Diciamo no al volontariato: perché non si deve mai lavorare gratis

In genere è un signore in pensione, colto, elegante, curioso, anche simpatico. In genere ha letto il tuo nome su qualcosa di lusinghiero, oppure ti ha ascoltato in una delle tue performance radiofoniche migliori. E in genere ti manda una mail carina in cui ti invita a un evento intelligente più spesso di venerdì sera o di sabato pomeriggio, in una città di quelle che lì per lì puoi anche pensare che valgano un viaggio. Ed è così che ti frega. Il pensionato di buona volontà riesce sempre a farti lavorare gratis. Ti spiega che tutti i partecipanti all’evento vengono senza essere pagati perché l’organizzazione è di un piccolo circolo culturale, molto attivo, che ha il patrocinio del comune ma che lavora solo su base volontaristica e che quindi purtroppo non ha di che pagarti. Tu vorresti fargli notare che lui tutti i mesi prende una pensione garantita, mentre tu tutti i mesi non prendi un bel niente se non ti sbatti a recuperare euro per euro i soldi che ti devono i tuoi quaranta clienti, di cui trentotto morosi. Che è facile fare del volontariato culturale se si passa la vita tra la biblioteca del paese e il cinema d’essai sotto casa, senza un cavolo da fare tutto il giorno, e col conto in banca costantemente foraggiato dall’Inps. Ma che lo è molto meno se fai un lavoro come il mio, che a lui pare un po’ troppo simile a un hobby ma che hobby non è. Vorresti farglielo notare, ma l’unica frase che ti esce è un debole sa, io lo farei di lavoro… non posso impegnare la mia agenda lavorativa per cose che non mi portano un euro in tasca… Ma alla fine vince sempre lui. E ti rimane anche la sensazione che un po’ abbia ragione: nel nostro paese, nelle nostre province, è bello e giusto che ci sia qualcuno come il pensionato di buona volontà, che si sbatte per portare un po’ di aria nuova a gente che altrimenti avrebbe poche possibilità di vedere il mondo là fuori. Un po’ ha ragione, eh sì. Ma cavolo, invece di regalarmi un enorme mazzo di orchidee e i tramezzini avanzati dal buffet, avrebbe potuto allungarmi un paio di euro e chiuderla lì.

Poi ci sono quelli che ti chiedono un contributo per un libro. Gratis, si intende, perché non ci sono nemmeno i soldi per pagare l’editore (si chiama tipografo, in quel caso, ma vabbè) figuriamoci per pagare chi ha scritto cinque paginette timesnewroman12. Figuriamoci. Tanto tu hai già scritto altre volte di quella cosa: ti verrà facilissimo farlo di nuovo, ovviamente senza copiare. Va a finire che lo fai, con il minimo dell’impegno. Anzi no, pensi: se ci deve essere la mia firma, sarà bene che lo rilegga. E alla fine hai scritto cinque pagine e nessuno te le pagherà mai. Anche perché probabilmente nessuno le leggerà mai.
Infine ci sono quelli che  se si risparmiano un biglietto del treno è meglio: già che sei da queste parti, fai un salto da noi così facciamo riunione? Ci sono quelli che non ti pagano e ogni volta ti promettono che lo faranno, e tu continui a scrivere per loro perché in fondo è una buona vetrina. Quelli che ammettono candidamente da subito che non ti pagheranno mai, e tu apprezzi l’onestà. Quelli che ti contattano loro, però poi ti chiedono di fare una prova (una prova?!), ovviamente non pagata, quelli che ti chiamano a un colloquio ma non ti pagano il treno, quelli che ti scrivono chiedendoti consigli o facendoti proposte di lavoro così confuse non ti accorgi nemmeno che non si fa nessuna menzione al vile denaro. Quelli che hanno avuto un’idea, quelli che hanno finalmente capito che cosa fare da grandi, quelli che hanno organizzato il congresso della loro vita. E tutti ti vogliono coinvolgere perché ti stimano un sacco, ma non ti possono pagare.

Credo che sia arrivato il momento di dire no al volontariato. No. Per me, perché anche se è vero che il mio lavoro assomiglia a un hobby, e a volte si tratta di fare cose divertenti che farei anche per niente, non posso svendere quel che faccio. E’ il mio lavoro: me lo sono praticamente inventato da me ed è la cosa più preziosa che ho. Devo rispettarlo, accidenti.
E poi no per tutti gli altri. Perché chi lavora gratis rovina il mercato. Se lavori gratis, chi ti fa lavorare sceglierà sempre te solo per questa ragione. E quindi tu non migliorerai e produrrai cose sempre mediocri, la tua professionalità e il lavoro che svolgi saranno svalutati, i tuoi colleghi non riusciranno a farsi pagare e la qualità del lavoro si abbasserà. Pensa al giorno in cui, bravo professionista, ti preferiranno un pivello che accetta di fare l’eterno stagista e di lavorare (male e) gratis al posto tuo.
Ti auguro allora di scoprire che il suddetto pivello è figlio del pensionato di buona volontà, il quale, mentre ti accompagnerà con la sua macchina a prendere un regionale di seconda classe per le tue tre ore di viaggio di ritorno, si lancerà in una filippica sui guasti della precarietà e sul suo povero figliolo che a trent’anni bisogna ancora passargli i soldi dell’affitto. E allora capirai che prima di mandare a quel paese il vecchietto faresti bene a farti un bel cazziatone allo specchio. Ma bello, eh.

[Questo post è dedicato a tutte le persone che in questi giorni mi hanno detto di aver accettato lavori gratis (o di essersi proposti in prima persona per farli!). Una pacca sulla spalla, ma anche una nota di biasimo. Non si fa, ragazzi, non si fa.
Questo post è dedicato anche al professore universitario in pensione che ha scritto a Repubblica per dire di aver accettato la richiesta da parte della Facoltà di continuare a tenere lezioni gratis, e che si lamentava di non avere il rimborso della benzina. Se fossi nei panni di uno dei suoi studenti, destinato a una carriera da eterno assistente precario, credo proprio che gli taglierei le gomme].

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36 pensieri su “Diciamo no al volontariato: perché non si deve mai lavorare gratis

  1. La storia della mia vita, ho passato i 40 anni e non so come campare. C’è ogni giorno gente che mi chiama perché mi stima tanto e mi chiede “mi dai una mano?” oppure siccome mi conosce sa già che raccontandomi il proprio caso spesso nemmeno ci arriva a chiedermi una mano, mi offro da sola. A volte dire no è davvero dura.

  2. Mi hai convinto Silvia…
    Sei capitata a fagggggiolo e… Incredibileeeee mi hai convinto!
    Stavo per accettare un’altra docenza universitaria aggratis, ma… hai ragione in tutte le motivazioni che hai scritto.
    Grazie (non per esistere ma per re-sistere)

  3. mi sono dimenticata i pagamenti del tipo “ti rimborsiamo tutte le spese di viaggio” (e ci mancherebbe altro) e quelli che riesco a convertire in una notte in albergo (e semmai il supplemento matrimoniale lo pago io).
    (grazie sandro, a nome dei miei coetanei inchiodati all’università…).

  4. Sicchè ho fatto bene a chiedere tutti quei soldi per 10 gg di lavoro!
    Avevo proprio bisogno che qualcuno me lo confermasse.
    Speriamo solo che accettino il preventivo (e che poi paghino la fattura)!
    Egnatio

    PS
    Grazie per non aver usato la parola “cinesi”.

  5. Mi ci voleva, stamattina, uno stop al senso di colpa (sono rimasta a casa anziché andare a fare volontariato in ospedale)
    Devo dire che questo discorso anche nel nostro campo è quantomai attuale.

  6. Complimenti, hai placato il mio senso di colpa per aver detto di no ultimamente a diversi lavori in regime di “volontariato”… Meglio fare altro, o anche niente!!

  7. Aggiungerei anche quelli che con la promessa di farti tenere dei corsi ti chiedono di presentare un dettagliato programma corredato da bibliografia e quelli che, interessatissimi alle tue idee, ti fanno scrivere porgetti facendoti perdere poi un sacco di tempo per inutili incontri pre e post. In entrambi i casi senza chiudere alcun contratto per alcun incarico, beninteso!

    1. Giusto. Il famoso “tu comincia a buttare giù qualcosa…”. E le prove, ah, le prove. Una volta mi hanno chiesto una prova radiofonica. Ora, non è per fare la presuntuosa, ma… In quel caso doveva essere “domestica” cioè avrei dovuto usare un registratorino (mio) e poi un programma di montaggio di quelli scaricati gratis dalla rete. La qualità faceva schifo, roba da radio parrocchiale, ma la mia radiofonicità doveva essere provata…

  8. Cara Silvia,
    sei una bellissima scoperta! Ho “solo” 46 anni e sono d’accordo in ogni singola parola sul tuo scritto e Grazie per averlo detto!!!

  9. Bellissimo intervento. E aggiungo: se ne hai la possibilità, rifiuta anche i contratti del piffero. Intendo: se non hai famiglia/mutuo/genitori bisognosi o altro che ti costringano a racimolare qualche euro, per cortesia rifiuta tutti gli accordi lavorativi che ledano la tua dignità oltre un certo limite. Ci sarà un disperato nelle condizioni di cui sopra che accetterà al posto tuo facendo felice il padrone, ma una volta terminate le persone in difficoltà da poter ricattare resterai solo tu, e potrai pretendere un trattamento decente. Non di favore, non eccezionale, d-e-c-e-n-t-e. Per il bene tuo e di quelli che come te potrebbero avere qualche soldo fuori busta oggi e che invece scelgono di avere un contratto domani.

  10. Mah… sulle ultime parole sono d’accordo, nel senso… chi si offre per lavorare gratis (come spesso succede ai professori universitari) toglie la possibilità di lavorare ai giovani, che ne hanno probabilmente anche più bisogno. E lo stesso discorso si può fare per chi può andare in pensione, ma non ci va per mille ragioni e rimane lì a fare la muffa, non lavorando più al massimo delle possibilità e, di nuovo, rubando il lavoro ai giovani.
    Su questo niente da dire. Concordo e condivido in pieno.
    Però, c’è un… però! Ci sono alcuni “lavori”, o meglio alcuni “non lavori”, chiamiamole mansioni, che esistono quasi esclusivamente per il volontariato. Se state male e chiamate il 118, chi arriva? Per il 90% delle volte sono volontari. Se non esistesse il volontariato in Italia, molte cose andrebbero perse, morte.
    Se mi dite di trasformare questi “posti da volontario” in posti di lavoro, allora direi che possono cambiare molte cose, sia nell’economia, che nel benessere. Ma, ahimè, dove sono i soldi?

  11. Grazie Silvia! Sai quanti “.. del resto serve anche a lei un pò di visibilità”, o “tutti abbiamo fatto un pò di gavetta” (sarà anche così, ma mica dai 25 ai 45 anni!!, “vedrà che partecipare sarà anche per lei un buon investimento”.
    Io ho comiciato e dire di no, perchè su che cosa investire lo decido io e quasi sempre non è nel business e nelle attività degli altri. E quando avrei dovuto essere, gratis, ad investire su me stessa dico no e porto mio figlio ai giardinetti. E alla fine sento sempre di avere fato un investimento milgiore. Ci è voluto un bel pò, per anni hanno vinto loro e ci sono cascata. Adesso basta, se mi chiamano vuol dire che valgo (nel mio piccolissimo settore)e allora che paghino, se no “ho altro da fare e grazie per avere pensato a me”.

  12. Pienamente condivisibile! sono diversi anni che utilizzo questo sistema, anche se quando parlo con “colleghi” che accettano contratti da fame o lavorano praticamente gratis, e ne sono contenti perché “sai, mi pagano puntuali ogni due mesi dalla data della fattura…” mi girano un poco i santissimi.
    ancora di più quando so che a farlo sono membri di presunte associazioni di tutela della mia “professione” che a tutti gli è effetti è tale ma non ha un riconoscimento preciso…
    ora sono a casa da un paio di mesi, ne approfitto per aiutare le persone che ho vicino, gratis è vero, ma con una grande soddisfazione interiore e senza nulla togliere ai professionisti di alcun genere, poiché l’amore non si paga…resistiamo! e convinciamo gli altri…

  13. Hai tutta la ragione di questo mondo. Te lo dice uno che per molti anni ha fatto volontariato….ma quello vero…..con tanto di registrazione e bilanci controllatissimi, ma il lavoro dei professionisti quelli veri, li ho sempre difesi facendolo pagare. Il lavoro è lavoro, il volontariato è volontariato……ma in Italia si fa grande confusione? …no. Ci si approfitta degli altri. BASTA CON IL VOLONTARIATO. Mi associo.

  14. Non sono una professionista, ma faccio tante cose per il volontariato. Se venissi pagata per quello che faccio giustificherei i tanti parenti che mi stanno addosso che non capiscono perchè perdo tanto tempo così – BISOGNA LAVORARE! PRODURRE. Ma a me non interessa farmi capire dai miei parenti o amici. A me interessa migliorare (un pochino) il mondo, per lo meno il mio mondo, quello dei miei bambini. Certo mi piacerebbe non dover autotassarmi, visto che non avendo più un lavoro vero io si stringe la cinghia in casa, ma per me è ricompensa altrettanto importante il sorriso di chi incontro, vengo arricchita ogni volta dai racconti, dalle esperienze di tante persone che mi fanno crescere e che certamente non consentiranno di comprare le scarpe ai miei figli, ma dall’altra parte mi aiuteranno a portare loro un’esperienza, una storia, un racconto, un sorriso. Per cui capisco molto bene che qualcuno non sia d’accordo e che voglia una ricompensa per quello che gli spetta, ci mancherebbe, non mi permetto di fare i conti in tasca a nessuno! Ma dare addosso a chi invece fa le cose solo perchè ci tiene a farle, che addirittura rovinano il mercato donando un pezzo di sè.. beh, questo non lo condivido.

    1. dipende dal tipo di prestazione. andare di notte ad aiutare i barboni alla stazione o insegnare italiano agli immigrati, portare un ragazzo disabile a fare due passi centro… questo è volontariato buono.
      ma fare gratis le stesse cose che si fanno per lavoro (tipo: scrivere un articolo gratis, tenere una conferenza gratis, andare in redazione tutti i giorni gratis…) non è giusto. e regala un sorriso solo all’editore che sta risparmiando su di te e sulla qualità del lavoro. cioè: aiutare i barboni sì, aiutare gli imprenditori che usano la crisi come pretesto per sfruttare i precari e i libri professionisti delle due lire no.
      è un discrimine che secondo me dovrebbe essere importante per chi lavora, tipo, nell’informazione, nello spettacolo, nella cultura in generale, dove è sottilissimo il crinale che separa un bel lavoro da un bell’hobby, almeno agli occhi degli altri.

  15. Che meglio di così non si può raccontare. Complimenti Silvia! Ma attenzione: il pivello poi diventa grande pure lui, vorrà rendersi indipendente, magari vorrà pure provare la fantastica e straordinaria avventura di diventare genitore. E di uscire di casa. E allora i soldini del babbo pensionato non basteranno. E proverà a farsi pagare un po’ di più. Un pochino. Ed è lì che sarà fregato pure lui dal primo pivello pronto a lavorare volontariamente.
    Pivelli volontariamente sfruttati: attenti che la ruota gira! La dignità non è funzione dell’età. Va coltivata sempre.

  16. Hai perfettamente ragione! Non sono a favore del volontariato, è una forma di sfruttamento! riempiamo le piazze per farci valere i nostri diritti e poi accettiamo di farci sfruttare! Se esiste il volontariato significa che manca lo stato sociale e deve occuparsene chi detiene il potere politico che a mio avviso purtoppo se ne sbatte altamente!!! Carlotta

  17. Personalmente penso che il titolo sia fuorviante se consideriamo che la parola volontariato non è neppure messa tra virgolette. Scritto così lascia perplessi. Basti pensare al significato stesso della parola, ancor prima di consultare un dizionario, che emerge con chiarezza: si tratta per definizione di un’azione volontaria, posta appunto volontariamente in essere da chi la produce per scopi nobili e etici e non per motivi privati ma altruistici (che poi per una mente illuminata sono sempre privati). In questo caso, la volontà non è di non chiedere soldi per l’attività che si fa, ma è quella di non darli per l’attività che si richiede! E’ tutta un’altra storia! Quindi attenzione all’uso delle parole, non è volontariato, è lavoro non remunerato (un ossimoro, direi). Si rischiano di demonizzare attività condivisibili e rispettabili che costituiscono una risorsa preziosa di molte società. Che, poi, nelle associazioni di volontariato girino fiumi di soldi…beh, quella è un’altra storia. Qui si tratta semplicemente di sapersi battere per il proprio lavoro e per il proprio valore, capire con praticità e concretezza le possibilità lavorative (e, quindi, per definizione remunerate) che si hanno o che si possono creare anche (ma non necessariamente sempre) al di là (purtroppo) dei propri interessi e competenze, cosa che può prevedere anche amari compromessi. E’ dura (anche per me), mai detto che non lo sia! Anzi, proprio chiamandolo volontariato, il lavoro non remunerato, intendo, passa quasi come una cosa, buona accettabile. Fare dei distinguo tra volontariato “buono” e “cattivo” mi pare induca confronti che rendono più spinosa la questione. Quindi, meglio non confondere le due cose…

  18. Hai tutta la ragione di questo mondo. Te lo dice uno che per molti anni ha fatto volontariato….ma quello vero…..con tanto di registrazione e bilanci controllatissimi, ma il lavoro dei professionisti quelli veri, li ho sempre difesi facendolo pagare. Il lavoro è lavoro, il volontariato è volontariato……ma in Italia si fa grande confusione? …no. Ci si approfitta degli altri. BASTA CON IL VOLONTARIATO. Mi associo.

  19. L’articolo e’ interessante, ma il titolo e’ agghiacciante e scorretto: il volontariato nelle associazioni di volontariato e ong e’ una delle attivita’ piu’ utili e nobili del mondo. Anzi, bisognerebbe promuoverlo.

    Il titolo andrebbe cambiato in qualcosa come “volontariato lavorativo”, o una cosa simile.

  20. Una vita che la penso così, infatti non ho MAI fatto volontariato.
    Il lavoro deve essere pagato – punto.
    Il volontariato dovrebbe scomparire dalla faccia della Terra.

  21. anni e anni passati a formarmi: la laurea, il master, lo stage, il corso di lingua…e ci metto l’articolo davanti perché è lo stereotipo di chi vuole lavorare e vuole lavorare bene (o magari di chi è ancora convinto che con il master “per forza” lo trovi il lavoro)!
    Quanto lavoro altrimenti definito dai neo schiavisti, come “esperienza” o “gavetta” e quindi gratuito…ma poi arrivi e dici “questi soldi spesi per diventare brava qualcuno me li dovrà pure rimborsare”. E così non ho più mosso un passo senza essere pagata e però io oggi lavoro e quando mi dicono “dietro di te c’è la fila di persone che a metà di quello che ci chiedi farebbe lo stesso e anche di più”….io rispondo “beh! si accomodassero”…ma continuano a chiamarmi…e sai che ti dico? Se non mi chiamano più vuol dire che al posto della baby sitter ci vado io a prendere i miei 3 figli dall’asilo e passerò il resto della giornata a sbaciucchiarmeli senza remore!!!
    Resistiamo a testa alta!

  22. Il volontariato diffuso sta diventando una piaga: alle volte chiedo a delle associazioni che fanno corsi pagando il docente se hanno bisogno di qualche novità. La risposta è ovvia: no perché c’è X che già organizza. Chi è X? X fa pagare dai 60 ai 75 euro per far frequentare dei corsi tenuti da docenti totalmente volontari. E ha sempre bisogno di soldi… Ho notato che i corsisti di un’associazione pagherebbero meno di quei 60 euro pur con un docente a pagamento. Questo è un esempio ma ce ne sono molti altri… Non dico che le associazioni di volontariato siano tutte furbe, ovviamente ce ne sono di meritevoli e guai se non ci fossero. Però è chiaro che sulla Costituzione c’è scritto “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro” e non quindi sul volontariato, che deve essere un mero supporto ausiliario e non imposto tristemente a tutti coloro che hanno necessità di racimolare qualche lira.

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