Finte partite Iva: i primi effetti della riforma del lavoro, visti da qua (e non c’è da festeggiare)

Il nostro nemico numero uno ha l’aspetto innocuo di un omino piccolo, anziano, bonario, con addosso una camicia a scacchi. Ha una vecchia borsa con dentro cacciaviti e strumenti un po’ malmessi. Viene a casa tua, ti aggiusta quello che tu da solo non sai aggiustare, ti chiede qualche decina di euro e se ne va. Senza lasciarti una ricevuta, ovviamente. Del resto, ti dicono, è pensionato: fa i lavoretti.
E allora diciamo no al pensionato che fa i lavoretti. Perché non paga le tasse e poi avrebbe già un altro reddito (vabbè, basso, ma il nostro com’è messo? e poi li ha versati, lui, i contributi quando aveva la nostra età, o aveva già il vizietto del nero?). La ricevuta di un lavoro fatto dentro casa, tra l’altro, nel caso di una partita Iva che blabla, si scarica. Ma soprattutto quell’omino così fa cose che potrebbero fare altri. Insomma: io la serranda non la so aggiustare di certo. Ma chi me lo dice che non c’è un altro pensionato che fa i lavoretti che magari ha fatto l’insegnante tutta la vita, prende una pensione ragionevole da statale, e proprio adesso sta traducendo un libro, scrivendo un articolo, editando un pezzo… al posto mio o di un collega mio, e per di più lo sta facendo al nero?
Diciamo no, tutti insieme, ai pensionati di buona volontà.

Abbiamo presentato: La pagliuzza nell’occhio – A un grande problema, una piccola soluzione.

A me il pensionato che fa i lavoretti sta sulle balle davvero e davvero rifiuto l’offerta del lavoretto al nero dal vecchietto di buona volontà.
Oggi però sta succedendo qualcosa di grave, grande come una trave, e facile da capire. Nelle grandi aziende pubbliche dove in tanti lavorano con la partita Iva (pur passando seduti a una scrivania in sede intere giornate, come il dirimpettaio dipendente) l’applicazione della nuova riforma del lavoro sembrerebbe avere un effetto paradosso. Si è detto: basta finte partite Iva! E invece si è disegnato un sistema per individuarle e correggerle che, piuttosto che trasformarle in dipendenti a tempo determinato, rischia di trasformarle in disoccupati.
Perché per essere dichiarato falsa partita Iva e poter fare causa all’azienda, bisogna dimostrare di lavorare lì più di otto mesi nell’anno solare, di guadagnare meno di diciottomila euro lordi e spiccioli (tipo nove-diecimila euro netti all’anno, o giù di lì) e di ricavare almeno l’80% del proprio reddito da quell’unico datore di lavoro. E poi altre cose di strana interpretazione, tipo avere una postazione di lavoro fissa e svolgere mansioni poco qualificate.
Insomma: l’azienda non può sapere se tu lavori anche per altri, e se negli anni ti ha ridotto il compenso a un livello davvero da fame, nel dubbio ti potrebbe anche fare un contratto corto corto, sotto agli otto mesi, così da far saltare i requisiti perché tu possa fare causa. Davanti al giudice potrà dire: quello? ah, ma quello ci fornisce le sue prestazioni solo per pochi mesi all’anno, del resto è un libero professionista e sicuramente lavora per tanti clienti!
Tutto questo, praticamente da un mese all’altro, con contratti promessi in un modo e poi presentati in un altro.
In alcuni casi, il requisito dei diciottomila euro lordi all’anno salta perché il lavoratore ha l’intraprendenza (o la necessità) di fare altro nella vita, per tirare quattro paghe per il lesso. L’azienda non lo può sapere, per cui si cautela e il contratto te lo accorcia lo stesso. Il lavoratore ha già smesso di essere una falsa partita Iva secondo quei requisiti (per fame, in genere), avrà contratti brevi col suo primo cliente, imparerà (se proprio vogliamo trovare un aspetto positivo in questa storia) a procacciarsi altri lavori, ma mai più potrà far valere i suoi otto mesi da dipendente di serie C per provare a diventare un dipendente di serie B.

Ed è qui che nasce la mia antipatia per il povero pensionato che fa i lavoretti: non riesco proprio a giustificarlo. Spero che tra loro non ci sia il nonno di L, che ha già firmato un contratto da otto mesi invece che da nove o dieci, come succedeva gli anni passati (e già ce ne sarebbe stato da dire). Altrimenti non riesco proprio a figurarmi con che faccia si possa presentare al nipote. Sull’azienda in cui lavora L non so se si debba aggiungere qualcosa: è necessario?
Quanto alla riforma, il mio modesto parere è che ci sia un errore di prospettiva: uno non è falsa partita Iva per nascita, lo diventa nel rapporto con un’azienda. Non è che L si comporta da falsa partita Iva, è l’azienda che gli propone un finto contratto di collaborazione e che nel tempo lo ha eroso fino a farlo diventare di otto mesi per un compenso molto basso. Se il controllo lo si fa su L, è quasi ovvio e auspicabile che quello abbia trovato il modo di guadagnare un po’ di più di diciottomila euro lordi all’anno, che si sia trovato altri lavori. Ma questo non toglie che nei mesi in cui lavora per la grande azienda abbia un rapporto da finta partita Iva: va lì tutti i giorni, lavora come un dipendente, non ha grandi libertà, fa esattamente le stesse cose del dirimpettaio con un altro contratto. Poi magari arriva a fatturare la strabiliante cifra di ventiduemila euro all’anno, perché nei tre (ormai quattro) mesi in cui non lavora ha imparato ad arrangiarsi. Solo che questa è una conseguenza del fatto di essere una finta partita Iva senza possibilità di contrattazione: mi sembra un po’ ingiusto che diventi causa della sua impossibilità di dimostrarlo.

(p.s.: io sto bene. L se la passa un po’ peggio. L’azienda in cui lavora non la nominerò nemmeno sotto tortura, ma in fondo ha fatto tutto in maniera pulita e dentro la legge: chi dice che non avrebbe dovuto? Il pensionato che fa i lavoretti, intanto, ho rischiato di incontrarlo davvero).

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7 pensieri su “Finte partite Iva: i primi effetti della riforma del lavoro, visti da qua (e non c’è da festeggiare)

  1. Pagliuzze che fanno un covone di fieno. L’altro giorno ho pensato: ma perché aprirsi una partita IVA? Forse sarebbe meglio avviare una srl semplificata con socio unico e tanti saluti. Poi mi sono ricordato che ti tassano al 60% e più. Però sarebbe assurdo se, ad un certo punto, si rivelasse l’ultima spiaggia e tutti diventassimo aziendine alla dipendenza di altre aziende. Sulla carta, il trionfo della libera concorrenza tra piccoli capitani d’impresa…

  2. Il nonno, o papà, pensionato che fa i lavoretti (sia esso un ex operaio o ex insegnate) si presenterà la domenica a casa di L. (o di S. o di C. o di Z.) con un vassoio di pastarelle e una bustarella con qualche bigliettone da cento. L. ringrazierà, il giorno dopo andrà a pagare le bollette o l’affitto e si riposizionerà davanti al suo dirimpettaio dipendente (magari diplomato a differenza di L. che c’ha laurea/dottorato/master).
    L’Italia è questa qua! Il familismo tanto difeso dai cattolici si basa su questa solidarietà tra generazioni di consanguinei. Se non ci fosse questa relazione, L. avrebbe adottato insieme ai suoi simili forme radicali e durature di lotta che avrebbero sicuramente sortito qualche effetto. Oppure avrebbe trovato il modo, con le buone o con le cattive, di far sloggiare il dirimpettaio accaparrandosi il suo posto.
    Il problema sta tutto nella nostra generazione Silvia, incapace e inetta di mobilitarsi per i propri diritti e molto più incline a lamentarsi e a farsi compatire da parenti e famigliari. Di sicuro, prima o poi, il pensionato che fa i lavoretti non sarà più nella condizione di continuare, o semplicemente tirerà le cuoia, quindi niente più bustarelle!
    Un’ultima cosa… Perché non fare il nome dell’azienda? Paura??? Le denunce e le testimonianze abbisognano di nomi, cognomi e ragioni sociali, altrimenti sono semplici lamentatio che lasciano il tempo che trovano. Stiamo freschi così!!!

  3. Praticando un po’ di beach-volley ho conosciuto un piccolo imprenditore che lavora nell’edilizia, qualcosa che ha a che fare con le coperture dei tetti. Aveva dei dipendenti ma poi con la crisi li ha dovuti licenziare. Ora di tanto in tanto ha delle commesse ma preferisce appoggiarsi alle partite IVA perche’ se assume un dipendente ha costi fissi e se il mercato volge al brutto fatica a licenziarlo. Cosi invece magari spende un po’ di piu’ (mi e’ sembrato non tanto di piu’) e sicuramente meno problemi.

    Dunque e’ l’insieme delle normative sul lavoro e delle normative fiscali che spinge l’azienda a servirsi di partite IVA invece che assumere. L’azienda puo’ anche essere spinta da ragioni etiche ma il mio amico ha anche obblighi etici verso la sua famiglia e l’azienda deve anche fare profitti per gli azionisti e comunque deve sopravvivere.

    Nell’articolo di Silvia invece mi sembra di vedere il lavoratore finta partita IVA sfruttato dall’azienda che non lo vuole assumere.

  4. non è vero! chi ha la partita IVA è un evasore, e quelli che sono tassati sono sempre gli stessi dipendenti e pensionati che non possono evadere (pausa-applauso), son loro quelli che tengono in piedi il paese (pausa-applauso-breve), persone oneste che sanno cos’è il lavoro e la fatica(pausa) e tornando a casa la sera e possono guardare i loro figli negli occhi e sapere che il poco pane che hanno sulla tavola è onesto (chiusa-sguardo-fiero-applauso-e-ovazione)
    … sono millenni che lo ripetono alle televisioni.

    a margine: il tempo indeterminato è la possibilità di non dover dedicare del proprio tempo di vita e lavorativo a pensare al futuro prossimo del proprio reddito e a ottenere il pagamento del proprio reddito, si configura come un “benefit”, ti tempo, come l’auto aziendale.

  5. “E invece si è disegnato un sistema per individuarle e correggerle che, piuttosto che trasformarle in dipendenti a tempo determinato, rischia di trasformarle in disoccupati.”

    Non rischia, già sta avvenendo. Basta cercare in internet, come me, molti altri si trovano per strada, dopo essere stati costretti ad aprire Partita Iva, per non essere cacciati. Adesso, a 35 anni, non ho idea di dove sbattere la testa. Qualcuno faccia qualcosa, prima che sia troppo tardi. Cambiate questo stramaledetto paese.

  6. Grazia alla Fornero, un sacco di giovani perderanno il lavoro e quei due soldi che prendevano come finte partite iva, perchè in molti settori se vuoi fare il lavoro per il quale hai studioat, “tirocinato” e per il quale ti sei sbattuto (o più semplicemente LAVORARE), o apri partita iva o nessuno MAI ti farà un contratto in piena regola (io ci sono dentro in pieno da 5 anni).
    La sig. ministra non ha però pensato ad alcuni accorgimenti molto importanti, che qualsiasi professore avrebbe sottolineato, e cioè:
    – smantelliamo le finte partite iva, ma incentiviamo le aziende ad assumere i collaboratori validi a tempo indeterminato, abbassando i costi di assunzione (se a me con p.iva mi danno 1200 euro e finisce lì, con regolare contratto all’azienda ne partono 2200 – 2400…in base anche alla qualifica…con questi tempi…con il cavolo);
    – adesso tutti i giovani che rimarranno a casa grazie a questa riforma, e che hanno “collaborato” per qualche anno con la stessa azienda, non avranno diritto a disoccupazione e licenziamento, ferie maturate, straordinari da pagare,rimarranno a casa dall’oggi al domani così (e chi deve pagarsi l’affitto, le rate dell’auto, mantenersi da solo cosa fa????? si spara!!!!!!!!!);
    – chi è iscritto ad un albo professionale non è incluso alla riforma e fa che cazzo gli pare….CARA FORNERO ISCRIVERSI AD UN ALBO PROFESSIONALE COMPORTA SPESE CHE PER UN GIOVANE NON SONO SEMPRE ACCESSIBILI (già bastano le tasse), E CON I RISCHI CHE SI CORRONO OGGI SPESSO PARTE UN FRENO!!!
    Scusate le parolacce, ma io, finta partita iva, mi sono sentita abbandonata dallo Stato!!! Ho tanta rabbia dentro, e forse, se adesso anzichè farmi in 4 rimettendoci soldi e tempo per essere coerente con gli studi che ho fatto, facessi la cassiera (ho scelto un lavoro a caso pensando ad un’amica che lavora in un supermercato e ai suoi racconti), non mi lamenterei così!
    Un’ultima cosa……CARA FORNERO BAMBOCCIONA SARA’ LEI…PERCHE’ LE DAREI I MIEI SOLDI, LAVORANDO TUTTI I PONTI FESTIVI, SENZA RIMBORSI SPESE, SENZA FERIE, SENZA MALATTIA, LE DAREI IL SECONDO LAVORO COME CAMERIERA DI NOTTE PER POTER PAGARE L’AFFITTO E I RITARDI DELLE MULTE, LE DAREI LA FACCIA DI UN DIRETTORE DI BANCA CHE ALLA RICHIESTA DI UN FINANZIAMENTO PER L’AUTO SI METTE A RIDERE, E NONOSTANTE TUTTO…LE DAREI LA MIA VOGLIA DI ANDARE AVANTI UGUALMENTE, DI SPERARE IN QUALCHE CAMBIAMENTO POSITIVO ANCHE PER NOI, DI SORRIDERE SE TUTTI I SABATI NON POSSO CENARE FUORI, DI PIANGERE SE NON POSSO REGARALE UN PICCOLO GIOIELLO A MIA MADRE…IO LE DAREI TUTTO QUESTO!!!

  7. PER CAMUSSOBONANNIANGELETTI
    Voglio rispondere al tuo commento dopo quello che ho scritto sopra…io ho partita iva…e non ho mai evaso…e…non faccio figli perchè non mi danno il mutuo con la partita iva e sopratutto non prenderei un euro di maternità, non vado in ferie seriamente da almeno 4 anni PERCHE’ A GIUGNO CI SONO LE TASSE DA PAGARE E A NOVEMBRE L’ANTICIPO PER L’ANNO SUCCESSIVO…L’ANTICIPO!!! E le finte partite iva prendono quanto un dipendente cari miei…con la differenza che un dipendente prende 1200 con detrazioni a parte, una finta partita iva, che paga le tasse ne prende 1200 e ne deve mettere via almeno la metà x le tasse…è chiaro????? NON SOPPORTO CHI FA DI TUTTA UN ERBA UN FASCIO…io potrei dire che vedo moooolti dipendenti però…che pur di ottenere sconti da liberi professionisti chiedono di non fare la fattura per pagare meno, e ho visto liberi professionisti opporsi per paura di ricevee controlli fiscali e perchè è giusto paggare iva e tasse. Generalizzare OFFENDE LE PERSONE, offende chi il pane la sera ad un figlio non lo porta perchè un figlio non lo fa, perchè non sa se domani il pane potrà portarlo e non sa se potrà crescerlo, perchè se c’è un’urgenza di lavoro, un problema od altro…si corre, sabati domeniche, notti davanti al computer per gli stessi soldi!!!

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