Uno scienziato con zero pubblicazioni è come un gentiluomo livornese

Questo è un blog.
E non fa di me un’autorità in niente, un’esperta di niente, una scienziata di niente.
È un blog, cioè uno spazio in cui scrivo quello che mi pare quando mi pare.
Se io qui mi mettessi a scrivere le mie opinioni su un certo trattamento neurochirurgico o le mie idee su come rivoluzionare la terapia di alcune malattie rare, o peggio* sulla ricerca in fisica dell’atmosfera, su come trattare rifiuti o su come rieducare i bambini viziati, questo comunque non farebbe di me un’esperta, né tantomeno una neurochirurga, una genetista, una fisica dell’atmosfera, un’esperta in rifiuti o una pedagogista.
Eppure sono giorni, settimane, mesi, che come un’ossessione trovo interviste più o meno strombazzate a gente che ha un blog come me, a volte nemmeno, e la stessa mia autorità a parlare di questo e quello. Autorità che spesso è costruita sulla base del ranking di Google e del cosiddetto effetto San Matteo: più ti intervistano, più sarai intervistato, non serve nemmeno che tu ti sbatta a scrivere di domenica pomeriggio, saranno loro a telefonarti.
E quando fai notare al giornalista che l’esperto in questione non ha nemmeno una pubblicazione scientifica, diventi tu quello che getta discredito o che è legato a vecchi schemi o che non ha capito l’importanza della cosa.
Dev’essere uno dei regali del grillismo: il blog, la rete, la democrazia dal basso e uno vale uno, anche se uno è davvero un ricercatore e l’altro solo nei weekend di pioggia. Oppure può darsi che sia semplicemente l’umana propensione a credere autorevole quello che ci dice ciò che vogliamo sentirci dire, magari con qualche bella parola e qualche sonante accusa a un altro indefinito e lontano come una casta.

Il punto è che quando uno è scienziato (vale anche per le scienze morbide e molto morbide e per tutto quello che ha ambizione di avere un metodo che si chiami scientifico) per poter parlare deve avere almeno i seguenti requisiti:
1. una laurea in una disciplina sensatamente collegabile a quella di cui vogliamo parlare.
Qui se ne potrebbe discutere a lungo: in linea di massima ci sono lauree più versatili, come quelle in matematica, fisica o in filosofia, e lauree meno versatili, come quella in geologia o in psicologia. Ci sono brillantissimi esempi di fisici prestati alla biologia o alle neuroscienze o alle scienze della terra. Adesso non mi vengono in mente esempi contrari, ci penserò. Ma per capire il perché dei possibili sincretismi si passi al punto 2.
2. un’attività scientifica con tutti i crismi, riconosciuta dalla comunità nel tempo.
Ora: anche gli scienziati sono uomini ed è ovviamente possibile che si inciampi in quello che sta sulle balle° a tutti per ragioni varie, ma resta un bravo ricercatore. In linea di massima, però, proprio per la natura collettiva dell’impresa scientifica se uno è bravo si sa. E se uno è una scarpa o un furfante si sa. Se uno si definisce qualcosologo è abbastanza importante che gli altri qualcosologi lo sappiano. Se gli altri qualcosologi non sanno nemmeno che esiste, è molto probabile che quello sia esperto di qualcosologia quanto lo sono io.
3. un numero ragionevole di pubblicazioni scientifiche.
Che cos’è ragionevole? Dipende dalla disciplina, dal settore e dall’età del ricercatore.
Lo so, non è sempre vero che chi ha tante pubblicazioni è tanto bravo, perché conosco brave mogli i cui bravi mariti regalano firme su firme sugli articoli di ricerca senza che questo le renda anche brave scienziate**. So anche che il numero di citazioni degli articoli non è necessariamente indice di successo, perché potrebbero anche citarti come a dire guardate quante cazzate ha scritto questo qui e l’indice di citazioni si impenna.
Ma state certi che se uno ha zero pubblicazioni non è uno scienziato autorevole. A volte ho difficoltà a definirlo anche solo scienziato***. Voglio dire: sicuri che basti una laurea scientifica per diventare scienziato? Uno che ha il diploma di cucina ma apre scatolette è un cuoco?
Io sono medico e iscritta all’ordine dei medici, ma se cercate sui motori di ricerca trovate un solo articolo (due, se il motore è generoso): vi prego, non venitemi a cercare come esperta di sanità.

Eppure ho visto gente intervistata come esperto che di pubblicazioni ne aveva zero, ma zero zero. Gente che probabilmente dopo la laurea si è messa a fare altro (come me) o ha campicchiato in un modo diverso dal campicchiare previsto dalla gavetta dello scienziato.
Per carità, magari si tratta di persone intelligenti e colte e magari hanno fatto una bella riflessione, ma lì se non sono loro ad avvertirci (guarda, io non sono proprio un esperto di questa roba anche se dieci anni fa ci ho fatto la tesina per la laurea triennale), e se magari sono proprio loro a cercarci (personalmente o con un bel libro, una bella intervista a un collega, un bello spazio pubblico arrivato chissà come, o con un gran bel blog con le lucine), potrebbero essere i giornalisti a evitarli. E a capire che una bella riflessione fatta da un signor chiunque è davvero una gran bella cosa. Ma deve restare solo sul suo blog.

*dico peggio perché in fondo una laurea in medicina ce l’ho. Di fisica dell’atmosfera, rifiuti e bambini viziati non so proprio niente.
** prima che mi accusiate di maschilismo, sappiate che è solo un esempio che non esclude la possibilità contraria.
*** il titolo si riferisce a un simpatico modo di dire pisano riferito all’impossibilità del verificarsi di due eventi nello stesso momento. Non me ne vogliano gli amici livornesi, oppure si consolino pensando che lo si trova scritto persino nel Borzacchini universale.
° questa l’ho dovuta cambiare oggi (lunedì) perché avevo scritto una parolaccia e la mia mamma mi ha rimproverato. Perché su un blog puoi scrivere quello che ti pare fino a che non interviene la mamma.

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27 pensieri su “Uno scienziato con zero pubblicazioni è come un gentiluomo livornese

  1. Ringrazio Persandro per avermi introdotto alla lettura delle tue “cose” 🙂 Sarà un piacere seguirti e capire.
    Lieto della conoscenza.
    Gaetano ROMANO

  2. Mi viene in mente il film “Mad City – Assalto alla notizia”. Non me ne vogliano male i bravi e coscienziosi giornalisti, ma da che mondo è mondo l’industria dei giornali e delle televisioni impone ai giornalisti stessi la ricerca della NOTIZIA, troppo spesso tralasciando il loro compito sociale di diffusori di fatti oggettivi e di verità, per trasformarsi in macchine che devono produrre qualcosa che catturi l’attenzione al solo e mero fine di vendere più copie, sbattendosene delle fregnacce contenute (chi intenzionalmente e chi costretto dai superiori).

  3. Guarda l’unica cosa in cui un po’ tutti sono autorizzati a sentirsi ferrati è la politica (e il calcio), la vera e propria qualcosologia di ora e sempre, per tutto il resto occorre tantissimo lavoro e una estrema specializzazione e pratica. Per dire, penso che Giannino sia esperto in cose economiche, anche se non è laureato (ma non chiedermi un’intervista, è solo un’opinione!), per cui a volte, ma raramente in materie scientifiche, puoi essere esperto anche senza tanti titoli o pubblicazioni.
    Secondo, non diamo sempre tutta la colpa al grillismo (lo so che è la tua è una boutade e che di cose sbagliate ne ha dette tante, ma chi è che non ha detto almeno una sciocchezza nella sua vita? e poi i weekend di pioggia cominciano a essere fitti…). E comunque, cosa consigli per le unghie incarnite?

  4. Silvia, sposami.
    No, vabbè, sono già sposato e magari lo sei anche tu. Era solo per dire che apprezzo molto. Da quando la nostra e-zine di matematica ricreativa è diventata un pochino più famosa (soprattutto grazie alla rubrica su Le Scienze) quando andiamo in giro e continuiamo a dire che siamo dilettanti ci prendono per modesti (nel migliore dei casi) o bugiardi (nel peggiore), e in entrambi restano delusi.
    Noi si resta un po’ imbarazzati, specie quando, nonostante ciò, ci presentano, magari nelle brevi presentazioni ante-conferenza, come dei mezzi luminari; ma in fondo finisce lì.
    Poi però penso a quando sto dall’altra parte del palco, e magari sento presentazioni analoghe, e mi ritrovo a pensare che magari il Dr.Tizio è esperto in Esobilogia Applicata tanto quanto io lo sono in Matematica Vera.
    E mi vengono i brividi…

  5. Parole sante. Te lo dico da giornalista e e da moglie di un giornalista scientifico (Gianpiero Borella, purtroppo non c’è più) che si è battuto per un’informazione scientifica corretta, operando sempre un rigoroso controllo delle fonti. Ha fatto in tempo a incazzarsi sul caso Di Bella, che non ha potuto trattare sul suo giornale (Panorama) perché non avrebbe certo seguito l’onda della santificazione del medesimo. Poté solo scrivere una lettera al suo giornale (!) per dissentire da quanto scritto da altri espertoni tipo Vittorio Feltri. Grazie e buon lavoro.

  6. Mi è comunque difficile pensare agli scienziati come uomini puri, quasi santi, immuni da invidie, strenui riconoscitori del talento altrui, pronti a fare un passo indietro all’avanzare di nuove teorie.
    Queste “pubblicazioni” che tra averle e non averle fa differenza, siam sicuri che chi non ce l’ha è perchè è solo un “nobiluomo livornese”?
    E’ un discorso già fatto quando hai parlato dello scienziato “fuori dal coro”, però vista certa scienza qualche volta vien da dubitare.
    Prendi ad esempio il Big Bang e tutta l’evoluzione cosmica che c’è dietro fino all’energia oscura, perchè non chiamarla Spirito santo? (Il 70% dell’universo secondo i dati più recenti). Caspita è un castello di carte così precario fatto di osservazioni incerte, statistiche ad hoc, ipotesi mirabolanti a confronto del quale il sistema Tolemaico era un capolavoro di logica!
    L’avrai capito, parlo così perchè non sono uno scienziato, certo uso la scienza a ogni piè sospinto e non lo nego, qualche volta però si sente proprio il bisogno di un nuovo Galileo, un Pisano appunto: credi che oggi lo farebbero pubblicare?

  7. Per l’esperienza di alcuni anni al Centro Di Fisica di Trieste come amministrativo (alla TWAS), in un periodo in cui ero disoccupato come giornalista, ho un ricordo della comuntà scientifica come autoreferenziale, elitaria, escludente. Ovviamente generalizzo, ma la sensazione che mi è rimasta è questa. E quando penso alle sempre nuove “scoperte” scientifiche che si sovrappongono alle volte negandosi l’una con l’altra, resto sempre con il dilemma se sia colpa degli scienziati che ricercano male o dei giornalisti che comunicano peggio. Insomma, se vogliamo parlare di quanto (e sopratutto come) marcio sia il mondo del giornalismo, la discussione potrebbe essere quasi infinita. Ma confesso che provo un certo crescente fastidio di fronte alla temperie assolutistica, cartesiana e burocratica (pubblico, ergo sum…) che impregna gli ambienti scientifici.

  8. La scienza come professione o come orizzonte di senso condiviso ? Bella questione!
    Esiste una categoria di autentici uomini di Scienza che si sottrae alla
    regola del “publish or perish”: quella degli insegnanti.
    Ecco perchè credo che possa esistere il gentiluomo livornese buon insegnante di Scienza, anzi ne conosco proprio qualcuno.
    Se i vari indicatori docimologici mostrano già di per sé gravi difetti nel qualificare la ricerca, la valutazione dell’insegnamento è materia ancora più incerta. Gli effetti del buono o del cattivo insegnante si vedono su scale di tempi lunghe e l’efficacia didattica
    dimora nei dettagli lessicali e retorici, nel commento intelligente, nel suggerire le letture giuste. Scale di tempi lunghe e dettagli sono esattamente ciò che sfugge alle maglie larghe dei parametri di valutazione. Se uno sbaglia la valutazione di un ricercatore – poniamo il caso di teoria delle stringhe – mi pare che il danno che ne deriva sia molto minore, se non del tutto trascurabile, rispetto a quello causato dal mettere in cattedra un cattivo insegnante in un Liceo. Quest’ultimo crea un danno sociale di una certa rilevanza, l’altro sbaglierà ad arrotolare l’undicesima dimensione della stringa, pazienza!

  9. Dal basso delle mie 3 pubblicazioni, sono uno psicologo (almeno così dice la laurea) con un dottorato in ingegneria informatica, per darti un esempio contrario.
    Bellissimo blog.

    PS: ovviamente sono anche livornese ^_^

      1. ahahaaha, no intendevo come esempio di psicologo che poi si è buttato in un altro campo (almeno di nome)

  10. giusto, giustissimo, condivido in pieno.
    Non dimentichiamo però che accanto alle scienze naturali esistono anche le scienze umane. Mio figlio di 7 anni non mi prende poi tanto sul serio – e come dargli torto 🙂 – perché nonostante il mio lavoro di ricerca (in storia dell’arte) all’università, non sono un’Archimede o un Pico de Paperis. Gli scienziati sono anche donne, e non sono tutti pazzi! Ma scusate, sono andata un po’ fuori tema…
    Siamo in un’epoca di dilettanti, ed è consolante sentire che qualche volte qualcuno conosce i propri limiti e non si fa incantare dalla demagogia: v. Gabanelli, ottima giornalista e punto
    Buon lavoro, a ciascuno il proprio!

    1. Non è detto che l’apostrofo sia un errore, se intendi dire: “…nonostante il mio lavoro di ricerca… non sono un Archimede…” l’apostrofo non ci vuole ma siccome tu sei femmina puoi intenderlo al femminile: “…non sono una Archimede…” che concettualmente non è sbagliato e allora l’apostrofo ci vuole.
      Del resto la grammatica è un’opinione! 🙂

  11. Grande Silvia!
    E non solo per l’articolo, il cui contenuto condivido in pieno (sono un’umile scienziatella con laurea in fisica, dottorato in ingegneria ma per mancanza di autostima tacero’ sul numero di pubblicazioni su rivista referata 😀 ) ma anche e soprattutto per essere la prima che conosco a sfruttare e citare il Borzacchini!
    (Si lo ammetto: il mio collega piu’ caro e con cui pubblico meglio e’ Pisano 😉 )

    Seriamente: no noi scienziati non siamo perfetti, siamo preda delle piu’ basse pulsioni come tutti, esiste il caso di gente che ha ragione ma non la pubblicano, pero’ IN GENERALE le cose funzionano ABBASTANZA bene, perche’ se sei li’ ad una conferenza che esponi il tuo lavoro davanti a 70 persone e’ DIFFICILE che se e’ una cavolata TUTTI tacciano e approvino o che se e’ giusto TUTTI ti tirino pomodori. E questo ABBASTANZA indipendentemente dal fatto che tu sia famoso o sconosciuto e vecchio o studentello.

    Ora diciamo che il sistema della peer review (quello per cui quando hai fatto un lavoro lo spedisci a una rivista specializzata che gli fa fare le pulci da 2 tuoi colleghi esperti come te del tuo sotto-sotto argomento, e solo se questi lo trovano innovativo, corretto e scritto che si capisce te lo pubblicano) pur non essendo perfetto SUI GRANDI NUMERI garantisce abbastanz bene che le cose scritte siano abbastanza corrette e che la gente che ne sa ecapisce venga riconosciuta.

    Eppoi c’e’ sempre “il tavolino del caffe'”: puoi sempre prendere un collega – amato o odiato a tua scelta – e invitarlo a prendere il caffe’ e farti spiegare quel che fa. Diciamo che se sei abbastanza esperto dell’argomento capisci se sta sparano cazzate o ha fatto un lavoro coscienzioso, e questo che tu sia d’accordo con lui o no. Con questo voglio dire ai sedicenti espertoni ma senza pubblicazioni: se tutti vi odiano, venite almeno a prendervi un caffe’ (con un esperto con pubblicazioni) che vediamo… Scoprirete, poi, che molto spesso la curiosita’ propria dello scienziato non riesce a farsi affossare dalla politica e quindi che vi ascoltera’ e vi fara’ domande… E allora vedremo…

    Claire

  12. In generale concordo sempre con suoi ragionamenti, stavolta però penso che lei abbia preso un mezzo granchio.
    Ci sono tanti, tantissimi, scienziati esperti di una o più materie, ai quali di pubblicare non interessa. Magari lavorano in un altro campo, magari non vogliono aver a che fare con l’ accademismo. Questo li rende meno esperti? Li rende non attendibili?
    E se questi personaggi per esempio scrivessero qualcosa che va contro la momentanea corrente di pensiero scientifica (si, anche nella scienza ci sono le correnti di pensiero, lei che si occupa di ‘green’ dovrebbe saperlo bene), cosa che molto probabilmente impedirebbe loro di venire pubblicati?
    Prenda il mio esempio: perito chimico industriale, non laureato, qualifica europea come tecnico ambientale, nell’ ambito non mi conosce nessuno, perchè sono uno dei tanti, non ho mai lavorato in questo settore (ho lavorato 7 anni in impianto chimico, e da altrettanti lavoro nella progettazione di impianti chimici), che é sempre stato un hobby e solo di recente ne ho cavato un sito di informazione per la gioia di ripulire da un po’ di disinformazione.
    Stando al suo ragionamento io non sarei da prendere seriamente.
    Ora faccio l’ esempio contrario: quelle che sono ritenute le massime autorità in campo ambientalista, in italia, quelle che dettano legge, sono tutte persone senza un briciolo di formazione ed esperienza nelle materie coinvolte.
    Insomma la cosa é molto più complessa di come la si dipinge.
    Con stima, alessandro

  13. Il punto è che quando uno è scienziato (vale anche per le scienze morbide e molto morbide e per tutto quello che ha ambizione di avere un metodo che si chiami scientifico) per poter parlare deve avere almeno i seguenti requisiti

    Il discorso mi sembra talmente assurdo che inizialmente pensavo fosse ironico.
    Non esiste solo la fisica teorica, nel settore informatico ad esempio ci sono diversi “guru” che non hanno mai conseguito la laurea o pur avendola conseguita sono stati alla larga dall’accademia. Loro non potrebbero parlare? Un CEO, un imprenditore, un finanziere, un broker non possono parlare di questioni attinenti all’economia perchè non sono accademici?
    Frank LLoyd Wright, Edison, Guglielmo Marconi, nessuno di questi ha mai conseguito la laurea.

    Lei confonde il metodo scientifico col principio di autorità.

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