Riepiloghiamo: ci sono tre appelli disperati per la ricerca pubblica. E tre figuracce internazionali.

Che giorni.
Ho bisogno di un riepilogo.
Abbiamo pareggiato con la Spagna, campione europeo e mondiale in carica, intanto Science pubblicava un pezzo imbarazzante sulla vicenda del piezoelettrico. Comincia così: il ministro della ricerca italiano ha ricevuto un appello firmato da 1000 scienziati che chiedono di non finanziare una ricerca coi soldi pubblici (trattasi di ricerca controversa, dice Science, sulla presunta energia pulita, cfr post precedente, ma sulla pulizia di chi la propone e dei suoi metodi ci sono troppi dubbi).
Un giorno dopo, cioè ieri, su un blog di Nature si parlava invece della distruzioni delle piantagioni sperimentali dell’università della Tuscia: ricerca pubblica sugli Ogm, finanziata dalle nostre tasse e gestita da uno che di mestiere fa il professore universitario, alla quale, per un oscurantismo che mi fa paura quanto quello dei roghi di libri, abbiamo deciso di rinunciare. Anche in questo caso ha circolato un appello, che chiedeva di non distruggere quello che la ricerca pubblica ha costruito. Questo secondo appello al momento non ha avuto nessun esito e le ruspe sono già al lavoro.
Terzo appello: per via della spending review (cfr post precedente), l’Inran che fa da anni ricerca in campo alimentare è a rischio chiusura. Si deve risparmiare, e allora tagliamo sulla ricerca. L’appello chiede di non tagliare oggi i soldi per la ricerca pubblica. Questo non mi risulta che sia già finito su un giornale straniero, ma ci scommetto: manca pochissimo.
C’è un filo rosso che lega i tre appelli: la richiesta di rispetto per i soldi pubblici e di lungimiranza nell’utilizzarli. Si potrebbero mettere insieme: non finanziate con i soldi pubblici una ricerca che ci copre di ridicolo nel mondo e non buttate al vento quelli già investiti, piuttosto continuate a finanziare quella che funziona e a farlo cercando di capire perché e come continuerà a esserci utile.
Diobò, che banalità. Sono giorni che apro Facebook e leggo sempre le stesse cose.
E mi va di lusso che da almeno una settimana non si sente più parlare di bufale sul terremoto o di geni inascoltati che lo avevano previsto.
Tanto la nostra immagine nel mondo è in mano ai Cassano e ai Di Natale: abbiamo pareggiato con la Spagna e chi se ne frega se nel mondo scientifico si ride di noi.

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