“Cara Silvia, ti andrebbe di lavorare gratis?”. Alcuni esempi, solo alcuni.

Cara Silvia, ti andrebbe di partecipare al famoso congresso interplanetario su quanto è figa la scienza? Non paghiamo nessuno, quindi nemmeno te che non sei un dipendente pubblico come tutti gli altri ospiti, ma vivi di cose come queste e poi di arte e amore. Ti organizziamo la trasferta, dormirai in un albergo che accipicchia, e in quei giorni sarai libera di fare come ti pare. Poi ti riempiamo anche di gadget perché sappiamo che a questo, in quanto tutto-sommato-femmina, tu sei sensibilissima.
Cinque ospiti, sette teleschermi sul palco, un migliaio di persone in platea, ex ministri e autorità, si passa dall’italiano all’inglese e dall’inglese all’italiano come se fossimo persone serie, livetwitting e occhi di bue sul palco. Bello.
Vabbè, non pagano. Ma i gadget sono effettivamente molto interessanti e poi, cavolo, è un investimento.

Ciao Silvia, ti andrebbe di tornare? Stavolta ti paghiamo! Vedi, lo dicevo io: era un investimento!
Si tratta di una cosa così e cosà, di quelle che ti piacciono e sai fare bene. Ti diamo un gettone forfettario ma ti chiediamo, a questo giro, di organizzarti tra viaggi e pernotti.
Ok, che bello! E quanto pagate?
Eddunque, fatti tutti i conti… Ti proponiamo (ma non puoi rilanciare e se rilanci ti diciamo di no) mille euro! Mille, eh.
Un Signor Bonaventura del 2013! Ti piacciono mille euro? Uno con tre zeri dietro: non puoi dire di no!

Mumble mumble… Per l’ennesima volta.
Una fattura da mille euro, al netto di tasse e contributi, corrisponde a poco più di cinquecento euro. Se poi mi devo pagare il viaggio (e in questo caso si tratta di più viaggi, con una spesa stimata tra i 400 e i 550 euro) non mi pare che la Signora Bonaventura qui presente stia facendo un grande affare. Aggiungici anche che si tratterebbe di dormire da amici (divertente, eh, per carità. Ma magari gli amici prima o poi si rompono le balle) e di mangiare fuori (o dagli amici di cui sopra, che diventerebbero loro malgrado i veri finanziatori del grande evento) insomma no.
No, grazie. La vostra proposta non è ricevibile.
Rilancio sparandola grossa e la trattativa si chiude con un niente di fatto.
Loro passano a un altro collega.
Nella mia casella e-mail, intanto…

Cara Silvia, sono un’amica di un’amica. Avrei bisogno di una cosa che non so bene spiegare per un meraviglioso maxievento e il tuo aiuto sarebbe davvero prezioso. Purtroppo non posso offrirti un compenso, ma so che il tuo senso civico e il tuo impegno per la difesa del buonsenso ti faranno capire l’importanza della cosa. Puoi anche chiedere un aiuto a un collega: anzi, ti ringrazio anticipatamente se pensi di poterlo fare. Ovviamente non posso pagare nemmeno lui.

Cara Silvia, stiamo facendo un servizio su questa cosa difficile e stiamo per dire un sacco di sciocchezze. Ti va di studiare un paio di ore e di spiegarci tutto daccapo? Lo sai che non possiamo pagare, ma svolgiamo un servizio pubblico, poi con noi ti diverti, e un sacco di colleghi tuoi lo fanno senza problemi…

Cara Silvia, sto pensando di scrivere un libro. Ti andrebbe di contribuire? Il progetto è così e cosà: bello, interessante, vivace. Siamo noi a pagare l’editore, però, quindi non posso proprio darti un euro. In cambio, ti manderò una copia eh.

Cara Silvia, puoi rileggere questa cosa che ho scritto da solo perché non ho un ufficio stampa? Di mestiere faccio lo scienziato ma ho alcune velleità comunicative che a volte mi solleticano la panza e così ho pensato che, in fondo, posso anche fare tutto da solo e magari poi chiedere un parere a te.

Cara Silvia… Ah, stavolta mi scrivono dall’estero! E all’estero pagano, si sa!
Ti andrebbe di fare un servizo così e cosà, interessante, carino… Dai, ti va?
Sì, mi va! Interessante, carino… Ma pagano? Eh, loro pagheranno vero?
Oh, sì, che bello! Spero che sia previsto un ricco gettone.
Cara Silvia, trovo la tua richiesta perfettamente lecita, ma purtroppo i fondi degli ultimi anni ci hanno fatto tirare parecchio la cinghia. Possiamo offrire contratti a 50 cosi (valuta estera criptata) lordi (anche voi!) a pezzo a chi collabora con almeno 10 servizi all’anno. Purtroppo abbiamo comunque dovuto togliere la scienza dagli argomenti “a pagamento” perche’ in genere la copriamo con ricercatori, docenti universitari.
Maledetti. Sempre siano maledetti. In tutto il mondo siano stramaledetti.

No, non sono un’ossessiva, o almeno non lo sono mai stata. È che davvero in questo periodo sono più le proposte del genere di quelle sopra di quelle normali, che prevedono una normale transizione economica in cambio di una prestazione professionale. Non so se sia per via del fatto evidente che il nostro paese è in chiusura, e che forse la mail del collega straniero è un’eccezione. Non so. Ma vi assicuro che sta diventando un po’ pesante.
E poi vi chiedete perché ci siamo messi a fare i video sul vivere di niente.

Advertisements

9 pensieri su ““Cara Silvia, ti andrebbe di lavorare gratis?”. Alcuni esempi, solo alcuni.

  1. “No, non sono un’ossessiva, o almeno non lo sono mai stata”. tutto il resto va bene, ma su questa frase mi permetto di questionare…

  2. Io lo so che se intervengo su questo blog mi caccio nei guai.
    Però l’alternativa è finire di scrivere quel capitolo assai controverso su quel libro la cui deadline era la settimana scorsa e allora… non resisto e mi butto sul post della Bencivelli.
    Dicevo dei guai. Il motivo per cui mi caccerò nei guai è che mi tocca sostenere una tesi decisamente impopolare e anche parecchio retrò. Vediamo almeno di dirla bene.
    Silvia ci chiede: “- ma a voi sembra normale?!” Risposta: si. Nel senso che è, purtroppo per Silvia, la norma. E non da oggi. Infatti se ci pensate è sempre stato così. In passato era ovvio e scontato che un’attività prettamente intellettuale (scrivere un articolo, un libro, tenere una conferenza, criticare un dipinto, intervistare o farsi intervistare,…) poteva essere svolta solo da gente che era ricca di suo oppure che viveva di altro lavoro e faceva questo per diporto. Oggi è (purtroppo) ancora così. In tempi non sospetti (mi si riconoscerà spero) ho suggerito alla brava giornalista scientifica Bencivelli di trovare sistemazione presso un qualche datore di lavoro (secondo me l’ideale resta l’Università, ma qui sono di parte) e svolgere il proprio (bello e interessante) lavoro con le spalle coperte da uno stipendio fisso. Bella forza, direte voi, così è facile. Sì, penso che così sia non solo facile ma sia praticamente l’unica strada possibile. Almeno in questo paese.

    1. Sono perfettamente concorde con te.
      Era la norma in passato (vedi il mecenatismo o gli artisti solitari che muoiono in povertà salvo diventare al limite famosi solo dopo morti), e purtroppo le cose non sono mai migliorate.
      L’unica soluzione come dici giustamente tu, è farlo come “secondo lavoro” / “hobby” / “passione” se e quando ne hai voglia. Non è possibile allo stato attuale delle cose pensare di vivere di quello e basta. E ripeto purtroppo. E non credo neanche che in altri paesi le cose siano poi così diverse.

  3. Se il tuo subconscio scrive una normale “transizione” economica vuol dire che forse una vocina ti sta dicendo: “Scappa, Silvia. Non c’è posto in questo paese triste per chi è preparato, onesto, moderatamente disposto ai compromessi.” Posso dirti una cosa? Non è vero che dicendo di no rischi che il lavoro venga dato a qualcun altro, disposto a lavorare gratis o quasi. Tu sei la loro prima scelta, è te che vogliono. È vero che i budget sono ridotti e tutti cercano di tirare avanti come possono. Ma al primo lavoro fatto di merda stai sicura che qualcuno tornerà a cercare chi sa fare il proprio lavoro come si deve.

  4. Cara Silvia,
    non crederci, non è vero che i soldi non ci sono! Ce ne sono una quantità enorme, ma c’è, da parte di chi ha i precitati soldi, la volontà di ottenere lavoro senza remunerazione! Nel 2000-2001 ho avuto un’esperienza professionale in una azienda che operava nello sviluppo di siti internet in Italia ed Europa, ho avuto colloqui con investitori che avevano problemi di utilizzo dei soldi, ne avevano troppi e non sapevano come impiegarli. In quel periodo appena si proponeva una qualsiasi tecnologia piovevano soldi… Poi la tragedia delle Twin Towers e tutto svanì. Quel periodo è stato come uno squarcio nella nebbia, tantissimi soldi per qualsiasi proposta perché gli investitori hanno creduto di poter investire le loro montagne di soldi in quanto dovevano investirle queste montagne di soldi. Non sanno che farci con i tanti soldi che hanno, ma continuano a non remunerare il lavoro come deve essere giusto che sia. E siccome non capiscono nulla di scienza e tecnologia, fanno finta di investirci con gli 0,7 %…. Ti consiglio di mantenere la concentrazione, screma sempre cinicamente, non cedere, mantieni però un alto profilo qualitativo e vedrai che ad un tratto non potranno non pagare! A me succede così, prima o poi cedono, non pagando hanno abbassato la qualità, chi tiene duro e mantiene la qualità può dettare il ritmo.

  5. a differenza di altri, non sempre mi piacciano gli interventi di Silvia ma questa volta sono pienamente d’accordo. Il problema non sono le clausole ma il tipo di contratto e l’uso dei liberi professionisti che fanno le aziende pubbliche e private. Se si vuole un libero professionista lo si rispetti per quello che è e lo si paghi in modo adeguato, se si vuole un dipendente lo si assuma e gli si diano tutti i diritti che gli spettano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...