Studia in Italia e girerai il mondo

Mi sembra di una gravità inaudita. Manganellare un ragazzo di quindici anni, spintonarlo, aggredirlo con caschi e scudi. Soprattutto mi sembra grave perché uno studente in corteo è in piazza per dire la sua, e dovremmo esserne felici, dovremmo incoraggiarlo: hai un’idea, accidenti, che bello. Chi è l’adulto tra il poliziotto e il liceale? Chi è pagato dallo stato per proteggere l’altro? Può darsi che il liceale avesse tirato un uovo marcio, buttato a terra un motorino, gridato qualcosa della cui ingenuità si pentirà già a sedici anni. A tirargli il ceffone che si merita, o a trovare forme alternative di rieducazione più consone a una famiglia del ventunesimo secolo, ci penseranno i suoi genitori. Ma adesso come faremo a convincerlo che votare è un dovere, pagare le tasse è un dovere, rispettare i pensieri, le opinioni e i motorini degli altri è un dovere, e costruire una collettività matura, o almeno provarci, è un cazzo di dovere? E come facciamo a crederci noi? L’avessimo visto succedere in Russia, o a Cuba, o in Cina: studenti in corteo aggrediti dalla polizia, ci sono feriti. Che cosa staremmo dicendo, adesso?

Ma più in generale, che cosa stiamo facendo ai nostri studenti? Sono stata ad assistere a un concorso internazionale per squadre di studenti universitari: il compito era quello di costruire un prototipo di casa ad altissima efficienza energetica, la migliore possibile, con un po’ di altri benefit. I ragazzi ci hanno lavorato due anni, hanno saltato vacanze e rimandato esami: hanno preparato la tesi di laurea facendo calcoli su calcoli per la casetta portabandiera del proprio paese. Poi l’hanno tirata su, in mezzo ad altre casette di altre squadre di studenti di altri paesi del mondo. Ed è cominciata la gara.
Primi sono arrivati i francesi, gli invidiati e odiati francesi. Chiedo a uno di loro: dimmi la verità, perché siete primi? E lui, la voce dell’innocenza, i capelli impiastricciati di gel, risponde icastico: perché siamo tanti studenti, ci hanno dato un sacco di soldi, ci hanno dato fiducia, il prototipo che vedi sarà costruito davvero, i privati che hanno investito su di noi si aspettano un ritorno economico e nessuno ha mai pensato che stessimo giocando.
Gli italiani arrivano terzi, e festeggiano come se avessero vinto la Coppa del mondo. Chiedo a uno di loro, stessa voce dell’innocenza, stessi occhi verdi, ma la faccia sudata e allegra, un incisivo rotto e niente gel: perché siete arrivati terzi? Risposta: perché siamo bravi, accidenti, e abbiamo lavorato bene. Siamo la metà dei francesi, abbiamo avuto meno di un terzo dei loro finanziamenti, la nostra casetta è bellissima ma non sarà mai abitata. Questo è un terzo posto che vale più del loro primo. E giù di canti e balli.

Non sapevano, i due, che io stavo ponendo loro la stessa domanda. Ma sapevano, i due, che cosa aveva fatto davvero la differenza: l’investimento in soldi ma soprattutto in fiducia e in progettualità. Il fatto che noi uno studente che va in giro per il mondo a presentare i suoi progetti lo trattiamo da ragazzino che gioca, mentre, qualche chilometro più in là c’è chi lo prende molto sul serio e fa un quarto investimento: quello su di lui.

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7 pensieri su “Studia in Italia e girerai il mondo

  1. Hai scritto: “Il fatto che noi uno studente che va in giro per il mondo a presentare i suoi progetti lo trattiamo da ragazzino che gioca, mentre, qualche chilometro più in là c’è chi lo prende molto sul serio e fa un quarto investimento: quello su di lui”.

    Ed e’ anche per questo – oltre al nepotismo, la mancanza cronica di soldi per progetti universitari (curioso, mentre per i vari Batman e Robin non mancano mai) e l’assenza di meritocrazia – che inevitabilmente (salvo rarissime eccezioni) gli studenti migliori se ne andranno all’estero e cosi l’Italia continua a perdere due volte: perde i soldi spesi per formare quello studente meritevole e poi perde la possibilita’ di beneficiare di tutto quello che costruira’, che andra’ ad arricchire un altro paese che ha saputo garantirgli una possibilita’ di lavoro.

  2. La mancanza di investimenti (sia economici che di altro tipo) è il leit-motif dell’Italia. In questo paese l'”onere della competività” è interamente sulle spalle del lavoratore, che deve fare di più con meno (sia come stipendio che come strumenti).
    Proprio in questi giorni ho avuto modo di collaborare con i tecnici di un famoso produttore di semiconduttori americano. E’ amaro constatare quante “cose” ci mancano per poter svolgere al meglio il nostro lavoro.
    Non si può sempre pensare di sopperire alle carenze con la classica “genialità italica”.

  3. Oltre i concorsi in Italia è tutto il meccanismo premiale e di borse di studio che non funziona. Lo dico da ex borsista. Problema 1) la borsa la danno a tutti. Anche a chi ha il doppio del mio ISEE, tanto è facile ingannare sul reddito, nessuno controllerà. Le richieste son troppe e il personale dei vari diritti allo studio regionali troppo poco. Poi se si evade le tasse arriva in automatico. Problema 2) Non esiste comunicazione. Il primo anno di università non sapevo assolutamente nulla dell’esistenza di una borsa regionale anche per chi era “in sede” così non la richiesi e la persi. Ma dovrebbe esserci, da parte dell’Università e della regione l’obbligo di informare, e le borse scattare in automatico in base a reddito e voti. Non la sto richiedendo a un privato. Problema 3) I soldi non bastano, proprio perché si erogano troppe borse, indiscriminatamente, chi la merita prende un quantitativo annuo che non basta neanche a pagare l’affitto di una stanza. Quindi, a priori, sai che con la borsa non è garantito il tuo diritto allo studio. Quindi non ha senso.

    Una cosa che ricordo: l’ultimo anno di specialistica a Bologna dovevo ricevere 1600 euro di premio per laurea in corso, ma ricevetti una lettera dove mi si spiegava che erano finiti i soldi. In compenso i miei colleghi fuoricorso ricevevano lo stesso importo (metà della borsa annuale) per potersi sostentare i 6 mesi in più di studi. E tanti saluti al merito.

  4. Fai bene ad indignarti per queste storie, recenti ma antichissime.

    Onestamente non vedo la novita’. La polizia italiana (ma anche quella francese, tedesca, inglese, …) picchia studenti, anche giovanissimi, da molti anni. Ne ha anche ammazzati diversi. A mio personale avviso, la polizia italiana eccelle sulle altre per maleducazione, carenza di senso civico, e grottesco analfabetismo. La violenza e la violazione dei principi democratici sono una costante dell’Italia, perche’ fai riferimento a Cina, Russia, Cuba?

    La novita’ non esiste, tristemente, nemmeno nell’altra storia che racconti. La carenza nella volonta’ e capacita’ di investire nelle conoscenze e nei giovani e’ un male antico, che pero’ non e’ riconosciuto tale dalla maggioranza degli italiani. Molti si illudono che a sopperire siano la capacita’ di arrangiarsi o il leggendario genio italico (che suona anche un po’ razzista). Ecco, se invece di invocare questi come valori si capisse che quasi niente nasce dal caso o dall’idea del singolo, faremmo un passo avanti.

  5. Fra un poco non potremo più neppure offrire all’estero studenti preparati. I miei strumenti di dipartimento hanno tutti + di 10 anni, non ci son fondi per prenderne di nuovi, i colleghi (quelli furbi) si son fatti comprare gli strumenti dalla Regione (che c’entrino la politica e le conoscenze ? Noooo, certo) e poi ti sfottono dicendo di fare contratti con le aziende. Ma quali, vivaddio, se fai parte di un gruppo di ricerca fondamentale e non applicata, sostanziata da un centinaio di pubblicazioni su riviste internazionali in 29 anni di lavoro ?
    Qualche anno fa il sottosegretario Modica, aprendo il congresso del centenario della Società Chimica Italiana, dichiarò tranquillamente che il Governo riteneva non- strategica la chimica per un paese come l’ Italia. Il mio rettore ha capito benissimo: non siamo strategici, e quindi dobbiamo morire, a beneficio, che so, di Lettere.
    Peccato che ieri una tizia, a Radio 24 raccontava disperata che non si trovano più i chimici (ma anche i fisici ed i matematici) necessari per lo sviluppo del paese.
    Quali erano i laureati strategici per il futuro del paese ? Quelli in Economia e Finanza ? Quelli che ci hanno portato alla crisi peggiore dal ’29 (e forse sarà peggio ancora) ?
    Continuiamo così : 15 anni fa si diceva, ad un congresso, che anche se ormai la grande industria Chimica era morta, e non si sarebbe più progettato ed inventato come ai tempi di Natta, almeno bisognava formare persone in grado di SAPER USARE le cose inventate dagli altri (manutenere, gestire, adattare). Ormai, non siamo neppure più a questo. Che gli insegno, se non ho le macchine per farli provare ? La teoria sui libri ? Faccio tesi compilative (da qualche parte già si fa così) ?

    Anonimo SQ

  6. Stai parlando del concorso Solar Decathlon Europe 2012? Ho visto a Gonzaga la presentazione della casa da parte di Rubner, sembrava fossero disposti alla commercalizzazione……

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