“Mamma, di che cosa sa una canna?”: prima lezione di illegalità

Come abbiamo fatto a non accorgercene? Stasera c’è Guccini a Roma! I biglietti sono finiti, ma noi andiamo lo stesso. Siamo in tre, di cui una minorenne (molto minorenne, si vede proprio che è minorenne). Parcheggiamo e ci infiliamo nel piazzale del Palalottomatica in cerca di un biglietto. Luci basse, gente smarrita, spazzatura per strada e bagarini a non finire: gli passi accanto e quelli bisbigliano biglietti, biglietti, compro e vendo biglietti… “sembrano quelli che vendono il fumo a San Lorenzo”, faccio io. E la minorenne: “chi lo vende, il fumo? Dove lo vendono? Come si trova?”, inaugurando il suo personale tormentone della serata: “mamma, tu ti sei mai fatta una canna? E tu silvia, ti sei mai fatta una canna? Ed è più buono l’hashish o l’erba? E quanto costa una canna? E come si fa, a farsi una canna?…”. Interrogata, a fine serata, si scoprirà che non si è nemmeno accorta che in Eskimo si racconta di una canna: quell’erba ci cresceva tutt’attooooorno, per noi crescevan solo i nostri guai. “Ma io ho sonno”, replicherà sbadigliando.

Giriamo e contrattiamo con un po’ di bagarini. Poi smettiamo di divertirci. Settanta euro per un biglietto da trenta sono troppi: “ma mamma… ma sennò come entriamo?!”. Sono aggressivi, sono cialtroni: “a signò, ooo faccio per la bbbambina, sennò je lo dovevo fà pagà deppiù”. Ci affidiamo a un ragazzo di colore, gentile, che ci vede smarrite e va alla ricerca dei biglietti per noi, ovviamente non gratis. Alla fine ce li trova: è sempre il solito bagarino, ma adesso ci chiede sessanta. Contrattiamo, sfinite, e facciamo cinquantacinque. Cinquantacinque, dai. Solo che mentre andiamo via coi nostri biglietti ci accorgiamo che quello che ha scontato a noi lo ha tolto al nostro mediatore. Il ragazzo di colore lo insegue per avere la sua percentuale, ma lui si è già intascato tutto e lo scuote via con una spallata. Vergogna. Testa bassa, tiriamo dritto, facendo lo slalom tra cartacce e lattine vuote.

Il Palalottomatica sembra un’enorme meringa grigia, mostruosa, che ci ha inghiottito insieme ad altre migliaia di persone. I nostri posti sono un po’ laterali e alti: il palco lo vediamo di striscio. La minorenne comincia a mostrare insofferenza e non si leva la giacca a vento nonostante i trentacinque gradi di temperatura della meringa. “Ma quando comincia?”. Poi finalmente arrivano i musicisti e arriva anche lui, imponente, un po’ goffo, con quel gran pancione, la camicia rossa sbiadita e le gambe magre. Che personaggio! Ci alziamo, applaudiamo, salutiamo, qualcuno urla. La meringa vibra per l’entusiasmo del pubblico. La minorenne sembra imbarazzata. Noi sembriamo due minorenni.

A me Guccini piace un sacco. Mi piace la sua voce, mi piacciono le sue canzoni, mi piace quel suo aspetto di settantenne vigoroso e intelligente. Ma quel monologo di apertura no. “Perché non canta?”, si chiedeva un ragazzotto accanto a me, lì con un padre affettuoso e dalla commozione facile. “Perché non canta?” e intanto stringeva le mani sulle spalle del genitore, un po’ infastidito, un po’ smarrito. Perché non canta, e perché non rinuncia, nemmeno lui, a esordire con Un buon bunga bunga a tutti!, proseguendo su che cosa sia il bunga bunga e sul fatto che lui non l’ha mai fatto, accidenti, che coglione? Sarà che non sopporto più le battute sul bunga bunga, che non capisco che cosa ci sia da ridere, ancora, sulla storia di una ragazzina vittima del mondo dei grandi. Sarà che non le sopporto soprattutto se a far queste battute è un maschio anziano, come il primo carnefice di quella ragazzina. Sarà che poi il mi’ guccio continua col parlare di politica, ma confonde le parole: anzi, ne usa una per un’altra che vuol dire l’esatto contrario. Ma come? Il mi’ guccio era raffinato, colto, ironico, non così sciatto e piacione. Sarà la meringa, sarà. Ma perché non canta?

Poi, finalmente, canta. Ed è come ce lo aspettavamo tutti, minorenne esclusa. La prima, come sempre, è Canzone per un’amica, e ti trovi a pensare, cavolo, che grande amicizia, se dopo quarant’anni ancora le rende omaggio aprendo ancora tutti i concerti con lei. E il resto è bello, divertente, emozionante. Due file sotto di noi, però, ci sono due coglioni. Due coglioni veri, con la faccia da coglione, esagitati, che dopo ogni canzone gridano Berluscònipezzodimèrda con voce da ultrà e ogni tanto si accendono una sigaretta. Il padre del ragazzotto, a ogni sigaretta, si sporge su di loro e gliela fa spengere, gandhiano: è a lui, pensi, che stasera è dedicata Cyrano, quando dice coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco, e al fin della licenza io non perdono e toooccoooo!

Non è proprio come me l’aspettavo, l’uscita dal concerto. Abbiamo cantato la locomotiva insieme, ma poi nessuno sorride, siamo ognun per sé e ci spintoniamo verso i cancelli. La minorenne ci segue strascicando i piedi: “Tu silvia che droghe usi?”, “Solo l’alcol: lo trovi dappertutto, costa poco, fa malissimo. Che vuoi di più?”. Sua madre sorride e si accende una sigaretta. Attraversiamo la strada a cinquanta metri dalle strisce, montiamo su un pratino spartitraffico, calpestiamo l’erba umida. “Ma anche l’Lsd è una droga?” “Certo che è una droga, solo che è passata di moda”. La minorenne zompetta, noi canticchiamo ancora. Poi arriviamo alla macchina e troviamo, lì accanto, una macchina coi vetri sfondati e due in silenzio, che la guardano sgomenti. Anche la macchina davanti ha il lunotto posteriore spaccato, quella dietro, quella più sotto, la nostra. Tutte: hanno tutte i vetri spaccati. Per terra, mucchi di frammenti di vetro luccicante. “Non toccare niente, porcaputtanaporca, non toccare niente!”. “Chi è stato, mamma?”. “Di sicuro i fascisti!”.

No, niente fascisti. Si tratta dell’ultima tappa del nostro viaggio nell’illegalità. Venti macchine, almeno, coi vetri sfondati e qualcuna alleggerita di una borsa, una valigia. Arrivano i carabinieri e ci spiegano di aver già arrestato la settimana scorsa gli autori di quella bravata, solo che dopo venti ore sono usciti di questura, e hanno ricominciato con le mazze sui vetri. Ripuliamo il sedile posteriore e torniamo a casa. “Tu siediti davanti”. “Perché?”. “Perché così se ti viene sonno puoi dormire senza che noi ci preoccupiamo dei vetri rotti sul sedile”. Vado dietro io e dopo poco mi addormento come un sasso, col sedere su un giornale che scricchiola sulle schegge di vetro. Ma prima, parliamone: “Mai più, mai più”. “Perché mamma? Il concerto non ti è piaciuto?”. “Sì ma…”. “Vedi, minorenne, stasera la tua mamma e io ci siamo molto infastidite perché noi non siamo così, non lo siamo mai state, eppure stasera ci siamo trovate dentro fino al collo a situazioni illegali, immorali, asociali, irrispettose della collettività e del nostro vivere sociale. E alla fine l’abbiamo presa in tasca almeno due volte, pagando i biglietti cinquantacinque euro e tornando a casa con una macchina col vetro rotto. Per non parlare del pattume, del ragazzo spintonato per aver chiesto i suoi dieci euro al bagarino, dei due coglioni che fumavano nella meringa. E anche del bunga bunga, via”. “Che cos’è il bunga bunga?”. “Ehm… cioè, è una specie di ballo, misteriosissimo, che… Berlusconi… le ragazzine… ma più grandi di te, eh… ai festini…”. “E c’entra anche la DROGA?! Eh?!”. Roma zona eur, una di notte: le macchine incolonnate vanno verso il centro. Il cielo è pulito, ma qui non si cammina e l’aria odora di gas di scarico. Ancora mezz’ora e sono a letto.

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3 pensieri su ““Mamma, di che cosa sa una canna?”: prima lezione di illegalità

  1. bello il tuo post silvia! c’è solo un’altra cosa: che l’abbiamo presa in tasca tre volte, la terza è per le tasse pagate (tutte fino all’ultimo centesimo) su quei 4 soldi che guadagnamo, contro quelli (bagarini, parcheggiatori abusivi e conniventi vari…) che guadagnano i nostri soldi e le tasse non le pagano!

  2. divertente e interessante questo post…..ma sei proprio sicura che Guccini non sia la causa di tutto? Che dopo un suo concerto……una palla…..questo abbia favorito la voglia di “distrazione”……sai se uno è un pirla….

    mi ricordo un amico che ad un concerto di un coetaneo di Guccini, tale Claudio Lolli, cominciò a piangere ed a parlare di suicidio…….ok, era un pirla ma come vedi….

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