Dimenticatevi la dolce euchessina: qui, se non strilli, non ottieni niente

Ho male a un piede. Sono anni che mi fa male, quel piede. Un tormento al mattino, una rogna per tutto il giorno.
Mi faccio coraggio e vado da uno che mi dice tranquilla, semmai lo operiamo: però prima o poi dovresti fare una risonanza magnetica, anche solo al metatarso. Tranquilla un cavolo. Passano due mesi, stringo i denti e finalmente ci riesco: vado dal dottore a chiedere l’impegnativa. Dico: niente, eh, sto benone, davvero, niente, solo che mi fa un po’ male un piede, un pochino, perciò mi servirebbe una risonanza magnetica del metatarso, giusto del metatarso...
Passo a ritirarla e vi trovo scritto rmn piede per grave limitazione funzionale.
Grave?! Ohibò. Mi sento in dovere di zoppicare. Ci sono cose molto più gravi, a questo mondo. E in fondo, io…
Ma ha ragione lui: bisogna fare così. Sennò chi me la fa, una risonanza del metatarso, a me che sto in piedi e cammino e non dico nemmeno ahi?
A Lucca si dice chi un piange un puppa.
Il principio va applicato con determinazione anche agli affari di lavoro.

Tipo*: sto lavorando a una cosa che si prepara in due tappe**. La prima dipende quasi solo da me, per la seconda ho bisogno di spazi e compagnia, roba che va prenotata e non posso farlo io***. Siccome non piango abbastanza, sono settimane che accumulo lavoro di fase 2 e non basteranno le prossime settimane per smaltirlo. E quando lo smaltirò sarà troppo tardi. In questo, sentirsi dire che bello lavorare con te che non ti lamenti e non ti incazzi mai… non va preso come un complimento, ma come l’ammissione di una beffa operata ai tuoi danni.
Lo stesso vale probabilmente per i pagamenti. C’è modo e modo di piangere e urlare, ma il sistema non voglio rompere i coglioni, in fondo lo sanno, sanno dove trovarmi e prima o poi si faranno vivi non serve a niente. Io mi sento elegantissima, ma è un’eleganza che confina molto da vicino con la stupidità. Passi in un attimo dal sentirti in pace con te stessa e il mondo, al pesante sospetto che il mondo ti stia prendendo per il culo. Adesso son troppi, eh.
Infine, e sorprendentemente, chi un piange un puppa anche per sganciare la grana. Sono cose che mi succedono solo da quando abito a Roma. Ma vi giuro che succedono: ho chiesto un preventivo a una ditta (una sola, per il momento) per un piccolo lavoro di ristrutturazione in casa, una cosa per cui ho messo in conto di spendere qualche migliaio di euro. Il tipo è venuto, ha fatto tutte le sue cose per bene, ci siamo anche piaciuti. E poi puf, niente. Sono passata dal suo negozio quattro o cinque volte, ho telefonato, ho proposto soluzioni tipo me lo lasci nella cassetta delle lettere… Ma niente, è passato un mese e niente. Devo piangere anche per pagare.

Non so se questo abbia a che fare con la solita questione del paese dove si va avanti più con la fedeltà che con il talento, con la storia per cui non si bada più a necessità e risultati nell’operare le scelte, ma ci si affida a criteri che vanno dall’amicizia personale al così me lo tolgo dalle balle. Non so se l’antico adagio lucchese sia da leggere con ironia, come la descrizione di un popolo indolente e sprecone, lassista e privo di slanci, tra cui emerge chi strilla di più, anche a costo di farsi fregare. Ma vi assicuro che non ho nessuna grave limitazione funzionale nella deambulazione: non striscio per terra, ma la risonanza mi serve davvero. E vi assicuro anche che, in tutto questo, la cosa che mi rompe di più è l’aver pensato proprio a un proverbio lucchese****.

*Proprio ieri sono stata ammonita: non si deve parlare male della gente per cui si lavora! Non ne parlo male: noto la mia incapacità di adattarmi al sistema. Ma non penso che il mio sarebbe migliore. Cioè, sì, lo penso, ma non lo dico ad alta voce. Meglio?
**Sono due tappe che si realizzano in posti e con tecniche diverse. Non posso dire di più. Ma è facile, dai.
***Facile anche questa: devo andare a pietire di poter cominciare la fase 2 del lavoro. Dio quanto vorrei poter raccontare come funziona…
**** Per alcune fonti, il proverbio sarebbe addirittura di area labronica. Non pensiamoci, su.

 

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