Tipi umani da giornalista scientifica / 1: lo Scienziato Volenteroso

Mi sembra di vederlo. Lì, chino sul suo computer, mentre rufola freneticamente in un sito internet straniero. Oppure al mattino, mentre mette giù il primo piede dal letto rimuginando su un discorso fatto con un amico la sera prima a cena. E mi sembra anche di sentirlo, quel discorso: i giornalisti italiani non conoscono la scienza, sono ignoranti e non sanno che cosa sia un mitocondrio. Così come mi sembra di vederlo, quel sito straniero, tutto pupazzetti colorati e bolle contenenti glosse che sbucano dai lati dello schermo. Perché lo Scienziato Volenteroso è esterofilo da matti. E dopo aver avuto la Grande Idea ti telefona, o ti manda una mail, e cerca di convincerti con tutto il suo Entusiasmo: dobbiamo fare qualcosa di divulgazione (1), ma qualcosa di nuovo (2) perché in Italia si parla male di scienza e i giornalisti sono ignoranti (3) e tu che sei diversa dalla massa mi devi aiutare (4). Allora, caro SV, mettiamo subito un po’ di cose in chiaro.

1. Siediti SV: la parola divulgazione a quelli come me fa venire i brividi. Oh, per carità, c’è gente che fa effettivamente divulgazione, ma non sono i giornalisti scientifici: quelli fanno i giornalisti scientifici, ti dispiace tanto? Perché divulgazione contiene in sé un’idea di pubblico un po’ passatella e arrogante, per cui la gente va elevata dal volgo. Un’idea per cui, cioè, c’è qualcuno che riconosce il deficit culturale della gente (ah, il mitocondrio: possibile che questi non sappiano che cos’è un mitocondrio?!) e lo colma, con un gesto filantropico di impronta educativa. Apri la bocca, chiudi gli occhi…! Peccato che la gente si educhi a scuola mentre sui giornali, alla radio, in tivù faccia un po’ quel che gli pare. Cambia canale se sente roba noiosa, pensa te, e scommetto che una monografica sul mitocondrio non me la perdonerebbe mai. Poi, sinceramente, a me non va proprio di pensare che chi mi ascolta sia ignorante, volgare: mi arrivano delle domande, a volte, che farebbero le pulci al più brillante dei ricercatori, figuriamoci a me. Io proprio non ho niente da insegnare: faccio un altro mestiere. E comunque, caro SV, fermati un attimo: che giornale leggi? Che radio ascolti? Che cosa hai guardato in tivù ieri sera? Lo sai che sei pubblico anche tu, vero? Che finché si parla di mitocondri sei imbattibile (hai appena comprato l’ultima edizione dell’Alberts, scommetto…), ma se leggi un trafiletto su una questione ambientale o di politica dello spazio ti bevi tutto come un babbeo? Allora cominciamo ad avere rispetto per chi non sa che cosa sia un mitocondrio ma magari sa tutto del Modello Standard, e facciamoci furbi. L’umiltà conviene. Anche perché…

2. Qualcosa di nuovo?! La tua non è proprio fame, eh? E scommetto che cosa stai per chiamare nuovo: un giornale online. Vero? Oppure un libro agile, scattante, aggiornato, con tutto l’Abc, che faccia chiarezza una volta per tutte. Beh, risiediti SV: tutta questa roba esiste già. Se fosse facile fare qualcosa di nuovo, sta’ tranquillo che io e i miei colleghi lo avremmo già fatto. Non che non siamo fallibili anche noi e poi, urca, sarei felicissima di vedere qualcosa di nuovo davvero. Ma esiste un mercato ed esistono dei liberi professionisti che con quel mercato si confrontano tutti i giorni. Non ti pare un po’ ingenuo rivolgerti a uno di loro (segnatamente, la povera sbenci, che risponde a tutti diligentemente) e dire che ci vuole qualcosa di nuovo?

3. E non ti pare un tantinello presuntuoso dire che un’intera categoria professionale è ignorante? Soprattutto se lo fai mostrando di non conoscerne i meccanismi. Insomma: a parte gli scienziati, del genere SV ma non solo, chi è che si permette mai di chiamare ignorante un mondo che non conosce e di cui è, nella maggior parte dei casi, ignaro fruitore? Occhei, ti posso dare ragione: leggo anch’io certi articoli di scienza che fanno rizzare i capelli. Ma mi sembra molto peggio leggere articoli di economia o di politica interna che contengono un sacco di scienza maltrattata, interviste sbagliate, interlocutori sbagliati. Semmai, potremmo allora riflettere sul fatto che da noi manca una tradizione solida nel giornalismo scientifico e che chi si occupa di politica e di economia non si è mai accorto (probabilmente ha fatto il classico e poi giurisprudenza, sai) che quella che ha per le mani non è solo materia di dibattito parlamentare ma anche un sacco di medicina. Ma ci stiamo lavorando. E se le cose ti sembrano peggiorare, è perché è tutta la comunicazione che è in un momentaccio e… Ma, insomma, lo sai che mestiere faccio io?! Allora perché mi dici, candidamente, che i giornalisti sono ignoranti?

4. Ah, io sono diversa. Perché ho una laurea in medicina e perché faccio questo mestiere con un po’ di consapevolezza. Grazie, ma non sono la sola, per fortuna. E adesso spiega meglio che cosa intendi per aiutarti. Ah, ecco. Lo sospettavo. Eppure… Hai capito che io lo faccio per mestiere, ci devo campare di questa roba, no? Come pensi di potermi proporre di lavorare gratis? Tra l’altro, chi lavora gratis sputtana il mercato, fa perdere di valore al lavoro. Si può fare, a volte, di dare un parere, di buttare un occhio, di fare un regalo: ma deve essere l’eccezione sennò finisce che davvero ci restano solo le Grandi Idee. Ma di Grandi Idee da SV ne ho viste morire a pacchi, e poi non sono le Grandi Idee che fanno cultura. Ma soprattutto, credimi, se il mercato dell’informazione culturale perde di valore non è una buona notizia per nessuno. Lasciaci combattere, dai. Semmai ti richiamo io.


SV: abbracciamoci! La vera verità è che io ti adoro, come ti adorano i miei colleghi. Ed evviva le Grandi Idee, anche se sono destinate a morire. Ci piaci proprio tanto e il mandarti una cortese letterina non ci costa niente. Anzi: ci dà un po’ di ottimismo, ogni tanto, ci mostra che c’è gente che vede un problema, ci ragiona su, e decide di rimboccarsi le maniche. Magari poi sbaglia. Ma basta il pensiero, ecco. E quindi grazie, a presto, semmai ti richiamo io.

(Questo post prova a inaugurare una serie sui tipi umani. Anche per non scrivere sempre le solite lagne sui dissesti economici del free lance culturale in Italia e giù a frignarsi addosso. Proverò a tenere la barra anche se so già che mi sta scappando dalle dita una lamentatio infinita per storie di contratti e di fatture mai versate con l’Iva che blablabla. Se scappa scappa, oh).

 

 

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10 pensieri su “Tipi umani da giornalista scientifica / 1: lo Scienziato Volenteroso

  1. Sembra tu abbia un problema con i blogger che scrivono gratis articoli di buona qualità! Immagino che come freelancer ti senta abbastanza minacciata da questo. Beh mi fa piacere che tu e i tuoi colleghi siate aggiornati su tutto, e che se ci fosse “qualcosa di nuovo da fare” voi lo avreste già fatto – è fantastico sapere che avete fatto tutto, peccato però che non ci sia niente di nuovo da fare!

    Insisti sul fatto che parlare di ignoranza sia un comportamento arrogante – ma cosa c’è di sbagliato nell’ignoranza, siamo tutti ignoranti nelle cose che non conosciamo! Io leggo un sacco di giornalismo scientifico molto povero e pigro – so cosa è sbagliato e cosa non lo è perché sono uno scienziato, e questo è ciò che leggo più spesso. Quello che mi infastidisce davvero su questa cosa è il fatto che non posso fidarmi di nessun argomento su cui sono ignorante – cioè praticamente tutto: arte, musica, economia, politica ecc..

    Sono troppo ignorante per essere in grado di capire cosa è ben scritto e cosa è scritto male, e il risultato è che finisce che non leggo molte riviste o quotidiani. Leggo però un sacco di blog scritti da persone che si dimostrano affidabili e accurate. Per me, questi nuovi network di blog sono davvero “qualcosa di nuovo”, il dibattito libero, i blog collegati, twitter, google plus, i commenti ecc.. Tutto ciò diventa un sistema di validazione molto efficace, ed è qualcosa che manca totalmente nella gran parte del giornalismo

    Fidarsi della fonte è ancora più importante per me perchè l’italiano è la mia seconda lingua, ma vivo e lavoro in Italia

    1. perché un problema coi blogger? proprio no. sono una blogger anch’io (ehm…) anche se ho scelto di raccontare il mio lavoro piuttosto che di scrivere news scientifiche online (sai che palle, per me che ci lavoro). tra l’altro, l’idea è che più circolano “cose di scienza” più tutti quelli che vivono di scienza hanno da guadagnarci: più saggi scientifici escono, più trasmissioni tivvù si fanno, più riviste si trovano in edicola… e più si forma un pubblico curioso, che andrà spiluccando scienza su media diversi.

      parlare di ignoranza degli altri è un comportamento arrogante, no?! diciamo presuntuoso. oppure diciamo sconveniente. soprattutto se gli altri non si conoscono granché. qual è l’errore?
      e certo: nessun problema ad ammettere la mia ignoranza, profondissima, anche perché mi dà un’inquietudine perpetua e una grande curiosità che sono il motore principale della carretta che cerco di tirare avanti col mio lavoro. solo che sentirsi chiamare ignorante da un altro non è piacevole. neanche se questo chiama ignorante tutta la tua categoria escludendo (chissà perché) proprio te. ma più che non piacevole, sottolineo, è poco furbo.
      perché lui stesso avrà un’altra ignoranza, in un campo che non è il suo.
      ma io servo proprio a questo: a permettere il dialogo tra gente che ha ignoranze diverse e che si deve necessariamente confrontare per poter vivere appieno la propria cittadinanza (per esempio per capire che cosa sta succedendo in parlamento di una legge che riguarda l’energia, l’ambiente, la salute…).
      dopodiché nemmeno io so tutto (proprio no), per cui dovrò cercare di confrontarmi nel modo più fecondo possibile con i miei interlocutori. cominciare con il definirsi reciprocamente “ignoranti che fanno male il proprio mestiere” non è una mossa saggia.
      tutto qui.
      a me lo scienziato volenteroso piace un sacco, ma devo anche tenerlo buono: tu non sai in quanti mi scrivono con grandi idee che nel 99% dei casi non lo sono. sono felici intuizioni, sono buoni segnali, sono segno di ottimismo e di responsabilità. ma finiscono qui (e hai detto poco?).

  2. ma povero scienziato volenteroso… scusa ma allora è meglio lo scienziato assenteista e fannullone? o quello tipo barone “Lei non sa chi sono io”?
    Dopo esserci trovati a stipendio bloccato (certo almeno lo abbiamo sicuro tutti i mesi), fondi per la ricerca carenti et al.. almeno possiamo passare il tempo rompendo le scatole ai giornalisti! Se no, cosa ci resta? 😀

    1. ma infatti è il migliore dei tipi umani di questa galleria.
      anzi: a noi piace proprio tanto, lo scienziato volenteroso. ci si fanno delle belle chiacchierate…
      (però oggi è venerdi, eh…).
      si accettano suggerimenti per i prossimi tipi umani (ne sto per caricare uno un po’ piccante).

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