Tutti al congresso, la settimana prossima

“Gentile silvia, saremmo interessati alla sua opera di addetto stampa di congressi scientifici per un congresso che si apre la settimana prossima”. Quando?! La settimana prossima? Rileggo la mail, apro gli allegati: scopro che il congresso è persino interessante. Rileggo la mail di nuovo e, sì, si tratta di soldini, ma anche della settimana prossima.
“Gentile organizzazione del congresso, ricevo volentieri la vostra mail. Ma forse ho capito male: la settimana prossima? Immagino che a questo punto il lavoro sia stato già almeno impostato: che cosa vi aspettate da me? E che tipo di contratto prevedete?”. Silenzio. Sto aspettando. Chissà che cosa ho sbagliato. Accidenti, erano soldini. Forse.

Mezz’ora dopo.

“Buongiorno silvia, chiamo dalla XXX comunicazione: stiamo seguendo un congresso sponsorizzato da una grande farmaceutica che si terrà la settimana prossima. Ho ancora tre posti per giornalisti: ti va di andare tre giorni in una bella città europea, tutto spesato?”. No, non è lo stesso congresso. Il tempismo è simile ma non credo che questi abbiano un addetto stampa recuperato all’ultimo tuffo. Questi sono macchine da guerra. Infatti il meccanismo che mi ha coinvolto è il seguente: la farmaceutica ha chiesto un certo numero di giornalisti, l’agenzia non ci è ancora arrivata e a me propongono di andare a fare un giro, tutto spesato. Non ci andrò: non posso mollare la redazione da un giorno all’altro. E soprattutto non mi va di andare a farmi un giro pagata da una farmaceutica. Non mi va. Faccio la giornalista scientifica, sono giovane, vorrei costruirmi una carriera pulita, senza cadere in quei meccanismi tentatori fatti di lusinghe e cene di lusso. Quei meccanismi per cui poi ti senti un po’ in dovere di restituire il favore, facendo un servizio o qualcosa di simile. Così finisci almeno per buttare l’occhio al congresso, qualche minuto, e torni a casa con qualcosa da raccontare ai tuoi colleghi che non sono solo storie di mostre e centri storici. E però poi i colleghi lo sanno, che quel servizio lì è nato in quel modo lì. Anche tu lo sai. Quindi meglio non farsi tentare.

Comunque. Poi uno finisce sempre per pensarci. Accidenti. Con le due lire che guadagno è sempre più difficile rinunciare all’opportunità di un giretto tutto spesato. Il problema di noi freelance malpagati è che diventiamo corruttibili (cioè: questo è il problema di voi pubblico, il problema di noi freelance è che non ci facciamo giretti per il mondo se non per lavoro. Uno dei problemi, va). Ma corruttibili con poco. Con la promessa di tre giorni in una bella città europea. Con un buffet o una cena di gala. Ma io tengo duro. Tengo duro. Piuttosto mi sposto per cause perse, amici immaginari, festival sfigati: dormo a casa degli organizzatori, pranzo coi ragazzini volontari in pizzeria, mi convinco che ci si diverta di più così. Solo che adesso voglio togliermi uno sfizio, uno sfizio economico. Nelle prossime settimane cercherò di capire quanto esce sui giornali quel congresso della grande farmaceutica. Chissà se finirò per scoprire che anche i colleghi grandi, quelli interni, regolarmente assunti, benpagati, chissà se anche loro sono corruttibili e in quella bella città europea, loro, ci sono andati davvero.

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Un pensiero su “Tutti al congresso, la settimana prossima

  1. Tieni duro, Silvia. Conoscerai senz’altro i bravi medici di “No, grazie: pago io!”.
    È grazie a persone come te e come loro che una semplice mamma come me ha ancora la speranza di informarsi veramente, o di prevenire/curare veramente, senza essere presa proprio sempre per i fondelli.
    Con stima,
    Annalisa

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