Rivoglio i miei soldi: riusciamo a non farci fregare dai rimborsi?

Io adoro la mia commercialista. Toglietemi tutto ma non lei. L’ho persino invitata a Roma, a casa mia. La mia commercialista è il mio nuovo supereroe. Perché mi fa passare gli incubi, tipo quello dei rimborsi. E lo fa con un tono perentorio che sembra uno della capitaneria di porto, ma le cose me le dice in pisano. Rassicurante.
Primo: mettersi d’accordo col cliente. Il viaggio è a parte? E i pasti? Bene.
Secondo: si aprono due possibilità. Anzi tre. La terza è: quello mi ha detto che pago tutto io, quindi niente rimborso, quindi stiamo uscendo fuori tema, quindi bisogna farsi pagare di più per ammortizzare i costi.
Altrimenti posso avere una diaria, o un anticipo, o un forfettario (per esempio, 50 euro al giorno per i pasti): situazione numero uno. Oppure posso presentare le ricevute delle spese a parte, dopo: situazione numero due.
In entrambi i casi, mi spiega la commercialista, le spese finiscono in fattura.
Però in posti diversi. E, attenzione, si corre il rischio di pagarci le tasse due volte.
Dici: banale. Dico: mica tanto.

No, perché io forse a volte mi sono fatta fregare subito al primo passaggio: non mi sono messa d’accordo per bene. Ma ho scoperto che ci sono colleghi che sistematicamente sommano le spese ai compensi, tutte le spese, finendo per rimetterci un sacco di soldi.
Dici: beh, babbei. Dico: no, vittime disattente di un impiegato stupido (nel senso scientifico del termine) e prepotente, che impone loro di fare fatture più facili.
Invece.
Un compenso fa reddito, quindi deve essere tassato. Un rimborso no: non è reddito. Ho speso cento di treno e cento devono rientrare, senza che ci debba pagare di nuovo le tasse (e la pensione!), anche perché sennò me ne rientrano cinquanta. Però il rimborso deve essere documentato: ci deve essere il biglietto con il nome, la data, il prezzo e tutto quanto. A quel punto, si scrive il prezzo in calce alla fattura, si somma all’imponibile e quelli sono i soldi che il cliente deve versare (ma poi noi, grazie alla fantastica commercialista, pagheremo le tasse solo sull’imponibile). Se le spese non sono documentate perché si è avuto un anticipo (o ci daranno una diaria a forfait), quelle invece fanno reddito e devono sì essere sommate ai compensi. Più iva, meno ritenuta d’acconto e vai con liscio.

Che cosa c’è di facile in una fattura in cui si trasforma in imponibile quello che imponibile non è? Niente. Ma vaglielo a spiegare. Che poi la mia commercialista è anche una che fa le telefonate per me: se non riesco a spiegarglielo io, all’impiegato che cerca di farla facile, ci riesce benissimo lei. Grida articolo 15 del dpr 633/72! E quello si cheta.
Invece noi qua a combattere con la stupidità (scientifica, si intende).

L’altro giorno, mentre consegnavo le ricevute dei rimborsi all’addetto preposto (guai a consegnarle a un addetto non preposto), quello stava chattando doppio. Aveva due finestre  aperte sullo schermo del computer e lo sguardo fisso lì: ping pong ping pong, tra quella di destra e quella di sinistra. Se una delle mie ricevute, che io gandhianamente sfogliavo accanto a lui cercando di non deconcentrarlo, cadeva sulla tastiera, lui la scansava con un mignolo e andava avanti a chattare, senza muovere di un grado la testa verso di me.
Gli ho chiesto: a chi devo presentarle le ricevute per avere i rimborsi? Ha alzato una spalla e mi ha detto di chiederlo ai colleghi.
I colleghi mi han detto di metterle in fattura, sommandole ai compensi. O addirittura di fare una fattura a parte: la fattura compensi. E io ho chiamato la commercialista, la supercommercialista, che mi ha tranquillizzato. Almeno finché non inciamperò di nuovo in un addetto preposto che cerca di facilitarsi la vita complicando la mia.
Magari, chissà, la supercommercialista un giorno verrà davvero a trovarmi da queste parti e allora le farò conoscere i personaggi che le racconto al telefono. Ah, certo: se verrà sarà a spese sue, si intende.

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5 pensieri su “Rivoglio i miei soldi: riusciamo a non farci fregare dai rimborsi?

  1. Cara Silvia, intanto complimenti per la tua nuova avventura professionale!! Che bell’approdo! 🙂
    Chi ti scrive è una collega Rai che sa bene cosa significhi FATTURARE I RIMBORSI: 52€ mezza diaria, 103€ diaria, anticipo di tutto e un sacco di trasferte ogni mese che fanno reddito.
    Ci siamo ingegnati in mille modi, ma nè io nè i miei colleghi di redazione abbiamo trovato una soluzione… Se la tua brillante commercialista trova come venirne fuori, per favore, illuminaciiiiii!!!
    E vogliamo parlare dei contributi Enpals?! Tu hai mai versato all’Inpgi?! E ora che annientano Enpals?!

    Vabbè, dovremmo ribellarci eppure non abbiamo scelta (il servizio sul precariato in rai girato proprio da Presa Diretta docet: sbaglio o da quella denuncia non è cambiato nulla?!)
    Buon lavoro, con passione
    Silvia

    1. eh, ne succedono di cose strane in rai. alla radio sono abbastanza certa di non aver mai sommato i rimborsi all’imponibile, proprio perché la mia commercialista telefonò alla cortese e coriacea impiegata e risolse la cosa alla prima fattura ambigua.
      a me ha detto di precisare i rimborsi articolo 15 da quelli non articolo 15. cioè: i forfettari (le diarie) costituiscono reddito e si sommano all’imponibile (a proposito: che cos’è la mezza diaria? io 52 euro ce le ho per i pasti e 103 proprio non esiste nel mio contratto). mentre le spese documentate si sommano sotto, a piè di fattura, componendo una roba così:
      imponibile = (n. puntate x compenso a puntata) + (n. pasti a forfait x 52)
      più iva, meno ritenuta d’acconto
      totale = t
      più rimborsi non art. 15 come da documentazione allegata = y
      totale a pagare = t + y.
      sono pronta a scatenare il mastino che è in lei se in rai (di nuovo) mi rompono le balle.
      prima ero alla radiofonia, stessa azienda. perché adesso dovrebbe essere diverso?

      inpgi – enpals. eh. io sono strana.
      sono iscritta all’enpam, quindi per la rai non merito la rivalsa del 4%.
      però finché ero in radio non ho mai avuto un contratto di conduzione (tutte le volte mi dicevano che non mi sarebbe convenuto, mentre avevo colleghi serenamente contrattualizzati, e dunque in regola, che non ci rimettevano niente dall’avere un contratto che dichiarava quello che davvero facevano. strano, no?). quindi non ho mai versato i contributi enpals.
      quando però ho fatto cosmo (casa di produzione esterna, per la rai) avevo i due contratti e ho generosamente devoluto 400 euro all’enpals.
      adesso proprio non so.
      per ora ho fatto una unica fattura, quella facile, senza rimborsi e senza rivalsa, e sono in attesa di fare la prossima, quella difficile.
      non vedo l’ora…

      ma davvero non se ne esce?
      che razza di azienda.
      (no: cambiato nulla se non in peggio. ma io sono contenta del mio nuovo lavoro. che cosa devo fare?)

      1. ordunque. MI sbagliavo. la cosa è ancora più complicata di così.
        siccome la rai ti restituisce gli originali e si tiene le fotocopie (che hai fatto tu) delle ricevute e delle fatture, quasi tutto lo recuperi.
        ho fatto i conti con la mia dolcissima commercialista.
        lei, quel che è, mi fa passare come entrate e poi uscite quel che davvero è entrato e poi uscito. quindi no panic. non scatta nemmeno la fascia irpef (che poi non sono sicura nemmeno che si chiami così, ma ci siamo capiti).
        l’unico problema è che l’iva sui viaggi non la si scarica.
        ecco. ci si rimette il 20% delle spese di viaggio.
        mica poco.
        e tutti recupericchiano tra forfettari e ricevutelle sgamate.
        il che significa che:
        1. noi ci perdiamo sempre e comunque qualcosa
        2. la rai non ci guadagna nulla
        3. noi ci abituiamo a chiedere il forfait pasti anche per il giorno che ci siamo mangiati il panino a pranzo e a cena abbiamo mangiato da mamma
        4. la rai ci perdicchia il forfettario che nel caso al punto 3 ed eventuali ricevute di taxi, che valle a controllare. quel forfettario forse non ce lo meriteremmo (ovverosia: loro ci danno il forfait, perché lavoriamo fuori sede, a noi sta usarlo come ci pare. del resto, il forfait fa reddito, quindi bene così. solo che il panino, a me, non mi riempie una sega).
        5. alla fine certifichi e fatturi cose diverse da quelle che in un mondo normale sarebbero certificate e fatturate.
        ma che dobbiamo fare?
        la mia personale soluzione è quella di grattugiare le balle a tutti quelli che incontro in rai, e forse prima o poi scriverò una letterina a chi di dovere. il quale mi farà una pernacchia ma almeno non mi sarò sentita così imbecille.
        però adesso imbecille lo sono davvero perché ho dovuto gettare la spugna (non posso continuare a tirarmela: quei soldi prima o poi mi devono arrivare) e così con la prima fattura ho già perso 300-400 euro.
        valli a recuperare a suon di panini…

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