Viva viva Sant’Alburga! Una proposta per sopravvivere al Natale

Alburga era una principessa sassone, nata da qualche parte vicino all’isola di Wight molto prima dell’arrivo di Bob Dylan, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Joan Baez e compagnia cantante. Suo padre si chiamava qualcosa come Ealhmund e suo fratello Egberto era re (una storiaccia: lo era diventato dopo la morte violenta di Cynewulfo e quella naturale di Beorthric, e non si riesce bene a ricostruire come). Tra l’altro il fratello Egberto sarebbe presto passato alla storia come quello che, sconfitto Beornwulfo re della Mercia e sottomessi i northumbriani, divenne il primo sovrano di Inghilterra, o di qualcosa che le somigliava. Ma Alburga intanto andava sposa a Wolstano, conte di Wiltshire (dove si trova Stonehenge, per intenderci), un tale che probabilmente si portava addosso un bel po’ di problemi irrisolti con le figure genitoriali. Tant’è che, perso il padre in guerra, Wolstano il sentimentale restaurò la vecchia chiesa di Wilton e vi fece stabilire una comunità di frati incaricati di pregare per l’amato babbo, e solo per lui. Poi anche Wolstano morì e Alburga, fino ad allora sorella o moglie o poco altro per le cronache del tempo, ebbe un’idea. Cacciò da Wilton tutti quei puzzolenti fratacchioni mercenari e li sostituì con un gruppo di amiche sue. Creò una specie di comune al femminile dove si ritirò fino alla fine dei suoi giorni. E ogni sera era l’anima della festa. Non solo: morì il 25 dicembre di un anno di poco successivo all’800 d.C. e dopo qualche tempo qualcuno la canonizzò, facendone Sant’Alburga. Doppio Bingo, vecchia Al! E allora buona festa di Sant’Alburga a tutti.

La ricorrenza di Sant’Alburga è la mia modesta proposta per dare un senso al 25 dicembre di festa forzata. Per tutti quelli che non capiscono perché celebrare la melensa storia di un bambino nato al freddo di una grotta da un padre poco presente e in là con gli anni e da una madre minorenne (dettaglio morboso nonché del tutto inverosimile, minorenne e illibata). E che non capiscono soprattutto perché sia necessario farlo in compagnia del fidanzato di un parente del fidanzato di un parente, uno con cui, in condizioni normali, scambieresti solo parole di odio al semaforo. Pensare a Sant’Alburga mi mette allegria e restituisce a quel pandoro al cioccolato il valore di un dolce delle feste, diverso dall’indigesto malloppo che mi è sempre sembrato di mangiare. Scommetto che funzionerà anche per voi.

Viva viva Sant’Alburga!

(Ma è vera, la storia di Sant’Alburga? diranno i più scettici tra voi. Beh, sì. O almeno è così che viene raccontata dall’agiografia. Non si parla di feste tutte le sere, è vero. Ma il resto è descritto più o meno così).

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8 pensieri su “Viva viva Sant’Alburga! Una proposta per sopravvivere al Natale

      1. Grazie.

        E comunque è anche il compleanno di Sir Isaac Newton.
        Lui sì che ha portato qualcosa di utile all’umanità. Mica roba tipo la mirra…

  1. Ormai quell’abbonamento è diventato un riferimento irrinunciabile della tua vita.
    Io mi ricordo ancora la storia di Santa Afrodisiaca narrata da Ezio Lunari su “Cuore Porno” di parecchi anni fa…

    1. ma sant’alburga è esistita davvero.
      ah, voi scettici materialisti…
      (e comunque sì, io senza “santi e beati” non comincio la giornata).

  2. Onore e merito a Sant’Alburga e Wonderbenci per avermi regalato il vero unico brivido intellettuale del pacchetto festilizio in corso.

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