Tipi umani da giornalista scientifica / 2: lo Scienziato Provolone

Il più simpatico fu lungo il corridoio, in albergo, tornando in stanza dopo cena:
Scienziato: Qual è la tua stanza?
Io: La sette.
Sc: Peccato, speravo che fosse la otto.
Io: Perché?
Sc: Perché è la mia. (esitazione, silenzio, lo sguardo si abbassa e la mano si avvicina frettolosa alla maniglia) Buonanotte.
Slam.
E io che rimango con le chiavi in mano, ritta e zitta davanti alla porta della sette, senza essere perfettamente certa di aver capito.
Il meno simpatico fu il classico zompo del giaguaro, in macchina. Poteva averne diciotto, di lauree, master e PhD: era il classico zompo del giaguaro. Molesto, anche perché faceva seguito a una dotta discussione in inglese su un qualche problema della scienza moderna. Ero già stremata.
Nel mezzo, tutta la gamma dei comportamenti da maschio provolone che una brillante carriera scientifica non modifica sostanzialmente da quelli normali della categoria, quelli che la biologia affida all’altra metà del cielo. Tra nature e nurtrure, insomma, vince nature e il fatto che siano scienziati non li protegge dalla stupidità.

Tipo: Ma a te che stanza hanno dato? Perché la mia è grandissima, una specie di suite, ci sono addirittura due letti, uno è su un soppalco carinissimo, e dalla finestra si vede un bellissimo panorama e… vuoi vederla?
Poverino, eh. Chissà come sarebbe rimasto sapendo che intanto stavo ricevendo il seguente sms: Dai, adesso che tutti quei noiosi sono andati a dormire andiamocene a bere qualcosa io e te: è stata una serata sorprendente e sarebbe un peccato salutarsi così!
Sorprendente?! Un peccato?! In che senso? E intanto me lo immaginavo lì, col mio biglietto da visita in mano, appoggiato allo stipite della porta (ancora chiusa) di camera sua, a digitare freneticamente il messaggio quattro secondi esatti dopo che ero scesa dall’ascensore in compagnia dell’altro tremolante SP, quello del soppalco carinissimo.
Età? Il primo non arrivava ai trenta, il secondo veleggiava verso i settanta.

Perché una giornalista scientifica è una che viaggia parecchio per conferenze, congressi, festival, eventi e cose così. Ed è abituata a farlo, come è abituata agli indispensabili momenti sociali che li accompagnano: cena carina in compagnia dei relatori, quattro passi all’aperto se il clima lo consente, e poi il fatidico momento del rientro in albergo. Proprio lì lo SP comincia a proiettarsi in una commedia alla Billy Cristal e dimentica mitocondri, neutrini, crisi energetiche e fossili di ammonite. Per ricordarsi di essere nato maschio.
Ma proprio lì la professionalità della brava giornalista scientifica svela il suo lato più creativo, che stranamente non viene inserito mai nel curriculum: il piantala bimbo per cui non basta essere nata femmina. Ci vuole anche un po’ di know-how. Con lo SP bisogna lavorarci, è bene tenerselo amico, ed è disperatamente necessario che prima o poi ricominci a parlare di mitocondri, neutrini, crisi energetiche, fossili di ammonite. E infatti, a volte, cacciato via Billy Cristal a pedate, dello SP si può anche diventare amiche e riderci su. In genere, lo SP è innocuo. Persino simpatico. Spesso è solo un po’ ridicolo. E poi tanto lo sai che dodici ore più tardi rientrerà in carreggiata e tornerà a essere lo scienziato composto di sempre.

Poi ci sono gli approcci del giorno dopo, tipicamente via mail. Quelli con regalino. Quelli con invito. Quelli con proposta di lavoro (laddove lo SP tenta in tutti i modi di passare per scienziato volenteroso).
Cose che non sono mai successe: che a provarci fosse un collega, che a provarci fosse una donna, che a provarci fossi io (che sono una donna, occhei: intendo dire che con me nessuna scienziata ci ha mai provato, né io ci ho mai provato con nessuno). Una precisazione: non è che i colleghi non ci provino mai, sono uomini anche loro. Però non hanno la frenesia della serata evento con gran finale.

E allora forse ho una spiegazione.
Tempo fa ho conosciuto uno scienziato della mia età che era arrivato tardi a fare scienza, per cui stava finendo il PhD a più di trent’anni. E siccome era in Inghilterra, i suoi compagni di corso erano ragazzi di quasi dieci anni più giovani di lui. Ventenni, inglesi: presente? Mi diceva che questi erano noiosetti durante la settimana: precisi, ossessivi, studiosi e ambiziosi. Ma durante il weekend, liberi tutti, e tutti ubriachi fradici fino al lunedi mattina. E poi, mi spiegava, vanno ai congressi come alle gite di classe. Solo che essendo ormai ventenni, il momento liberatorio della gita di classe lo intepretano soprattutto come sesso e sesso, con chi si trova, con chi ne ha voglia, con chi può. Per cui, imbarazzato, mi spiegava: ai congressi i miei compagni di dottorato scopano come ricci, come se di norma, a casa, non lo facessero mai, e cercano di accoppiarsi in tutti i modi, si fidanzano, si sfidanzano, oppure si incontrano tra una sessione e un poster e... Insomma: lui sarà anche stato un po’ bigotto (però non è uno SP, lo certifico io), ma un’idea me l’ha data. Forse lo SP è semplicemente uno che vede la serata evento come una gita di classe, perché di norma non fa una vita tanto eccitante. E allora quella serata prova a godersela tutta, anche a costo di vergognarsene al mattino dopo. Beh, mi dispiace per lui, ma per me l’evento è semplicemente una roba di lavoro. Mentre la mia vita è divertente e stimolante e mi aspetta, come sempre, dalle parti di casa mia.

Advertisements

7 pensieri su “Tipi umani da giornalista scientifica / 2: lo Scienziato Provolone

  1. Tutto vero, ma non capisco una cosa: lo scienziato provolone è diverso dal maschio provolone? Perché dal titolo sembrerebbe di sì, ma dal racconto non viene fuori niente di diverso. In fin dei conti tutti i maschi sono provoloni (anche perché alle volte la cosa funziona).
    La domanda qui è: per SB, c’è qualche differenza tra lo scienziato provolone, l’avvocato provolone, il giornalista provolone, il cameriere provolone, il ragioniere provolone? A parte il fatto che, magari, lo scienziato provolone pensa che una giornalista scientifica come SB magari possa apprezzarlo di più della sua dentista (che guadagna 6 volte quello che guadagna lui e non ha un interesse naturale per la ricerca di base). A me sembra di no.
    E poi c’è la circostanza della SITUAZIONE PARTICOLARE, di cui il convegno è solo un caso fra i tanti. Si comincia da piccoli con la gita, ma poi è tutto un susseguirsi di settimane bianche, incontri sul treno, vacanze al mare, crociere, incontro di lavoro. E la SITUAZIONE PARTICOLARE giustifica un qualche grado di libertà in più rispetto alla vita quotidiana dove ti fai mille problemi perché la gente è sempre la stessa e continuerai a vederla per anni. Ma anche in questo caso mi sembra che sia solo un caso particolare di una regola generale (che vale tanto per gli scienziati provoloni come per le dentiste in vacanza).
    E poi, diciamola tutta, il maschio provolone è tale solo quando non piace alla donna di turno. Perché, se lui piace, e ci prova, allora rientra in tutt’altra categoria. Solo che il maschietto come fa a sapere se piace oppure no? L’unica è provarci e se non è gradito, sarà considerato provolone, altrimenti … beh altrimenti è tutta un’altra storia e il gran finale può finalmente avere luogo.

    1. eh, infatti non ho mica capito l’obiezione.
      lo dico sin dall’inizio: può essere lo scienziato più scientifico del mondo, ma quando viene all’evento (la situazione particolare che dici tu) la sua natura di maschio scavalca quella di intellettuale. e ci prova come tutti i maschi.
      solo che (lo spiego alla fine del post) la situazione particolare è particolare per lui, mentre per me è routine.
      ecco dove nasce il problema.
      non è come una gita di classe, in cui siamo tutti alunni di quarta liceo.
      è come una libera uscita una tantum, con me nei panni della badante.
      capisci? sono due velocità diverse.
      e poi, se quello la imbrocca (e glielo auguro con tutto il cuore), la cosa torna nei canoni della normalità: sono due che si sono trovati, che bello. può succedere all’evento, può succedere per strada, al supermercato, in treno o a durante una festa science-free. ma nel 90% delle mie uscite di lavoro incontro qualcuno che ci prova e francamente non credo che siano tutti uomini innamorati. perciò questo mi sembra sufficiente per descrivere una categoria.

  2. Tutto condivisibile, compreso il giustificazionista di turno, efficiente nel suo first post. Non darei per scontato che si tratti di natura, che fa la sua parte, ma forse non determina forme e modi.

    Però cominciano a chiamarti SB, tocca stare attenti: se scriverai dello Scienziato Brontolone, potrebbero confondere le sue iniziali con le tue. 🙂

    Vincent, sì che c’entra (come del resto anche l’apostrofo 😉 ), bella battuta; involontaria?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...