Talkin’ about Terremoto. Ho scritto a Repubblica dopo aver letto l’ennesimo editoriale sul processo dell’Aquila

Mi ero ripromessa di non parlare più del processo dell’Aquila. Poi, tre giorni fa, un’amica mi ha chiesto che cosa ne pensassi dell’esito delle elezioni siciliane. E ci sono ricaduta, accidenti.
Mi spiego.
Lo spunto della conversazione con la mia amica era un editoriale appena uscito su Repubblica, a firma Barbara Spinelli, che entrambe leggiamo sempre volentieri. Ho preso il giornale e mi sono messa a leggere, appunto, sulle elezioni regionali siciliane così e cosà, pronta a rifletterne con la mia amica. Ma, ohibò, dopo poche righe, da Palermo il discorso tornava sul processo dell’Aquila. E io che, giuro, stavo resistendo a ogni tentazione allo scopo di preservare il mio e il vostro equilibrio mentale, insomma non sono riuscita a tenere ferme le mani.

Ho scritto a Barbara Spinelli, perché davvero di certi passaggi non capivo né la logica né il senso, e in cc ho messo un bel po’ di altri indirizzi mail riferiti al giornale (il direttore, le lettere, altri giornalisti). In attesa di ricevere una risposta, ho pensato di postare la lettera anche qui, così da proporvi un paio di riflessioni in più.
La prima riguarda il concetto, apparentemente semplice, di prima e dopo: molti colleghi non scientifici insistono a dire di aver capito che non è un processo agli scienziati per non aver saputo prevedere il terremoto! però poi proseguono: è un processo per aver nascosto la verità. Quale verità? L’arrivo di un terremoto?! E dovevano saperla prima? Ma non abbiamo detto che non si possono…. Forse non ci siamo.
La seconda riguarda la forza di certa stampa. Intendo: se uno legge un errore in un articolo, o ha qualche ragione per criticarlo, più che scrivere una lettera che cosa deve fare? A volte capita che l’uno in questione non sia un uno qualsiasi. O che siano tanti uno, ma se c’è una linea editoriale di ferro e le lettere contrarie vengono ignorate, i lettori penseranno che nessuno si sia opposto a quel che è stato scritto. E quindi che vada bene a tutti.
Per dire, so che anche Luciano Maiani, uno dei fisici più importanti d’Italia che è stato presidente dell’Infn e del Cnr e attualmente è a capo della Commissione Grandi rischi (sebbene abbia consegnato e poi sospeso le sue dimissioni), sta aspettando una risposta da parte di Repubblica a una lettera in cui criticava pesantemente il contenuto di quest’altro editoriale sullo stesso tema.
E so di altre lettere scritte allo stesso giornale per precisare sommessamente, o criticare con forza, alcuni passaggi, o interi articoli, in cui la vicenda del processo aquilano veniva raccontata in maniera parziale, o semplicemente frettolosa e imprecisa, spesso dando l’impressione che sia tutto legato a Berlusconi, al malaffare berlusconiano e a una questione politica per fortuna scaduta senza gloria. Insomma, ho l’impressione che nella foga di indicare i cattivi politici, si sia parlato di cattiva scienza e nemmeno sempre con argomenti coerenti, e che lo si stia continuando a fare senza voler sentire altre ragioni. A volte, per me, è soprattutto una delusione.

Gentile Barbara Spinelli,
ho letto il suo editoriale sul giornale di oggi, come del resto faccio sempre con grande piacere. Ma stavolta non mi ha per niente convinta. Al di là della lettura delle elezioni politiche siciliane, lei introduce una riflessione sul processo dell’Aquila che trovo difettosa.
Per esempio: scrive che gli scienziati (quali scienziati? La Commissione Grandi Rischi, la Protezione civile? Nella persona di chi?) tranquillizzarono gli abitanti dell’Aquila e dintorni, raccomandando di restarsene in casa perché la grande scossa del 6 aprile 2009 era invenzione della paura. Vede, se gli scienziati avessero davvero tranquillizzato, e se lo avessero fatto prima del terremoto, non avrebbero potuto farlo motivati dal fatto di ritenere la scossa invenzione della paura, perché la scossa si è verificata dopo, e prima non era niente. Semplicemente era una possibilità. Una possibilità niente affatto remota come si evince dalle mappe sismiche del territorio nazionale pubblicate nel 2004.
Le ricordo, inoltre, che le mappe dicono che ogni giorno c’è la possibilità di una grande scossa in buona parte del territorio italiano, e sono a disposizione di cittadini e politici da anni con un messaggio allegato: non aspettatevi che qualcuno vi avverta dell’arrivo di una grande scossa ma fate di tutto per evitare che la grande scossa vi faccia crollare un palazzo addosso. Qui finisce il compito degli scienziati.
A questo proposito, lei scrive anche: uno scienziato dovrebbe sapere che la casa uccide, nei terremoti. Ma è sbagliato. Non è la casa, a uccidere. È la casa costruita male. In Giappone lo sanno bene: i terremoti sono all’ordine del giorno, tanto che un magnitudo 6 non finisce nemmeno sui giornali. Solo che le case stanno su, perché sono costruite bene.
Infine, il passaggio su Clini, che ha paragonato la condanna dei sette imputati all’Aquila a quella a Galilei (anche secondo me, esagerando un po’). Qui lei scrive: Come se gli scienziati fossero accusati di scarsa preveggenza, non di avere perentoriamente escluso rischi gravi. Non di aver servito il potere politico che voleva occultare la verità ai cittadini. Mi scusi, ma quale sarebbe la verità? Perché se siamo d’accordo sul fatto che un terremoto non si può prevedere (o almeno che non lo si possa prevedere in modo utile, cioè indicando con una certa precisione il momento e il luogo della scossa) non si capisce che cosa avrebbero dovuto nascondere. L’arrivo prossimo di un terremoto non può essere una verità umana. A meno che non si parli di preveggenza, ma lei stessa sembra escluderlo nel rigo precedente.
Insomma, sono anch’io convinta che sulla vicenda, sulle responsabilità e sulle terribili conseguenze dell’arrivo di un terremoto in una regione sostanzialmente impreparata, sulla comunicazione del rischio e sull’arroganza di alcuni personaggi coinvolti, ci sia molto da riflettere e da indignarsi. Ma sulla scienza, nella fattispecie, e sugli scienziati (sui sette in particolare, alcuni dei quali davvero del tutto incolpevoli) ho il timore che siamo diventati un po’ troppo frettolosi. E questo è un peccato, perché si finisce per accontentarsi di qualche capro espiatorio e soprattutto per dimenticarsi di attrezzarsi al futuro come invece, da anni, la scienza suggerisce di fare.
Molti cari saluti,
Silvia Bencivelli

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13 pensieri su “Talkin’ about Terremoto. Ho scritto a Repubblica dopo aver letto l’ennesimo editoriale sul processo dell’Aquila

  1. Salve, vorrei chiarire una cosa (sono un sismologo): la frase che solitamente si dice che i terremoti non si possono prevedere si riferisce ad una previsione ‘deterministica’, ossia che dia la ‘certezza’ di un loro accadimento in un certo lugo e tempo (e magnitudo); al contrario, molto spesso (ed è il caso di L’Aquila e del Pollino), i terremoti forti sono preceduti da segnali (nella fattispecie lo sciame sismico persistente) che, se non possono essere ritenuti ‘precursori’ con certezza, sicuramente, in base a qualunque modello sismologico o semplicemente statistico, implicano che la probabilità di un forte terremoto in quell’area è fotemente aumentata. Nel caso di L’Aquila, la probabilità di accadimento di un forte terremoto (M>6.0) nell’arco di un mese a partire, diciamo, dal 31/3 era circa 200 volte maggiore di quanto lo fosse prima dello sciame sismico. La probabilità assoluta era ancora bassa (2%), ma le ‘catastrofi’ sono tali proprio perchè la loro probabilità di accadere è molto più bassa della probabilità contraria. Ho letto personalmente la memoria del PM e la requisitoria, e le ho trovate molto puntuali ed equilibrate. La CGR è stata condannata perché non ha assolto i propri compiti, che sono quelli di informare la Protezione Civile al meglio delle conoscenze. La CGR non ha prodotto neanche una relazione (e in effetti neanche un verbale, in quanto a detta di Boschi il verbale è un ‘falso’ postumo). D’altra parte, nella situazione quasi ‘speculare’ dello sciame del Pollino, la nuova CGR ha correttamente informato che la probabilità di un terremoto in quell’area, sebbene in assoluto piuttosto bassa era aumentata di circa 200 volte in seguito allo sciame: cosa che ha consentito di prendere provvedimenti oculati ed intelligenti (verifica dei fabbricati) che hanno permesso di mitigare gli effetti della scossa più forte, che poi c’è effettivamente stata. Il Processo di L’Aquila non è un processo alla Scienza; è un processo ad alcuni scienziati che, per obbedire agli ordini di alcuni poteri ‘forti’ (Bertolaso) hanno derogato dai propri doveri, di cittadini e di scienziati, tacendo volontariamente alcune cose che erano di vitale importanza in una situazione di altissimo rischio per la popolazione esposta. E non nelle Accademie, o nei bar, bensì nel massimo consesso di Consulenza di Protezione Civile per le grandi emergenze nazionali, nel quale gli stessi per libera scelta avevano accettato di operare. Quindi, questi paragoni con Galileo sono assolutamente mistificanti: Galileo fu incarcerato perchè difendeva la Scienza contro i poteri forti; la CGR è stata condannata per il comportamento opposto, ossia di tradire la scienza e la coscienza pur di compiacere i poteri forti.

    1. caro pino, grazie per il tuo commento competente.
      a proposito: sei lo stesso pino che commenta il blog di marco cattaneo? io credo di sposare quasi del tutto (o meglio: diciamo che finora ho sempre sposato) le posizioni di marco per cui, se sei lo stesso pino, ti rispondo puntualmente a questa obiezione, per quanto possa, ma sappi che ho già letto molte delle tue argomentazioni e considero che le risposte di marco valgano anche per me.
      (ah: posso citare il tuo commento sulla lettera isso? mi è piaciuto molto e in un altro post di questo blog qualcuno ha citato quella lettera senza che arrivassero precisazioni precise come la tua: potrei fare un copia & incolla linkando al blog di marco).

      chi ha parlato di galileo? clini e un po’ di altra gente ma io, per esempio, no. il tuo “questi paragoni” credo che sia un refuso. anche a me sembra un paragone sciocco, sebbene per motivi diversi da quelli che citi tu. per questo non l’ho mai fatto.

      l’aumento del rischio.
      io sono, di formazione, medico. in medicina esiste un problema simile a quello che poni tu rispetto all’aumento di frequenza di un evento improbabile. per esempio: se hai una certa condizione genetica, o una certa predisposizione, una malattia o una familiarità, il rischio di alcune sfighe aumenta. ma ci sono casi (tanti) in cui da essere un rischio minuscolo, poni 1 a 1 milione, si passa a un rischio molto piccolo, poni 1 a 10 000. in un caso così il rischio è aumentato di cento volte, accidenti cento volte, ma è comunque basso e allora… che facciamo? glielo diciamo al paziente? come? e perché? ci può fare qualcosa? cioè: può modificare il rischio? e si tratta di un rischio di malattia o di morte? è attrezzato a capirlo? e coi suoi familiari come facciamo? stiamo parlando di uno su diecimila, non di uno su dieci. cioè di un rischio basso, ma presente e certamente cento volte superiore a quello di un’altra persona. ma che ci facciamo con questo dato?
      cioè: la valutazione di un aumento del rischio deve avere anche un valore concreto. non può essere solo un’informazione (almeno per il paziente: per il ricercatore è un altro paio di maniche).
      va detto che in medicina per poter parlare di rischio devi avere un casino di numeri, che poi sono un casino di persone, che hanno o non hanno la malattia. intendo: non basi la tua statistica su un modello matematico, ma su gente in carne e ossa che ha, o non ha, una certa condizione. quindi meglio: sono quantità reali. perciò qui, in genere, gli scienziati li trovi tutti d’accordo: sono dati quantitativi e non esistono due diversi modelli, come invece mi pare che succeda in altri settori della scienza tipo il tuo. eppure la faccenda continua a essere difficile.
      infine c’è il fattore tempo: se il rischio di sviluppare una malattia è uno a diecimila nei prossimi dieci anni è una cosa, nei prossimi cinquanta è un’altra.

      per quanto ho capito io, la questione nelle scienze della terra è simile, con l’aggravante che dicevo: voi non avete la fortuna di per poter dire “in trent’anni i malati sono stati quaranta in tutta europa” (un numero piccolo, ma, ripeto, tangibile).
      ovviamente non sono nella posizione di dare una lezione di sismologia a te, ma sulla questione “comunicazione” credo di poter fare un paio di appunti.
      perché mi chiedo come dovrebbero essere gestite queste informazioni al pubblico e se ci abbiamo riflettuto abbastanza. nel caso del terremoto emiliano si è scelta la via allarmistica e non ha funzionato. nel caso dell’aquila si è combinato un disastro. tu mi dici che c’era un aumento sensibile del rischio calcolato secondo alcuni modelli ma non mi indichi con una precisione utile un giorno e una zona i cui abitanti avrebbero potuto far tesoro di quella informazione. forse ci vorrebbe una bella pensata per stabilire se e come usare i modelli statistici per parlare alla popolazione, anche considerando l’intrinseca fallibilità che essi hanno. dopodiché dovremmo valutare se sia il caso di dire in tv che c’è, secondo una parte della comunità scientifica, un aumento di rischio (da quanto a quanto, e poi di quante volte) in un certo arco di tempo (quale) e in una zona che deve di necessità essere identificabile con una certa precisione (non può essere mezza regione).
      se sia il caso, e anche come farlo. non credo che accendere la telecamera e sciorinare statistiche basate su modelli matematici sia una buona idea, per quanto forse allora sarebbe difficile mettere lo scienziato di turno in galera. (con questo non giustifico il bicchiere di montepulciano). (insomma, a posteriori, facile dire: “c’era un aumento del rischio, avrebbero potuto dirlo…”. perché se fosse andata bene, e il terremoto grande non fosse mai arrivato, sarebbe stato procurato allarme, o almeno una gran figuraccia).

      tu dici invece che a volte, come nel caso del pollino, l’informazione è servita.
      ma la ristrutturazione di un edificio o di un fabbricato, la verifica e la messa in sicurezza dal punto di vista sismico, forse andrebbero fatte sulla base di considerazioni di più ampio respiro: intendo, visto che esistono carte che dal 2004 indicano le zone di aumento del rischio (eh già… un’altra valutazione statistica) forse non c’è bisogno di una commissione di cervelloni che mi dica che nel giro di un mese potrebbe esserci una grande botta in una regione particolare del paese. perché se poi la botta non arriva entro un mese la gente torna a vivere dentro case inadeguate e magari penserà di poter stare tranquilla: sarà la commissione di cervelloni ad avvertirla, semmai, di un aumento del rischio puntuale, preciso, identificabile, dopodomani toglietevi di lì.
      invece è dal 2004 che questo aumento del rischio è lì, bello colorato. cosa aspettiamo: che ce lo ribadiscano alla tv tre giorni prima di una scossa (in un’intervista che solo a posteriori sapremmo ricollegare a quella scossa)?

      non entro nel merito della requisitoria, degli atti e così via. rimando al blog di marco anche per queste faccende. (io invece ho percepito diversi punti oscuri e molte contraddizioni in tutto il processo. alcune di queste le ho elencate in un post intitolato “perché non credo che ci sia qualcosa da festeggiare”, che dovrebbe essere tre post fa: è lì che mi hanno citato la lettera isso).
      mi resta il dubbio di quali dovessero essere le cose “taciute” dagli scienziati. se si tratta di un aumento del rischio, rimando alle righe qui sopra: che cosa avrebbero dovuto dire e come? sicuri?
      peraltro, vorrei anche capire che cosa sarebbe successo se la grande scossa fosse arrivata tre settimane dopo la cgr, due ore o due mesi dopo: se l’imputazione sarebbe stata la stessa o se sarebbe cambiata nel tempo, e secondo quale funzione. a quanto ho capito, questo aumento del rischio secondo alcuni modelli matematici, non è circoscrivibile con tanta precisione, per cui come ci avremmo dovuto comportarci se ci fossimo trovati in una zona grigia del modello? con in più il fatto non trascurabile che questa è scienza, si fa coi numeri e con le funzioni: quella è una questione legale, e per quanto ne so o uno è un omicida o non lo è. non è che siccome è passato del tempo non lo è più o lo è un po’ meno o un po’ di più…
      ho anche un altro dubbio (beh, ne ho tanti, ma diciamo che per oggi la chiudo qui): ma perché un reato sia omicidio colposo non ci vuole un’azione? siamo sicuri che se io dico “spero che ti mettano sotto mentre attraversi la strada” o se non dico “attento ché ti possono mettere sotto mentre attraversi la strada” possa essere considerata omicida se poi il fatto avviene? se il fatto avviene per mano di un altro, ok: no, non sono io l’omicida. è l’ubriaco al volante. ma se il fatto avviene per cause naturali? se io non ti ho detto “attento ché piove” e poi ha piovuto, tu sei scivolato, hai battuto la testa e sei morto? da domani che cosa dovranno fare i meteorologi?
      insomma: non è che per avere un omicida anche dove un omicida non c’è (perché la pioggia non la puoi ammanettare) ci accontentiamo di quello che ha detto o non ha detto qualcosa (che forse, a pensarci qualche giorno dopo…), e scarichiamo la colpa (di omicidio, stiamo parlando di omicidio, non di omissione di atti di ufficio o di inadempienza verso i proprio obblighi, di omicidio) su qualcuno, eventualmente anche su chi, quella mattina, non avrebbe nemmeno dovuto passare da lì?

  2. Non entro nei risvolti ‘giuridici’. Mi limito a considerare che, se esiste una CGR, e se viene riunita in determinate occasioni, vuol dire che serve a qualcosa. In particolare, nel caso dei terremoti Appenninici in cui si muore solo perchè gli edifici non sono adatti, la comunicazione corretta del rischio alla Protezione Civile (non alla popolazione, a quella la comunicazione arriva dalla PC) serve innanzitutto a verificare rapidamente (e si può fare) gli edifici sensibili e, se necessario, evacuarli; inoltre, la PC deve essere in allerta (tende, ecc.). Infatti, durante uno sciame sismico, il terremoto c’è già; non ha ancora fatto danni sensibili, ma è chiaro che un terremoto più forte può venire da un momento all’altro. Il 2% (o anche l’1%) di probabilità di un forte terremoto nell’arco di un mese è un numero molto grande, inaccettabile. L’area da considerare è quella coinvolta nello sciame sismico. Esattamente ciò che si è fatto con il Pollino.
    Il problema vero della CGR a L’Aquila, che non capisco perché molti si ostinano a non considerare, è che le intercettazioni e le stesse deposizioni dei componenti confermano che ci furono reticenze dovute ad un preciso ordine di Bertolaso. Per me, eticamente la CGR è certamente da condannare, ed in modo pesante. Che poi meriti o meno, secondo il codice penale, 6 anni di galera, è altra questione, che compete non a me ma alla Magistratura.

    1. 1. a questo punto faccio fatica a capire che cosa compete alla magistratura e che cosa possiamo dire noi. la condanna, per te, è giusta, per me no. per te la cgr è da condannare (la cgr, ma qui siamo sicuri che sia tutta e solo cgr?), ma come e a quanto non ce lo vuoi dire. non è un po’ una contraddizione? quale è la colpa, per te? la condanna ti piace o no?
      2. se il rischio è l’1% (poniamo che voi sismologi siate tutti d’accordo con questi modelli, questi numeri e questo modo di calcolare percentuali di rischio, cosa che a me non risulta), esiste un protocollo condiviso, magari anche giapponese, che dica che cosa fare? esiste una soglia di accettabilità al di sopra della quale si parte a costruire tendopoli? e se questa soglia è l’1%, vuol dire che per 99 volte costruiamo una tendopoli inutilmente? allora facciamo 2%, che è il doppio (il doppio del rischio!) per 98 volte costruiamo una tendopoli inutilmente? mi sembra un po’ pericolosa come strategia di comunicazione…
      3. “durante uno sciame sismico, il terremoto c’è già; non ha ancora fatto danni sensibili, ma è chiaro che un terremoto più forte può venire da un momento all’altro”. chiaro?! ma in quei giorni sbaglio o c’erano sciami sismici anche a sulmona e in romagna? chiaro proprio non mi sembra, anzi.
      4. la questione dell’obbedienza al politico di turno è un’altra faccenda. qui stiamo parlando di una sentenza (per cui già ci sono gli atti: non dobbiamo aspettare le motivazioni per discuterne) e di come per me, e altri del mio giro, ci siano fattori sbagliati e preoccupanti mentre per te sia giusta ed equa.
      ai miei punti mi sembra che tu non risponda (è una sentenza probabilistica? è giusto dare a tutti e sette la stessa condanna? è un omicidio colposo?). quanto al rispondere al potere, sai… siamo in italia… faccio la giornalista… quanti ne vedo… comunque ok, non è una cosa bella. ma è un omicidio?

    2. ah, e scusa. sei lo stesso pino di marco cattaneo? posso usare la spiegazione che hai dato dell’isso a uno dei commentatori di quel blog lì? (sennò credo di poter linkare comunque, anche se non sei tu, perché in fondo quello è un commento pubblico su un blog aperto).
      grazie

  3. E’ anche vero che gli edifici nelle aree sismiche dovrebbero essere tutti a norma, ma sappiamo che non lo sono. Quando ci sono quindi (e non è detto, vedi ad esempio l’Emilia) chiari fenomeni ‘che potrebbero essere precursori’, e tra questi quello di gran lunga più indicativo l’aumento di sismicità, bisogna assolutamente effettuare, nell’area interessata dalla sismicità anomala, verifiche degli edifici, evacuazioni di quelli più critici e, possibilmente, anche operazioni di messa in sicurezza (le catene, ad esempio, sono estremamente efficaci e rapide da installare). Questo principio corrisponde a dire che, dovendo mettere in sicurezza tutto il patrimonio edilizio Italiano, inizio dalle aree dove ho un aumento della probabilità di terremoti. Ed è da notare che tali operazioni avrebbero costo virtualmente nullo, perchè anche se il terremoto forte non avviene nel breve termine, la messa in sicurezza degli edifici è un atto dovuto. Questa dovrebbe essere la prassi in Italia, ed è stata seguita durante lo sciame del Polllino. Quindi, forse la sentenza di L’Aquila, e le discussioni che ha suscitato, sono servite a far meglio (e forse a salvare delle vite).

  4. Cosa compete alla Magistratura e cosa compete a noi? A noi, se siamo addentro al problema ‘tecnico’ (ed io lo sono) compete affermare che ciò che risulta dagli atti della riunione del 31/3/2009 (e da affermazioni pubbliche fatte prima e dopo) sono solenni sciocchezze, senza fondamento scientifico, anzi talvolta opposte a qualunque ipotesi scientifica ‘sensata’ (come la storia che è meglio che ci siano molti terremoti piccoli, così scaricano energia; dagli atti risulta che non fu invenzione di De Bernardinis e Bertolaso, ma fu affermato con precisione da almeno due sismologi presenti alla riunione). Come esseri umani, ci compete invece dire che, in un consesso di altissima responsabilità in cui si sta decidendo della vita di migliaia di persone, scienziati che invece di comunicare le deduzioni della propria Conoscenza dicono sciocchezze per obbedire al potente di turno, sono certamente cialtroni esecrabili. Come cittadini, ci compete dire che queste cialtronerie e commistioni di potere tra scienziati e potere costituito sono ‘politicamente esecrabili’, e vanno fermate perchè foriere di altissimo allarme sociale e corruzione dei costumi.
    Se, invece, tali comportamenti siano penalmente rilevanti, ed in che misura, in un Paese civile spetta esclusivamente alla Magistratura giudicarlo. Io continuo a non capire come facciate, tanti di voi giornalisti che giustamente avete gridato allo scandalo per gli eccessi del potere berlusconiano, a non comprendere l’allarme sociale infinito che suscita anche il solo ‘sospetto’ di una scienza asservita al Potere, anzi al ‘sottopotere’ di servi dei servi dei Poteri forti.
    Ripeto che, questa storia che ci sono sciami non seguiti da forti terremoti non dimostra nulla. Se dico che la probabilità che uno sciame sia seguito da un forte terrremoto è 1-2%, vuol dire che ci saranno 98-99 sciami non seguiti da forte terremoto. Ciononostante, ripeto che, contrariamente al senso comune, 1-2% di probabilità di distruzione di una città in un mese è una probabilità enorme, inaccettabile. Se si decidesse che invece è accettabile, non servirebbe la Commissione Grandi Rischi. Questa serve, invece, proprio per informare la Protezione Civile di queste cose. Paradossalmente, il comportamento (impeccabile) della CGR prima del terremoto del Pollino, avendo la CGR detto ‘esattamente’ queste cose e suggerito anche le azioni sensate (non l’evacuazione ma la verifica degli edifici) dimostra proprio, al di là di tutte le chiacchiere che si possono fare, che la CGR del 31/3/2009 agì sconsideratamente, colpevolmente e cialtronescamente; d’altra parte, tale ‘reato’ è provato, perchè risulta chiaramente dalle intercettazioni di Bertolaso. Quindi, l’unico dubbio è l’entità della pena: semplice ‘esecrazione’ da parte della società, oppure condanna penale? La Magistratura, dopo tre anni di processo, ha deciso per quest’ultima ipotesi, ed io rispetto ‘a priori’ la Magistratura; sia quando condanna berlusconi, sia quando condanna altre cialtronerie della nostra classe dirigente, ancorchè scienziati.

  5. Pino sei sicuro di aver capito le intercettazioni? Nella prima se l’ascolti bene le preoccupazioni del capo della Protezione Civile a cui compete la comunicazione in caso di crisi (in un numero del 1997 l’abc della Protezione Civile è spiegato come dovrebbe avvenire…cosa si intende per tranquillizzare i cittadini…cioè far capire chi siano i riferimenti da ascoltare…altrimenti ognuno dice la sua e si perde di credibilità) sono due e cioè la prima è che non vengano diramati comunicati stampa che dicano “non ci saranno più scosse” “Daniela queste sono cazzate…e se poi arriva la scossa?” “non lo devi dire neanche sotto tortura” “il terremoto è un campo minato” “di ai tuoi di non farlo” e poi “queste cose le facciamo noi che abbiamo un ufficio apposta che ha la laurea honoris causa sulla comunicazione” e con ciò credo che intendesse proprio il rischio che si corre tra un procurato allarme e la strage colposa. La seconda preoccupazione è dettata dall’allarme già generato da Giuliani….”bisogna zittire i ciarlatani”….e poi c’è la considerazione sullo scarico di energia “è meglio 100 scosse che invece quella che fa male”. Questa tesi esplicitamente non è riportata dai componenti scientifici della commissione e soprattutto non è fatta mai a nome della intera commissione (per cui si può giustificare una corresponsabilità di tutti). Questa tesi io invece l’ho ascoltata da diversi anni a l’Aquila a cominciare da quando frequentai un corso da disaster management nel 2003 (prima lavoravo in Emilia) e poi è testimoniata anche da un intervento sul forum dei geologi (geologi.it) in una discussione accesa prima del terremoto (in parte trasmessa anche nella trasmissione exit della D’Amico il 9 aprile 2009) da un ingegnere (è facile desumere il suo nome e cognome dall’indirizzo e-mail) che alle mie preoccupazioni sulla presenza di così tante faglie attive nell’aquilano ha risposto “ma tanto a l’Aquila queste faglie hanno un comportamento fragile per cui rilasciano l’energia gradualmente e quindi questa non si accumula” e non lo ha ascoltato dalla CGR, infatti nello stesso forum non si fa riferimento a ciò che è emerso nella riunione, eppure è frequentato quasi esclusivamente da tecnici che in quel periodo erano molto attenti (anche ai media) a ciò che accadeva. Altri interventi invece denunciavano il fatto che se all’Aquila parlavi di rischio sismico non ti davano più lavoro e per committenti immagino amministrazioni pubbliche e imprese.
    Diciamolo chiaramente del rischio sismico aquilano pochi hanno parlato prima del terremoto mentre sicuramente lo hanno fatto alcuni tra i condannati. Tu sei un sismologo hai mai pubblicato un articolo che prima del terremoto mettesse in evidenza la pericolosità sismica aquilana? Dove lo hai fatto? Lo hai presentato in Convegno?
    Seconda intercettazione tra il capo del Dipartimento e il capo dell’INGV. E’ il 9 aprile 2009 lo sciame sismico si è spostato sulla sorgente della Laga dando scosse di magnitudo 5.1. La faglia della Laga è una faglia silente la cui massima magnitudo attesa è di ca. 6.7 con un tempo di ricorrenza di ca. 1000 anni, silente in quanto da almeno 1000 anni non si hanno notizie di riattivazione. Questa è prossima alla diga di Rio Fucino del lago di Campotosto la cui rottura provocherebbe una ondata di piena che interesserebbe decine di migliaia di persone lungo la vallata del fiume Vomano nella provincia di Teramo. Quindi la preoccupazione si sposta prevalentemente verso il rischio idraulico in quanto l’Aquila è ormai sfollata, molti sono o nelle tendopoli o negli alberghi al mare. Però c’è un altro grosso problema ed è di ordine pubblico, l’agitazione della popolazione è alle stelle, proliferano avvisi di imminenti scosse, alcuni esercitati da criminali per svaligiare le case, nascono siti che annunciano imminenti scosse distruttive e l’effetto è quello di un panico generalizzato soprattutto nel teramano (dove la scossa di 5.1 si è sentita molto forte). Dall’ospedale (mentre ancora arrivano i feriti dall’Aquila) e dagli uffici pubblici scappano i dipendenti c’è un caos totale. I giornali (del 10 aprile 2009) testimoniano di decine di denunce per procurato allarme e della situazione di panico in atto. In questa spiacevole situazione mi ci sono trovato anche io ad essere interrogato per procurato allarme, proprio per la diga. Infatti quel giorno dopo essermi consultato con il referente INGV di una convenzione che fece il mio Ente con tale Istituto atta anche ad individuare le sorgenti sismogenetiche potenzialmente pericolose per la mia provincia, pensai “dato che una magnitudo distruttiva (per la diga) non è prevedibile, il rischio idraulico invece si, per via dei tempi di percorrenza dell’onda di piena,” quindi di comunicare con alcuni sindaci della vallata, usando tutte le precauzioni (è molto improbabile e comunque verrete meglio informati dalla Prefettura e dal Dipartimento), mettendoli al corrente anche della possibilità del rischio idraulico. A riferimento avevo un modello idraulico già elaborato per la Prefettura. Uno di questi sindaci non capì e preso dal panico comunicò ai cittadini e ad alcuni Ordini Professionali per prepararsi ad un imminente Vajont. Nel giro di un ora fui interrogato. Per dire quanto è delicata la comunicazione in certe situazioni e stavo parlando ai primi responsabili di protezione civile e non ai cittadini. Nel frattempo fui rassicurato dal referente INGV che della situazione già se ne stava occupando il suo Istituto con gli esperti della diga e del Dipartimento.
    Detto ciò immagino la frase “non si deve dire” ai cittadini riguardava possibili repliche della faglia della Laga in quanto la situazione da quel punto di vista (anche per magnitudo superiori) era sotto controllo (sia per gli aquilani che per la diga con i tecnici della diga del Dipartimento e dell’INGV che avevano valutato tale ipotesi) mentre non era affatto sotto controllo il panico che stava montando in una situazione di pericolo pubblico non più sotto controllo. Il saremo collaborativi da parte del capo INGV intende, come poi specifica, che la conferenza stampa non la fa l’INGV ma fa un comunicato al Dipartimento il quale provvederà a comunicare con i cittadini assumendosi tutta la responsabilità del caso.

    Almeno per quanto riguarda la mia esperienza le intercettazioni le ho intese così.

  6. L’operazione mediatica (ad una neofita di Protezione Civile come la Stati come avreste fatto capire la comunicazione in tempo di crisi?) e di tranquillizzazione di Bertolaso.
    Dal DPC informa l’abc della Protezione Civiele – n. 12 Ottobre-Novembre 1998. A pag. 31 Comunicazione in stato di crisi. Perchè comunicare. Le Amministrazioni competenti devono:
    – comunicare per affermare che si esiste, che si è pronti ad operare (quello che ha più volte ribadito De Bernardinis nell’intervista), che il rapporto di fiducia e di delega deve continuare a sussistere………..
    – comunicare per stabilire la realtà dei fatti e stroncare il focolaio delle voci, dei si dice, delle notizie false ed allarmistiche.
    Questa seconda fase della comunicazione non pone fine ai doveri di chi deve gestire la situazione di crisi. La popolazione, una volta TRANQUILLIZZATA sul fatto che chi deve operare opera ed avvisata sulla reale dinamica di quanto sta accadendo…….

    Il dubbio invece è sempre sul fatto che 100 scosse prima evitano quella che fa male…con tranquillizzare intendeva anche questo? mah…solo lui può dirlo…se qualcuno magari glie lo chiede.

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