Trent’anni senza Franco Basaglia, tre senza Franco Carlini

Oggi davanti al microfono mi sono emozionata. Era da tanto che non mi succedeva ed è stato imbarazzante. Mi si è strozzata la gola a metà delle prime frasi e mi sono fatta fuori mezzo litro d’acqua in mezz’ora. Saranno anche stati gli stravizi del sabato sera e la stanchezza del lunedi mattina, sarà che era tanto che non conducevo. O sarà che stavolta, più delle altre, in tanti mi hanno fatto sapere che mi avrebbero ascoltato e non sono riuscita a fare quello che faccio sempre: fregarmene e non pensare a nient’altro se non al microfono. Comunque è andata: erano due bei temi e in fondo anche le interviste, modestamente, non erano affatto male. E poi di strozzarsi capita a tutti, oh. Forse capitava anche a Franco Carlini quando era al microfono, fino a quel 30 agosto di tre anni fa.

Anzi, a Franco capitava di sicuro, ma non per l’emozione. Perché aveva fumato troppo. E poi Franco strascicava le parole e aveva il vezzo di una erre quasi moscia, che infilava in un intercalare che a noi fa ancora ridere: un fòòòvse dal sapore deliziosamente snob. La conduzione di Franco, ci dicevamo, è sporca (nel senso di poco puntigliosa e secchiona, come invece tende a essere la mia, che dopo un po’ stucca). Ma aveva un che di caldo e rilassante che alla fine gli concedevi tutto: i pasticci nell’annuncio di un ospite, gli impappinamenti, i rientri distratti. Perché Franco, si sentiva proprio, si stava divertendo un sacco. Si divertiva, si incuriosiva per davvero, e quando faceva le domande le faceva in modo onestamente spontaneo. Perché il trucco è lì: divertirsi. Io mi diverto quando scopro cose nuove, ficco il naso in qualche bega, e posso fare l’impertinente. Altri si divertono quando sanno che la mamma li ascolta (i miei genitori anche stavolta hanno sbagliato orario, giorno o settimana, e mi risentiranno in streaming, fòòòvse: se a volte durante la diretta mi emoziono ancora, non posso proprio dare la colpa a loro). C’è anche chi si diverte a far sentire quanto ha studiato. E poi c’è chi si diverte perché la radio è divertente e basta, chiunque l’ascolti e di qualsiasi cosa si parli. Forse per Franco le cose stavano così. Comunque io mi divertivo con lui, mi divertivo e basta.

Poi ho preparato la puntata per domani, ho preso la bicicletta e sono tornata a casa. Due osservazioni che non c’entrano niente: Roma si sta di nuovo riempiendo di macchine. Le odio, le odio, le odio. Se smetterò di andare al lavoro in bici sarà per loro e non perché sarà arrivato il freddo. Perché mi fanno paura e puzzano. E poi: ho deciso di sbrinare il frigorifero. Non è un argomento da blog serio, capisco: magari, visto il titolo, avrei potuto concludere dicendo due cose colte su Basaglia e i basagliani, che mi stanno sempre simpatici come mi stanno simpatici tutti i vecchi fricchettoni intelligenti. Visto che nel titolo ce lo avevo voluto mettere, eh. Oppure qualcosa su Gheddafi e le 500 ragazze immagine del Corano. Ma lo sbrinamento del frigorifero è un’altra di quelle cose che sollevano ricordi nostalgici, più o meno come salutare un amico on air. Non so se ci sia uno stile per farlo. Io mi sono commossa di nuovo, ma alla fine quella Nutella di due anni fa sono riuscita a buttarla via.

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