Sette secoli di gente che se ne frega: una storia di quello che non cambia la storia

Ogni tanto penso a una tizia nata nel 1277.
Cioè sette secoli prima di me.
Che cos’è successo nel 1277? Wikipedia riferisce solo due eventi: la caduta di San Giovanni d’Acri ad opera del califfato di Baghdad, e la battaglia di Desio, in gennaio, che non sapevo nemmeno che fosse mai esistita. Dante Alighieri aveva dodici anni, Giotto dieci e Marco Polo ventitre. Il cantiere della torre di Pisa era aperto da un secolo, e aveva ancora un secolo di lavori davanti a sé.
Wikipedia dà anche cinque nati e venti morti.

La tizia nata nel 1277 aveva la mia età nel 1313: una battaglia (Cangrande della Scala batte i padovani, sempre in gennaio), nove nati (tra cui Boccaccio e Cola di Rienzo) e dieci morti (tra cui santa Notburga e Meo Abbracciavacca), fonte Wikipedia. Il faro di Alessandria era stato distrutto da un terremoto: era un’epoca in cui ai bambini si dava volentieri il nome Azzo, moriva Alessandro della Spina, primo ottico della storia, e intanto il Papa lasciava Roma per Carpentras e poi per Avignone. Non esistevano le fogne, le case non avevano le finestre, ci si lavava poco e infatti qualche anno più tardi arriverà la peste (e proprio Boccaccio ne approfitterà per scrivere il suo best seller).

La tizia nata nel 1277 forse era una mia antenata. Anzi, sicuro. Se a ogni generazione il numero degli antenati raddoppia (perché tutti abbiamo due genitori biologici) e approssimando a quattro generazioni per ogni secolo, sette secoli fa dovevano essere in circolazione due-alla-ventisette miei antenati. Che fa 134 217 728. Considerando che nel 1340 in Europa abitavano settanta milioni di individui (poniamo anche nel 1277, allora, a essere generosi), questo potrebbe significare un sacco di cose: che ho sbagliato i calcoli, che come al solito la teoria va lasciata ai teorici, che ho (tanti) avi recenti cinesi o africani o comunque non europei, oppure che ciascun abitante europeo del 1277 è mio avo-almeno-due-volte, cioè è anche avo (almeno un’altra volta) di un altro avo di qualche generazione più giù. Insomma: che ci sono stati accoppiamenti tra parenti più o meno lontani. Magari non sarò discendente di tutta la popolazione europea del 1277, ma di tanti di loro sì, e di ciascuno di loro più volte, e probabilmente sono tanti che in quell’anno erano concentrati nell’Italia del centro-nord. Come la tizia a cui penso io, che a ripensarci poteva anche essere la mamma di Boccaccio, perché no.

La tizia nata nel 1277 sicuramente se la passava peggio di me. Non aveva i miei occhiali da sole graduati, non aveva gli assorbenti e non poteva prendere l’ibuprofene quando aveva la sinusite. Non aveva un sacco di cose che oggi io ho anche senza cercarle su Google: mangiava insipido e sempre uguale, se mangiava, e chissà quante volte al giorno ringraziava il cielo per non essere ancora morta di parto a trentacinque anni. E non sapeva che stava per arrivare la peste.

Quando penso alla tizia che ha sette secoli più di me, la mia trisavola medievale, mi vengono le vertigini. Penso a lei, agli altri miei 134 217 727 antenati, a quanto tempo è passato, a quanta fortuna ho io, ai miei antenati che hanno fatto il freelance e a quelli che magari, chissà, hanno avuto una vita ricca e avventurosa: mi immagino una badessa, un esploratore, un miniatore. Mi immagino anche decine di migliaia di contadini, di poveracci come tanti. Mi immagino il nonno della tizia nata nel 1277, vecchietto, che passa la giornata a guardare gli operai nel cantiere della torre di Pisa, e sua sorella incerta se chiamare il figlio Azzo o Zebedeo. Sono passati su questa terra tutti senza sapere che da qualche parte, prima o poi, ci sarei passata anch’io. Ed è andata bene lo stesso.
Allora perché mi preoccupo tanto per il mio librino appena uscito?

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3 pensieri su “Sette secoli di gente che se ne frega: una storia di quello che non cambia la storia

  1. Bellissimo post. Frizzante e intelligente.
    Mi hai fatto venire voglia di leggere il tuo libro.
    Se lo scopo del post era (anche) guadagnare qualche lettore, direi che si può dire “mission accomplished”

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