Tipi umani da giornalista scientifica / 8: lo scienziato mitomane

Attenzione: in questo post non farò nomi di cose-città-persone-disciplinescientifiche-fiori-animali-modellidipanda per evitare ovvie querele, che peraltro sarebbero meritatissime (lo dico subito: avete ragione voi). Eddunque sarò molto buona. Anche se ci sarebbe da non esserlo affatto.

Vi ricordate, gente, la seconda legge della stupidità umana secondo Carlo Cipolla?
Essa recita:
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra sua caratteristica.
Il ché significa che la stupidità di un individuo non dipende dai suoi titoli di studio (o dalla loro mancanza), dalla sua professione, dal suo ruolo, dal potere che gestisce, dalla sua condizione economica, dalle sue origini, dal mestiere che fa, da dove lo fa, dal perché lo fa, dalla passione (o dalla mancanza di) che ci mette, dal mezzo di trasporto che sceglie, dall’età, da quel che mangia, da dove abita… niente, non dipende da niente. È stupidità e basta.
La stupidità, cito, è una “prerogrativa indiscriminata di ogni e qualsiasi gruppo umano e tale prerogativa è uniformemente distribuita secondo una proporzione costante”. Cioè la trovi tra gli scienziati come tra i giornalisti (giornalisti scientifici compresi), tra i giudici come tra i bidelli di scuola media, tra gli autisti dell’Atac come tra gli abbonati alla tua palestra. Niente vaccina contro la stupidità.
Che c’entra questo coi tipi umani? Intanto è utile perché, non potendo entrare troppo nello specifico, questo post lo dovevo riempire in qualche modo. E poi serve a dire che, oh, stupore, anche tra gli scienziati si trovano gli stupidi. Nella stessa proporzione in cui si trovano nelle altre categorie in cui possiate dividere l’umanità. Si trovano gli stupidi e i furfanti.

Lo scienziato mitomane è, appunto, uno stupido o un furfante.
Nel primo caso ha la pericolosità intrinseca dello stupido: fa e dice cose stupide, le dice alla stampa, le propugna con forza, si sente investito di una missione divina.
Nel secondo, è meno pericoloso e più facile da riconoscere, ma bisogna aver voglia di farlo: o ha una bega accademica da risolvere con un suo vecchio rivale, e non guarda in faccia a nessuno, o ha un interesse economico nel diffondere una paura o nel dare una soluzione a un problema (reale o inesistente che sia), o ama apparire in tv per semplice vanità, o sta aspettando dei grossi finanziamenti e sa che più compare sui giornali più sarà facile che quei soldi arrivino.
In ogni caso, lo scienziato mitomane ha un filo diretto coi giornalisti e lo trovi da tutte le parti.
È il più intervistato, il più telegenico, il più twittato, il più citato a destra e a manca, e non solo dai giornalisti stupidi. Lo intervistano anche gli intelligenti perché, sai, è un’altra campana oppure ha una tesi interessante o anche è già stato intervistato da…
Ed è questo il problema. È come una catena di Sant’Antonio o, per restare tra i santi, lo diceva anche San Matteo nel Vangelo* a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
Chiunque di noi intervisti lo scienziato mitomane ha la responsabilità di aver sollevato e reso visibile il suo nome come quando si gioca con un palloncino, di averlo reso bello alto nei ranking di Google, di averci messo un timbrino sopra: il suo. E se il timbrino è quello di bravo-giornalista (scientifico o meno) sarà più facile che nei mesi a seguire lo scienziato mitomane venga rilanciato da mille altri giornalisti, semplicemente perché (e questo lo fanno soprattutto gli stupidi, ma non solo) la categoria tende ad affidarsi a Google o a copiare le altre testate nello scegliere chi intervistare.
Ho chiamato lo scienziato X perché ho visto che è stato intervistato anche da Y. Nell’intervista diceva Z, che in fondo (in fondo lo aggiungono i giornalisti non stupidi, quasi a giustificarsi) è un parere interessante (i giornalisti stupidi potrebbero anche dire che è l’unico a dire Z come se questo fosse un punto d’onore e non la prova evidente del fatto che X rientra nella categoria mitomane).

Un paio di precisazioni a margine.
1. Avere una affiliazione decente non impedisce la stupidità o la malafede: in ogni istituto di ricerca e in ogni università del paese c’è almeno un ricercatore (o anche un professore o quel che vi pare a voi) che ha perso la brocca, che non l’ha mai avuta, o che ha come unica missione di vita quella di fare le scarpe al suo rivale di sempre. Gli altri ne soffrono ma in genere aspettano passivamente l’arrivo della pensione, ignorando che lo scienziato mitomane pensionato viene prontamente sostituito da un suo giovane seguace.
2. Avere tante pubblicazioni non significa niente, ma averne zero è decisamente un pessimo segnale. Ah: come sapere quante pubblicazioni ha un ricercatore? Se siete del tipo ISNNHMCT (cfr. tipo umano numero 6, tra i tipi umani nel menù a tendina qui sopra a destra) forse potete rivolgervi a un collega che invece un po’ di scienza la mastica. Altrimenti potete rivolgervi a motori di ricerca apposti come Google Scholar o per la medicina Pubmed. Ci sarebbe l’Isi Web, ma è difficile e bisogna saperci andare (qui un amico scienziato può essere utile).
3. Avere un’affiliazione di un tipo e parlare di cose di un altro tipo è un segnale ancora peggiore. Voi andreste da un dermatologo a farvi curare un infarto? E allora perché accettate che, per dire, un genetista parli di ecologia? Ok, la laurea è sempre quella, biologia. Ma insomma, su, è facile, dai.
4. Infine: uno scienziato eterodosso, quello che parla male dei suoi colleghi e la pensa in modo del tutto diverso (attenzione, da quelli del suo ambito disciplinare esatto, non pressappoco: quelli del pressappoco li abbiamo esclusi qui sopra), e che muore dalla voglia di venirlo a raccontare ai giornalisti, quello è nel 99% dei casi un mitomane bello e buono. Ma per questo vi rimando alle lezioni di giornalismo scientifico che trovate nelle categorie del menù a tendina qui sopra a destra (così intanto mi fate anche aumentare i click, grazie)**.

Sto per svelare un segreto della categoria: i giornalisti scientifici si difendono imparando a memoria i nomi dei venti scienziati più mitomani del paese (sono sempre i soliti, e ce ne sono almeno due o tre per disciplina) e ripetendoli ogni sera come un salmo segreto. A volte entrano nelle stanze dei colleghi amici ripetendo ossessivamente non chiamare X, ti prego, ti sputtani completamente, ti prego, dai!… E nel 90% dei casi non vengono ascoltati. A volte precedono gli stessi colleghi con un abile giro di parole: ah, che bel lavoro che stai facendo. Ricordati (gesto di finta fratellanza) che quel X che si trova da tutte le parti è un mitomane, eh. Il più delle volte, però, rimangono seduti sul bordo del fiume e si chiedono come diavolo sia possibile che gli scienziati mitomani piacciano così tanto ai colleghi di tutte le risme e soprattutto a quelle brutte merde ingrate del nostro pubblico, che noi trattiamo sempre con tanta responsabilità e tanto rispetto.

*Beccatevi questa.
** No, cliccando la freccia non si torna al menù a tendina. Ma si può godere di una freccia bella grande. Bella, eh.

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18 pensieri su “Tipi umani da giornalista scientifica / 8: lo scienziato mitomane

  1. C’è un’altra specifica dello scienziato mitomane. E’ la sua capacità, dopo un po’, di dialogare direttamente con i giornalisti. O direttamente, o tramite un amico-succube-del-mitomane, riceratore anche lui. Chiama, manda e-mail, invita a convegni su temi improbabili. Nei casi più evoluti va a vedere le notizie sul web e quando capisce di poter/voler dire qualche cosa (di improbabile) si affaccia al telefono, a FB, alla mail del giornalista. La tipologia del giornalista scientifico un po’ estremo, che si sente una/un Gabanelli incompresa/o, è la classica vittima dell’attivismo dello scienziato mitomane. Che, almeno una volta ogni tre anni, riesce a trovare il modo di abbindolarlo.

  2. Credo che la cosda dovrebbe essere rovesciata. Se la maggior parte dei giornalisto chiedono alla Hack o a Boncinelli risposte su argomenti che non sono di astronomia o di genetica anziché intervistare gli scienziati magari meno famosi ma che sarebbero giusti come specializzazione per domande diverse da queste, la colpa è dei giornalisti generalisti, non certo degli scienziati, che nel caso specifico non sono neppure mitomani…

    1. giusto, ma non mi riferivo a loro. magari questi ogni tanto hanno parlato anche di cose in cui non sono del tutto competenti, ma lo hanno sempre fatto con coscienza e senza fini deplorevoli.
      io mi riferivo a quelli che proprio dicono la balla, o che la sparano grossa, e che lo fanno per ragioni inaccettabili (e poi a tutti capita di fare errori. poi, alla lunga, si impara).
      ti copincollo un interessante carteggio che ho avuto su fb con uno scienziato che stimo molto, ma che invece di commentare qui usa i social network:
      lui: “la brava e arguta giornalista. Solleva due questioni vere e importanti: 1) perchè i millantatori piacciano tanto al pubblico. 2) Come si fa a riconoscere un millantatore.
      Non so rispondere alla prima. Sella seconda però la comunità scientifica da qualche centinaio di anni ha dato una risposta abbastanza buona: lo decide la comunità dei pari. Possibilmente le persone che lavorano nello stesso ambito. Se chiedi a loro, pur con le debolezze umane di invidia e rancori, 99 volte su 100 sanno se uno è bravo davvero o se millanta. Parlare con gli scienziati è la miglior ricetta per smascherare i millantatori… e se i giornalisti lo facessero un po’ più spesso…”
      io: “una parte del problema (ma qui sto diventando buona, e tu sai che se divento troppo buona dovete fermarmi) per un giornalista che sta poco dentro alle questioni della scienza ma ha la presunzione di poterne parlare, o per uno che fa scienza ma magari quel giorno lì aveva il raffreddore, è anche che pure i millantatori si definiscono, tecnicamente, scienziati.
      hanno una laurea scientifica, magari hanno un ruolo scientifico o amministrativo della scienza, possono facilmente dimostrare di essere stati coinvolti (magari dai politici) in questioni di governo o di controllo della scienza, spesso hanno una affiliazione anche seria… questo è un problema interno alla scienza.
      difficile pensare che una università o un centro di ricerca riesca a liberarsi dei suoi mitomani pericolosi (sono tutti assunti a t.i. e poi i sindacati chi li sente…) però prima o poi bisognerà spiegare a quelli fuori dal giro, e soprattutto ai giornalisti, che avere una laurea in fisica (poniamo, eh) ed essere professore universitario non ti rende necessariamente una persona onesta. quella è un’altra dote, accessoria, non sempre utile, di certo non tanto telegenica”.
      lui: “Hai ragione sul problema dei mitomani con filiazione scientifica alta (tipicamente un’università o un ente). Questi sono i più pericolosi perchè non sono semplicemente dei matti che vogliono brevettare il moto perpetuo ma sono persone (a volte ma non sempre) in buona fede che ad un certo punto hanno imboccato una strada sbagliata e si sono incaponiti (perchè sono stupidi, esattamente come i non scienziati). La comunità scientifica lo sa e, ti assicuro, pur non potendoli licenziare, li emargina.
      A me però fanno paura altri mitomani che invece godono di grande considerazione fuori dalla comunità scientica pur non avendone alcuna all’interno. Che so, uno che è un matematico in una prestigiosa università e pubblica un sacco di libri per il grande pubblico su argomenti di matematica ma la cui produzione scientifica è pressochè nulla… Anche da questi ultimi il bravo giornalista scientifico dovrebbe guardarsi e invece… giù inviti a convegni e pacche sulle spalle. Sospetto (malignamente, lo ammetto) che questo accada perchè il giornalista si senta a più agio con uno che spaccia per saggezza vage nozioni scientifiche che con un serio ricercatore magari balbuziente…”.

      1. Sì, il commento che hai copincollato qui è di Nips Lab (non essendo amico non posso commentare il post, ma lo posso cmq vedere ed ho anche fatto uno screenshot, quindi non capisco perché mi dici di no). Non cita Odifreddi, ma non vedo chi altri possa rientrare nel “[…]uno che è un matematico in una prestigiosa università e pubblica un sacco di libri per il grande pubblico su argomenti di matematica […]” e sì gli dà direttamente del mitomane: “[…]A me però fanno paura altri mitomani che invece godono di grande considerazione fuori dalla comunità scientica pur non avendone alcuna all’interno […]”.

        Per cui rinnovo le mie domande del mio precedente commento a cui magari potrebbe rispondere lo stesso Nips Lab.
        Non credo che arriverò mai a condividere le sue opinioni, ma sarei comunque curioso di sapere che argomentazioni porta a sostegno.

  3. c’era una formulazione del Cipolla che dice più o meno così (vado a memoria):
    qualunque gruppo umano si prenda in considerazione vi si troverà un numero di stupidi superiore a ogni previsione.
    a me questo enunciato piace molto perchè mi occupo di previsioni e dice che la stupidità è un ambito in cui qualsiasi modello uno possa pensare le previsioni che ne vengono fuori sono distorte verso il basso.

  4. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Prima legge fondamentale della stupiditá.
    La prima legge fondamentale impedisce di attribuire un valore numerico alla frazione di persone stupide rispetto al totale della popolazione: qualunque stima numerica risulterebbe una sottostima.
    C.M.Cipolla

  5. Bellissimo articolo…sono stato sempre incuriosito e affascinato dal mondo scientifico, dalle grandi frustrazioni che cova e dagli effetti che producono all’interno e all’esterno di questo mondo. Da quando il mio relatore di tesi, un fisico di Bologna, mi disse apertamente che caratterialmente non ero affatto tagliato per tale ambiente…in quanto sono uno che accusa i colpi…(forse era anche un modo gentile per dirmi che non avevo anche le capacità? mah..).
    Immaginavo che scrivessi un articolo simile..i non ci sto che ti escono, non so per quanto tempo ancora, dalla tasca. Una curiosità, ma tra coloro che si sono occupati della stupidità (Euripide, Immanuel Kant, Carlo Cipolla…) qualcuno per caso ha mai scritto che parlare degli stupidi è da stupidi?

  6. Il saggio di Cipolla credo di averlo letto tempo fa, un cosa carina è il diagramma Y-X e la suddivisione dei quadranti. Un gioco veramente spassoso è quello di collocare, in quei quadranti, le persone che si conoscono o anche personaggi famosi, soprattutto politici che con le azioni che compiono possono generare molti vantaggi o svantaggi (raramente quando si fanno arrestare) a loro stessi come molti vantaggi (raramente) o svantaggi agli altri. Io la mia collocazione credo di averla trovata e cioè all’intersezione degli assi, gli scienziati in genere stanno aderenti all’asse delle Y dei valori positivi.

  7. Nel merito dei miei interventi, ha ragione Silvia: NiPS lab è un laboratorio di ricerca e io ne sono solo il suo (indegno) direttore.
    Le opinioni che Silvia ha riportate sono mie personali e a questo titolo le ho espresse a lei e quindi è giusto che compaia il mio nome.
    Nel merito vorrei precisare che non ce l’ho espressamente con Odifreddi nè con nessuno in particolare (simpatie e antipatie personali, che pure esistono, non sono in discussione qui). Volevo (e voglio) solo stigmatizzare un atteggiamento a mio avviso sbagliato dei giornalisti (non degli scienziati).
    Questo atteggiamento è ascrivibile a quesi giornalisti che corrono a fare la corte (inviti a convegni e pacche sulle spalle) a persone (a volte formalmente scienziati o accademici altre volte semplicemente dilettanti) che hanno costruito la loro fama sulla pubblicazione più di testi “divulgativi” che di “prodotti di ricerca”.
    Io credo che questi giornalisti farebbero meglio invece a trascorrere più tempo con scienziati (accademici e no) che hanno prodotto “riconoscibili e rilevanti prodotti scientifici”. Perchè sono questi (innanzitutto) che fanno avanzare la conoscenza mediante la ricerca.
    Con questo non voglio dire che fanno male quegli accademici (siano essi matematici o biochimici o glottologi) che si dedicano in modo pressochè esclusivo alla divulgazione della scienza (per quanto io non ami il termine “divulgazione”). Sono liberissimi di farlo. Quello che voglio dire è che, avendo fatto questa rispettabilissima scelta, non possono essere però confusi con chi la ricerca scientifica la fa.
    Il valore di uno scienziato (come dell’albero di evangelica memoria) si riconosce dai frutti. Questi frutti sono i prodotti della ricerca. La loro validità viene decisa non dal pubblico ma dalla comunità degli altri scienziati che fanno ricerca. E’ a loro che bisogna chiedere se uno è un mitomane oppure no, non ai divulgatori nè tantomeno al pubblico.
    Tutto qui.

    Luca Gammaitoni

  8. Grazie Luca per aver qui precisato il tuo pensiero.
    Nel merito io credo che non necessariamente chi è un buon ricercatore sia anche un buon divulgatore/insegnante (e ovviamente non è detto che un buon divulgatore sia un buon ricercatore), per cui non trovo così deprecabile che i giornalisti, in alcune circostanze, si rivolgano anche a personaggi dell’ambito accademico noti più per le loro opere di “divulgazione” che per la loro ricerca scientifica.
    Poi è anche vero che c’è la tendenza ad intervistare sempre le poche stesse persone su qualunque questione e questo va senz’altro stigmatizzato.
    Saluti e buon lavoro.

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