Tipi umani da giornalista scientifica / 7: l’Amico, l’Amico dell’amico, l’Amico dell’amico dell’amico

L’Amico, diceva quello, è una cosa che più ce n’è meglio è. Più ce n’è, dice, meglio è. Sì. Da GS, mi permetto di dubitare.
L’Amico del GS è uno che a un certo punto ha un’idea, o sta facendo una cosa di beneficenza, o vuole lanciare una cosa bella e giusta, o ha l’occasione della sua vita. Ha bisogno di una mano. E chiama il GS. Come Amico.
Non importa che sia scienziato (in quel caso rientra nel tipo scienziato volenteroso, con l’aggravante dell’amicizia). L’importante è che sia Amico. Che te la chieda (la mano) da Amico, dando per scontato che tu lo farai in Amicizia. Oppure che chiederai a un collega, Amico (quindi Amico di Amico), di farlo per te.
Non è per essere cinici, ma l’Amico è uno che non si chiede mai che cosa potrebbe venirne al GS, da quel favore. E il GS è profondamente in imbarazzo: povero Cristo, non può mica mandare a quel paese l’Amico, né può fare la figura del venale spiegando che se fa la cosa in Amicizia perde tempo e denaro. In fondo non gli stanno chiedendo una manifestazione di Amicizia da camminata sui carboni ardenti. Però la richiesta di una mano è l’inizio della fine. Da quel momento per il GS saranno tentativi di evitamento alle soglie della paranoia, sensi di colpa, tiramolla e patimenti.

Premesso che agli amici si vuole sempre bene. E che gli amici degli amici sono amici. E che persino gli amici degli amici degli amici sono amici. Ma premesso anche che con sei gradi di separazione uno finisce per trovarsi Amico di chiunque. Ci vorrebbe una bella pubblicità progresso.
Tipo: se è un Amico, non puoi chiederglielo.
Perché è un Amico, ma fa il giornalista scientifico freelance (GSFL): quella che per te è una mano per lui è un lavoro non pagato. Sì, d’accordo: tu lo fai per beneficenza ed è una cosa che alla fine migliora il mondo. Ma il GS è pieno di amici e non può sposare le cause di tutti.

Poi il GS non sa dire di no e alla fine capitola sempre. Soprattutto se l’Amico fa una di quelle cose sleali tipo raccontare l’idea a un altro Amico o Parente. Il GS capitola. Il GS è un buono.
Solo che intanto, caro Amico, dentro di sé ti odia. Anzi: ti odicchia. Ti odicchia e ti stimicchia nello stesso tempo. Perché sei uno pieno di iniziativa e stai organizzando una cosa bella e lo stai facendo con le tue forze per promuovere un’idea di mondo buona e giusta. Ma che%$%£”ç=*: tu sei liberissimo di decidere come investire il tuo tempo libero, il tuo. Sul tempo libero degli altri non dovresti avere nessuna pretesa. Figuriamoci poi con il tempo non-libero di un poraccio che vive vendendo i prodotti del proprio, ehm, intelletto.
Onestamente: nella maggior parte dei casi gli stai facendo perdere un sacco di tempo con una cosa organizzata alla buona (almeno fidati, che diamine). E soprattutto gli stai ricordando che il tuo lavoro assomiglia troppo a un hobby per essere preso sul serio.

E allora una precisazione: il lavoro di GS assomiglia tanto a un hobby, ma non lo è. Trattasi di lavoro. Se il GS, con l’Amicizia che nutri per lui, facesse l’idraulico e tu avessi un tubo rotto, gli chiederesti di aggiustartelo gratis o aspetteresti, semmai, che fosse lui a dirti ma non ti preoccupare, ci mancherebbe altro, ci ho messi due minuti e non ho dovuto usare pezzi di ricambio… no che non devi pagarmi! eh? Pensaci un attimo.
Il GS è un buono, è un curioso, e poi ti vuole bene. Probabilmente, sapendo che si tratta di una causa generosa che sposi con tutto il tuo slancio, non ti chiederà un soldo. Ma almeno, tu che sei Amico, prova a prenderlo sul serio. Non cominciare subito col dare per scontato che una prestazione da GS non valga il becco di un quattrino. Almeno tu, dai. Ci pensa già il resto del mondo a maltrattare la categoria dei GS.
Che bello avere tanti Amici che ti stimano. Ma come era quella storia dei patti chiari?

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2 pensieri su “Tipi umani da giornalista scientifica / 7: l’Amico, l’Amico dell’amico, l’Amico dell’amico dell’amico

  1. Come suona conosciuto tutto questo! Se sei nel campo medico, inoltre, tutti si sentono immediatamente autorizzati a chiederti consulenze al volo, del tipo “mi dai un’occhiata?” o a raccontarti i loro dolori e le strategie molto fantasiose che attuano per farseli passare.
    Così, ho trovato un escamotage.
    Poiché non sarei capace di farmi pagare dagli amici, ormai rispondo: “Non tratto mai gli amici (non ho tempo, le cavallette ecc), però se vuoi ti do il numero di un collega bravissimo. So che è occupatissimo, ma se vai a nome mio forse troverà un posto”
    In questo modo, l’amicizia è salva (in fin dei conti, non ti lascio nel momento del bisogno), il concetto di lavoro è salvo (uno sconosciuto ha inevitabilmente più considerazione professionale, e meno affettiva), e l’attenzione particolare dovuta all’amicizia non è più: “quanto mi chiede” ma: “accetterà di trattarmi”.
    Inoltre, tu a tua volta sarai consigliata da questi amici, e gli amici di amici non si sogneranno mai di chiederti di lavorare gratis, saranno già molto contenti di essere arrivati a te!

  2. Per non parlare degli informatici.
    Io ho pile di hard disk distrutti nei modi più assurdi e recuperati in ore di lavoro che le aziende fanno pagare almeno 1000 euro al giga (e non scherzo).
    Tutto liquidato con “oh mi hai salvato la vita”. E basta.
    Senza contare quelli che poi neanche si riprendono i dati recuperati, loro meriterebbero che gli andasse a fuoco la casa.
    Nella prossima vita farò lo spargitore di letame, vediamo se mi chiedono un favore legato alla mia professione.
    Ciao
    e.

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