Lezione di giornalismo scientifico for dummies / 2: perché un calciatore che giochi con le mani non è sempre un geniale innovatore

Provo a riassumere la faccenda.
La scienza ha le sue regole.
Il giornalismo anche.
Lo sport ha le sue regole, l’economia le sue regole e il teatro le sue regole. E così via.
Se faccio il giornalista scientifico, si presume che conosca le regole del giornalismo e quelle della scienza.
Se faccio il giornalista sportivo, quelle del giornalismo e quelle dello sport.
Se faccio il giornalista scientifico e finisco per trovarmi a lavorare su una cosa di sport senza saperne le regole, potrei pensare che uno che gioca a calcio con le mani sia un geniale innovatore. Invece molto più probabilmente è un baro. Idem per un giornalista che non conosce le regole della scienza e si trova a lavorare su una cosa di scienza.
In entrambi i casi, ci vengono in soccorso le regole del giornalismo, che impongono di verificare un bel po’ di volte quello che stiamo per dire.
Cioè: nel caso in cui mi trovassi a commentare una partita di calcio in cui, inatteso, c’è uno che tira una punizione con le mani, correttezza vorrebbe che prima di gridare al genio, io che di sport non capisco una mazza, facessi una telefonata a chi conosce le regole del gioco. E verificassi con attenzione.
Nella scienza una delle regole principe (analoga a quella per cui il calcio si gioca coi piedi, tranne se si è il portiere) è che chi ha un’idea nuova deve confrontarsi con i colleghi scienziati e mettere loro a disposizione tutte le informazioni che servono a ripetere l’esperimento e a verificare se anche a loro dà gli stessi risultati.
Per questo gli scienziati pubblicano sulle riviste scientifiche. Non perché abbiano velleità letterarie, ma perché devono comunicare con gli altri.
Non tutte le riviste scientifiche sono uguali, attenzione: uno scienziato sa quali valgano di più e quali di meno nel proprio ambito di ricerca. Un giornalista scientifico conosce le riviste principali (e ne conosce anche i limiti, perché è uno smagato) ma per le cose di settore deve ovviamente rivolgersi a un esperto di fiducia e fare domande tipo journal of international science of… è roba seria? A un giornalista non scientifico forse bastano le parole international e science per decidere che, beh, che bomba… Invece no, non è sempre così. Di nuovo, attenzione alle regole: vanno conosciute e non basta il buon senso.
Detto questo, è forse più facile capire perché il giormalista scientifico di rango si mette le mani tra i capelli quando vede dare risonanza a uno scienziato che non discute con gli altri il proprio lavoro, dà pochi elementi, o nessun elemento, di quelli canonici per confrontarsi con i colleghi, racconta con fare da salvatore dell’umanità la sua scoperta fatta in cantina. E magari intanto dice che sono gli altri a isolarlo e a non capire il suo genio*…
Sarebbe come un calciatore che, invece di discutere con l’allenatore e i compagni, andasse dai giornalisti a dire che il calcio di rigore tirato con le mani cambierà la spettacolarità del campionato e farà crescere le entrate dei club ma che nessuno, in quella squadra di cattivoni, lo vuole ascoltare. Tutti si ostinano ancora a usare i vecchi e usurati piedi. Che strano.
Fate voi.

(Nella prossima puntata della serie, che caricherò probabilmente dopodomani: che cosa succede quando qualcosa va storto, con la gentile collaborazione di Ezio Puppin, professore di fisica al Politecnico di Milano e presidente del Cnism) (Che cos’è il Cnism? Andate a controllare!) (più che gentile collaborazione, si tratta di una sua bella mail: una ragione in più per non perdersela. Stay tuned!).

*Avete pensato anche voi a Gianpaolo Giuliani? Alzi la mano chi invece ha pensato all’omeopatia e a cristalli per la salute e robe di questo genere. C’è invece qualcuno che ha riconosciuto qualche sistema meraviglioso di produzione di energia pulita? Che strano, eh. Nella scienza ce n’è per tutti i gusti. Però le regole sono sempre quelle e, guarda caso, i modi di infrangerle anche.

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10 pensieri su “Lezione di giornalismo scientifico for dummies / 2: perché un calciatore che giochi con le mani non è sempre un geniale innovatore

  1. Anche io ho pensato alla fusione fredda, perché mi era stato chiesto un pezzo proprio su quell’argomento. In realtà le richieste erano a dir poco allucinanti, ma sono riuscita a far ragionare “il capo” dicendogli chiaro e tondo che non ci avrei messo la faccia (beh in questo caso la firma). La divulgatrice scientifica che è in me (non dico giornalista perché non tale ho il titolo, ho però un Master in Comunicazione delle Scienze) ha sussultato (no, esultato) di gioia. Questa volta la Scienza è salva.
    Grazie Silvia, continua così.

    1. (nemmeno io sono iscritta all’ordine dei giornalisti. un paio di settimane fa li ho chiamati timorosa e ho confessato loro che sono otto anni che svolgo la professione, che però sono iscritta all’ordine dei medici, che forse dovrei… e loro hanno risposto di fottermene: di continuare a fare la giornalista senza problemi. avranno i loro interessi, immagino. ma anche io ho i miei e siamo tutti contenti così. mi hanno anche detto che non rischio di essere denunciata per esercizio abusivo della professione. per di più, non potranno mai sanzionarmi). (anch’io ho un master di quel tipo). grazie e su la testa!

  2. io ho pensato a quella volta che si presentò per un job market seminar un tizio con un articolo che era già stato pubblicato. Ora, è buona norma presentarsi a questi seminari con un lavoro non pubblicato, ché sennò sembra che l’audience voglia mettere in discussione il lavoro dei referee oltre che quello dello speaker. E in effetti quella volta successe proprio quella cosa là: il lavoro era una ciofeca e i professoroni (ma anche parecchi tra i dottorandi e assegnisti) si scatenarono in critiche che riguardavano ogni aspetto del paper, giudicando, implicitamente, il lavoro di quelli che lo avevano accettato per la pubblicazione. La rivista credo si chiamasse Labour, data la brevità, non essendo del settore ebbi l’ingenuità di pensare che fosse una signora rivista. Mi spiego, in quasi tutte le altre branche dell’economia, le riviste con il nome più breve sono tra le prime a essere state fondate, e quindi le più rinomate. A chi viene dopo l’onere di inventarsi nomi come international journal of bla bla oppure quarterly letters on pippo e pluto… Insomma, per farla breve, andai a vedere il sito della rivista e saltò fuori (oltre a un impact factor simile a quello di topolino) che la pubblicazione è stata fondata dall’ex ministro Brunetta e che nessuno tra i miei amici che si occupano di economia del lavoro conosceva quella rivista. Sono passati alcuni anni, nel frattempo la rivista sarà cresciuta e avrà acquistato visibilità e autorevolezza (sicuramente grazie all’impegno politico del fondatore che lo ha tenuto lontano dall’accademia) e probabilmente adesso quell’articolo non verrebbe pubblicato.
    Non c’entra molto con il giornalismo, ma sicuramente con le riviste con i nomi pesanti sì.

  3. Ho pensato subito al metodo Di Bella per la cura del cancro e a quando la dirigenza di AN si comportò esattamente come il giornalista scientifico che non conosce le regole, ma non essendo giornalisti, anche se molti erano e sono iscritti all’albo, non conoscevano, oltre alle regole della scienza, nemmeno quelle del giornalismo.

  4. Presa in pieno: con questo freddo si son tutti fusi, al calor ‘rossi’ … ^_^ Grazie per le ‘pillole’ sparse in questo blog !

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