Chissenefrega dell’amore: per una gretta contabilità del matrimonio

Mi serve un contabile cinico. C’è, in giro, un contabile cinico? Perché quando si parla di matrimonio si tira sempre fuori quella palla dell’amore? Ma insomma, non c’è qualcuno capace di fare due conti seri e di capire se conviene, alla società, impedire che due si sposino? Perché ho il sospetto che più gente si sposa e meglio stanno anche gli scapoli. E tutti gli altri. Cioè che le casse mie e quelle dello stato sarebbero in condizioni migliori. O almeno, che ci sarebbe un po’ più di ricchezza in giro, anche se non saprei dire in quale forma. C’è un contabile cinico che possa fare un calcolo asciutto del beneficio sociale del matrimonio?

Perché a me sembra che funzioni così:
Quando due si sposano assumono un impegno reciproco al sostegno economico e materiale, e se ci sono figli di mezzo l’impegno vale anche per loro. Ah, sì, belli i fiori d’arancio, bello vestirsi bene, bello ubriacarsi coi compagni di scuola, bello rivedere le foto il giorno dopo e scoprirsi due occhiaie così. Ma ancora più bello pensare che quei due lì hanno stipulato un contratto tra loro e che se uno dei due dovesse avere problemi di soldi o di salute ci sarà l’altro, obbligato dal vincolo matrimoniale e dalla morale, a sostenerlo. Bello sì: si legano l’uno all’altro e un po’ è come se si levassero dalle palle del nostro welfare sgangherato. Se poi contravvengono a quel vicolo, l’altro avrà il giudice e il tribunale a far valere il senso di quel contratto. Sbaglio?

E allora perché non incoraggiare la gente a sposarsi? Ma tutti, eh. Cioè: perché non far sì che tutte le coppie che si amano, comunque siano composte, maschi, femmine, mezzemmezzi, alberi da frutta, comodini, ghepardi o quaqquaraqquà, vadano di fronte a un pubblico ufficiale a promettersi amore eterno? A noi cinici non ce ne frega niente del loro amore: ci importa la ricaduta economica e sociale del loro gesto. E, se ci conviene, perché stare a rompere le balle a loro senza guadagnare niente noi?

Ecco. Quando sento in giro la gente per bene dire che il matrimonio omosessuale no o anche va bene il matrimonio, ma l’adozione no trovo che illogici e cinici siano loro. Ma che gliene frega? Che cosa ci guadagnano? Datemi un contabile e vedrete come vi dimostrerò che impedire a due persone dello stesso sesso di sposarsi, oltre che sgradevolmente anacronistico, impiccione e pure un po’ cattivo, sia profondamente stupido. Don Rodrighi 2.0, mi spiegate che cosa ci si guadagna a curiosare nelle famiglie altrui?

(Questo post arriva un po’ in ritardo, lo so. Però intanto l’ho sperimentato: l’argomento denaro con gli omofobi funziona abbastanza… Perciò ecco il mio modesto contributo al dibattito. Dopo mi arrabbio).

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4 pensieri su “Chissenefrega dell’amore: per una gretta contabilità del matrimonio

  1. Ad essere cinici ,in senso stretto, direi che la domanda fondamentale da porsi sia: il matrimonio ha più un valore materiale o morale? Certo un cinico contabile, secondo la mia opinione, sarebbe un po’ bizzarro perchè difficilmente si adeguerebbe a professionalità in tal constrasto con la sua filosofia, rigorosa austera e ineccepibile, ma un contabile cinico, tutto sommato, lo sarebbe ancora di più perchè cadrebbe in quella comune deformazione professionale che rende quelle persone, più vicino alla contabilità, di qualsiasi genere, avide e facili alla corruzzione oppure capaci di furberie venali, e quindi disprezzanti di una cultura anche modesta, ma morale. Al di la che, forse, oggi certi contabili sono andati anche un po’oltre la mia facile considerazione, con tanto di alibi perfetti, e al di la che tu ne incontrassi un gruppo di davvero cinici che ti possano davvero rispondere alla domanda fondamentale, non mi rivolgerei a loro per sapere la risposta. Sarebbe viziata. Perlopiù inutile a evidenziare i benefici collettivi di un mondo amorevole e fraterno, dove scorre affetto senza pretese, giustizia e naturalità.. quale l’aspirazione sana di una mutua società piena di matrimoni. Soprattutto, dare per scontato che essi rispondano che il matrimonio abbia un valore materiale o considerarlo solo da quel punto di vista, sarebbe molto utilitaristico e poco cinico (mi perdonino i cinici integralisti), ed esporrebbe chiunque si immedesimi in quella riflessione ad essere vittima della stasse patologia professionale dei contabili , quindi a far parte della categoria di persone che interagiscono con la società per puro guadagno personale.
    A voler dare cocciutamente una riposta per forza, ci si smena, come credo tutti ci smeneremmo se le famiglie si creassero solo per soldi, o per qualsiasi interesse materiale, o ideologico, se tutti nascessimo in nuclei affettivi nati per moda o per sfizio., che oggi sempre di più e di tutti i tipi , tutti si vogliono togliere.
    E poi chi un cuore ce l’ha, vaga solitario/a.

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