Sì, la vita è tutt’un quiz… O un sms, a volte

Sono molto orgogliosa del titolo della puntata di oggi: Chi vuol essere primario? Stiamo parlando dei test di ammissione al Corso di laurea in Medicina e chirurgia, i famigerati quiz che assegneranno i 9000 posti da matricola di medicina: uno ogni dieci candidati. Famigerati perché un po’ strani nella formulazione visto che chiedono cose davvero balzane, dai nomi dei poeti alla geografia di quarta elementare, dagli episodi storici a, vabbè, alla chimica, alla fisica e alla biologia. Ma insomma, se selezione dev’essere (per una questione di organizzazione del percorso di studi, che risulta difficile se il numero di studenti supera il numero dei posti a sedere nelle aule, ma forse anche per una questione di pianificazione lungimirante dell’organizzazione sanitaria e scientifica del paese), un qualche sistema va trovato. E siccome qualche anno fa tra quei candidati c’ero anch’io, mi sono quasi sentita chiamata in causa.

Ne stiamo parlando alla radio. C’è una simpatica endocrinologa milanese, presidente del consiglio di corso di laurea alla Statale di Milano, che sembra emozionata come gli studenti che in quel momento, accanto a lei, stanno friggendo sui banchi di fronte alle 80 domande. C’è il direttore amministrativo di Alphatest (con cui ho pubblicato due libri, ma oh: è il mio mestiere), che difende i quiz anche se, grazie, lui è quello che ci guadagna dei gran soldoni. Ci sono io, cuffie e microfono. E a casa, in macchina, in laboratorio, in ufficio, chissà dove, ci sono gli ascoltatori che mandano tonnellate di sms, tutti abbastanza incazzati. Come si fa a decidere che un ragazzo sarà uno studente migliore di un altro, solo sulla base di un quiz così strano? Però, insomma, uno deve dimostrare di saper studiare e l’unico modo per farlo con un quiz è rispondere sulla cultura generale. Altri sollevano la solita, irresolubile questione dei raccomandati e qualcuno arriva a dire che i figli dei medici non dovrebbero avere accesso al corso di studi per diventare medico. Qualcuno propone di copiare il modello francese, quello inglese, quello boh. Tanti raccontano la loro esperienza personale. E, inevitabilmente, discutendo con la preside, viene fuori la questione attitudinale e motivazionale: ci vorrebbe un colloquio, non un quiz. A me viene quasi da ridere, speriamo che non si senta alla radio.
Ti immagini se avessero fatto un colloquio a me, quattordici anni fa, per decidere se darmi o no uno di quegli ambitissimi posti da matricola? Che motivazione avevo? Che motivazione ho avuto? In fondo, quello è un corso di studi, non una catena che ti lega il piede alla porta dell’ospedale, e alla fine si prende una laurea con cui si possono fare molte cose. Io questa, per esempio, stare al microfono o scrivere di scienza, e non mi sembra di averla sprecata né di aver fatto sprecare al mio paese i soldi che ha investito nella mia educazione. Insomma, se ne parla, mi chiedo se obiettare. Sto lì. E mentre macino pensieri in vista della domanda successiva, arriva un sms: “silvia, sei medico anche tu, eppure non sei in ospedale: fai un altro mestiere che sicuramente ti piace di più. davvero credi alla motivazione e alla vocazione?”.

Chi diavolo sei? Nella rubrica del mio cellulare non ci sei. Non ti conosco, allora, ma mi hai letto nel pensiero. E lo hai fatto a distanza: tu chissà dove e io in K2, via Asiago 3 in Roma, cuffie e microfono. Chi diavolo sei? Ho pensato a un collega: carino a scrivermi un sms. Ma mica è detto. A me piace pensare (e temo che prima o poi qualcuno mi smentirà) che si tratti di uno sconosciuto ascoltatore che si ricorda, chissà perché, che sono medico anch’io e che si è sentito così confortevole con la radio da scrivere un sms così, quasi paternalistico. Da lettura del pensiero.
Ma tra gli sms della settimana si segnala anche uno di ieri, quando abbiamo parlato con un medico elettrosensibile effettivamente poco scientifico nelle sue argomentazioni: “ma quel medico lì la laurea l’ha presa insieme all’allegro chirurgo?”. Magari era lo stesso ascoltatore, chissà. Se è lo stesso, sappia che silvia bencivelli è ora fan di ascoltatoremisteriosocheintervieneapropositodellalaureainmedicina. Fan sfegatata.

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