Ciao Banana, in quella piazza c’ero anch’io

C’erano tutti, mica potevo mancare.
C’era per esempio Daniele Luttazzi, che mi ha dato una mano a salire sulle spalle del mio amico alto. Da quelle vette ho fatto un po’ di riprese mosse e qualche foto a gente che faceva foto.
C’erano i giovani socialisti, i vecchi socialisti, le bandiere dei socialisti, un sacco di socialisti. Presenza curiosa.
C’erano anche quelli di Futuro e Libertà: almeno due bandiere.
C’era un cretino che si è messo a insultare socialisti e finiani gridando come un forsennato, con le vene del collo che gli scoppiavano, e tre o quattro telecamere che lo riprendevano a un palmo dal suo naso, i riflettori sparati e i microfoni saldi sopra alla sua testa.
Non c’erano bandiere del Piddì. Non c’era nessuno del Piddì.
C’era Gianfranco Mascia col megafono che invitava la gente ad allontanarsi dalla strada, anticipando in modo un po’ irruento il lavoro di un manipolo di stupefatti guardiani dell’ordine pubblico: Dai ragazzi: se non lo facciamo passare gli diamo una scusa per non dimettersi! Ah ah ah.
C’era uno che chiedeva: Le monetine? Ma non c’era nessuno che le tirasse.
C’era un coro che cantava l’Hallelujah di Haendel con tanto di orchestra.
C’era uno con un’enorme banana gonfiabile.

C’era un bimbo arrampicato accanto a me sulla statua in mezzo alla piazza. Aveva il divieto di dire parolacce e su Berlusconi pezzo di merda rideva tantissimo, ma non fiatava.
C’erano tappi di spumante che saltavano.
C’era una troupe giapponese che filmava i cartelli in inglese.
C’erano i cori che invitavano a saltare. E c’era una piazza intera che saltava.
C’erano i caroselli. Poi una macchina è passata da lì senza suonare il clacson ed è stata fischiata. C’erano quelli che gridavano Dimissioni! al suo autista. E c’era quello che, in un attimo di rarefazione, ha avanzato un dubbio: E se in quella macchina ci fosse Mario Monti?
C’erano le Scuderie del Quirinale e una mostra su Filippino Lippi: tra le sei e mezza e le otto, io che sono una signora mi sono sistemata i vestiti e sono andata a vedermela. Poi sono tornata giù tranquillamente in tempo per godermi la piazza. Non credo di essere stata l’unica a pensarla così.
C’erano quelli che facevano il trenino.

Dopo, c’era una fiumana di persone allegramente a spasso per Roma, ed è stato naturale scendere verso Piazza Venezia e poi verso Palazzo Grazioli.
C’era il mio collega Marco che rideva dicendo E ora tutti a saltare sul lettone di Putin!
A due passi dal lettone di Putin, c’era un po’ di gente che ne approfittava per fare casino e una ragazzetta indiavolata e forse anche drogata che faceva un po’ tristezza.
C’erano gli stranieri che filmavano, fotografavano, sorridevano, qualcuno telefonava.
C’era un sacco di polizia. Ma stava lì e ti veniva da chiedere ma lui, lui, è un cittadino come me: che cosa farebbe se non avesse addosso quella divisa?
C’era uno che passava in macchina spremendo una trombetta di gomma dal finestrino, e tra i clacson quel suono garrulo faceva proprio ridere.
C’era un clima allegro, sollevato. Ma c’era anche un po’ di sospettosa cautela. C’era un pezzo di storia che ci passava davanti agli occhi. C’era da scrivere agli amici stranieri finalmente con un po’ meno pena nelle dita. C’era soprattutto la voglia di dirsi, forte, comunque andranno le cose da adesso, per favore, non votiamolo più.

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5 pensieri su “Ciao Banana, in quella piazza c’ero anch’io

  1. Almeno la metà di quelli con le trombette ha votato Berlusconi per 17 anni.

    Il giorno dopo che Mussolini fu appeso a testa in giù, magicamente milioni di italiani diventarono antifascisti.

    Sempre la stessa storia. Che popolo triste…

  2. No e basta con sta storia di piazzale loreto e che la metà degli italiani lo ha votato. Non è vero. Anzi a guardare i numeri è vero il contrario. Lui è stato abile pero’ a compattare le sue maggioranze relative e attraverso leggi elettorali appositamente truccate a permetetre che queste maggioranze relative diventassero assolute in Parlamento e ritenute poi tali anche da aprte dell’opinione pubblica, con il mantra ripetuto fino all’ossesione del governo eletto dal popolo. Era una enorme e colossale bugia, ripetuta tante volte quante è stato necessario per trasformarla in verità. Anche io ero in piazza e mi sono divertito un sacco!!!!!! e la cosa divertente era divertirsi con la gente, che si divertiva a vederlo andare a casa…PS: io non insultavo nessuno anzi gridavo a titolo provocatorio Forza Lazio, Lotito Libbero!!!!

  3. Io invece ero in un villaggio africano, fuori era buio, le televisioni di mezzo mondo trasmettevano quasi in diretta le immagini della folla e noi wasungu abbiamo brindato stappando una birra Kilimanjaro 🙂

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