti, dovuti e sentiti, passo alla “sostanza”.
    Per una giornalista che si occupa di Scienza è quanto meno doveroso puntualizzare e sconfessare le credenze inutili e nefaste, che ammorbano il mondo dei cosiddetti senzienti.
    Ritengo però altrettanto prezioso il contributo del giornalista scientifico, se sconfessasse le ottusità di chi non vuol vedere (in buona fede, per puro atteggiamento fideistico nei confronti del proprio credo-pseudoscientifico o, peggio ancora, in cattiva, cattivissima fede per lealtà nei confronti della gente che conta: per me è “mafia” anche la logica delle corporazioni).
    Sarebbe prezioso che voi giornalisti (bravi professionisti del settore), con il potere enorme dell’informazione, trattaste nello stesso modo, chiaro e puntuale, anche ad esempio, su quel che i ricercatori dicono circa l’uso dei vaccini collegato ai disturbi dello spettro autistico, ad esempio, (mai che si diffonda, è solo appena appena accennato sui testi universitari), oppure quanto c’entri il tasso della mortalità per cancro (1 abitante su 18, ai Tamburi) e l’inquinamento prodotto dall’Ilva, a Taranto, che sicuramente scoraggerebbe un qualsiasi Bondi nell’affermare le sue idiozie (“non è l’inquinamento che determina i tumori, ma il fumo della sigaretta e l’alcool”) anche davanti alla triste realtà di tumori alla prostrata ai neonati.
    Lo so che non si può dire tutto in un articolo, ma una botta al cerchio e una alla botte, mi sembra più adeguato, giusto per non incorrere in “scientismi” altrettanto pericolosi quanto gli £%&$**#smi, altrimenti, i talenti di voi giornalisti, sarebbero talenti sprecati.
    Comunque, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di leggere qualcosa di sensato, in questo mondo di follia (a volte, raccontata pure male).

  10. Cara Silvia,
    anche gli scienziati piu’ quotati, intelligenti, dotati, scafati etc etc sono esseri umani.
    Ricordo ancora il buon vecchio Michio Kaku spiegare un gorgo in una baia (mi pare fosse giapponese) con un misterioso “buco” sul fondo della stessa che portava a mnisteriose cavita’ sotterranee… 😀

  11. Silvia,
    complimenti per il post, chiarissimo e strepitoso come sempre.
    Io credo che tu stia già portando avanti la tua mission in modo esemplare.

    Per i colpevole->colpa come i £%&$**#i credo non ci sia nulla da fare, mi dispiace che ti possano raggiungere con i loro insulti.

    Forse il target giusto sono gli altri due, signora Marisa certo, ma anche suo marito, il signor Carlo, che secondo me è ancora più difficile da convincere.

    E lo scienziato FAUCP?
    Personalmente mi fanno prudere le mani. Se sei uno scienziato dovresti avere una certa forma mentis e un pensiero critico (come molti hanno precisato qui sopra),
    Un vero ingegnere (che è un oompa-loompa della scienza) lo è anche quando cucina la frittata o si fa la barba (lo so perchè ne ho sposato uno).

    Quindi non sono veri scienziati, sono persone competenti, che hanno studiato e probabilmente fanno benissimo il loro lavoro, ma poi spengono l’emisfero destro quando guardano la televisione o discutono con il signor Carlo.

    La mia prima in classifica è una ex genetista che adesso fa la consulente feng-shui. Vi sfido a battermi.

    Personalmente, soprattutto se ho la sindrome premestruale e piove :), ci discuto anche volentieri, ma non credo che serva a molto.

    Io credo che ogni singolo articolo serio, rispettoso, ben calibrato, ben documentato, contribuisce alla mission.

    Ho un’amica infermiera che si cura con l’omeopatia (si può considerare una infermiera FAUCP) e pubblicava post pro-vannoni su fb.
    Almeno su quest’ultima questione sono riuscita a farle vedere la realtà delle cose grazie a un paio di articoli divulgatii scritti bene (da amici miei on line) e mi ha risposto “grazie, mi hai aperto gli occhi”.
    Ecco LEI, che è il tipo che parlotta con le colleghe di omeopatia, programmi tv e figli, potrebbe essere una influencer verso quelle persone prive di spirito critico, che magari se-lo-dice-lei-che-è-una-di-noi un dubbio se lo fanno venire.

    Io almeno ci spero, prima di pensare di trasferirmi in Belgio 🙂

  12. Cara Silvia, da scienziato e, con un certo orgoglio, da Pisano in esilio, un grazie di esistere. Ci vorrebbero delle oasi protette per giornalisti come te. Mi auguro che non ti passi la voglia, perché ogni tanto piglia male! Continua così, consapevole che comunque i contraccettivi continueranno a non funzionare con la mamma dei fessi. Forse dovrebbe smettere di usare quelli omeopatici. 🙂

  13. ammappa li complimenti, ma allora ci provo pure io a scrivere di £%&$**#.
    Scherzo, allora i soliti complimenti per la qualità della tua scrittura, cosa che forse gli scienziati farebbero bene a considerare se non vogliono ammucchiare tutti come loro nemici solo per il fatto che gli altri (gli anti qualcosa) sanno come muovere i tasti e comporre slogan, popolarità, tendenze, slogan, brand ecc. ecc.
    Ad esempio mi ha colpito una scoperta fatta per caso, vedendo una trasmissione di E. Camurri dove si parlava di plastica e grafene. In pratica nel 1957 (molto prima degli “indiani cicorioni”) Raymond Queneau scrive un’ode alla plastica. Alain Resnais ne fa un cortometraggio, Italo Calvino la traduce in italiano e Primo Levi contribuisce per l’aspetto legato alla chimica. Il documentario è Le chant du styrène (Il canto del polistirene), straordinario corto industriale del 1957, ritrovato nel fondo cinematografico della Edison. Quindi che succedeva durante il boom e gli anni dello sviluppo? Che la cultura era affascinata dalla scienza e gli scienziati dialogavano con gli “intellettuali” (definizione quanto mai vaga, ma tanto per capirci). Ecco. Credo che oggi molti scienziati hanno il difetto di sentirsi attaccati da tanta ignoranza senza cercar “alleati culturali” (tipo Pascale o un Mc Ewan italiano). Mi fermo qui sperando di essermi fatto capire…

  14. I portoghesi nel senso gli abitanti del Portogallo ? oppure i portoghesi intesi come quelli che salgono sui mezzi pubblici od ai matrimoni, a scrocco ? in questo secondo caso ha molto più senso, è plausibile, … forse solo i portoghesi che si comportano da portoghesi, ma dentro o fuori dal Portogallo ?

  15. D’altro canto, come puoi pretendere che il processo colpevole –> colpa venga meno quando parliamo di cose scientifiche quando siamo sommersi da una comunicazione politica che fa di questo percorso mentale il suo fulcro?

    Quante colpe (reali o immaginarie) vedi attribuire ogni giorno a [Berlusconi/la sinistra/gli immigrati/la ka$ta] giusto per citari i maggiori gruppi?

  16. La storia dello “scienziato fino ad un certo punto” sembrerebbe essere un bias cognitivo. Ne ho letto nel libro di Daniel Kahneman “Thinking fast and slow” dove si parlava di uno studio in cui eminenti esperti, messi di fronte a problemi “trappola” al di fuori del loro ambiente di lavoro si comportavano esattamente come la signora Marisa malgrado avessero tutti gli strumenti per comprendere dove fosse l’inghippo.

    Lo studio, probabilmente, fu fatto proprio da Daniel Kahneman – anche se non ne sono sicuro. Bisogna che rilegga il capitolo.

    Cmq il libro suddetto e` spettacolare.

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