Bello e imponibile: che cosa manca al lavoro dei miei sogni?

Lo scrivo o non lo scrivo? È una banalità? La solita lagna? Dai, lo scrivo. Anche perché sennò non si capisce il motivo per cui questo post esca a tanta distanza di tempo dai precedenti. Che cosa ho fatto in questi giorni? Ho cercato di farmi pagare. E ci sono riuscita? Beh, la storia è lunga.

Comincia qualche anno fa, quando sono più o meno riuscita a trasformare in un lavoro quelle tre o quattro cose che so fare: chiacchierare, leggere, studiare, incuriosirmi, fare domande, scrivere, parlare, parlare e parlare. Piano piano sono riuscita anche a farlo capire i miei, che poi ne hanno dato interpretazioni fantasiose tipo farsi mandare i libri gratis oppure avere forti sconti per teatri e concerti o anche parlare un po’ di tutto con tutti e dare del tu alla gente famosa (famosa per noi scienziati, si intende). Non è proprio così, ma occhei: è anche questo.
Poi continua con l’accumulo compulsivo di lavori su lavori, di tutti i tipi. Un curriculum rapsodico, mi disse una volta un tipo. Sono diventata la vera causa della crisi del mercato della comunicazione della scienza, nel senso che faccio talmente tante cose che non ne lascio agli altri. Ingorda, ho passato anni col culo sulla sedia una notte sì e una no e tutte le domeniche dell’anno.
E adesso che mi sento grande, ogni tanto mi dico che è arrivato il momento di incassare.

Invece, porcavacca, non solo non riesco a rilassarmi, a sganciare i lavorini che sette anni fa erano necessari, divertenti, istruttivi ma che adesso sono solo una malinconia molesta, come la sabbia che rimane incrostata nei sandali per giorni, dopo un pomeriggio di mare. Ma non riesco nemmeno a farmi pagare per quelli grandi e belli. Tipo la Rai, tipo.
Beh, ho appena verificato sul conto online. Ho fatturato quasi un mese fa, per novembre, dicembre e un pezzetto di ottobre. E non ho ancora visto un euro.
Non solo: il nuovo contratto prevede un compenso ridotto rispetto al precedente. E continua a non esserci scritto che faccio una settimana di conduzione al mese, più o meno. Per una decina di giorni l’ho rifiutato: ho fatto la dura con l’ufficio del personale. Il mio lavoro deve essere bello e imponibile, non impossibile, mi sono detta. Non vivo d’arte, non vivo d’amore. Mi piace la pastasciutta e credo di meritarmi qualche spesuccia e un weekend fuori porta, ogni tanto. La Rai non mi può pagare solo in bellezza.
Che, come direbbe Tremonti, non si mangia.
Poi, dopo telefonate, riunioni e mail a mezzo mondo, mi sono messa buona e ci siamo accordati: mi paghi di meno, lavoro di meno. Di meno in Rai.
Ma il vero risultato è che, invece, lavorerò di più. Perché il tempo che non dedicherò alla radio lo dedicherò ad altre cose. E avere dieci lavori piccoli non è come averne due grandi: per ogni cosetta ti tocca scrivere una mail, fare una telefonata, pensare una proposta, cercare in rete qualcosa… Infine, invariabilmente, inseguire un creditore.
Se se ne sono convinti anche i miei genitori, che il mio possa essere un lavoro, perché stentano tanto proprio i miei clienti?

Bene, a questo punto, cari lettori con problemi simili ai miei, sappiate che dopo la scrittura di un post in cui, come sempre, mi lagnavo del mondo e della gente per cui lavoro, ho ricevuto la seguente telefonata: cara silvia, ciao. prima di chiederti un nuovo pezzo ti dico subito che ti abbiamo pagato, eh. ho letto il tuo blog… e allora… A lui volevo bene già prima (è uno di quelli per cui lavorerei anche se non mi pagasse. Ma si dice per dire, eh. Non vorrei che mi prendesse sul serio). Adesso è in testa alla mia top ten dei lavoro belli e imponibili. E per un lavoro bello e imponibile si passa molto volentieri anche un’intera domenica col culo sulla sedia. Appunto. Ahimè.

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5 pensieri su “Bello e imponibile: che cosa manca al lavoro dei miei sogni?

  1. Carissima Silvia,
    ho letto con vero interesse questo tuo post….se pensi poi che l’ho letto mentre mi stavo facendo venire l’ispirazione per il compito che devo fare per il mio master!! Adesso ti spiego e capirai, ma sarò breve: io insegno e siccome non sono più soddisfatta del mio lavoro per una svariata serie di motivi che qui è meglio non elencare, ho avuto la brillante idea di voler diventare divulgatrice anche io o comunicatrice della scienza o giornalista freelance o forse disoccupata??!!
    Come dici tu anche a me piacerebbe “trasformare in un lavoro quelle tre o quattro cose che so fare: chiacchierare, leggere, studiare, incuriosirmi, fare domande, scrivere, parlare, parlare e parlare”, perchè sai, parlare a ragazzini che non hanno la minima intenzione di capire che forse quei ragionamenti che stai spiegando loro sono non solo frutto di un lavoraccio di coloro che li hanno preceduti e che forse serviranno quando si troveranno a sfacchinare per capi poco amati, e vedere facce annoiate e che sbuffano n continuazione, beh non è certo gratificante. Come non lo è ricevere accuse senza prove dai tuoi superiori, ma questo è un altro discorso. Certo son ben consapevole che il posto di lavoro ideale, perfetto, dove tutti vanno d’accordo con tutti e il tuo lavoro è non solo apprezzato e lodato ma magari anche ben pagato non esiste!!
    Ma cosa vuoi siamo sognatrici, ma con le palle! Come ci hai riferito tu stessa, se ci facciamo sentire otteniamo ciò che ci spetta.
    Scrivi ancora righe così accalorate, servono a quelle persone come me che non hanno perso la speranza!!!
    Grazie

  2. Spero che la Rai decida di invertire la tendenza e pagarti di più facendoti lavorare di più, perché la tua voce vale da sola l’ascolto di Radio3 Scienza.
    Sempre pacata, ma non hai remore nel rimettere in riga l’ospite che elude una domanda e cerca di tenere un comizio. Fai sempre l’avvocato del diavolo, cercando di trattare le questioni da tutti i punti di vista, anche quelli meno piacevoli.
    E poi, beh… al di là di tutto, hai una voce davvero piacevole da ascoltare.

      1. E dire che non sono Davide sotto mentite spoglie! E dire che quando pochi giorni fa ho scritto le stesse 3 cose nel post di FB, questo non lo avevo letto!! Fantastico.

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