A Roma, per parlare di scienza a #italy4science, e non soltanto: cronaca del giorno dopo

Centocinquanta, forse duecento persone sedute in platea. Quattro relatori, cinque o sei organizzatori, forse una decina. Due poliziotti in borghese. E un contestatore piccino picciò, con l’aria da secchione, un sacco di fogli in mano e l’aria più innocua del mondo.
Mi avevano detto che alle iniziative della Giornata nazionale per la corretta informazione scientifica ci sarebbero stati disordini. Che i sedicenti animalisti avrebbero fatto il diavolo a quattro, e proprio a Roma dove la disinformazione scientifica è stata usata per la propaganda delle destre in questa fiacca campagna elettorale per il sindaco. Che ci sarebbe stato da usare la frusta. Poi mi avevano detto anche: non verrà nessuno, sabato pomeriggio, a Roma… Anch’io avevo un po’ temuto. Avevo avvertito i relatori di rinunciare alle proprie camicie migliori e di prepararsi al lancio di vernice. E avevo suggerito agli organizzatori di cammellare le famiglie, fratelli, nonni e genitori: di portare tutti lì in platea, come a un pranzo di Natale.
Invece sono state tre ore e mezza faticose, sì, ma anche istruttive e persino divertenti. Soprattutto perché i relatori sono stati eccellenti e perché il pubblico li ha davvero ascoltati a bocca aperta.

E anch’io mi sono bevuta d’un fiato l’intervento di Paolo Bianco sul caso Stamina e sulle sue battaglie: lui, che di mestiere fa il professore universitario, ha fatto un lavoro di indagine che in un paese normale dovrebbero fare i giornalisti investigativi, magari insieme ai giornalisti scientifici. Rabbia, invidia, ammirazione: una sensazione così, la mia. Insieme alla curiosità per i dettagli di un presunto metodo terapeutico che, per il poco che si sa, è tutto, tutto, scientificamente sbagliato. E per quello che nasconde di interessi commerciali, che dire cinismo è poco.
Mi sono goduta la riflessione di Vittorio Colizzi, che ha esordito ricordando a tutti che, oltre al caso Stamina, in molti casi le panzane scientifiche nascono in seno alla scienza stessa. Eh, cari miei. E pensare che a volte, con certi scienziati (soprattutto delle scienze dure, come se la fusione fredda me la fossi inventata io) a dire certe cose scivoli nella Lesa Maestà e finisci di dialogare, stop, zero, non ti permettere, tu che hai abbandonato la purezza della scienza per il, puah, giornalismo.
Poi il calcolo delle morti da Ogm alimentari (zero, secondo la letteratura scientifica globale mondiale totale) in confronto a quelle da parassiti e germi che si trovano nei cibi (ennemila all’anno), nelle slide di Luca Bucchini e Calvin &Hobbes. Belle, proprio belle.
Per finire con la previsione dei terremoti, che ormai io so a memoria, ma che ha scatenato anche stavolta un inconsueto interesse in grandi e piccini, anche perché l’intervento di Alessandro Amato era anche una riffa con in palio alcune copie di un libro americano sull’imprevedibilità dei terremoti, messe in palio nel corso del pomeriggio. Alla fine, il nostro sismologo si è trovato persino ad autografarle e una signora ha voluto farsi la foto con lui. Forse abbiamo creato un mostro.
Il nostro contestatore, che è stato il primo a fare le domande inaugurando il dibattito, si è invece concentrato sulla sperimentazione animale di Vittorio Colizzi.

È partito con: nel 1999 un articolo su The journal of… dimostra che i topi da laboratorio… nel 90% dei casi la sensibilità dell’esperimento… come anche Smith and Spencer nel 2004… una pubblicazione posteriore sugli Annals… L’ho un po’ fermato, ho impedito agli altri ragazzi di ridere, l’ho ringraziato per la precisione dei suoi riferimenti e ho lasciato la parola al professore.
Poi il dibattito è andato avanti. Finché a un certo punto, il tempo stava per finire, ho proposto a tutti quelli che volevano chiedere qualcosa ai relatori di avvicinarsi alla cattedra e alle prime file di posti, che erano vuote. Ho detto una cosa tipo mettetevi in fila qui. E loro si sono letteralmente messi in fila lì (cfr documentazione fotografica allegata): erano tanti, ordinati, e sembravano in fila per la comunione.
Parte il primo, un professore di liceo. Il secondo, uno studente di biotecnologie. Il terzo (sì: erano tutti maschi tranne l’ultimissima), un disegnatore di fumetti. Il quarto, un signore curioso. E il quinto, a sbucargli da dietro le spalle, chi era?
Il contestatore.
Che a quel punto è stato declassato a semplice rompipalle.
Prende il microfono e inizia, timido: vorrei rispondere al professore… Ennò, lo fermo: qui si fanno le domande. E poi, dai, Alberto, non lo vedi quanti siete a voler fare le domande ai nostri quattro? Non è che possiamo concentrarci solo sulla sperimentazione animale… Così lui (a questo punto nuovamente declassato, stavolta a ragazzino educato ma un po’ chiacchierone) si è scusato e ha scelto di procedere, effettivamente, con una breve domanda. Sempre la solita: non si può evitare la sperimentazione animale? Risposta: ci piacerebbe tanto. Avanti il prossimo.
E fine delle contestazioni romane.

Al momento dei saluti, ho avuto l’opportunità di fare una carrambata autentica, che per noi che ci occupiamo di scienza & cultura figuriamoci: ho assegnato l’ultima copia del libro sui terremoti al bambino Alessandro, di seconda elementare, che è stato buono buono per tre ore e mezza ad ascoltare il dibattito e che (così dice il padre, ma andrebbe verificata) nei giorni precedenti a scuola aveva studiato scienze della terra. Il bambino Alessandro è venuto alla cattedra a prendere il suo libro di fronte a tutti, ed era effettivamente molto emozionato. Ah, un bambino emozionato. A sera il suo babbo ci ha mandato una foto di bambino emozionato + libro per ringraziarci. Carramba, che idea.

È stato anche molto divertente sentire il racconto dei ragazzi che prima di presentarsi all’incontro sono stati al flash mob in piazza di Spagna. Tutti col camice e coi cartelli, in tante lingue, sulla difesa della ricerca scientifica. Fatte foto e finito il flash mob, hanno preso i cartelli e se ne sono andati verso la metro. Solo che così facendo, senza accorgersene, in un istante, sono passati da assembramento innocuo a manifestazione non organizzata (a loro, nolenti, è toccato l’upgrade, altro che contestatori). E la Digos li ha fermati: prego i documenti, a tutti, a un gruppo di studenti universitari che più buoni non ce n’è.
E così sono arrivati tardi in aula: per fortuna il Sergio custode dell’aula magna e i due poliziotti in borghese grossi come armadi avevano da subito riconosciuto in me una specie di capo e si erano rivolti direttamente e soltanto a me, che invece in quel momento volevo solo far provare i power point e non vedevo l’ora di conoscere i veri organizzatori dell’evento. Quando sono arrivati freschi di schedatura qualcuno (…) era persino in giacca e cravatta. E tutto è andato per il verso giusto. Bravi, bravi a tutti quanti.

Adesso la parentesi professionale. Come ho avuto modo di dire, brevemente, aprendo l’incontro romano, il senso della mia (della nostra, di chi tra i giornalisti scientifici del mio giro è intervenuto) era anche quello di far capire che la corretta informazione scientifica in un paese normale dovrebbe partire dalla professionalità e dagli spazi di chi fa il nostro mestiere. Di chi si occupa tutti i giorni del dialogo tra scienza e società, attraverso il suo lavoro (lavoro!) nei giornali, nei media di massa, nei musei, coi libri e negli eventi di tutti i tipi.
Perché è bello e sano il professore universitario che si prende un sabato pomeriggio per raccontare le sue ricerche e rispondere alle domande di Antonio e Nicola. Ma poi, nei giorni, ci vuole gente come noi, che sappia costruire un dialogo corretto e onesto sulla scienza, o su tutto quello che un po’ di scienza contiene, che è tanto e che spesso non viene nemmeno lontanamente riconosciuto.
Da parte dei miei colleghi ci sono state critiche sensate all’impostazione, effettivamente un po’ dilettantesca, di questa giornata. E li capisco: gli organizzatori non conoscevano gli eventi pubblici normali, forse non sapevano nemmeno che esistessero i giornalisti scientifici, hanno creduto di inventare l’acqua calda e hanno anche fatto un po’ di pasticci, non ultimo pensare di poter insegnare alla gente qual è la verità.
Però dopo ieri, dopo averli visti in faccia, nervosi, eccitati e allegri, come potevo essere io dieci (quindici) anni fa di fronte a un’impresa tanto grande messa su con le mie mani inesperte, mi è venuto da pensare che forse un po’ dovremmo darci da fare noi. Noi, intendo, che di mestiere pensiamo, o dovremmo pensare, proprio a trovare il modo di far circolare le idee della scienza in maniera sana. Un lavoro immane, ma anche un immane privilegio e, diosanto, una sfida meravigliosa.
Anche questo blog era nato un po’ così, come del resto (quasi) tutto il mio lavoro.
Dopo aver conosciuto Andrea, Cecilia, Francesco e i loro compagni, ho un po’ di forza in più per portarlo avanti.

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17 pensieri su “A Roma, per parlare di scienza a #italy4science, e non soltanto: cronaca del giorno dopo

  1. Ancora grazie per splendida giornata. Una rettifica: a scuola la maestra di Alessandro, ce ne sono ancora di brave e preparate, gli aveva insegnato che alcuni animali sono in grado di percepire prima di noi umani, spesso distratti, l’avvento di un terremoto. Sto integrando il messaggio scolastico e vedere persone parlare con passione di scienza e metodo scientifico spero serva.

    1. dì pure alla maestra che la sala sismica nazionale è aperta alle visite anche dei bimbi (ne sono quasi sicura).
      e grazie a te per il messaggino in diretta dalla platea! e per le domande ai relatori.
      e insomma: alla fine ero stanca morta e senza voce ma mi sono davvero divertita (uno spasso, non dovrei dirlo, ma uno spasso).

  2. Sono sincera: avevo paura anch’io delle contestazioni perché avevo sentito parlare nei giorni precedenti alla manifestazione di tanti attacchi, minacce e quant’altro in tutta Italia. Qui a Roma non era arrivato nulla, e se da una parte questa cosa mi tranquillizzava dall’altra l’effetto sorpresa era tutt’altro che piacevole. Mi sarebbe dispiaciuto veder rovinato tanto lavoro, fatto rubando spazio agli esami, al laboratorio e allo svago.
    Alla fine il nostro giovane contestatore era davvero dei migliori che potesse venire: mentre facevo foto durante la conferenza lo vedevo impegnatissimo a seguire, a scrivere, con tantissimi articoli tra le mani; devo dire che mi ha estorto più di un sorriso.
    Un’altra cosa che mi preoccupava era la partecipazione: nei primi giorni di “lavoro” ricordo ancora che dissi ad Andrea che era difficile portare gente, incuriosirla… perfino gente del nostro campo, considerato che noi “scienziati” siamo spesso distratti e chiusi in torri d’Avorio (citando il prof. bianco). Non ricordo esattamente cosa mi rispose, ma so solo che da li a ieri ho conosciuto nell’organizzazione persone davvero devote alla causa, impegnate a fare del loro meglio e rendere quella giornata qualcosa di veramente importante.
    Credo che tutto questo abbia dato i suoi frutti, e che ieri si sia visto, alla grande.
    Credo si vedesse anche nei nostri volti.
    Un ringraziamento Silvia, anche per questo post ma soprattutto per aver condotto la complessa giornata di ieri, personalmente nel migliore dei modi.

  3. E’ stato bello partecipare, ascoltare Bianco Colizzi e Bucchini, parlare di terremoti e previsioni in un bel clima.
    Un grazie ad Andrea, Cecilia e tutti gli organizzatori. Bravi! E anche ai partecipanti, curiosi e attenti.
    Confermo: sala sismica e laboratori aperti a scuole ma oramai da settembre (vedi sito INGV). Per Alessandro jr. anche visita estiva personalizzata se vuole.

  4. UaU! Che resoconto. Mi sono gustato la lettura del post davvero godibile e coinvolgente. Condivido in linea di massima quanto scrivi: 1) in Italia non esiste editoria scientifica un pochino decente (rimane Le Scienze e dopo si arriva direttamente a Focus, e altre cosacce spacciate come prodotto BBC); però compensano molto i siti e i blog, parecchio materiale anche interessante, perlopiù in inglese, ma vabbè. A me piacerebbe addirittura che ci fosse un bel giornaletto per adolescenti un pochino scientifico (insomma che non sia Wild o lo striminzito KidS).
    2) Bravi e poi ancora bravi ‘sti ragazzi e come l’hanno organizzato che importa? Non è quello per ora il loro mestiere, e ci hanno messo tempo, impegno e disponibilità!!!
    PS: ma le slide di Calvin & Hobbes si possono recuperare in rete? Sono un grande fan.
    Finisco e ripeto: bravi tutti clap clap clap

  5. Bravi…che bella iniziativa e che bel risultato….speriamo che si ripetano costantemente in futuro…però non capisco una cosa…perchè a l’Aquila il Dott. Gaetano De Luca sia intervenuto con tale argomento “Fra indifferenza e catastrofismo: leggende e fatti sul rischio vulcanico in Italia”…a l’Aquila…ma forse è una domanda che andrebbe rivolta a Federico Baglioni, Giulia Corsini al Prof. Aldo Lepidi o allo stesso Gaetano De Luca…

  6. Bravi, bella iniziativa. Peccato essermela persa, volevo proprio esserci ma avevo già impegni fuori Roma.

    @ubik.
    Condivido in pieno il tuo post sull’editoria. Le Scienze va bene se si ha un po’ di infarinatura, ma tra Le Scienze e Focus (che forse ultimamente è un po’ migliorato) c’è il nulla.
    Per i prodotti divulgativi Made in BBC, non li ho ancora letti e sospendo il giudizio, perché in lingua inglese la BBC pubblica periodici interessanti. Tipo, per gli appassionati di astronomia, BBC Sky at Night, che trovo come livello migliore sia delle riviste di divulgazione italiane che di quelle USA. Avessero tradotto quella, almeno.
    Purtroppo la divulgazione è una brutta bestia, soprattutto se si vuol parlare a un pubblico che non ha una preparazione scientifica. Non è per niente facile evitare la banalizzazione.

    1. “tra le scienze e focus”* un tempo c’era un sacco di roba. dieci anni fa, quandoho cominciato a lavorare, c’erano tante riviste come quark, la macchina del tempo, newton…
      poi hanno chiuso.
      non c’è mercato, purtroppo. e se non c’è domanda è difficile che ci sia offerta.
      (quello dell’informazione è un libero mercato, en passant).

      *perdonami, dio della comunicazione, perdonami…

  7. Bella giornata, immensi i relatori, bravissima la moderatrice, interessantissimi gli argomenti. In particolare il comprensibile fuoco che ha animato il Prof. BIANCO mentre smontava pezzo pezzo le panzane del non metodo vannoni. Grazie.
    Gennaro (terza media appassionato di scienza e tecnologia)
    Grazie anche a Paolo Attivissimo che ha pubblicato la notizia che mi ha permesso di partecipare.

  8. È definibile giornalista chi tratta così l’opposizione? Giornalista scientifica addirittura…
    Siamo nel medioevo probabilmente e non me ne rendo conto io, in tal caso me ne scuso, ma qualora non lo fossimo consiglio di ritornare alle scuole elementari dove insegnano l’educazione per poi ripassare come deve comportarsi un giornalista.

    No ma poco figure da neonati pre-asilo complimenti per “l’alta” scienza

  9. Non mi piace questo articolo,riporta in modo parziale cosa è successo,sfotte chi ha avuto l’ardire di dire ad alta voce,tra l’altro in maniera educata, che non era del tutto convinto sull’argomento esposto:
    “a dire certe cose scivoli nella Lesa Maestà e finisci di dialogare, stop, zero, non ti permettere, tu che hai abbandonato la purezza della scienza per il, puah, giornalismo…
    Questa giornalista scientifica si lamenta di sfottò per “aver abbandonato la purezza della scienza” e poi in modo simile ,stop ,non ti permettere di non essere in linea di pensiero con i relatori:

    ” E un contestatore piccino picciò, con l’aria da secchione, un sacco di fogli in mano e l’aria più innocua del mondo.”
    In questo articolo si sfotte e risfotte chi ha una diversa opinione sulla S.a. tirando in ballo età e fisionomia, di chi ha avuto “l’ardire” di porre domande non in linea con il pensiero generale della platea .

    Il contestatore? Si chiama così ora chi pone domande ? Volevate in platea solo chi dicesse :-sono d’accordo in toto con i relatori ?

    …”Che a quel punto è stato declassato a semplice rompipalle.”…
    Eh,beh..poi lamentatevi che non c’è confronto ….
    Continua la giornalista:
    Prende il microfono e inizia, timido: vorrei rispondere al professore… Ennò, lo fermo: qui si fanno le domande. E poi, dai, Alberto, non lo vedi quanti siete a voler fare le domande ai nostri quattro? Non è che possiamo concentrarci solo sulla sperimentazione animale… Così lui (a questo punto nuovamente declassato, stavolta a ragazzino educato ma un po’ chiacchierone) si è scusato e ha scelto di procedere, effettivamente, con una breve domanda. Sempre la solita: non si può evitare la sperimentazione animale? Risposta: ci piacerebbe tanto.
    Chi ha assistito alla domanda e risposta,invece riporta che Alberto ha chiesto:-
    In che modo è possibile trasporre i risultati dall’animale all’uomo, se l’animale è un sistema complesso,pertanto grazie ad interazioni tra moduli, anche eventuali caratteri conservativi, sono influenzati dal resto dell’organismo?
    Perché è stata cambiata la domanda fatta da Alberto?
    Complimenti per l’articolo! Declassate fin che volete,ma a mio avviso e non solo, il “contestatore” sarà piccino e picciò ,ma è più grande nell’educazione,visto che non ha contestato ma semplicemente ha esposto i suoi dubbi, ed ha portato più rispetto e più apertura mentale ,verso chi non la pensa come lui,
    di quello che leggo in questo articolo .

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