Mi inviti o no? Conferenze-non-conferenze e Inviti-non-inviti

Fine agosto. Mi arriva una mail curiosa, con cui mi si invita a un misterioso evento di cui non si cita la data né la sede. Il tono è giovane, pure troppo. Diciamo giovanile. E beh. Sto lavorando: anche se ai piedi ho gli anfibi blu e i calzini con le ranocchie e sopra indosso una felpa con cappuccio che mi dà dodici anni, anche adesso, sto lavorando: non importa fare i simpatici con la prima mail. Decidiamolo tra un po’ di darci del tu, per favore: la prima mail è come il primo appuntamento, serve per prendere le misure. E poi magari ce lo diamo alla seconda, del tu.

Ma questa mail mi dà del tu subito e mi dice, con entusiasmo, di avere per le mani una roba fighissima, un evento rivoluzionario che vorrebbe far coordinare a me. Mi incuriosisco. Apro gli allegati e scopro che gli invitati sono tra i più importanti scienziati e politici della ricerca del nostro paese. Cavolo, ci sono tutti. Tutti. Vabbè, mi hai dato del tu senza permesso, ma mi proponi una roba interessante e sei perdonato. Rispondo, gentile e professionale: grazie dell’invito, sembra una roba interessante, fatemi però capire luogo, data e orario e possibilmente anche se è previsto un gettone di presenza. No, ovviamente il gettone non c’è: ma l’hai visto il parterre di invitati, silvia? Dovresti esser tu a pagare per andarci. In fondo, ti stiamo chiedendo una moderazione di due ore di conferenza-non-conferenza sul tema più vago del mondo, senza orari e senza cattedra, ma con ospiti davvero stravip. Seguono orari, dettagli logistici, un numero di cellulare.

Prima di chiamare, mi viene un dubbio. E telefono a qualcuno di quei nomi stravip. Buonasera sono silvia bencivelli e ho letto il suo nome nella lista dei partecipanti a… La risposta, nel 90% dei casi è una cosa tipo: non ne sapevo niente, forse ho ricevuto una mail, aspetti che sento la segretaria, l’ufficio stampa non ricorda… Solo uno risponde di conoscere, di sapere e di avere davvero intenzione di andarci. Allora telefono al numero in calce alla mail. Convenevoli. La spiegazione del come e del perché nasca l’evento si fa un po’ meno misteriosa. Il ragazzo è volenteroso. Anche onesto: abbiamo l’endorsement del tal politico di area governativa, mi dice, a pagare sono questi e questi altri. Ma quando dico di aver fatto un giro di telefonate mi risponde: ah, forse non sono stato chiaro, scusa, ma non tutti sono ancora confermati. Ah. Lo tormento di domande e poi tormento di telefonate un po’ di altra gente. Qualcuno, persino, si incazza. Io non so. Mi sembra una roba un po’ inutile, fatta da gente entusiasta per cose che a me non entusiasmano più. Quasi preferisco i bamboccioni, mi dico tra una telefonata e l’altra, a questi che devono essere giovani per forza e dicono di voler mettere insieme le loro idee per il paese. E poi si dimenticano di fare una telefonata a questa gente.

Finché la telefonata che si dimenticano di fare non è quella per me. Ci siamo salutati un mese fa, con io che, sfiancata, accetto di partecipare. Ho contrattato una partecipazione di quattro ore tutto compreso e mi sono rassegnata a perdere un altro sabato mattina (tra l’altro, proprio in quei giorni riceverò la visita di due amiche, e vaffanculo mi tocca mollarle in giro per quattro ore). Ma poi non sento più niente. Due giorni prima vado sul sito dell’evento e scopro che al posto del mio nome c’è quello di un collega senior (ma non era una roba per supergiovani?). E, non nascondendo un certo sollievo, mando due righe all’organizzazione chiedendo spiegazioni. Scuse, scuse, scuse: si sono dimenticati di avvertirmi che hanno cambiato idea.
Beh, cialtroni. Cialtroni. Ma non mi lamento: vado in giro con le mie amiche e mi compro gli anfibi blu di cui sopra. In fondo, un mese prima dell’evento si erano dimenticati di chiedere la presenza del 90% delle persone il cui nome era nella lista. Non mi devo sorprendere se lasciano a me la sorpresa di scoprire con solo un giorno di anticipo che il mio, di nome, in quella lista non c’è più.

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2 pensieri su “Mi inviti o no? Conferenze-non-conferenze e Inviti-non-inviti

  1. Lei è troppo buona! Scusi se mi permetto, ma agli estranei bisogna chiedere sempre il gettone di presenza. Non per il denaro in sé, ma per verificare la loro serietà. Tanto più se ci sono finanziamenti per l’iniziativa; mi stupirei se qualche banconota non fosse rimasta appiccicata alle dita degli entusiasti cialtroni.

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