La scienza e le domande che non si fanno

Da bambini è la classica vuoi più bene alla mamma o al babbo? Poi cresci, diventi, addirittura, giornalista scientifica, fai la dura e parli solo di lavoro, anche a mamma e babbo. Ma le domande imbarazzanti sono sempre lì dietro l’angolo. Anzi: adesso che sei grande sono ancora più incomprensibili. E, proprio perché sei grande, ci si aspetta che tu dia una risposta intelligente. Invece, boh. Non puoi.
Adesso va di moda questa: ma tu sei pro o contro il nucleare? Però sono anche passata da ma tu sei favorevole o contraria agli antibiotici? (con la variante: ma tu sei favorevole o contraria ai vaccini?). E dall’annosa sei anti-ogm o pro-ogm?
Ebbene, è venuto il momento di confessarlo: sono diventata grande ma a queste domande non so rispondere.

Nel caso della prima… come si fa a essere favorevoli o contrari a una cosa che esiste? Sono contraria ai sabati di pioggia e alle fragole che sanno di terra, allora. Sul nucleare ho un’opinione, so che cosa avrei votato al referendum, ma si tratta di considerazioni politiche, economiche, di riflessioni che mi hanno permesso di farmi un’idea sull’impiego dell’energia nucleare, oggi, nel mio paese. Non di considerazioni scientifiche.
Ieri ho sentito un collega non scientifico dire, stupito e un po’ smarrito: ho parlato con uno scienziato che mi ha detto di non essere né a favore né contro… La cosa può essere destabilizzante per chi ha un’idea di comunicazione della scienza costretta nel letto di Procuste della comunicazione politica: i bianchi contro i neri, a tutti i costi. Ma dalle nostre parti non usa così.

Idem per antibiotici e vaccini: ci sono quelli che, usati in una certa maniera, in un certo posto e in un certo periodo storico, compiono miracoli per la nostra salute. E quelli per i quali, se fossi ministro della sanità qui e oggi, non spenderei mezzo euro. Quello stesso mezzo euro, poi, per le medicine sedicenti alternative non lo spenderei mai, ma non riesco a essere contraria nemmeno a quelle. Anzi. Ogni tanto mi trovo persino a incoraggiare gli amici a prenderle in considerazione. Se non hai studiato troppa chimica e fisiologia e non hai intenzione di spendere un capitale in calendula, beh, perché no. Non sono contraria e telefonami tra tre giorni: se la tosse non ti sarà passata faremo un altro salto in farmacia.

Infine, pro o contro ogm. Quando me lo chiedono mi sento come se mi avessero fatto una domanda in russo. Eh?!
Perché se fai il mio mestiere lo sai che ci sono scorciatoie, lo sai che le parole nell’uso comune hanno significati più semplici di quando le diciamo tra noi, che siamo gente che fa i giochi di parole coi nomi dei neurotrasmettitori o delle particelle subatomiche. Però un po’ mi indispettisco lo stesso: e tu sei pro o contro l’insulina? Chiedo. E poi spiego che le biotecnologie, per adesso, hanno fatto soprattutto quello. Farmaci. E che non si può essere pro o contro una tecnologia. Perché la tecnologia deve essere utilizzata da qualcuno, gestita da qualcun altro, controllata da altri ancora, fatta crescere, modificata, adattata, vive in un mondo fatto di gente, qui e ora, ma anche di soldi, di politica, di persone che si spostano e che hanno bisogni e idee diverse.

Da bambina è il classico vuoi più bene alla mamma o al babbo? Ma io avevo una maestra particolarmente perversa (e abbastanza ignorante) che a volte la domanda la declinava su di sé. E mi chiedeva ma tu ci vuoi bbéne alla tua maéstra aahh?! Una volta mi sono proprio stufata. Mi sono divincolata dalle spire del suo abbraccio soffocante, ho messo i pugni sui fianchi e, con l’autorevolezza di una bambina di nove anni, le ho risposto Scusa, maestra, ma queste sono domande che non si fanno. E davvero non me lo ha chiesto mai più. Chissà se funziona così anche quando sei grande.

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3 pensieri su “La scienza e le domande che non si fanno

  1. quando a mio figlio facevano quella domanda (vuoi più bene alla mamma o al papà?) lui, che era nato saggio, rispondeva con un sorriso a 360°: “voglio più bene al lampadario”.

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