Il discorso della montagna (di sabbia)

Da un po’ di tempo in qua vado in giro con un saio immaginario e i sandali di cuoio. E a tutti, la sera davanti a una birra o in risposta a una mail imprudente di qualcuno che mi chiede solo come va in Rai?, ripeto come un’invasata predicatrice, che non importa come vada a me in Rai. Perché c’è una questione di sabbia che mi tormenta, una montagna di sabbia, e io con i miei problemi di Rai sono solo un granello, mentre anche tu, figliolo, dovresti cominciare a rifiutare il mondo come sto facendo io. E attacco col discorso della montagna. Per ora questo non sembra aver compromesso i miei rapporti sociali, o forse ho incontrato gente davvero molto paziente. Vediamo che cosa succede se lo scrivo nero su bianco, come se fossi l’evangelista di me stessa.

Il problema, dico io, non è che tutti noi, ciascuno di noi, ha un posto di lavoro con i suoi difettucci: chi ha contratti brevi, chi ha la partita iva e solo un cliente, chi viene pagato la metà di quello che veniva pagato l’anno scorso e così via. E nemmeno che, tra noi seduti intorno a questo tavolino pieno di bicchieri vuoti, c’è quello che non sa come pagare l’assegno alla figlia, quella che abita con le amiche a quasi quarant’anni, quello che va in depressione, quella che non fa una vacanza da quattro anni e così via. Il problema è che il nostro mondo è fatto solo di gente come noi. Che ciascuno di noi è come un granello di sabbia in una montagna di sabbia. Ed è su quella sabbia che stiamo costruendo la nostra società, quella in cui vivremo tutta la nostra vita adulta e in cui cresceranno i nostri figli.

E allora basta lagnarsi per il posto fisso o per un contratto migliore. Perché quando tu avrai un posto migliore, o quando sarai davvero un professionista di successo saldamente cementato al suolo in mezzo ai granelli di sabbia, non avrai guadagnato niente di vero. Perché precario sarà il medico che ti opererà di appendicite e poi scadrà, lasciando la cartella clinica in mano al precario successivo. Precari e incostanti saranno gli insegnanti dei tuoi figli. Precarie e incerte saranno le possibilità di gestione del patrimonio culturale e ambientale. Precarie e fragili saranno la ricerca e l’innovazione. E con la tua stabilità potrai, al più, comprarti l’ultimo modello di smartphone, ah bbello de zia.
Cioè: la nostra collettività sta diventando instabile, sabbiosa, e questo più che danneggiare ciascuno di noi come lavoratori ci danneggia come cittadini. E a maggior ragione ci (vi) danneggia se tra questi granelli di sabbia ci sono quelli che dovrebbero raccontarla, la nostra collettività: insomma quelli che lavorano nell’informazione come me. Perché se raccontassimo bene il mondo (compresi noi stessi) capiremmo che il problema non è solo un contratto che scade.

Tipo: buongiorno, sono una che parla al microfono a centinaia di migliaia di ascoltatori per una cinquantina di euro al giorno, una che potrebbe essere corrotta dalla prima farmaceutica di passaggio con due lire in croce, una che non risponde alla rai, e nemmeno all’ordine dei giornalisti. Una che non può essere sanzionata se fa male il suo mestiere, né licenziata, né controllata… questa è l’informazione che vi offro. Sicuri che non vi interessa saperlo? Io non voglio vivere in un mondo così, ma anche quando sento i vari Danieli Silvestri e Caparezze, e sono due che mi piacciono tanto, non riesco a pensare che la soluzione sia andarsene. Penso che intanto dobbiamo capire che la nostra cittadinanza vale più del nostro conto in banca. E poi dovremmo decidere se ci interessa difendere il nostro paese e il nostro mestiere. A me sì, anche a costo di rimanere col saio e i sandali e senza un lavoro. Ma proprio perché non voglio essere connivente con chi costruisce il mio mondo sulla sabbia comincerò a dire di no ai contratti che sono altre palate di sabbia nelle fondamenta del nostro futuro.

(A questo punto seguono sguardi di commiserazione e si comincia a ridere sul kit per la rivoluzione. Poi qualcuno cambia discorso e chiusa lì. Ma se davvero cominciassimo ad adottare la strategia del lemming, chissà…).

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17 pensieri su “Il discorso della montagna (di sabbia)

  1. E’ tutto il giorno che ci penso.
    Come sempre il modo in cui scrivi “mi garba di un monte”, ma quello che dici “mi sgarba altrettanto”
    Spero che il discorso non fosse riservato solo a giornalisti & Affini, perciò ti dico che a me piacete proprio così (non perchè precari o con l’acqua costantemente alla gola ma perchè ci tenete a fare bene il vostro lavoro COMUNQUE)
    Secondo me non sono le 2 lire in croce che determinano la schiena dritta dell’ informazione o della medicina o dell’ amministrazione.
    Per quanto riguarda la precarietà ci sono due punti in cui sbagli:
    1) come fai a dire che non possono punirvi? Se non fate bene, ciao al prossimo contratto! più di così c’è solo il taglio della lingua!
    2) è da pazzi pensare che col saio, scalzi e senza lavoro si sia ancora in grado di far cambiare le cose in meglio! Quando si finisce col sedere a terra (tranne le anime sante) si lotta per non finire sotto-terra. E lì vi voglio a rigare diritto…
    Quello che mi piacerebbe che dicessi è il “kit per la rivoluzione” perchè è lì il punto di tutto. (il Lemming invecie deve essere troppo avanti per me)
    Ciao

  2. come ho già detto sogno un mondo dove non esista il concetto di “dipendente”
    un mondo di liberi professionisti ovunque: anche nelle catene di montaggio, anche nei campi a raccogliere pomodori..
    è mettendo la propria ambizione nelle mani dei sindacalisti che si crea l’illusione di poter difendere meglio il proprio interesse.. è l’idea di far numero che confonde.. si perchè alla fine è come a rubamazzo! ne più ne meno
    io ho scelto di non andarmene, ho scelto di tenere le rami e radici nella mia terra e per questo mi sento un eroe, magari un po’ scemo. ma è li che trovo la forza di tirare la cinghia e non piegarmi alla logica del minor prezzo
    perchè io valgo

  3. Salve a tutti…permettetemi per una volta un commento polemico. In rete gira un corto dal titolo “BALOTELLI E LA FUGA DEI CERVELLI – PRECARIO SBROCCA CON AMICO RACCOMANDATO “. Sembra un pò qualunquista dirlo ma nel corto viene fuori il concetto che “l’Italia è una nave che affonda” piena di raccomandati. Senza fare generalizzazioni. Siamo davvero sicuri che in fondo la situazione degli italiani non sia stata creata dal nostro familismo amorale ( Edward C. Banfield docet) di cui molti han goduto e che ora costringe un neurochirurgo o un anestesista a essere precari contro centinaia di persone a tempo indeterminato che non si è capito cosa facciano dalla mattina alla sera nè tantomeno come abbiano fatto a entrare in certi canali privilegiati? quando a Oslo oppure ad Amsterdam basterebbe solo essere bravi, avere idee e voglia di fare per occupare lo stesso posto? Non stiamo piangendo su una situazione creata nei secoli da noi italiani? Nel libro “soldi rubati” di nunzia penelope , per esempio, si dice che L’Italia è in stallo, i bilanci perennemente in affanno, la produttività arretra, gli investimenti latitano. Nel frattempo le cronache, così come i dati molto meno noti degli istituti di ricerca, ci raccontano di un’economia ogni giorno più inquinata, che sta affogando nell’illegalità.
    In questo libro Nunzia Penelope raccoglie e classifica per la prima volta tutte le forme d’illegalità economica, risalendo al totale: quanto ci costano ogni anno l’evasione fiscale, il lavoro nero, gli abusi edilizi, la corruzione, la grande criminalità, il riciclaggio e gli altri reati finanziari? In che modo ciascuna di queste voci, e tutte assieme con le fitte relazioni che intrattengono, stanno divorando la nostra ricchezza? Come cambierebbe il Paese se l’illegalità tornasse anche solo ai livelli «fisiologici»? Quanti tagli alla sanità, all’istruzione, alle pensioni potremmo evitare? Le cifre – molte delle quali presentate qui per la prima volta – sono da capogiro, e ci restituiscono in pieno la gravità della situazione: al contempo, tuttavia, ci dicono chiaramente che se mai riuscissimo a cambiar rotta avremmo un’Italia più ricca e più sana, con molte più risorse a disposizione per affrontare le sfide e i conflitti del prossimo futuro.
    Mi chiedo quanti italiani sono coscienti del loro agire quotidiano che poi va a creare la montagna di sabbia?

  4. Grazie. Grazie per raccontare che nella cacca si può fare bene il proprio lavoro. E rifiutarlo. Grazie per raccontare che la cacca si può guardare in faccia e affrontarla. Io vorrei che in Italia si cominciasse a raccontare la generazione dei 30 enni in maniera diversa, con le sfumature dei casi, ma con onesta e professionale lucidità.

  5. sei sempre grande Silvia,ti stimo molto,qualche milione di giovani come te e l’Italia sarebbe migliore,non perche’ chi ha qualche anno in piu’ sia meglio,anzi mi scontro sempre di piu’ con persone berlusconizzate anche senza saperlo.Con la scusa della crisi internazionale,siamo in balia ad un gruppo di sciacalli che giocano con l’economie del mondo e fanno distruggere quello che con dure lotte l’Europa aveva di meglio,lo stato sociale,personalmente sono stato lasciato a casa a quasi 57 anni e non ho i requisiti per la pensione,che sembra sia la causa di tutti mali in questo paese,non l’evasione fiscale o i privilegi fiscali del vaticano,per non parlare della malavita organizzata che impedisce al sud di diventare una parte civile del paese,e se mettono in atto i proclami si andra’ in pensione a 70 anni tranne forze dell’ordine,militari e….parlamentari,avendo fatto fatto l’operaio per 32 anni ti posso assicurare che quasi tutti i lavori in produzione,facendo movimenti ripetitivi e monotoni tutto il giorno,non sono sopportabili per troppi anni.

  6. Secondo i canoni d’indagine dell’Istat, chi ha ricevuto una paga in natura almeno una volta nel corso dell’ultimo mese è considerato un occupato a tutti gli effetti. Regaliamoci una birra a testa e cancelliamo la disoccupazione da questo paese.

  7. volevo condividere con voi l’editoriale de l'”internazionale” di questa settimana:

    Realtà
    “Se un euro ogni tre evasi venisse regolarmente dichiarato al fisco, non ci sarebbe bisogno della manovra”. Paolo Griseri, La Repubblica, mercoledì 17 agosto 2011

    “Le cose che non ho mai fatto e mai farò. Non ho mai pagato tasse, e me ne vanto. Le tasse sono come la droga, le paghi una volta e poi entri nel tunnel. Non ho mai rispettato l’avversario politico. Gli ho sempre detto sinceramente e onestamente ’ntu culo, senza se e senza ma. La mia carriera è sempre stata coerente anche nelle piccole cose e nei piccoli gesti. Non ho mai rispettato un limite di velocità. Non ho mai dato la precedenza a un incrocio. Figurati, è un attimo: ti fermi a un semaforo rosso e finisce che ti pigliano per ricchione. Non ho mai fatto la raccolta differenziata, non ho mai costruito con permessi edilizi. Insomma, io sono il cittadino modello. Sono legittimato dal voto del popolo. Sono uguale a voi. Io ci sarò sempre. E tenete a mente: qualunque cosa succeda, il mio non sarà un addio, ma sarà un arrivederci. Io sono la realtà, voi siete la fiction”.
    Cetto La Qualunque (Antonio Albanese), Vieni via con me, 15 novembre 2010
    Giovanni De Mauro
    settimana [at] internazionale.it

  8. Una piccola precisazione per Maria (di cui quoto tutto):
    “l’Italia è una nave che affonda” è un concetto profondamente sbagliato.
    Infatti bisognerebbe dire (e capire) che “l’Italia è una nava affondata da diversi decenni”
    Continuare a ripetersi da anni e anni che “sta affondando” mi sembra decisamente ottimistico…

      1. tradotto in soldoni:
        l’Italia si piazza 16ª tra 17 nazioni per disuguaglianza del reddito all’interno delle varie nazioni.

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