Domani in tivvù: o’ missignur… comincia Cosmo

La incontriamo sul tetto di un hotel del centro, nel corso di un aperitivo a bordo piscina: è visibilmente brilla e indossa un vestitino da due lire, macchiato qua e là da un frammento di caviale o da un fiocco di burro, probabile residuo di una tartina afferrata con mani incerte. “Il successo non mi ha cambiato, – ripete – ho solo una nuova acconciatura. Adesso porto i capelli alla Dragonball, che cosa c’è di male?”
Sto scherzando. Sto provando a prendermi in giro. Ma domani va in onda la puntata di Cosmo a cui ho collaborato lavorando tra maggio e luglio scorso, e un po’ sono emozionata. Anche per i capelli alla Dragonball.

Cosmo è il nuovo programma scientifico di Rai3: per adesso andiamo in onda una volta, poi si vedrà. La puntata ha un tema: i bambini di oggi saranno adulti più fortunati di noi? Che cosa ci presenterà, in futuro, la tecnologia, e che cosa potremo fare? Siamo sei più uno, il conduttore, che è Luca De Biase di Nova del Sole24 ore. I sei sono inviati, più o meno (lo capirò un po’ meglio domani sera anch’io), e tra loro c’è anche la mia amica Chiara Lalli insieme a Dario Bressanini, che ho conosciuto lì ed è stato una bella sorpresa. Siamo in un laboratorio scolastico bellissimo, pieno di manovelle, bottoni e oggetti strani, e aggeggiamo con provette colorate e computer, per sembrare sempre impegnati. E, mentre il conduttore fa il suo ragionamento sulla tecnologia e i bambini del domani, lancia i minidocumentari, tanti e vivaci, girati in queste settimane concitate. Bello, credo. Spero. Mi sono divertita. Ci penso sempre su.

Prima riflessione: non ho mai avuto il coraggio di chiedere se gli autori abbiano chiamato la trasmissione Cosmo in omaggio a Carl Sagan e alla sua storica serie di minidocumentari sull’astronomia. Magari, se e quando registreremo le altre puntate, lo farò. Poi ci sarà chi mi chiamerà secchiona, ma tanto ci sono abituata.
Seconda riflessione: cavolo quanta differenza tra la radio e la tivvù! La più ovvia: in radio ci vado vestita malissimo. Ma non poco elegante, proprio scombinata, col mio inconfondibile stile prima-maglietta-che-ho-trovato e scarpe vecchie, salvo impegni particolari all’ora dell’aperitivo. Tanto. Mentre in tivvù sono stata sopraffatta dall’attenzione all’immagine, per finire per trovarmi bruttina. Le lenti a contatto spesso mi gonfiano gli occhi (infatti un’intervista l’ho fatta completamente alla cieca… non saprete mai quale…). I jeans stretti, carini in primavera, d’estate li odio. I capelli ritti: a volte proprio divertenti, man mano che si allungavano mi facevano sempre più simile a una vecchia zia al matrimonio. E il trucco mi falsava la mimica.
Le altre differenze, quelle meno visibili, riguardano l’autonomia nel decidere domande e impostazioni, la velocità, la leggerezza, l’immediatezza, la spontaneità: tutte cose che fanno la radio, ma che in tivvù te le devi un po’ dimenticare. Per adeguarti a passare tre giorni di fine luglio vestita sempre uguale, sudata fradicia, in uno studio torrido, a provare a recitare una frase che non ti assomiglia molto e che altri hanno deciso per te, ma che in quel momento è la tua vera sfida: forza silvia, basta con quell’aria da secchiona… vabbé quell’aria non la perderai mai, ma insomma, fa’ uno sforzo! E sorridi spontaneamente! Ecco, brava, così. Ci sono riuscita. Credo. Ho fatto un po’ di fatica, ma nemmeno tanta dai. In fondo si può sorridere anche pensando: che cavolo dice questo?! E nessuno saprà che in testa avevi il solito pensiero da insopportabile secchiona.
Terza e ultima riflessione: quanta gente, quanto impegno per far andare tutti in sincrono, quanta e quale complessità. La tivvù è davvero un oggetto complicato e devo ammettere che il suo fascino ha colpito anche me.

E poi ci sono state le interviste in trasferta, sei nel mio caso. Divertenti anche quelle, qualcuna più e qualcuna meno. Faticose, a volte. Stimolanti, anche, nel controllo di mille cose insieme: mica basta stare ad ascoltare la risposta, eh, bisogna anche che non ci siano nuvole in quel momento e che tu non ti sia spostata con le spalle e che quello guardi un punto preciso e che il fonico stia facendo bene il suo lavoro e magari che non passino camion alle vostre spalle o che tu spinga un cancello nel punto esatto in cui ti hanno detto di spingere, non un centimetro di più o di meno. Certe scene le abbiamo fatte quaranta volte. E di tutto questo, lo scopri dopo, si tiene un minuto e mezzo: un minuto e mezzo di un lavoro di una giornata intera. Però poi guardi il tutto montato e capisci che sì, più di un minuto e mezzo non serve. E che è proprio il ritmo del montaggio a rendere interessante quella battuta. Perfetto, un minuto e mezzo: che ne sai tu, silvia, di tivvù. Non solo: un minuto e mezzo può essere fin troppo anche perché i capelli come li avevo a Siracusa erano inguardabili e a Trigoria il caldo mi aveva sciolto il trucco tre ore prima di registrare.
Già, a Trigoria… Che risate. Non saprete mai che cosa ci siamo detti io e Francesco Totti, durante quella rapida stretta di mano, quella che vedrete per un frammento di secondo nel primo servizio di Cosmo. Ve lo dirò soltanto se una sera mi verrete a trovare sul tetto di un hotel del centro dove mi starò ubriacando insieme ad altre starlette della tivvù. Mi riconoscerete dalle macchie sul vestito, dai capelli di Dragonball e dalla solita, inguaribile, aria da secchiona.

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4 pensieri su “Domani in tivvù: o’ missignur… comincia Cosmo

  1. Ho visto il programma (per pura combinazione) e mi è piaciuto (non a caso); ho anche annotato mentalmente che ci sono ancora (pochissimi) buoni motivi per pagare il canone. Baci e complimenti a tutti!

  2. tu ti sarai trovata bruttina,ma come ti ho gia’ espresso su fb,a parte la bravura dei vari componenti,hai quell’aria sbarazzina ed elegante che nel cinema possedeva solo una donna,Audrey Hepburn,non so perche’,anche se fisicamente non le assomigli,mi ricordi lei,comunque sei molto carina e la televisione imbruttisce come la fotografia.La serie di Carl Sagan mi ricordo ,da appassionato di Astronomia,la trasmisero da ottobre 1984,era bellissima,peccato che l’avessi registrata con il sistema Video 2000 che l’anno dopo venne abbandonato anche se era il sistema all’epoca migliore.ciao Sbenci.

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