Ma chi l’ha detto? Lo strano caso della sindrome del poligono sardo

Oggi corro il rischio di essere impopolare. Ma mi sono imbattuta in una faccenda assurda. Poi alla radio me la sono dovuta gestire camminando sulle uova e forse non mi è nemmeno riuscito. Ma insomma, è andata così.
Leggo sui giornali dell’aumento di casi di tumore e malformazioni fetali vicino a un poligono militare sardo. Siccome nei giorni scorsi abbiamo parlato di un caso analogo in Campania, studiato da tempo, decidiamo di parlare anche di questo. Leggo anche che sono stati trovati rifiuti con un livello di radioattività di cinque volte superiore alla norma. E vedo che online c’è un sacco di materiale e un sacco di articoli che lanciano l’allarme.

Chiamiamo l’epidemiologo che si è occupato del caso campano e ci dice che su quello sardo non esistono dati chiari. Non ci sono. Sento anche l’Istituto superiore di sanità: mi promettono di richiamarmi appena li trovano, ma non mi richiamano. Troviamo una del Cnr di Pisa che si è occupata delle analisi ambientali e che sembra essere l’unica con uno studio preciso e concluso su questa faccenda. I suoi dati sono pubblici e accetta l’intervista. Lo studio è stato eseguito su commissione della Nato: non posso non notare che, insomma, avrei preferito uno studio con un altro committente (di chi mi devo fidare?!). Lei però giura di non aver visto una lira e di aver lavorato con tecnici indipendenti. I suoi risultati mostrano che non ci sono tracce di inquinamento preoccupante. Non c’è radioattività anomala. Ma, conclude con tutto il suo buon senso, bisogna continuare a indagare e sicuramente dovranno arrivare anche gli epidemiologi a verificare questo presunto aumento dei casi di malattia. E’ smarrita di fronte alle mie domande indagatrici ma non può proprio affermare che laggiù ci sia più sporcizia che nel mio angolo di Roma. Non può: da scienziata non può.

Scopro che a fare le indagini sulla radioattività è un amico di famiglia. A volte, vedi, avere i genitori scienziati… Lo chiamo, mi dice che la mia mamma è proprio simpatica, anche se qui la mia mamma non c’entra niente, e poi si mette a ridere: i giornali hanno frainteso una sua dichiarazione. Macché radioattività cinque volte superiore alla norma… si tratta di una radioattività di cinque volte superiore a quella del fondo naturale presente in quella zona. Che è bassissima. Lui deve solo adeguare la certificazione alla normativa attuale, perché quella è roba smarrita chissà quanti anni fa dall’esercito. E i militari gli sono anche molto grati. Roba burocratica, insomma, niente di preoccupante per la salute di nessuno: “Noi sardi queste cose le sappiamo fare bene, non preoccupatevi voi a Roma…”. Ci salutiamo.

Intanto mi vedo un lungo reportage di Rainews24, un po’ allarmistico, che afferma l’aumento dei casi di malattia intervistando le famiglie delle vittime: “Perché dice che la malattia di sua figlia è legata alle attività del poligono militare?” “Eh, perché lei era sposata con uno di Perdasdefogu…” “E c’è un legame tra la sua malattia e le attività del poligono?” “Penso di sì…”. La signora soffre, non si può non sentire l’empatia. Ma avrei preferito che a parlare di cause di malattia fosse almeno un biologo. Poi c’è l’intervista al veterinario, l’intervista all’ex sindaco (che casualmente è pneumologo. Vabbè, anch’io sono medico, e allora?) e l’intervista a uno di un comitato cittadino. Finché non sento dire che sono aumentati certi tumori in modo allarmante, soprattutto “leucemie e linfonodi…”. E allora occhei, ditelo.

Se io mi permettessi di dire in diretta calcio di rigore invece di calcio d’angolo o se confondessi un pianoforte con una chitarra, un decreto legge con una legge quadro, un bot con un mutuo… Ma vi immaginate che casino succederebbe? E chi si fiderebbe, poi, della mia lettura della notizia di sport, di musica, di cronaca giudiziaria o di economia?

Oggi me la sono cavata con una pletora di sms che mi parlavano dell’amico morto giovane e gridavano contro gli scienziati corrotti. E una specie di strana lisciata su fb perché, al contrario, non mi ero fidata della scienziata e ho osato chiederle chi avesse commissionato il suo studio. Questo per dire che agli ascoltatori non va mai bene niente, ma sono attenti e partecipi. Probabilmente non si può dire lo stesso di chi ha letto gli articoli o di chi ha visto il reportage su questa storia, e si è bevuto acriticamente informazioni sbagliate e lacunose.

Quindi, cari colleghi non scientifici, mi metto a disposizione per consulenze metodologiche e lessicali su temi di carattere biomedico. In cambio, posso darvi un colpetto di telefono se un giorno mi toccasse parlare di sport, di musica, di cronaca giudiziaria o di economia?

(Ah, adesso vi chiederete se è vero o no che lì ci sono più malati a causa del poligono militare. La risposta è che per adesso non si può dire e che io proprio non lo so. Chi lo dice fa aneddotica. Ma prima o poi su questa aneddotica sarebbe meglio indagare. Meglio prima, grazie).


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6 pensieri su “Ma chi l’ha detto? Lo strano caso della sindrome del poligono sardo

  1. ho ascoltato la puntata di stamattina da poco, scaricandola da internet: sei stata una grande, sia a portare il tema in trasmissione, sia a fare delle domande così schiette – però mi sa che ti sei infilata in un certo qual ginepraio… o no? Sarebbe interessante comunque sapere se ci sarà davvero un’indagine più approfondita.

  2. Bel post, coglie quello che è uno dei problemi principali quando ci si trova a dover parlare di scienza al pubblico (a me capita nelle discussioni “da bar” o online): la gente in media non capisce cos’è e come funziona la scienza, non capisce che gli aneddoti non fanno statistica e non ha idea di cosa sia il “peer review” => non sa discriminare.

    C’è molto lavoro da fare in questo senso, keep up 🙂

    1. beh, ma sai che se chiami il fisico universitario (indipendente, stipendiato dall’università pubblica, facoltà di medicina credo) ti dice che in realtà la radioattività di quelle scatole è molto bassa e quello che lui deve fare è solo una certificazione, roba burocratica che si è persa negli anni? nessun pericolo, nemmeno per lui che le ha prese in mano e le tiene nella stanza accanto al suo studio. i giornalisti non hanno capito, dice. il punto è proprio qui: se le informazioni sono troppo gridate, se si parla di allarme, di panico, di sospetti… si confondono le acque e non volendolo si perde molta della verità. lì bisogna indagare, ma seriamente. e noi giornalisti dovremmo impegnarci un po’ di più a fare chiarezza, magari, per esempio, provando a capire che cosa è la radioattività, che cos’è il fondo naturale, che cosa sono i numeri che ci stanno dietro…

    2. è vero che è stato trovato uranio impoverito, è una cosa che si sa da tempo, ma il problema è che anche sapendo che sia stato usato (balcani) non c’è una prova convincente della causalità fra utilizzo di uranio impoverito e leucemie (o quello che i militari hanno avuto poi); è più una sorta di “è stato usato uranio”, “la gente sta male” => “è colpa delle radiazioni”

  3. parlare di elementi radioattivi, radiazione, esposizione, dose assorbita e’ una cosa molto delicata. E’ facile essere fraintesi o suscitare paure in ascoltatori che non hanno competenze in questo settore. Me ne sono reso conto parlando molto spesso della regione del poligono di Quirra ed in questi giorni sulle terribili notizie dal Giappone.
    Riguardo al poligono di Quirra secondo me il problema e’ piu’ a monte: e’ giusto che l’esercito occupi una vastissima parte del territorio sardo (una delle zone piu’ belle) ed una regione ancor piu’ grande di mare circostante per creare una user facility per il test di armamenti?
    Senza quel poligono si toglierebbe questa possibile sorgente di malattie e si inciderebbe minimamente sull’economia locale.

    Tornando alle radiazioni segnalo questo link molto dettagliato sulle dosi
    http://xkcd.com/radiation/

    Se non ricordo male gli studi piu’ approfonditi su quirra erano stati fatti da una dottoressa dell’universita’ di modena, penso che i suoi risultati siano pienamente pubblici

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