O ce n’è o ce n’è state o ce n’è di rimpiattate: saltino fuori le “vere” partite Iva

Non sono sicurissima di avere capito e mi stupisce anche un po’ il silenzio sulla questione. Il ddl lavoro, sempre prodigo di sorprese e frizzanti novità, adesso stabilisce diciottomila euro all’anno di fatturato come soglia per definire la vera partita Iva? Ho sentito bene?
Ma, signori miei: con meno di diciottomila euro lordi all’anno chi è che ci vive? Uno che abita con babbo e mamma, forse, o un evasore fiscale. Di certo non io. E guardate che non è che abbia i rubinetti dorati e trecento paia di scarpe nell’armadio. Solo che ogni tanto faccio i conti. Diciottomila euro lordi all’anno, col mio regime di partita Iva, viene meno di mille euro al mese. Un bel po’ meno (in proporzione).
Ho chiesto in giro: nemmeno i miei amici camperebbero con diciottomila euro lordi all’anno. Tutti quelli che, monoclienti si sono trovati a fare i conti con lordi di quell’entità, prima o poi hanno capito di doversi dare da fare e hanno raccattato altri introiti grazie ai quali pagare le bollette e la spesa. Non mi sembra il caso di punirli per questo.
Il problema mi pare sempre lo stesso: si guarda il dito e si dimentica la Luna. La questione non deve essere l’individuazione del lavoratore con una falsa partita Iva: il problema deve essere l’individuazione dell’azienda che fa lavorare la gente a partita Iva ma poi la tratta da dipendente. Anzi: prende il meglio delle due condizioni e le volge a suo beneficio.
Tipo (ogni riferimento a fatti e situazioni realmente accaduti è casuale, eh): non si capisce da quando cominci il contratto (maggio, giugno, luglio, settembre? Agosto giammai: gli amministrativi sono in ferie) né quando finisca (poi ci si aggiusta), non si sa quale sarà il compenso (che domanda venale, vergogna) e comunque non lo si potrà contrattare. Quello che è certo è che orari e mansioni saranno le stesse di un dipendente, ma con più variabili. E sta’ pur tranquillo che anche mentre sarai in attesa del contratto ti verranno richieste prestazioni di avvicinamento e tu non potrai rifiutare: sei parte della squadra, no?
Ora, non so come si possano individuare queste aziende. Ci vorrebbe davvero una bella pensata e un grande sforzo di fantasia. Eh, accidenti. Proprio non saprei.
Ma insisto: perché chiedere al lavoratore a partita Iva di certificare la propria veridicità (io sono una partita Iva) visto che uno diventa vero o falso solo in relazione al cliente che ha davanti? Non è mica un fatto ontologico, è una questione di relazione. E perché far finta di non sapere che anche un fatturato di ventiquattro o, toh, ventottomila euro all’anno (ricordo che oltre alle tasse, alla previdenza, alle gabelle per gli ordini vari, ci si deve pagare il commercialista, e poi quello non è il fatturato di chi ogni anno può scaricare l’acquisto di tre o quattro computer o di un auto da corsa, per dire) sono introiti alle soglie della dignità per un lavoratore adulto?
Aspettiamo con ansia la prossima proposta su come distinguere una falsa partita Iva: da come si veste (di beige), da come mangia (con i nonni), da come manda i bambini a scuola (con i nonni), da dove passa le vacanze (con i nonni).

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5 pensieri su “O ce n’è o ce n’è state o ce n’è di rimpiattate: saltino fuori le “vere” partite Iva

  1. Non so, a me è capitato perfino di veder lavorare in nero per una pubblica amministrazione. Sembra impossibile ma è vero.

    Sospetto che sarebbe ora di riscrivere tutto il nostro sistema di contratti: ormai è divenuto barocco, perde pezzi da tutte le parti.

  2. ”Ma, signori miei: con meno di diciottomila euro lordi all’anno chi è che ci vive”

    prova a chiederlo alla cassiera dove fai la spesa…..

    1. non sono i diciottomila lordi di una partita iva, attento. quello è un contratto di dipendenza (anche se può essere a td), per cui quando si dice diciottomila sono diciottomila. per una partita iva diventano novemila, cioè settecentocinquanta euro al mese.
      per carità: conosco gente che prende una roba così e che vive a casa di mamma e babbo. non si tratta di lavori qualificati e comunque c’è un bel po’ di disperazione.
      ma se vuoi giochiamo al ribasso.
      sai che conoscevo una che in un mese prendeva quattrocento euro netti?

  3. non metto nome vero ne sito web perchè un po’ quasi mi vergogno, ma io “libero professionista” P. IVA iscritta alla gestione separata, con un quasi mono committente tiro fuori netti poco più di 300 euro al mese, variabili per carità, il mese fortunato riesco a prendere persino quasi 600!, il resto va in tasse, e, fortunata io, ho un regime agevolato.

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