I nostri antenati: per una storia condivisa della freelancità

Il nostro più antico antenato di cui si abbiano notizie si chiamava Paolo.
Paolo, o Saulo, di cognome faceva Tarso (come le ossa del piede).
Paolo Tarso è stato probabilmente il più grande addetto stampa della storia: il suo datore di lavoro trasse grande fama dal lavoro di branding di Paolo, e i suoi comunicati stampa, scritti sottoforma di lettera, vengono diffusi e letti ancora oggi in pubblico.
Non conosciamo esattamente la forma contrattuale con cui Paolo Tarso ricevette l’incarico, ma non abbiamo mai sentito parlare esplicitamente di assunzione come invece è successo per altri lavoratori della stessa azienda.

 

Nella nostra galleria degli antenati, spicca per determinazione un professionista che ha preferito mantenersi anonimo e che indicheremo col soprannome di Pifferaio.
Dopo aver svolto regolarmente il proprio lavoro temporaneo per un’amministrazione pubblica (segnatamente il comune di Hamelin, come il Pifferaio stesso ha coraggiosamente denunciato), e nonostante le sue ripetute sollecitazioni, non è stato pagato.
Per questo ha portato avanti una protesta decisa ed eclatante, riunendo in assemblea tutti i giovani lavoratori della stessa amministrazione e convincendoli ad abbandonare la propria posizione.

 

Meno nobile la figura di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto.
Sebbene professionista di grandi capacità, per ottenere incarichi di lavoro e soprattutto ostacolare la concorrenza prestava la propria opera a prezzi molto inferiori a quelli di mercato, mettendo in atto una vera e propria azione di dumping.
Si racconta in particolare che Jacopo abbia presentato un’opera già finita alla commissione della Scuola Grande di San Rocco, laddove la norma concorsuale prevedeva la consegna di un semplice bozzetto, scavalcando in questo modo gli altri candidati e costringendo la committenza ad accettare il dono di un’opera già terminata.

 

To be continued…

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