Vi presento gli scienziati “ufficiali”: un collage delle mail che ricevo in questi giorni

C’è una cosa che mi colpisce, in questi giorni di terremoto. Che mentre il giornalismo di inchiesta, quello di sinistra e quello alternativo danno sempre più voce ai sedicenti scienziati indipendenti da garage, ci sono gli scienziati veri che mi scrivono per raccontare una scienza ufficiale sempre più malmessa e maltrattata.
Credo che ci sia un legame tra come viene raccontata la scienza, sia per ignoranza o per malafede, e quello che succede alla scienza. Se nel nostro paese c’è chi dice, con tutta l’autorità conferita dalla fama di giornalista scomodo, “lasciatelo lavorare!” parlando del genio incompreso di turno che sostiene di avere una rivoluzionaria invenzione nel cassetto, che idea pretendiamo che abbiano della scienza politici e gente comune? Della scienza quella banale, quella che funziona sempre uguale da Palermo a Hong Kong, da Adelaide a San Francisco: quella che segue principi noiosissimi tipo la pubblicazione su una rivista scientifica e il confronto con i pari.
E allora vai di riduzione degli sprechi e di gestione creativa degli istituti. Se poi un giorno ci accorgeremo di essere rimasti al palo nella ricerca, tipo in campo energetico, biomedico, geologico e in tutta quell’altra roba che oggi ci farebbe un gran comodo, vorrà dire che ci rivolgeremo al Paperoga di turno. Avremo l’energia piezonucleare, il bioscanner e i misuratori di radon. Ditemelo prima, però, perché magari, nel frattempo, vorrei andare ad abitare in un paese normale.

Ciao Silvia,
ho dovuto temporaneamente sospendere la ricerca di case per i gattini perche’ entro venerdì potrebbero chiudere il nostro istituto con la scusa della spending review ed e’ partito il panico… hai visto che cosa ha fatto Balduzzi con gli enti ricerca del Ministero della Salute? Beh, ora tocca a noi: siamo tra i vigilati dal Ministero delle Politiche Agricole…
Ciao,
G. (Inran)

Ciao G., mi spieghi meglio? (non parlo dei gattini),
baci,
Silvia

E’ una lunga storia, ho un intero dossier raccolto in questi anni… In estrema sintesi:
– nel mondo degli enti di ricerca pubblica molti sono vigilati dal Miur, ma molti altri invece da Min Salute, Agricoltura, Ambiente, Sviluppo economico…
– questa spartizione ha avuto un senso solo per la lottizzazione delle poltrone (grande risorsa! ogni ente, piccolo o grande ha presidenti, DG, CdA…), mentre i ricercatori fanno ricerca a prescindere da chi li vigila, quindi potrebbero stare tranquillamente tutti sotto il Miur.
– ora Monti sta tagliando i fondi ai ministeri e i ministri si difendono dai tagli buttando a mare gli enti ricerca, che succhiano soldi senza produrre cose “vendibili”, con schemi che come al solito salvano le poltrone ma lasciano i giovani ricercatori precari in mezzo alla strada e mettono in mobilità i dipendenti, a prescindere, come al solito, da CV, ruoli, contributi e così via.
– siccome tutto ciò viene fatto senza neanche conoscere le attività, il ruolo e il senso della ricerca, abbiamo deciso perlomeno di far sapere cosa fa il nostro ente, e che rapporti ha con la ricerca nazionale e internazionale del settore. Non servira’ a molto, ma tant’è… all’Isfol invece stamattina hanno occupato l’istituto.
Ciao,
G.

Sento già il collega cinico che nota quanto sarebbe stato bello far conoscere la ricerca prima di vedersela tagliare sotto al sedere. Ma la comunicazione non è il nostro forte (e forse se escono fuori i Paperoga, forse, è anche un po’ per questo). Fine del cinismo, e dell’autocritica.
Andiamo avanti. Altro settore, altro problema (e nessun gattino).

Ciao cari,
ho girato la mail ai 635 firmatari (attuali) dell’appello.
Ce n’est qu’un debut…
Ciao,
E.

L’amico E. sta parlando dell’appello al Ministero della Ricerca sulle cosiddette reazioni piezonucleari, di cui in rete hanno scritto in tanti e su cui tanti hanno sollecitato risposte. La storia sarebbe spassosa, se non fosse che minaccia il funzionamento di un ente di ricerca pubblico finora impegnato in ricerche oneste e noiosamente ordinarie: i due protagonisti li trovate descritti qui e qui e vale proprio la pena dedicarvi dieci minuti. Che ridere. (Insomma).
Scrive, E., orgoglioso del successo del suo appello:

Tanta partecipazione ha avuto un primo importante effetto, quello di spezzare la cappa plumbea che si era creata all’Inrim e che è ben rappresentata dalle parole, degne di Kafka, di un collega che una settimana fa mi scriveva:
“paura, non ti immagini qui… ci chiudiamo nelle stanze, non parliamo al telefono, controlliamo chi passa… ma è vivere questo?”. Leggere queste parole è stato doloroso per chi, come me, ha sempre creduto nei valori della ricerca scientifica, primo fra tutti il fatto che questa deve essere svolta in un clima sereno e libero. Il dolore è stato ancora più forte pensando al valore scientifico dei colleghi dell’Inrim…

Questo post chiude le lezioni di giornalismo scientifico for dummies (le trovate on line qui, qui, qui e qui il compito conclusivo). Serve per darvi uno spunto di riflessione sulla scienza vera, su chi la fa e a che prezzo, e magari mostrarvi anche che chi ci crede sa combattere, e lo fa. Sono i compiti per le vacanze.

(Se poi vi interessano i gattini, scrivetemi e vi metto in contatto con G. L’appello di E. continuerete a trovarlo on line e vedremo che cosa succederà).

 

Qui invece vi presento un gattino

 

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