Noi, ragazzi di oggi: paure, diffidenze, cliché

Sono duecentocinquanta, hanno tra i sedici e i diciotto anni e sono sdraiati sui banchi di un’aula magna, con le loro felpe un po’ troppo simili alla mia, i loro cappellini, le loro sneakers. Stiamo parlando di creatività e non vola una mosca. Nessun intervento, ragazzi? Faccio io un po’ delusa. Domande? Niente. Questi sono proprio delle zucche vuote. Il dibattito va avanti a stento, finché non succede qualcosa che non so, e si sentono attaccati.

Finalmente, a più riprese nel corso del dibattito, in tanti tra loro cominciano a prendere la parola. Sembra che si vogliano discolpare: non siamo creativi ma non è colpa nostra. La prima è una tipa truccatissima, con i riccioli biondi chiaramente tinti, a diciott’anni. Dice che il problema è che loro, i ragazzi di oggi, sono bombardati dalle immagini, dalle cose che arrivano dalla tivù, che sono cattivi modelli, senza sostanza e senza pensiero: lei è pessimista perché tutti sono cresciuti così e non hanno fantasia né spirito critico. Sembra che l’abbia letto due minuti fa e che lo stia ripetendo diligentemente. Le rispondono. La fazione degli ottimisti è eterogenea: c’è una ragazza (straniera) con la coda di cavallo e un maglioncino discreto, che batte tutti dicendo che, insomma, ci vuole un po’ di iniziativa e anche, perché no, di generosità. Che lei ha vinto un premio per un concorso su un’idea scientifica, che con quel premio è andata a Tunisi e poi in California, a spiegare il suo progetto. E il suo progetto è una cosa di grande semplicità e intelligenza, come la creazione di emulsioni a base di bicarbonato per lenire il prurito da punture di insetti. In dieci secondi ci spiega la biochimica che c’è dietro. Nessuno ha storie simili da raccontare, ragazzi? Silenzio. Alza la mano uno coi capelli ritti e una maglia da skaters ma fa un passo indietro e risponde alla velina: dice che lui non crede alla storia della tivù cattiva maestra perché è anche un po’ responsabilità loro, dei ragazzi, se si fanno abbindolare, se a tutti i costi vogliono copiare quello che succede in tivù. La ragazza straniera tace e i due, la velina e lo skaters, inaugurano un dibattito in stile Amici di Maria de Filippi (con me nella parte della de Filippi) che dopo due minuti decido di chiudere d’autorità.

Secondo imputato, la scuola. Qui gli adulti sanno che cosa rispondere e partecipano anche loro. Ma non è un vero dibattito, perché siamo tutti d’accordo. La nostra scuola non fa molto per renderci creativi. Anzi: il più delle volte ammazza la creatività, perché ci vuole tutti disciplinati e tutti d’accordo su un orario scandito in materie separate tra loro (e l’atomo di chi è? Mi chiedevo quando ero più giovane: è roba da chimici o da fisici? E la molecola? Non è che è dei biologi?! Erano crisi identitarie anche quelle, e ci ero già abituata). E poi mancano i soldi. Michele, compagno di classe della ragazza straniera, sintetizza tutto benissimo: ci dite che senza soldi la creatività non diventa innovazione, ma noi, nella nostra scuola, senza soldi non diventiamo nemmeno creativi, perché quest’anno ci hanno tolto anche i tecnici di laboratorio.

Io me lo ricordo il tecnico di laboratorio di fisica del mio liceo. Si chiamava Strambi. Per me rimarrà famoso soprattutto per una frase: Deh… Sarà anche stato Galileo, ma su ‘sta roba e un centrava ‘na vacca ‘n un corridoio… Chiaro che non mi ricordo che cosa fosse, l’errore marchiano di Galileo. Ma se non erano creatività e trasgressione queste… un pisano che ti fa immaginare Galileo alle prese con una vacca in un corridoio. Chissà se è vero che quando eravamo noi i ragazzi di oggi giravano più idee, più speranze, meno veline e più Micheli. E chissà se è vero che per questo ce la caveremo (e ce la stiamo cavando) tanto meglio di loro.

Annunci

7 pensieri su “Noi, ragazzi di oggi: paure, diffidenze, cliché

  1. Lo Strambi!!! Idolo! Lo ho anche votato quando si è candidato al Senato…
    Ti sei dimenticata l’altra grande sua storia: la prof di matematica che spiega (con l’aiuto di un modello consistente in una vaschetta piena d’acqua e delle bacchette con delle sfere in cima) come delle sorgenti puntiformi generano le onde e le interferenze.
    Prof: “Ecco vedete la sorgenti puntiformi…”
    Classe: “Eh?”
    “Quelle li, le sorgenti delle onde”
    Classe “……”
    Stambi: “Ma si, i pippoli che sbattono sull’acqua!”
    Classe: “Aaaaaah”
    😀

  2. Comunque il dilemma rimane.
    I giovani d’oggi sono così perchè guardano Amici di Maria oppure Amici di Maria è possibile perchè i giovani d’oggi sono solo quelli?
    Ai posters, amici della maria, l’ardua sentenza.

  3. I giovani d’oggi. Quando parliamo per categorie è inevitabile generalizzare ma vorrei specificare. Ci sono quelli che guardano Amici e programmi simili, quelli impegnati politicamente, impegnati nel volontariato, quelli che rincorrono i propri sogni e che ci credono davvero alla possibilità di un mondo migliore. Forse sono quelli che i media non fanno mai vedere, però esistono.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...