La sinistra è diventata di destra: scienza, politica e bandiere

Non so bene che cosa significhi essere di sinistra. Ho qualche idea sempre meno solida col passare degli anni, e dei giorni. Ma credo di essermi sempre sentita abbastanza di sinistra anch’io. Intendo: sono cresciuta in un mondo in cui di sinistra significava onesto, critico nei confronti dello status quo, attento ai più deboli, impegnato, aperto alle novità e disposto al cambiamento. Come facevo a non esserlo?
Però oggi vedo gente orgogliosamente di sinistra adottare comportamenti irrazionali e portarseli addosso come una bandiera. E vado in crisi. Per la sinistra e per la bandiera.
Perché per me l’irrazionalità è di destra: è l’affidarsi a qualcuno che ti dice che cosa pensare, è seguire le mode, è fare di tutta l’erba un fascio. E le bandiere sono di destra.
La scienza, invece, mi è sempre parsa costitutivamente di sinistra, perché fondata sul dubbio, sulla logica ma anche sulla condivisione e sulla partecipazione. Ma i suoi risultati no: i suoi risultati sono scienza e basta. Il protone, il mitocondrio, la cometa: non sono né di destra né di sinistra. L’atomo, la parete batterica, il Watt nemmeno. Eppure…

È di sinistra spendere un sacco di soldi per non-medicine che curano non-malattie e poi magari usare parole beffarde e ingrate per gli antibiotici? È di sinistra usare la parola chimica come peggiorativo? E naturale come aggettivo dall’incontrovertibile valore positivo? Tipo: qui dentro non ci sono sostanze chimiche, è tutto naturale! Come fa a essere una frase di sinistra, questa? Questa me la aspetto da uno che vuole turlupinarmi e tenermi nella mia ignoranza, come se non fosse tutto chimica. E come se le cose naturali non potessero essere cattivissime per noi: l’amanita falloide, la tossina tetanica, la zanzara tigre, il virus dell’epatite, l’aflatossina…
Cioè: la zanzara tigre è più naturale dello spray antizanzara, anche se sulla confezione dello spray c’è scritto naturale mentre sulla zanzara non c’è scritto niente.
Ed è di sinistra andare sempre alla ricerca di un cattivo da rappresentare con quelle solite tre o quattro categorie che, passati i diciotto anni, mi sarebbero anche venute a noia? Le multinazionali, il potere, la politica… Con tutte le varianti rappresentate dalle frasi che cominciano con servi di o schiavi di (non ho mai capito quale delle due versioni sia la peggiore). È di sinistra pensare tutto come in un western con indiani e cowboy? Scienziati indipendenti verso scienziati ufficiali.
E poi c’è la questione ambientale. È di sinistra l’ambientalismo? Sempre? E che cosa è diventato l’ambientalismo? L’orto del nonno era di sinistra? E adesso che cos’è?
Perché il nucleare è di destra? Perché le rinnovabili sono di sinistra?
Perché l’unica cosa che riesce a essere bipartisan in questo paese è il no alla ricerca sugli Ogm in campo agroalimentare che, nonostante ordinanze europee e appelli di scienziati e giornalisti scientifici, riesce ad avere l’unanimità alla Camera?
Ma soprattutto: perché la complessità non è più di sinistra?

Guardate questo articolo: pubblicato da un giornale di sinistra (della sinistra di Veronesi e Petrini), dice che negli ultimi dieci anni non si è osservato il riscaldamento del pianeta in barba a tutti i modelli climatici ma che il problema ambientale esiste e la catastrofe è vicina (tema ambientalista e quindi di sinistra).
Ora, i modelli climatici non dicono proprio questo. E la ricerca citata nel pezzo nemmeno.
La cosa istruttiva è che, a seguire, Libero (giornale di destra) abbia ripreso la notizia e ne abbia dato una lettura di destra mettendole un titolo apodittico e scorretto (Il riscaldamento globale non c’è) e aggiungendo l’occhiello malizioso Ambientalisti smarriti.
E poi non poteva mancare il Foglio di Giuliano Ferrara, con un catenaccio da novanta: Dopo anni passati a spiegarci che il clima cambia e la temperatura aumenta per colpa nostra, ora gli allarmisti cambiano idea. Il bello è che nessuno ha cambiato idea (mentre gli ambientalisti qui sono diventati allarmisti): questa è una risposta politica di un giornale di destra a un’affermazione confusa e imprecisa fatta da un giornale di sinistra. La scienza non c’entra più**.

A me successe una cosa del genere tanti anni fa (il 13 dicembre 2006, per la precisione).
Ero a Radio3 scienza e il giorno dopo Franco Carlini al microfono avrebbe parlato di una buffa tesi riportata da un giornale americano, opinabile e comunque sessista, di quelle che noi del giro chiamiamo Pop-Ep, cioè evoluzionismo per tutti, evolutionary psychology in salsa Pop.
Così scrissi il seguente comunicato stampa, chiaramente (credevo) ironico, a uso dei tamburini dei giornali: Titolo Wilma, la clava!
Testo: Il segreto del nostro successo? La casalinga. Secondo due antropologi americani, sarebbe stata la divisione dei compiti tra maschi e femmine a permettere all’Homo sapiens di conquistare il mondo. Mentre il tradizionalista Neandertal si estingueva per non aver saputo riconoscere che l’uomo è cacciatore e la donna si deve occupare della casa e dei figli**.
Il giorno dopo, ecco Il giornale (di destra):

Leggete la didascalia (se cliccate sull’immagine si ingradisce): vi ricorda qualcosa? Sì, è il mio comunicato stampa. Per la prima volta (e non mi è successo poi tante altre da allora, anzi) un mio pezzo finiva in prima pagina, solo un po’ aggiustato. Mi hanno preso sul serio.
Il giorno ancora dopo il Giornale (di destra) ribadisce. Guardate il titolo, orgogliosamente di destra.

E poteva mancare la risposta del giornale di sinistra?
Eccola qua: femminista quindi di sinistra.

E tutto questo su un’ipotesi di due antropologi americani, non verificabile e solo speculativa.

Vabbè, e chiudo. È anche per questo che mi mettono in crisi le cose di sinistra, ultimamente. Perché mi sembrano altrettanto cretine di quelle di destra, a volte persino di più. Perché mi sento tradita da una parte politica che (al di là delle questioni di politica interna ed economica…) vota per la sperimentazione di Stamina e a seguire contro la ricerca sugli Ogm. Perché sta seguendo gli stereotipi invece della razionalità e della complessità del pensiero che a me avevano sempre detto essere propria della sinistra. Perché si è dotata di bandiere che vanno dalle carote biologiche al fotovoltaico sul tetto delle case di Bolzano, e mi fa credere che basti così.

 

* una bella analisi scientifica della storia la trovate su Climalteranti

** ero giovane ed entusiasta e scrivevo sempre così, sì.

 

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31 pensieri su “La sinistra è diventata di destra: scienza, politica e bandiere

  1. Tutti noi ce la prendiamo con la scienza
    ma io dico che la colpa è nostra
    è evidente che la gente è poco seria
    quando parla di sinistra o destra.

    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

    Negare il riscaldamento globale è di destra
    Boicottare il termovalorizzatore  invece è di sinistra
    l’elettricità da nucleare è di destra
    con il fotovoltaico invece è di sinistra.
    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
    Una minestrina OGM è di destra
    il minestrone biodinamico è sempre di sinistra
    tutta la scienza ufficiale che fanno oggi è di destra
    quella indipendente fuori dal coro è di sinistra.
    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

  2. Il tuo problema è il mio. Suggerisco due spiegazioni:
    1. in Italia la cultura scientifica è vergognosamente scarsa e quindi “abbocchiamo” al primo ciarlatano
    2. c’è il rifiuto e sfiducia dell'”autorità” e quindi “abbocchiamo” alle grida del primo “capopolo”

  3. Bellissimo articolo! Ho trovato il link nel “blog” di Marco Cagnotti. Posso azzardare una mia “spiegazione”? L’irrazionale (religione in primis ma anche una certa politica e filosofia) hanno una loro obiettiva forza (il genere umano è fatto così) e in tempi “di crisi” risollevano la testa. In realtà non l’avevano mai abbassata….. Nel mio ambiente (tecnologie applicate) tanti laureati in branche “superscientifiche” (ingegneria, fisica, agraria) sono nei fatti mooooolto critici nei confronti della scienza quindi…. figuriamoci gli altri.

  4. Be’, Silvia, stai mettendo molta carne al fuoco!
    Adesso non ho tempo, ma tutti i temi a cui accenni mi stanno molto a cuore.
    Vorrei solo dire che si può iniziare a sciogliere meglio i nodi se si comincia dall’individuare i “falsi amici”.
    Ad esempio, “Sinistra” e “Progressismo” non sono semanticamente sovrapponibili.
    Così come lo stralcio “razionalità e della complessità del pensiero”… chi l’ha detto che è “propria della sinistra”? Sicuramente la cosa ha senso per come la intendi tu, ma la frase va contestualizzata meglio, perché detta così suona proprio male 😉
    Ciao!

    1. nelal mia visione ingenua del mondo era così. ma forse sono io che sbaglio a sentirmi di sinistra, allora.
      qui non faccio una disamina da scienziata politica (non lo sono!). voglio raccontarvi la mia delusione, profonda, nel vedere la sinistra di lotta e di governo adottare slogan facili e bandiere irrazionali.
      sono una scienziata, santo cielo: certe cose mi fanno male!

  5. Silvia, secondo me tutto sta in una caratteristica della sinistra che tu indichi nelle prime righe: “critico nei confronti dello status quo”.
    Il fatto è che molta parte della sinistra non è cosciente del fatto che, sempre dalle tue parole, “i suoi risultati no: i suoi risultati sono scienza e basta”.
    E invece a me pare che a sinistra si prenda la scienza come un potere forte da erigere a bersaglio, per cui la difesa dell’emarginato, della minoranza debole, si trasforma nella difesa del “ricercatore indipendente” e così Santoro invita Giuliani come ospite speciale che dice sui terremoti quello che gli altri non dicono, e Report fa dei servizi di approfondimento che di scienza non hanno nulla.
    Si ignora (o si preferisce ignorare) quel metodo scientifico che dovrebbe permettere alla scienza ed ai suoi risultati di essere obiettivi e non ideologici, supportati dai fatti e dalle evidenze scientifiche e che ha permesso alla scienza di progredire e di tornare sui suoi passi quando necessario.
    La sinistra dimentica che, a differenza di altri ambiti, quando parliamo di scienza non tutte le opinioni possono avere la stessa dignità, o meglio, alcune sono opinioni, alcuni sono invece sono fatti accertati, con evidenze ben documentate.

  6. Silvia, io ho la verità in tasca. Davvero. Giuro. Ovviamente scherzo e provo a spiegarlo:
    mi ritrovo con le cose che scrivi. Aggiungo solo che io vengo da quella sinistra lì. Ho più che bazzicato per anni i Verdi (aaarrggghhh!!! ma è meglio essere sinceri, no?), me ne andavo a fare i campi di lavoro per Mani Tese, le Marce della Pace poi mi sono avvicinato alla sinistra “classica” per cui se c’era da menar le mani per uno sgombero di un cantro sociale, stavo pure lì, e ammetto che l’adrenalina che scorreva forte mi divertiva (arrgh! per la seconda volta, ma per laseconda volta meglio esser sinceri). Poi però nel frattempo finivo i miei studi di Ingegneria, avevo provato ribrezzo -dopo avervi partecipato all’inizio- ai vari Tecce Boia! che 4 sfaccendati gridavano sulla scalinata de La Sapienza ai tempi della Pantera (erano ormai dei residui, dopo aver piegato, comandato e allontantato tutti i curiosi e i volenterosi che all’inizio parteciparono e infine quindi omologato quell’esperienza). Non la faccio lunga, ma insomma sono stato di sinistra perché giovane, incline alla ribellione, insofferente verso le istituzioni, le autorità…insomma niente di nuovo.
    Ma, dicevo, finivo gli studi di Ingegneria se pur “ambientale” non potevo continuare a prendermi in giro. Quali erano i modelli che applicavo per lo studio della diffusione degli inquinanti? I rifiuti zero oppure soluzioni tecniche e complesse equazioni? Quindi alla fine ha prevalso la parte solida che è l’educazione e la formazione.
    E di che cosa è preda la “sinistra” per essere così di destra? Ecco la verità in tasca: la sinistra è prigioniera del mito di Pasolini e di tutti quelli che gli somigliano: Arundhati Roy, Latouche, Grillo, Pallante. Insomma di filosofi e umanisti (altro tema è la separazione tra umanesimo e scienza: non abbiamo un Mc Ewan dalle nostre parti).
    Insomma tutti epigoni di PPP e della sua visione irrazionale e ideale di un mondo rurale. Io, credo come te e altri, l’ho letto a lungo e mi ci sono riempito la bocca. Oggi me ne vergogno, ma non serve molto piuttosto serve ragionare: PPP amava le sofferenze perché in quel mondo secondo lui si stava meglio, i rapporti (secondo lui) erano autentici e più giusti, mentre l’industrialismo, il progresso o sviluppo (che non mi ricordo mai con quale se la prendeva). Insomma scommetto che conosci meglio di me la questione: la fascinazione per l’ignoranza da parte di PPP e la fascianzione per gli intellettuali di sinistra per PPP.
    Ecco perché oggi la sinistra assomiglia alla destra: perché PPP era di destra (come mi disse una volta il caro Jervis, tagliando il discorso in maniera netta e infastidita).
    Siamo ancora da quelle parti: PPP!!! E bisogna perderlo.
    Comunque una riflessione interessante l’ho letta anche qui: http://www.ilpost.it/antoniopascale/2013/07/09/fatti-e-spazzacamini/
    PS per Giuseppe: sono religioso, cattolico per la precisione e non ho mai pensato, nè vissuto la religione come un fatto irrazionale, per la verità neanche in modo razionale. Se preferisci, per molti credenti (ok, non saranno tutti, ma tanto l’omogeneità non esiste e il comunismo ci provò con risultati tragici) la questione appartiene alle emozioni inconsce. Ad esempio in Occidente che perr fortuna ha goduto per tanti secoli -nonostante passi falsi e tragici- di un notevole progresso delle idee siamo arrivati ad una religiosità adulta e matura. Se parlo di Spirito Santo (sì posso chiamarlo così ed essere pro-ogm tanto per capirci) lo declino come inconscio o giù di lì. Nel tempo le espressioni si definiscono in base al tempo che si vive. Poi che dirti? E’ pieno di gente credulona, autoritaria, irrazionale? Bé sta all’intelligenza del credente a chi prestare voce. Se uno arrogandosi una lettura della Bibbia in modo anacronistico vuole negare l’evoluzionismo non lo attribuisco certo al mio sentimento religioso e anzi mi prodigo per lavorare in senso contrario (e in parrocchia e con i ragazzi che cerco di educare così faccio). Insomma se la filosofia non è tutta Nietzsche anche il cattolicesimo non è tutto come Bonifacio VIII.
    Ok credo di essere stato troppo lungo, spero solo di essermi fatto capire.

    1. Da scienziato peró non me la sento di derubricare cosí l’umanesimo come qualcosa di sbagliato e fuorviante in quanto tale. Io credo che esigenze come quelle espresse da Latouche, André Gorz, e altri sostenitori di teorie della “decrescita” siano reali e concrete; semmai la differenza tra scienza e umanesimo sta nel fatto che mentre il secondo si occupa (in modo qualitativo e dunque non rigoroso) dei sentimenti e delle pulsioni umane, la seconda ha bisogno di costruire dal basso verso l’alto, dal piccolo verso il grande, per descrivere con sicurezza un sistema, e solo ora comincia a toccare con relativo rigore argomenti come la psicologia delle masse e il comportamento umano. In altre parole, non esiste una “scienza dell’etica”, perché la nostra comprensione dei meccanismi che regolano il cervello umano o i sistemi complessi come la societá non é ancora abbastanza profonda. Tuttavia, questo non significa che le pulsioni e i sentimenti – intuiti, non misurati – che gli umanisti, scrittori, filosofi, mistici e poeti analizzano nei loro lavori siano opera di fantasia. Vi sono cause di fondamentale insoddisfazione nell’ordine sociale attuale; e se certo non era bello morire di vaiolo o morbillo due secoli fa, e non ci vorrei tornare, forse non lo é molto nemmeno la demolizione del senso di vita comunitaria che la societá moderna cosí com’e’ costituita ora sta causando (il che potrebbe essere giustificato scientificamente se, ad esempio, si dimostrasse che l’uomo é geneticamente programmato come animale ‘da branco’, che ha bisogno di un certo livello minimo di interazione e collaborazione sociale per funzionare in modo ottimale). Il punto é che semplicemente non bisogna mettere in scena una battaglia tra i due punti di vista: la scienza che denuncia gli umanisti come emotivi irrazionali, e l’umanesimo che vede gli scienziati come freddi calcolatori di efficienza economica e produttiva. Bisogna armonizzare; lavorare in parallelo con filosofi e psicologi ad esempio per costruire modelli di rapporti socioeconomici ottimali per il benessere del singolo, promuovendo magari anche esperimenti sociali in piccola scala. L’intuizione umana da sola non puó bastare, perché puó essere soggetta a molteplici bias cognitivi (e questo é il problema degli umanisti); ma é ipocrita negare che l’intuizione spesso serva a scremare poche possibilitá fattibili in una marea letteralmente infinita di opzioni (e questo é un fatto che gli scienziati, pur di fatto servendosene essi stessi, a volte sottovalutano un po’).

  7. Tanto per farmi capire, il meglio di Pasolini è questo e la dice tutta sulla fascinazione della sinistra per quello che non è scienza:
    “Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l’ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po’ naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica italiana. Coi napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l’hanno con me. (
    Da Gennariello, in Lettere luterane, in Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani Mondadori, da Wiki of course)

  8. La scienza non è di sinistra, è mancina.
    Comunque, vista la felice avventura di Wilma si potrebbe istituire un Osservatorio della Bufala Scientifica (OsDeBuSci) che diffonda esche del genere con il solo scopo di monitorare quali media abboccano. Magari ricorrendo a una versione italianizzata del mitico Churnalism (http://churnalism.com/). I risultati andrebbero diffusi in forma cifrata, come i sondaggi elettorali cammuffati da corse dei cavalli…

  9. Un articolo che rappresenta un’ottima riflessione.
    Dal mio punto di vista dire “io sono di sinistra” o “io sono di destra” fa sempre riferimento a un’ideologia che è una facile scorciatoia per evitare di pensare troppo.
    Ben venga il tempo in cui invece di dire “io sono di…” si inizierà a dire “questa idea è da me”, sintomo della nascita di una vera coscienza personale e critica.

  10. Articolo bellissimo anche se rovinato da un tono malinconico di fondo. Credo che occorra riportare le parole al loro legittimo significato. Il concetto di sinistra nasce come idea di progresso antitradizionalista da realizzarsi attraverso la partecipazione popolare alla cosa pubblica. In origine il concetto è semplice, oggi vari altri significati si sommano ai precedenti creando un quadro più complesso. Volendo limitarci ad una definizione condivisa potremmo dire che la sinistra è oggi la visione di un mondo fondato sulla giustizia sociale capace di non escludere le fasce deboli dalla gestione politica, mentre la destra dovrebbe essere la conservazione di certi valori consolidati per evitare conflitti sociali eccessivi. Io li chiamo il freno e l’acceleratore di una civiltà, ognuno li veda come vuole. Se poi un numero imprecisato di personaggi sedicenti di sinistra abbia agito al di là di questi valori il problema non riguarda la fede politica, ma l’uso improprio che certi soggetti hanno fatto dell’idea. Ho fatto politica in tutte le sue forme e proseguirò fino alla morte a prescindere dall’onestà di chi mi circonda. L’ipocrisia altrui non deve mai essere motivo di scoraggiamento. Anzi, paradossalmente dovrebbe essere un incentivo a continuare. Il giorno che tutto il mondo parteciperà alla costruzione di una civiltà + giusta potremo anche ritirarci dalla politica attiva. La nostra azione sarà ormai inutile, finalmente!

  11. Sulla differenza tra sx e destra a me sembra molto interessante il contributo di ubik (che a sua volta riprende alcune cose che avevo scritto io e che, tra parentesi, è proprio l’esempio del “tecnico” che avevo fatto) che mi permetto di riprendere.

    > sono religioso, cattolico per la precisione
    > e non ho mai pensato, nè vissuto la religione
    > come un fatto irrazionale, per la verità
    > neanche in modo razionale.
    Appunto: una cosa o è razionale oppure non lo è. Non ci sono vie di mezzo. Niente di male, anch’io sono convinto che gli esseri umani sono fatti così e non siamo in grado di essere SOLO razionali.

    > in Occidente che perr fortuna ha goduto per
    > tanti secoli -nonostante passi falsi e tragici-
    > di un notevole progresso delle idee
    Questo è successo principalmente perché in Occidente (“contro” e “in opposizione”) ci si è affrancati sempre più dalla religione……

    > Bé sta all’intelligenza del credente a chi prestare voce.
    Il credente (ad esempio Cattolico o Protestante o Mussulmano) NON può decidere lui a chi prestare voce se non chiamandosi fuori da QUELLA religione e “creandone” una “sua”. A me sembra di tutta evidenza.

    > Se uno arrogandosi una lettura della Bibbia
    > in modo anacronistico vuole negare l’evoluzionismo
    > non lo attribuisco certo al mio sentimento religioso
    > e anzi mi prodigo per lavorare in senso contrario
    Anacronistico? Se sei tu che decidi quello che è “anacronistico” sei già fuori dalle religioni “tradizionali” che partono da alcuni dogmi imprescindibili e uno di questi (ad esempio) per il Cattolicesimo è il primato della Chiesa e del Papa. Punto. Solo dopo l’ultimo Concilio si è affermato (da alcuni) il primato della coscienza personale e questo, guarda caso, è ancora uno dei punti su cui si sono aperte nel Cattolicesimo ferite profondissime….

    La sinistra, per come la vedo io, tende ad essere “antitradizionale” nel senso che NON accetta supinamente quanto ci viene tramandato dalla storia passata o da “altri” venuti prima se non quando queste cose vengono “illuminate” dalla scienza. La destra (secondo me) è abbastanza spianata sulla “tradizione” cioè sullo “status quo”, su quanto ci viene proposto dalle “autorità”, sull’inconscio, ecc.
    Grazie.

  12. Ciao Giuseppe.
    Per non far torto alla tua intelligenza t’invito ad approfondire il contributo che a volte (più di quanto si creda) hanno dato alla secolarizzazione alla modernità e anche alla laicità. Lo so che sembra e suona strano. Ma l’ebraismo e il cristianesimo hanno dentro questi anticorpi. Non so spiegarlo meglio e la cosa merita un approfondimento ma non voglio certo sviare dal tema del post. Non sarebbe carino. Al limite troviamo un altro contesto. Io ci tenevo a difendere la mia qualità di credente. Quando mi riferivo a chi prestare attenzione volevo dire con semplicità che come cattolico posso dare retta a mons. Ravasi oppure ai Mortimer di turno così come a sinistra si poteva dar retta a Sartre o a Camus oppure a Togliatti oppure a Silone, al Partito stalinista oppure a Orwell. Funza così per tutto. Basta riconoscere il meglio e confrontarsi con quello.
    Riguardo la tradizione, non butterei a mare tutto. In fondo siamo anche animali abitudinari e il bagaglio che ci portiamo dietro fanno quello che siamo oggi. Uffi che fatica scrivere con lo smartphone.
    Buona giornata.

  13. Che le ipotesi scientifiche vengano strumentalizzate, deformate e vomitate dalla propaganda politica non è una novità – fa parte del gioco. Sia perché senza sensazionalismi i giornali non vendono, sia perché la lotta per il potere è sempre stata e sempre sarà ipocrita e sporca.

    Quel che non capisco è attribuire alla sinistra, nel pieno della sempreverde tradizione conformista del benpensante, aspettative di progresso e pensiero razionale quando si tratta, evidentemente, solo di una prescrizione emotiva e narcisistica di chi ha scelto di militarvi, spesso perché convinto proprio dalla suddetta propaganda che per essere civili non si può che essere di sinistra. Da qui la delusione quando ci si accorge che non di rado la sinistra stessa si riempie la bocca di cose che non conosce, a patto che sembrino buone, giuste e soprattutto capaci di offrire senso di superiorità morale, agli occhi del bravo cittadino. Quel che ci rimettono, però, sono i fatti, che delle prescrizioni se ne fregano.

    Per concludere, poi, vorrei dire che non credo proprio che essere di destra, all’opposto barbarico e oscurantista della luminosa, gaia sinistra, significhi accettare bovinamente lo status quo, essere a favore della mulierizzazione della donnna e così via (significa, credo, dare la priorità a certi aspetti del vivere sociale anziché ad altri, ma non voglio dilungarmi). L’immagine retrograda, definita intorno a simpatizzanti che altro non sarebbero che poveri bischeri senza pensiero o gentaglia rozza, impaurita dal cambiamento corrisponde a quella che da anni offre, con un certo successo, proprio la sinistra: perché tanto più fa schifo l’avversario tanto meno deve valere la controparte per avere l’egemonia culturale.

    1. mi riferivo a due cose: alla mia esperienza di delusa dalla sinistra, e ai delusi dalla sinistra sto parlando, dal punto di vista di chi vive di scienza.
      e alle modellizzazioni che vengono usate anche nelle scienze sociali e nelle neuroscienze per definire il thinking style dell’una o dell’altra parte (tipo: http://www.science20.com/rogue_neuron/blog/your_brain_politics_cognitive_neuroscience_liberals_and_conservatives-82378).
      non c’è nessun giudizio morale.
      e so benissimo che le definizioni di sinistra e destra sono fluide, cambiano nel tempo e nello spazio e non mettono mai d’accordo nessuno.
      mi sono riletta lakoff prima di affrontare questo post.

  14. x ubik. Giustamente rinvii ad un’altro contesto. Ti ho scritto un commento sul tuo blog, se lo desideri troverai la mia mail.
    Grazie.
    G.

  15. Le mie impressioni: la differenza tra sinistra e destra c’è ancora, eccome. Solo non bisogna giudicare dalle etichette, ma dai fatti: se una forza politica appoggia o tollera le discriminazioni a danno dei più svantaggiati, o l’appropriazione di risorse a vantaggio di una categoria privilegiata, non è sinistra, comunque si definisca. I fatti sono fatti e si possono accertare entro certi limiti sempre migliorabili, ma poi le conseguenze politiche che se ne traggono saranno diverse a seconda dei punti di vista, di destra o di sinistra appunto.
    Naturalmente, specie quando ci si trova di fronte a fatti nuovi o particolarmente complessi non è sempre facile considerare tutti gli aspetti né giudicare quali conseguenze trarne e chi si avvantaggi di cosa, alle lunghe.
    La razionalità appartiene al genere umano e non alla sinistra. C’è una razionalità di destra che può benissimo avvalersi dell’irrazionalismo, in quanto funzionale ai suoi scopi. Anche la stupidità appartiene al genere umano ed è diffusissima ovunque; anche se a sinistra si preferisce pensare che sia più diffusa a destra, certo non è provato! Per di più anche persone molto intelligenti possono avere delle zone cieche, degli ambiti circoscritti di stupidità di cui non hanno sentore.
    Tutto questo spiega come esistano pregiudizi a destra e a sinistra, anzi tipici pregiudizi dell’una e dell’altra parte. Di conseguenza chi cerca di far parte di una sinistra intelligente dovrebbe sforzarsi di evitare i riflessi condizionati e le reazioni preconcette tipici della propria parte. Ma è una posizione faticosa e scomoda, per cui magari pur sentendoci a disagio si preferisce lasciar correre piuttosto che mettersi controcorrente rispetto alla maggioranza dei compagni.
    Insomma se questo stato di cose non ci piace, non possiamo chiamarci fuori, dipende anche da noi.

  16. E’ l’ ignoranza ad essere bipartisan. Del resto un minimo di cultura generale ognuno potrebbe crearsela per poter discernere…..

  17. dopo questo post mi è rimasta un’ultima incrollabile certezza: mio nonno, contadino analfabeta, era né di destra né di sinistra… ma sicuramente uno scienziato e per questo l’ho molto amato…

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