Le tribolazioni di una giornalistascientifica con la scienza*

Oggi va così: mi autopubblico un estratto del libro.
In genere nei libri si copiano i blog. Qui farò il contrario perché non ho tempo né ispirazione per scrivere qualcosa di originale sul blog. E poi perché copiare se stessi non è un problema, in Italia: c’è chi ci ha costruito intere carriere. E comunque io mi pago, per cui non è lavoro gratis: non è nemmeno un’autorecensione (recentemente ho sentito parlare di autorecensioni ma non ho capito bene che cosa si intendesse), né una marchetta perché il libro l’ho scritto io e qui a copiarlo sono io medesima (semmai una automarchetta ma si qui va sul difficile). È roba mia che vi regalo.
Spero che come disclosure basti. Spero anche che il frammento qui sotto vi diverta, almeno quanto ha divertito me nel farsi scrivere.
Si parla della vita tormentata di una che fa la giornalistascientifica in un paese come l’Italia (ed è stato scritto più di un anno fa, come vi sarà evidente alla fine).

C’è sempre qualcuno che mi chiede un parere oracolare, o che ritiene di provocarmi, o che vuole avere da me la risposta precisa che dal resto del mondo ovviamente non ha. Con gli amici in genere è piacevole. Con gli estranei a me e alla scienza, che ritengono che i principi del metodo scientifico galileiano siano opinabili da chiunque sgranocchiando una pizza al prosciutto, invece, le cose smettono di essere divertenti e mi trovo a pensare che potrei persino abbandonare la monomania a favore di un semplice pettegolezzo da dopocena: che cosa fai quest’estate? Come sta il figlio di tuo cugino? E invece niente.
Le domande che vanno per la maggiore sono le seguenti: ma tu sei pro o contro il nucleare? Ma tu sei favorevole o contraria agli antibiotici? (con la variante: ma tu sei favorevole o contraria ai vaccini?). Ma tu sei anti-Ogm o pro-Ogm?
C’è anche: certo che gli scienziati non sanno nemmeno prevedere i terremoti… e poi Hai visto che il bicarbonato cura il cancro?
C’è l’affermazione antiscientifica di sinistra: Fukushima… tragedia nucleare oppure L’esercito americano ci avvelena la terra! e anche Le multinazionali del farmaco pensano solo ai loro interessi per questo mi curo con l’omeopatia. E l’affermazione antiscientifica di destra: Perché deve decidere il padre se sospendere i trattamenti alla figlia in coma? È una vita, e chi la toglie è un omicida.
C’è poi l’affermazione antiscientifica sentimentale: mia nonna con la chemio è stata malissimo, poi un giorno ha smesso la terapia, è tornata a casa e per i due mesi successivi è stata molto meglio che in ospedale (dopo è morta, ndr), e ar mi’ bimbo do solo carote biologi’e coltivate in Alto Adige. E c’è l’affermazione antiscientifica misticheggiante: devi essere positiva, sentire la tua energia, e soprattutto il qualcosopata mi ha detto che mi servono dieci sedute di riallineamento del campo magnetico perché mi si è indebolito il sistema immunitario. Ci sono infine le affermazioni semplicemente fastidiose alle quali non do credito finché posso: no, grazie, sono intollerante alla carne di maiale, certi tipi di formaggio fresco mi fanno venire il prurito, ma per fortuna arriva il momento della frutta perché l’ananas scioglie i grassi. E quelle riferite a me, alla ricerca di zone oscure del mio io: perché non bevi caffè? Hai un problema con la caffeina? Ti sei chiesta se non sia una questione di socialità? Fino all’osservazione del cavo ascellare, con lo sai che se sudi così poco è perché non esterni le tue emozioni?
Qui sto per esplodere.
Al giorno d’oggi non puoi fidarti di nessuno, gli scienziati sono sempre un po’ presuntuosi, la scienza non può spiegare tutto, che male vi fanno gli scienziati non ufficiali, tutta ‘sta ricerca e non abbiamo ancora sconfitto il cancro
, se parti con l’idea che chi dice cose fuori dal coro sia un ciarlatano non troverai mai il prossimo Einstein…
Ho le mie frasi a effetto: come si fa a essere favorevoli o contrari a una cosa che esiste? Sono contraria ai sabati di pioggia e alle fragole che sanno di terra, allora. E poi: guarda che Einstein mica faceva esperimenti in garage! Era uno che rispettava le regole: voi lo chiamereste ortodosso.
Ma non sempre riesco a difendermi, lo ammetto.
In genere, da queste conversazioni esco sconfitta e scoraggiata.
Tipo sì, sì: intanto Paperoga l’aveva detto che stava arrivando il terremoto… Io: guarda che l’ha detto dopo. Lui: ma che dici? Ha detto dopo di averlo detto prima, perché prima non lo hanno ascoltato. Io: Ha detto dopo di averlo detto prima ma prima non ha detto proprio quello: ha detto “potrebbe arrivare un terremoto nei prossimi sei mesi in Italia”, un po’ generico… Lui: comunque quindi l’aveva detto prima, vedi? E dopo ha confermato che l’aveva detto prima. Io: ma è solo dopo che ha detto: guardate che prima avevo previsto… perché se non fosse successo niente, dopo, sarebbe stato zitto. Lui: ma invece dopo è successo! E lui prima lo sapeva che dopo sarebbe successo, no?!

Che poi anche a me la scienza ha dato alcune delusioni. Non lo nascondo.
La prima risale a trent’anni fa, quando qualcuno mi spiegò che la Terra è una sfera. L’umanità ci aveva messo secoli a fare pace con questa idea: a me si chiedeva di farlo a cinque anni.
D’accordo, mi correggo: l’umanità non ci aveva messo così tanto. La faccenda della Terra che si credeva piatta ai tempi di Cristoforo Colombo è un falso storico. La terra era già sferica per Aristotele e Pitagora ed era ovvio persino per i filosofi medievali padri della Chiesa. Però per me, a cinque anni, l’idea era inaccettabile.
Così risolsi il problema infilando tutto dentro la Terra, in una rassicurante cosmogonia che prevedeva che noi fossimo a spasso su una superficie piatta posizionata all’altezza dell’equatore, e, come in Albachiara, tutto il resto fuori.
Ma la spiegazione dei miei adulti, paziente e implacabile, proseguiva: no, noi non siamo dentro la Terra, ci siamo appoggiati sopra, perché la Terra è una palla di roccia. Figuriamoci. E che paura. Proprio no, non ci credevo.
Finché non mi hanno regalato un mappamondo. Avevano ragione i grandi, diceva il mappamondo, ma come facessero i signori dell’Australia a non cadere giù per me è rimasto a lungo un incomprensibile atto di fede.
Seconda, più grave, delusione. Avevo dodici anni. La professoressa di matematica e scienze delle medie (che io adoravo) ci aveva spiegato la pressione un paio di settimane prima. La pressione è il peso (vabbè) dell’oggetto diviso per la superficie su cui appoggia. E vai con Evangelista Torricelli.
Quel giorno lì, però, si faceva geometria e l’argomento era la sfera. Scrivete: la sfera tocca una superficie tangente solo in punto.
E no. Allora no. Non ci sto. Se la sfera tocca una superficie solo in un punto, lì la pressione quant’è: infinita?! Non è possibile.
Ero una discreta calciatrice, abbastanza da sapere che il Supertele con cui giocavo non sprofondava sotto terra a causa dell’enorme pressione su un unico punto.
La professoressa si difese balbettando qualcosa sul fatto che una cosa è la fisica e un’altra la geometria. Che il pallone non era davvero una sfera e che la descrizione matematica del mondo deve necessariamente approssimare le cose e così via. Profondamente delusa, ho semplicemente lasciato perdere. Per diversi anni.
Per non parlare delle strane malattie che ho avuto nei tempi passati, che venivano liquidate con un boh da parte di chi avrebbe dovuto spiegarne la causa e accelerarne la guarigione. Sono passate tutte, ma a volte mi guardo le cicatrici e penso che la mia fiducia nella scienza medica non sia del tutto giustificata, che forse i dottori Tato & Patatina facevano bene a prenderla poco sul serio**.
Solo che non è questo il punto. Il punto è che la scienza è come la democrazia. Imperfetta, per definizione. La democrazia ci ha regalato vent’anni di Berlusconi, e chissà adesso dove ci porterà. Ma sono convinta che qualsiasi alternativa alla democrazia, soprattutto di quelle che il paese ha vissuto in tempi non lontani, sarebbe stata comunque peggiore. E se in tanti anni non siamo riusciti a trovare di meglio, forse possiamo ammettere che i difetti sono più spesso dovuti alla fallibilità dei singoli che ci lavorano dentro, dentro alla democrazia come dentro alla scienza, piuttosto che alle asciutte regole del sistema.

 

* Ancora scottata dall’incomprensione per il titolo – plagio di Elsa Morante, vi dico subito che questo è un titolo – plagio da Jules Verne.
** Per scoprire chi sono i dottori Tato & Patatina vi toccherà comprare il libro.

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8 pensieri su “Le tribolazioni di una giornalistascientifica con la scienza*

    1. ssshht… non si parla male dei colleghi!
      alcune però no. anzi: la maggior parte no. le avevo trascritte dopo una cena con amici di amici, di quelli che si sentono furbissimi perché si curano il niente con la calendula. mi avevano fatto una testa così sulle multinazionali del farmaco e poi sulla prevedibilità dei terremoti e poi sull’ottusità verso le energie tipo moto perpetuo… un campionario meraviglioso. per di più, quella sera avevo accettato di andare a cena con loro in un ristorante vegano. ora, non ho niente contro i vegani, personalmente, ma in quel posto riuscivano a essere cattive anche le patate fritte. non potevamo andare in un posto normale e ordinare melanzane alla parmigiana?
      sicché, capisci, non ero proprio di buonumore.
      poi sì, qualcosa viene dalla stampa.

  1. Ciao Silvia,
    mi hai appena ricordato che devo ancora comprarlo. Vedi che serve a qualcosa ritornarci ogni tanto.
    Con l’occasione domanda timorata per non attirarmi l’ira funesta. Ma se volessi fare una intervista per Una Città (mensile di cultura e politica, discreta notorietà nel campo delle riviste culturali ecc ecc) è una cosa che ti fa piacere o una perdita di tempo soprattutto perché gratuita.
    Puoi anche dirlo in tutta franchezza se per te rappresenta una scocciatura, in fondo condivido quasi tutto quello che pubblichi a questo proposito e non me la prendo. Ma da vario tempo nella rivista raccontiamo un po’ i lavori, con attenzione soprattutto a partite IVA e affini.
    Posso anche consigliarti il sito, ma francamente e in sincerità non rende, sembra un pochino vetusto, ma non è colpa mia non occupandomi di questo. Ma se ti necessita posso assicurare l’assoluta curiosità inquieta e apertura verso quello che succede nella nostra società. Comunque il link per farti una idea è questo e se declini fa niente, davvero.
    http://www.unacitta.it

    A presto e corro a controllare su Amazon se c’è per ordinarlo

    1. certo che puoi! le interviste non si pagano, né di qui né di là. eh.
      e poi pascale piace tanto anche a me.
      quindi ok.
      sai dove trovarmi.

  2. Complimenti per l’articolo! Da scienziato (laurea in chimica e passione per la scienza in genere praticamente da sempre) posso solo dirle “quanto la capisco!!!” e che sono estremamente felice che ci siano persone come lei.
    Nel senso, ho imparato a mie spese più volte quanto sia difficile, per non dire impossibile, cercare di estirpare da alcune persone le più strampalate teorie pseudoscientifiche.
    Ed è proprio per questo che oggi, più che mai, c’è estremo bisogno di professionisti come lei che, alla conoscenza, aggiungono il dono di una efficace capacità comunicativa, unica speranza per tentare di far capire come funziona realmente il mondo a tante persone che, purtroppo e spesso non per colpa loro, vivono di convinzioni del tutto strampalate.
    Anche perché, quando queste persone cominciano ad occupare posti di rilievo nella nostra società, i risultati che ne conseguono ben spiegano le ragioni per cui il nostro amato paese si trova nelle attuali condizioni…

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