Mamma Gianna e il diritto di farsi i fatti propri

Mentre la mia casella di posta si riempie di comunicati stampa sui drammi di fine estate (“Italiani sempre più grassi al rientro dalle vacanze: la soluzione è la dieta ipnotica“) e sui problemi che affliggono il paese (“Perché si rimane single? La soluzione in un nuovo studio”, con tanto di assaggio di corso di seduzione), continuo a inciampare in commenti sulla gravidanza di Gianna Nannini e a essere coinvolta in accese discussioni ad alta voce. E non posso sottrarmi dal pensarci un po’ su. I problemi del paese possono aspettare, credo, almeno finché non avrò messo in ordine i pensieri.

Il primo commento che sento è: “quando questo bambino avrà dieci anni, sua madre avrà l’età che ha tua madre adesso”. Beh, a parte che dovreste anche sentire mia madre, allora. Ma a me l’obiezione pare profondamente ipocrita, comunque. Quando è un uomo a fare un figlio a cinquant’anni o più, nessuno se ne preoccupa troppo. Anzi, spesso ci si sghignazza: sono le classiche storie della badante dell’est o dell’allieva o della giovane collega, cadute ai piedi del mitologico maschio italiano veryaffascinante, quello sempreprestante che si dà da fare anche in là con l’età. Perché una signora altrettanto sempreprestante dovrebbe essere un mostro? Perché dovremmo pensare che un babbo anziano sia meno peggio di una mamma anziana?
E poi che ne sappiamo noi della rete di affetti che tirerà su questo bambino? Magari avrà fratelli, fratellastri, cuginetti, zii, zii biologici e zii acquisiti, amici, amici della mamma e, avendo un sacco di soldi (perché la cosa cambia, eccome se cambia), avrà babysitter o domestici a cui potrebbe voler bene per tutta la vita. E probabilmente avrà anche un altro genitore, di cui a noi non dovrebbe interessare molto.
Del resto, il mondo cambia e le famiglie anche. Ecco l’esempio più banale del mondo: io ho avuto quattro nonni cinquantenni che mi hanno portato in vacanza, mi hanno nutrito e coccolato, e anche due bisnonne tra i settanta e gli ottanta, una delle quali passava tutti i pomeriggi con me quando tornavo dall’asilo. Adesso una delle nonne è ancora lì, che mi prepara il pranzo quando torno dalle vacanze e si guarda le foto sul computer insieme a me. Ma se dovessi avere un figlio adesso, a lui toccherebbero due nonni sopra i sessanta e un’unica bisnonna di ottant’anni suonati, per quanto ancora in gamba: è un problema? Forse è un peccato, d’accordo, ma non sarebbe il primo e nemmeno l’ultimo bambino in questa situazione e nessuno sottolineerebbe la cosa, incontrandomi in città mentre spingo il passeggino.
Poi non sopporto la curiosità morbosa intorno alla questione fisica: a cinquantaquattro anni, ecco, insomma, non è che… dai, fa un po’ effetto… silvia, su… non è che il corpo di una donna è già vecchio? Oddio, a che cosa state pensando? Ma perché? Ma insomma. Ecco. Mi fate diventare moralista.
E comunque va bene: sarà stata un’inseminazione artificiale. Allora? Perché: a trent’anni non può essere altrettanto necessaria, un’inseminazione artificiale? Si tratta di una procedura medica: si fa quando serve.

Però, mettendo insieme i pezzi, mi accorgo che le obiezioni hanno un unico problema di fondo: quel secondo, probabile, genitore su cui io glisso e che invece tutti quanti vorrebbero sapere chi sia.
E allora capisco la responsabilità del personaggio pubblico, che con la trasparenza dei suoi comportamenti, diffusi ma poco accettati nel nostro paese, può migliorare la situazione di tanti e contribuire a rendere l’Italia un posto un po’ meno barbaro e sessuofobo. Capisco che certe cose sembrerebbero tanto meno anomale se tutti alzassero la mano e dicessero, semplicemente: anch’io, a volte, sempre, per scelta, per caso, per boh, perché è così e basta.
Ma ci sono degli spazi di privacy che devono essere rispettati per tutti, che siano personaggi pubblici, semipubblici o del tutto sconosciuti. Non credo che sia giusto decidere per gli altri che cosa dovrebbero o non dovrebbero dire di sé, quando e a chi. E anzi: credo che sia necessario ribadirlo tanto più se si sta trattando di personaggi pubblici, di quelli su cui si scrivono editoriali su editoriali sulle scelte in fatto di vacanze o di maternità, quando il loro mestiere magari è cantare, scrivere o recitare e non certo dare lezioni di vita.

Nemmeno il mio lo sarebbe, a dire il vero. Per cui adesso torno a risolvere i problemi del pianeta. E poi, siccome sono anch’io parte dei meccanismi dell’informazione, e ci sguazzo e ci vivacchio e mi diverto un sacco, mi metto a preparare una morbosissima puntata sul vero sesso di Caster Semenya. Posso?

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3 pensieri su “Mamma Gianna e il diritto di farsi i fatti propri

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