A proposito di scuola. Professori bravi e bravi studenti: un aneddoto

Sentite questa.
Qualche giorno fa mi sono trovata a moderare un incontro tra scienziati e studenti delle superiori. Lo faccio spesso e ormai so riconoscere certe situazioni. Tipo: la prima domanda dalla platea è quasi sempre un disastro di domanda, ma io non mi devo preoccupare. Perché quasi sempre si tratta di quello un po’ troppo incoraggiato dal professore, quello che deve fare bella figura a tutti i costi, quello un po’ sfacciato o non del tutto sincero. Non importa: ci vuole tempo per carburare un dibattito ed è normalissimo che sia così.
Solo che la prima domanda, qualche giorno fa, sembrava roba da dibattito politico di serie zeta, il classico intervento che comincia con il fatidico la mia più che una domanda è una provocazione…. Ma con contenuti da bar. Un ragazzotto in bomber con la testa china su un foglietto stava recitando più o meno tanto la gente vota sempre gli stessi politici e tutti poi rubano e quindi è inutile pensare di costruire una società collaborativa e giusta se poi si sa che le cose vanno così, e comunque la scienza sta nei laboratori: noi non possiamo fare niente.
Al di là del significato di quelle parole, il ragazzotto leggeva con un terribile accento e una prosodia mortifera, per cui dopo i primi sette secondi il resto della platea aveva cominciato a rumoreggiare. Era andato avanti un paio di minuti: gli scienziati gelati, e io in mezzo all’aula che mi chiedevo se non intervenire.
Gli scienziati per fortuna non si sono scomposti, sono stati brillanti e saggi, e hanno risposto in maniera sensata.
Solo che…
Nel frattempo, il vicino del ragazzotto col bomber ha alzato la mano. Panico.

Mi avvicino. Gli dico ciao, che cosa vuoi chiedere? E lui glielo devo dire ora? Dico sì, sarebbe meglio: sto raccogliendo le domande, siete tanti, voglio evitare che vi sovrapponiate… allora, dai, più o meno, che cosa vuoi chiedere?
Risposta: non lo so.
Come non lo sai?!
Eh… non l’ho ancora letto.
Ferma. A parte che sarebbe meglio che non leggessi, che andassi a braccio, perché sennò diventa difficile seguirti… Tanto, più o meno, almeno più o meno, saprai che cosa…
Insiste: no, non lo so. Non l’ho ancora letto.
Insisto anch’io: scusa, ma non l’hai scritto tu?!
Lui: no.
Il professore, accanto a lui e a quello del bomber, gongola e mi guarda orgoglioso.
Dico: professore, però questi incontri sono per i ragazzi e dovrebbero stimolare…
Lui mi guarda come quello che la sa lunga e mi fa: lo so, lo so… ma li lasci leggere, sono bravi ragazzi…
Torno sul ragazzo, dico senti, leggiti questa domanda in silenzio, sicuramente conterrà qualche spunto: fatti un’idea tua e tra cinque minuti torno.
Faccio per allontanarmi ma il professore mi afferra per un braccio. Mi guarda serio negli occhi e bisbiglia senti, non crederai mica che qui dentro ci siano tanti altri professori che preparano le domande per i propri alunni la sera prima, eh?!
Gulp.
Finisce che do la parola al ragazzo: lui non legge ma ripete a pappagallo e il senso è, di nuovo, noi ragazzi senza speranze in un mondo per cui è inutile farsi sotto…
Il professore, lì accanto, è molto contento dell’esegesi pubblica del suo pensiero.

La terza mano alzata è quella di un altro professore, stessa scuola. Vado lì e spiego devo dare la priorità ai ragazzi, le domande dei professori le terrei per la fine… in genere, quando si rendono conto, si scusano e mi dicono ma certo, sicuro, ascoltiamo i ragazzi… Invece questo è seccato. E tutte le volte che do la parola a uno studente, mi richiama con la mano e mi dice c’ero prima io.
A un certo punto lo faccio parlare.
Ed ecco cinque minuti cinque di intervento in cui riesce a inanellare una serie di stupidaggini di cui mi rendo conto persino io (meraviglioso l’attacco: come tutti sanno, l’energia elettrica è la fonte di energia più pulita che esiste…), tronfio, con una mano in tasca, in giacca e cravatta, per concludere con la politica non aiuta il cittadino e queste belle cose che ci avete detto sulla gestione dell’energia sono favole perché tanto è tutto inutile.
In effetti, lui non aveva preparato le domande per i ragazzi la sera prima. Così ha compensato la sua negligenza con un piccolo comizio.

Gli studenti di quella scuola? Loro sono intervenuti solo 45′ minuti dopo, quando hanno preso coraggio, e hanno fatto (effettuato ha detto una ragazza che si è presentata cognome-nome) belle domande, spontanee e curiose. Ma la migliore di tutte è arrivata fuori tempo massimo. Ho concesso trenta secondi al ragazzino con la cresta solo perché era di quel gruppetto lì: mi sembrava giusto risarcire in qualche modo studenti così scoraggiati. E finalmente ci siamo sentiti chiedere: ma se sviluppiamo nuove tecnologie, quelli che adesso producono le vecchie rimarranno senza lavoro? Oppure dovranno adattarsi al cambiamento e imparare a fare cose nuove? E se non ci riescono?
Caro. Bravo. Tesoro di ragazzino. Dicci: da dove l’hai tirato fuori un pensiero così onesto e complesso? E poi, ti prego, raccontaci che cosa ha fatto il tuo professore ieri sera

Annunci

6 pensieri su “A proposito di scuola. Professori bravi e bravi studenti: un aneddoto

  1. Silvia è così le belle domande arrivano sempre alla fine…..a volte neanche arrivano, perché spesso sono fatte da persone rispettose e preferiscono aspettare gli altri interventi e a volte per timidezza si tirano indietro……sta proprio nel moderatore cercare di scovare queste persone silenziose che invece hanno cose interessanti da dire….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...